SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Qua a 25 anni vieni trattato come un uomo

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San francisco

Paolo Ertreo lavora come visual graphic designer a San Francisco.

Ci descrivi il tuo profilo accademico?

Mi sono diplomato al liceo artistico A. Martini di Savona nel 2008, dopodiché ho continuato gli studi all’ Istituto Europeo di Design IED a Milano dove mi sono diplomato nel 2011 dopo aver seguito il corso triennale di illustrazione e animazione.

Dal 2011 professionalmente ricopro il ruolo di visual graphic designer.

Di cosa ti occupavi in Italia?

In Italia lavoravo presso un’azienda che sviluppa videogiochi per web e mobile (iPhone ecc).

Ricoprivo la figura professionale di grafico creativo, progettando e realizzando interfacce, icone, loghi e animazioni.

A differenza dei molti giovani neolaureati in Italia, il lavoro mi ha letteralmente “trovato” il giorno dopo essermi diplomato a Milano anche grazie all’ufficio collocamento dello IED.


Come si è presentata l’occasione per il salto verso San Francisco?

L’occasione si è presentata quasi un anno fa quando mio padre è stato trasferito negli USA per lavoro.

Ho scelto quindi di approfittare dell’occasione e trasferirmi con i miei genitori a Tampa in Florida; spostarmi con i genitori ha facilitato molto la cosa dal punto di vista sia economico ma anche emotivo.

Purtroppo in Italia non mi sentivo soddisfatto dal punto di vista professionale ed era chiaro che negli USA ci sarebbero state più possibilità di crescita in ambito lavorativo, soprattutto in un campo particolare come quello creativo.

Quali sono stati i passi salienti del processo di selezione?

Per trovare lavoro nel mio campo qua negli USA ci sono voluti sei mesi circa, relativamente poco se si pensa all’elevato numero di giovani che aspirano a trovare lavoro nel campo della grafica (che è molto cresciuto anche grazie all’avvento degli smartphone, e relative apps e giochi).

Qua negli USA tutte le application (ovvero quando si risponde ad un annuncio di lavoro) vanno fatte solo e unicamente online. Oramai per lavorare in qualsiasi luogo (negozio, bar o fast food che sia) bisogna mandare il curriculum e la lettera di presentazione compilando una pratica online.

Il lavoro che ho adesso l’ho trovato cosi.

Al mio arrivo negli USA mi sono iscritto a siti come Indeed.com o Zip Recruiter dai quali ricevevo giornalmente newsletter via email con le offerte di lavoro inerenti al mio campo e alle città in cui ero interessato (San Francisco, Los Angeles, San Diego).

Dopo i primi mesi di entusiasmo e senza ricevere risposte ho ripiegato su un lavoro part time in un negozio di elettronica di una nota catena americana.

Dopo aver caricato curriculum e lettera di presentazione per la 45esima volta ho ricevuto una risposta positiva via email il giorno stesso (solitamente non si riceve neanche una risposta).

Dopodiché sono seguiti una prima telefonata informale con il recruiter della compagnia, una seconda telefonata con la manager, una prova grafica per constatare le capacità (ovviamente il portfolio online è un ottimo biglietto da visita già di per se), una videochiamata skype con la manager, una videochiamata con il capo ufficio reclutamento e per ultimo l’azienda ha richiesto tre referenze dal mio lavoro precedente con cui poter fissare delle interviste via skype.

Con che visto ti trovi negli Stati Uniti?

Sotto questo aspetto sono molto fortunato, mia madre è americana e quindi ho la doppia cittadinanza, italiana e statunitense. Sono qua senza visto come regolare cittadino americano; questo semplifica moltissimo le cose.

Bilancio dei primi mesi?

Molta malinconia di casa, amicizie e parenti.

La parte più difficile forse è staccarsi dai ritmi conosciuti, dalle certezze e dalle sicurezze che ci dà la provincia italiana e soprattutto la casa in cui siamo cresciuti.

Dal punto di vista professionale è un sogno che si avvera.

La città (San Francisco) è molto europea, si gira a piedi e in bici, si respira una aria di crescita e di innovazione (siamo nel cuore della Silicon Valley) e questo si riflette sullo stile di vita e sull’atteggiamento delle persone che vivono nella città.

Professionalmente c’è una politica dipendente-centrica (se si può dire). Non manca nulla, software aggiornati, hardware di ultima generazione, cene offerte tutte le sere e open bar.

C’è tutto quello che serve per rendere l’ambiente di lavoro efficiente, divertente e piacevole.

Che confronto riesci a fare tra il mondo del lavoro negli Stati Uniti e quello italiano?

Credo che lavorare per una startup della Silicon Valley è qualcosa di inimmaginabile per chi viene da una realtà italiana (economia stagnante, poco spazio ai giovani e poca possibilità di crescita).

La grande differenza che ho trovato è che qua a 25 anni sei un uomo, in Italia sei un ragazzo.

Vieni trattato da uomo ma soprattutto da professionista, e i mezzi per fare questo di certo non mancano qua.

La figura professionale è molto valorizzata.

La sensazione qua è quella di poter avere un futuro lavorativo, la possibilità economica di farsi una famiglia propria e di non stentare ad arrivare a fine del mese.

L’atteggiamento sul lavoro è molto produttivo ed orientato verso il fare, non importa se si lavora dalle 9 alle 17 ma piuttosto il portare a termine il lavoro nei tempi e nelle modalità prestabilite.

Concludendo, la libertà che viene data quindi è molta, una sorta di senso di fiducia nelle tua capacità di professionista.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

A chi vuole seguire le mie orme dal punto di vista professionale (campo creativo/grafico) consiglio innanzitutto di affinare il portfolio e capire il livello di qualità del proprio lavoro, guardandosi attorno su siti come Behance e Dribbble che sono degli enormi database contenenti portfolio di creativi professionisti.

Il portfolio è la facciata, il biglietto da visita del creativo: è ciò che ti farà distinguere dai molti altri creativi quando si cerca di essere notati dai futuri datori di lavoro.

La concorrenza è moltissima ma il talento viene notato subito, e soprattutto l’entusiasmo e la voglia di fare. Talento e entusiasmo sono il connubio vincente.

Consiglio anche di conoscere l’inglese non alla perfezione ma quasi, almeno abbastanza da poter sostenere tranquillamente un colloquio via Skype.

Invece, a chi vuole seguire le mie orme dal punto di vista logistico, consiglio di valutare se professionalmente si ha una chance di spuntarla sui molti concorrenti che ci possono essere negli USA (un enorme mercato), dopodiché consultare siti come Indeed.com, Craigslist o Zip Recruiter e iniziare a mandare curriculum, link al profilo Linkedin (usatissimo qua) e lettera di presentazione (variabile in base all’ annuncio a cui si risponde).

Grazie Paolo e buon proseguimento in California!

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commenti



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  • Zeus12

    Famiglia residente negli usa, doppia cittadinanza, ma il sito non si chiamava italiansinfuga?

  • bobbu

    infatti. concordo pienamente. ed anzi aggiungo: mamma e papà al seguito, probabilmente con un lavoro importante ed economicamente più che benestanti. Ha anche fatto lo IED, che è risaputo essere una scuola privata e costosissima, buona soprattutto per i contatti che ti fornisce una volta uscito da li. insomma, le possibilità a questo ragazzo non mancavano. Il suo è stato, se vogliamo vedere il lato negativo, un “capriccio”, senza offesa ovviamente. Anche io al suo posto avrei fatto lo stesso.


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