Perché fallirete nel fare carriera

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Larry Smith spiega perché fallirete nel fare carriera…

Di seguito il testo del discorso gentilmente tradotto da Anna Cristiana Minoli e rivisto da Chiara Bruscagnin.

Questo pomeriggio voglio parlare con voi del perché non riuscirete a fare una grande carriera.

Sono un economista. Sono distruttivo.

Alla fine della giornata, siamo pronti per i commenti distruttivi.

Voglio parlare solo con chi di voi vuole una carriera straordinaria.

So che qualcuno di voi ha già deciso di voler fare una buona carriera.

Non ce la farete, neanche voi perché — mio Dio, il fatto “fallire” vi diverte.

Un gruppo di canadesi, senza dubbio.

Chi di voi cerca di fare carriera non ce la farà, perché, ebbene, i bei lavori stanno scomparendo.

Ci sono grandi lavori e grandi carriere e poi ci sono quei tipi di lavoro pesanti, stressanti, impegnativi, che ti risucchiano anima e corpo e praticamente nessuna mezza via.

Quindi coloro che cercano buone posizioni sono destinati a fallire.

Parlerò di coloro che cercano grandi posizioni, meravigliose carriere e del perché non ce la faranno.

Il primo motivo è che non importa quante persone vi dicano, “Se vuoi fare una grande carriera, devi inseguire le tue passioni, devi inseguire i tuoi sogni, devi inseguire il grande fascino della vita”, ve lo sentite dire ancora e ancora e poi decidete di non farlo.

Non importa quante volte vi scarichiate il discorso introduttivo di Steve Jobs a Stanford, lo guardate e decidete comunque di non farlo.

Non sono del tutto sicuro del perché decidete di non farlo.

Siete troppo pigri per farlo.

È troppo difficile.

Avete paura di cercare la vostra passione e non trovarla, di sentirvi un idiota, quindi poi trovate scuse per spiegare il motivo per cui non cercate le vostre passioni.

E sono scuse, signore e signori.

Passeremo in rassegna tutta una lista, la vostra creatività nel pensare a delle scuse per non fare quello che dovete veramente fare se volete fare una grande carriera.

Per esempio, una delle grandi scuse è, “Per la maggior parte delle persone, le grandi carriere sono veramente, solo una questione di fortuna, quindi aspetterò, cercherò di essere fortunato, e se sono fortunato, farò una grande carriera. Altrimenti, farò una buona carriera.” Ma è impossibile fare una buona carriera, quindi non funzionerà.

L’altra scusa è: “Ci sono persone speciali che inseguono le loro passioni, ma sono geni. Sono persone come Steve Jobs. Io non sono un genio. Quando avevo cinque anni pensavo di essere un genio, ma i miei professori mi hanno tolto quell’idea dalla testa ormai tempo fa.”

“E ora so di essere una persona competente.”

Se fosse stato il 1950, essere competente, vi avrebbe fatto fare una grande carriera.

Ma indovinate un po’?

Siamo quasi nel 2012, e dire al mondo, “Sono assolutamente, completamente competente”, vuol dire condannarvi per eccesso di lodi.

E poi, ovviamente, un’altra scusa: “Farei questo, farei quest’altro, ma, ma, dopotutto, non sono strano.”

Tutti sanno che chi insegue le proprie passioni è in qualche modo ossessivo.

Un po’ strano? Mmm? Mmm? Ok?

Sapete, quella netta separazione tra genio e follia. Non sono matto.

Ho letto la biografia di Steve Jobs.

Oh mio Dio.

Non sono quel tipo di persona. Sono buono. Sono normale. Sono una persona buona e normale, una persona buona e normale, non ho passioni. Ah.

Però voglio comunque fare una grande carriera.

Non sono pronto a inseguire le mie passioni, quindi so cosa farò perché ho una soluzione, ho una strategia.

È quella che mi hanno insegnato mamma e papà.

Mamma e papà mi hanno detto che lavorando duro avrei fatto carriera.

Quindi se lavorate duro e fate una bella carriera, se lavorate molto, molto, molto duro farete una grande carriera.

Matematicamente, ha senso, no? Hmm. No.

Ma avete fatto in modo di convincervi del contrario.

Sapete una cosa? Vi dirò un segreto. Volete lavorare? Volete lavorare veramente duro? Sapete una cosa? Ce la farete. Il mondo vi darà l’opportunità di lavorare veramente molto, molto duro, ma siete sicuri che vi farà fare una grande carriera quando tutte le prove mostrano il contrario?

Prendiamo quelli di voi che stanno cercando di trovare la propria passione. In realtà capite che fareste meglio a farlo, senza scuse. Cercate di trovare la vostra passione e siete così felici. Avete trovato qualcosa che vi interessa.

“Ho un interesse! Ho un interesse!”, mi dite. Dite, “Ho un interesse!”, io rispondo, “Fantastico!” E cosa state cercando di dirmi? Che voi –” “Beh, ho un interesse.” Io dico, “Avete una passione?” “Ho un interesse”, voi dite. Un interesse rispetto a cosa? “Il mio interesse è questo.” E le attività del resto dell’umanità? “Quelle non mi interessano.” Le avete guardate tutte, vero? “No. Non esattamente.”

La passione è il vostro più grande amore.

La passione è quella che aiuta a creare la più grande espressione del vostro talento.

Passione, interesse — non è la stessa cosa.

Volete veramente andare dal vostro amore a dire, “Sposami! Sei interessante.”

Non succederà mai.

Non succederà e morirete soli.

Quello che volete, quello che volete, quello che volete, è la passione.

Va oltre l’interesse.

Avete bisogno di 20 interessi, e poi uno di questi, uno di questi potrebbe afferrarvi, uno di questi potrebbe coinvolgervi più di qualunque altra cosa e potreste aver trovato il vostro più grande amore rispetto a tante altre cose che vi interessano.

Questa è la passione.

Ho un amico che ha fatto la proposta al suo amore.

Era una persona economicamente razionale.

Ha detto alla sua ragazza, “Sposiamoci. Uniamo i nostri interessi.”

Lo ha fatto davvero. “Ti amo veramente”, ha detto. “Ti amo profondamente. Ti amo più di ogni altra donna che io abbia mai incontrato. Ti amo più di Mary, Jane, Susie, Penelope, Ingrid, Gertrude, Gretel — Ero in un programma di scambio in Germania con loro.”

“Ti amo più di — ” Va bene! Se ne è andata prima che finisse l’elenco del suo amore per lei. Dopo aver superato la sorpresa di essere scaricato, ha concluso che per un pelo non stava per sposare una persona irrazionale, anche se si è appuntato, per la prossima volta che farà la proposta, che forse non sarà necessario elencare tutte le donne che ha valutato per la parte.

Ma il punto è giusto. Dovete cercare alternative in modo da trovare il vostro destino, o avete paura della parola “destino”?

La parola “destino” vi spaventa?

Stiamo parlando di questo e se non trovate la più alta espressione del vostro talento, se vi fissate su “interessante”, cosa diavolo vuol dire?

Sapete cosa succederà alla fine della vostra lunga vita?

I vostri amici e la vostra famiglia si riuniranno al cimitero, e là, accanto alla vostra tomba ci sarà una lapide su cui ci sarà scritto “Qui giace un distinto ingegnere che ha inventato il Velcro.” Ma ciò che quella lapide avrebbe dovuto dire, in un’altra vita, quello che avrebbe dovuto dire è che era la più elevata espressione del talento: “Qui giace l’ultimo grande Nobel per la Fisica, che ha formulato la teoria della grande unificazione e ha dimostrato la praticità della propulsione a curvatura.”

Il Velcro, appunto.

In un caso una grande carriera. Nell’altro un’opportunità mancata. Poi, alcuni di voi, nonostante tutte le scuse, troveranno la propria passione, e falliranno comunque.

Fallirete perché non lo farete, perché avrete inventato un’altra scusa, qualunque scusa per non agire.

Questa scusa l’ho sentita talmente tante volte.

“Sì, cercherei di fare una grande carriera, ma le relazioni umane per me hanno più valore del successo. Voglio essere un grande amico. Voglio essere una brava coniuge. Voglio essere un bravo genitore e non li sacrificherò sull’altare del grande successo.”

Cosa volete che vi dica?

Volete veramente che vi dica “Veramente, giuro che non picchio i miei figli.” Hmm?

Guardate che visione del mondo che vi siete costruiti.

Siete comunque degli eroi. Suggerendo in maniera così delicata, che potreste volere una grande carriera, dovete odiare i vostri figli. Non odio i bambini. Non li picchio. Sì, c’era un ragazzino che si aggirava nell’edificio quando sono venuto qui, e no, non l’ho picchiato.

Certo, ho dovuto dirgli che l’edificio era solo per adulti e di uscire. Ha biascicato qualcosa su sua madre, e gli ho detto che probabilmente l’avrebbe trovata fuori comunque. L’ultima volta che l’ho visto, era sulle scale che piangeva. Che smidollato.

Cosa volete dire? È questo che vi aspettate che vi dica.

Pensate veramente che sia appropriato prendere i bambini e usarli come scudo?

Sapete cosa succederà un giorno, voi parenti ideali? Voi?

Il ragazzo un giorno verrà da voi e dirà, “So cosa voglio diventare. So cosa voglio fare nella vita.” Siete così felici.

È il discorso che un genitore vuole sentire, perché i vostri figli sono bravi in matematica, e sapete che quello che sentirete vi piacerà- Il ragazzo dice, “Ho deciso che voglio fare il mago. Voglio fare trucchi magici sul palco.”

E cosa dite? Dite, dite, “Umm…è rischioso, ragazzo mio. Potresti fallire. Potresti non guadagnare molto. Sai, non si sa mai, dovresti pensarci, sei così bravo in matematica, perché non — ”

E il ragazzo vi interrompe e dice, “Ma è il mio sogno. Sogno di fare quello.” E cosa direte? Sapete cosa direte? “Senti figlio mio. Una volta ho fatto anch’io un sogno, ma –” Come finirete la frase con il vostro “ma”? “… Ma. Anch’io ho fatto un sogno una volta, ma ho avuto paura di inseguirlo.” O gli direte invece così? “Una volta ho fatto un sogno, figlio mio. Ma poi sei nato tu.”

Volete veramente usare la vostra famiglia, volete veramente guardare il vostro coniuge e vostro figlio e vedere i vostri carcerieri?

C’era qualcosa che avreste potuto dire a vostro figlio quando vi ha detto, “Ho un sogno.” Avreste potuto dire, guardando il ragazzo negli occhi, “Vai figlio mio, come ho fatto io.” Ma non potrete dirlo perché non l’avrete fatto. Quindi non potete.

Quindi i peccati dei genitori si ripercuotono sul poveri figli. Perché cercare rifugio nelle relazioni umane come scusa per non trovare e inseguire la vostra passione? Sapete perché. In fondo al vostro cuore, sapete perché, e sono terribilmente serio. Sapete perché vi sentite tanto a vostro agio e vi chiudete nelle relazioni umane. È perché siete — sapete cosa siete.

Avete paura di inseguire la vostra passione.

Avete paura di sembrare ridicoli.

Avete paura di tentare.

Avete paura di fallire.

Grande amico, grande sposo, grande genitore, grande carriera.

Non è un bel pacchetto?

Non è quello che siete?

Come potete essere l’uno senza l’altro? Ma avete paura.

Ed ecco perché non farete una grande carriera, tranne — tranne, la più suggestiva delle parole inglesi — a meno che…

Ma l’espressione “a meno che” è anche legata all’altra frase terrificante, “Se solo avessi…” “Se solo avessi…” Se solo aveste quell’idea vi fosse frullata in testa. Farà male.

Queste sono le ragioni per cui fallirete nel fare una grande carriera, a meno che…

A meno che.

Perche fallirete nel fare carriera

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commenti





  • feedback

    Questo articolo e’ da incorniciare ed appendere alla parete perche’ questa e’ la risposta quando inviate un CV e non avete risposta…

    perche’ appunto e’ letto da questa gente.

  • Lukebrux

    Mai venuto in mente che ci sono persone che valutano altre cose oltre alla carriera? Io non vorrei cambiare lavoro, anche se potrei e anche se ne ho le competenze, perché? Perché voglio tutti i week end liberi, perché alle 5 l’azienda può prendere fuoco e non me ne frega più nulla, anche e soprattutto perché in caso di difficoltà l’azienda mi getterà come un calzino bucato.

  • però

    L’intera evoluzione umana ha avuto (e inevitabilmente avrà) una direzione precisa:
    lavorare sempre meno per avere sempre di più.
    abbiamo avuto millenni di evoluzione tecnica e sociale con l’unico obbiettivo di diminuire il lavoro, la fatica, la fame, il freddo, ecc… (e bisogna ammettere che abbiamo fatto dei progressi niente male)

    da meno di un secolo a questa parte ci siamo fissati con l’idea del lavoro come qualcosa di positivo (quando per millenni é stato un problema da evitare)

    io le mie passioni le conosco solo che non hanno niente a che fare con il lavoro (o comunque molto poco)

    quell’idea antica di lavorare per vivere e non vivere per lavorare………

  • Alessio D’angelo

    Un discorso davvero patetico quanto il tizio che l’ha fatto.
    per metterlo in crisi basterebbe dirgli: “pensi che l’umanità ricorderà di più la tua lapide o quella di Ghandi o di Maria Teresa di Calcutta?” mi sembra che oggi ci sia la fabbrica dei guru vuoti.

  • Sil

    Quello che ho imparato nella mia carriera è che non conta “quanto lavori” ma “come lavori”. All’inizio pensavo che lavorando di più e dimostrando impegno sarei cresciuta, adesso vedo i miei colleghi più giovani pensare in questo modo, ma lavorare giorno e notte facendo quello che i tuoi superiori ti chiedono di fare non paga…serve di più il famoso “thinking outside the box”, e un’idea vincente ti può permettere di raggiungere i tuoi obiettivi senza dover sacrificare la tua vita…

  • numerox

    a meno che ……siate già pensionati!

    Comunque per il vissuto, a parte il funambolismo dialettico,certe cose le condivido

  • wif

    Ancora ‘sto mito trito e ritrito della ricerca della felicità come diritto umano? Il sogno americano è basato su un’interpretazione edonista ed errata della Dichiarazione d’Indipendenza Americana, sarebbe ora di farlo sapere al tipo!
    Qua si fallisce perché il concetto di far studiare tutti ha fatto perdere valore agli studi stessi. Il sistema democratico industriale è fallito, come pure quello multiculturale. Buona fortuna a chi ancora crede a questi miti!

  • wif

    Lavorare come muli non serve, soprattutto se ti trovi alla base della piramide. Serve lavorare come muli in certe situazioni, perché l
    idea outside the box ti viene solo se hai tanto lavorato e studiato, non standosene in poltrona a dormire. L’idea brillante oggi non garantisce stabilità nella posizione lavorativa perché per mantenere lo status di ‘bravi’ di idee bisogna farsene venire a ripetizione. La concorrenza, ormai globale, è spietata. Nessuno ce la può fare, è impossibile. Ce la si fa solo per periodi brevi. È un sistema pensato così apposta.

  • Sil

    La stabilità la garantisce un posto fisso nella PA italiana…ma non tutti cercano questo…io preferisco dinamismo e meritocrazia, anche a costo di avere meno stabilità, l’outside the box non arriva standosene in poltrona a dormire ma imparando ad osservare realtà diverse da quella in cui sei immerso. Io lavoro nel digitale dove l’innovazione è costante…

  • zoodany

    io sono un po’ più disfattista.. anche se ti impegni e vuoi valorizzare le tue idee non TE lo permetteranno mai, soprattutto se il tuo lavoro andrà a danneggiare le corporations, le multinazionali o le banche. Ti fanno fallire ancora prima di iniziare.
    Se poi sei in Italia non hai nemmeno bisogno di questo step: basta che ti apri una partita IVA e sei finito in partenza schiacciato dalla burocrazia e dalle tasse. Ancora prima di guadagnare qualcosa.
    A meno che tu non abbia “papi” dietro a supportare il tutto o il famoso fattore C, che probabilmente nemmeno esiste ma ti fanno credere che esista… (come quei ragazzi che con un app android hanno guadagnato milioni…”
    Perciò quel signore dovrebbe contare fino a dieci prima di parlare o quantomeno provi a crearsi una “carriera” partendo da zero e non da 100 come magari ha fatto lui, slecchinandosi i potenti di turno solo per ostentare uno status più “onorevole” rispetto a quello della gente comune. Ti spingono a lavorare di più (ma con le normative europee e la crisi praticamente gratis o a condizioni sfavorevoli), perdendo di vista l’unico aspetto che la gente ha davvero dimenticato: essere felici.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Ma Ghandi e Maria Teresa non hanno fatto quello per il quale avevano un’enorme passione? E facendo cosi ‘carriera’ seppur misurata diversamente?

    Mi sembra che il loro esempio confermi la tesi di Smith.

  • Pier Silverio

    Sinceramente non capisco come mai tutta questa acredine: l’autore sta solo dicendo in maniera molto “brusca” che 1) bisogna seguire le proprie passioni, 2) bisogna farlo con dedizione. Chi non ha sogni, passioni, e non le persegue facendone una propria causa personale non raggiungerà i più alti traguardi. Perché nessuna scusa è valida per non provare a raggiungere i propri sogni.
    Ora, sono d’accordo con le vostre obiezioni: non è detto che il mio sogno sia la carriera. In questo caso, l’autore mi sta solo dicendo che sarebbe logico invece far sì che il proprio sogno sia la propria carriera. Mantenere una divisione dicotomica tra i propri sogni e il lavoro che facciamo per vivere è deleterio, dunque non ci sono scuse abbastanza forti da impedirci di riunire le due cose.
    Tutto ciò non è molto diverso dai discorsi fatti dalle più svariate persone note: tutte non fanno altro che ricordarci che ogni secondo di vita è prezioso, e che sprecare diverse ore al giorno facendo un lavoro che non coincide con i nostri desideri più grandi è insensato.

  • Romy

    Va bè, mi sembra una chiacchierata rivolta ad un certo tipo (ipotetico) di professionista dell’area anglo americana … l’uomo tutto d’un pezzo, razionale, che non sa osare, che non ha molta fantasia, ecc

    Non so perché, ma mi sembra che non riguardi nessuno di noi, qui…
    Forse perché l’esigenza di sopravvivere, e di far sopravvivere la propria
    famiglia, mette in secondo piano tanti altri discorsi?

    Per il resto, suppongo che l’effetto soporifero mi derivi dal contesto colloquiale in cui il discorso è stato fatto… o dallo stile che spesso assumono certi economisti d’oltreoceano (molta analisi poca sintesi)

    …ah, ancora Steve Jobs… ronf ronf … belle parole … ronf ronf

    Al punto dei figli e delle relazioni umane ho un sussulto: che c’è di male nel mettere tutto questo davanti ad altre cose? Salviamo almeno quello, caspita! Personalmente il successo lo misuro (parlo per me) anche con riguardo a questo aspetto, sarà che sono italiana…

    Interrogativo finale (evidentemente provocatorio): se la figlia del sig Smith volesse fare, che ne so, l’equivalente canadese della velina (dico per dire), o la rockstar, o il figlio ambisse a diventare divo del cinema? Non possono essere passioni anche queste? Vorrei proprio vedere cosa direbbe il papà

  • darkcg

    Non è l’aver fatto studiare tutti ad aver fatto perdere il valore agli studi. E che studiando tutti, fra quelli che hanno studiato, emergono i migliori. Gli altri, anche se hanno studiato, a zappare la terra. Com’è giusto che sia. Si da la possibilità a tutti di emergere, studiando. Non è detto invece che studiare implichi emergere sicuramente. Quelli che parlano come te sono quelli che in genere hanno studiato e guadagnano come cassintegrati, pensando che una volta finiti gli studi avrebbero guadagnato tanto. Il mondo non funziona cosi, caro mio. Non è un titolo che ti farà guadagnare ma è il talento innato che possiedi. Se non lo possiedi, puoi studiare quello che vuoi, sempre mediocre rimani.

  • Castaway

    Solito discorso di smidollagine yankee

  • Enrico Molino

    Mi paiono i soliti discorsi americani triti e ritriti. Senza essere tanto teatrali è evidente a tutti che per avere successo ci vogliono tre cose:

    1) Determinazione
    2) Talento
    3) Un pizzico di fortuna, essere al momento giusto nel posto giusto.

    Il punto numero 1) è il più importante, il 2) meno perché anche quando il talento non è eccelso (intendiamoci almeno un barlume deve esserci) con la perseverazione si migliora.
    Il 3) è il meno importante perché con determinazione e talento probabilmente si arriverà ad un risultato, ma tende a regolare le tempistiche del raggiungimento dell’obiettivo, che in casi sfortunati possono allungarsi enormemente (casi estremi: vedi tanti artisti riconosciuti della loro grandezza dopo la morte !).

    Ed appunto nel tempo viene il nocciolo della questione.

    Abbandoni una situazione sicura (una buona carriera che al contrario di quello che dice questo tizio esiste, anche se per lui il velcro non ha nessuna importanza) per lanciarti nei tuoi sogni. E vivi a pane e acqua per i prossimi 10 anni per mettere tutte le tue risorse (economiche e temporali) nel tuo progetto.
    Potrai riuscire, o anche no. Magari diventerai milionario o perderai tutto.
    Non è molto importante PER TE, ovvio se avrai successo sarai più felice, ma anche se fallirai almeno non avrai il rimorso di non averci provato.

    Ma la mia domanda è…”e gli altri ? E tua moglie/marito ? E i tuoi figli ?”
    Saranno così contenti di seguirti nella realizzazione del TUO ego, rinunciando a tante cose ? Ne ho visti personalmente di casi del genere e francamente il coniuge non mi pareva tanto felici.

    Quindi aggiungo il 4) punto: sei single OPPURE hai la fortuna di stare assieme ad una famiglia che ha la stessa tua testa e tutti i membri hanno le stesse ambizioni (rari fortunati su milioni) OPPURE (caso frequente) te ne freghi dei desideri e delle passioni degli ALTRI.

  • Enrico Molino

    Aggiungo un’altra cosa. Tizio è economista.
    Curiosamente dice cose all’opposto di qualsiasi persona che si occupa invece di finanza: la regola d’oro per una gestione patrimoniale è la differenziazione.
    Non investi tutti i tuoi soldi in una sola azione, perché se lo fai puoi diventare ricchissimo, ma anche perdere tutto.

    Personalmente da ragazzino avevo il sogno del volo, era la mia più grande passione; poi ne avevo altre, molte legate strettamente (gli uccelli, l’astronomia -sempre rivolte al cielo-) altre più lontane quali la scienza e l’ingegneria.
    Ho deciso di trovarmi un lavoro che mi desse stabilità, di fare ciò che mi piace nel tempo libero e di diffenziare tutti i miei interessi.
    Così sono bravino a scrivere ed a volte mi cimento con racconti, mi piaceva la bicicletta e ho partecipato ad alcune Gran Fondo in bici da corsa, ma anche in mountain bike.
    Mi dedico alla fotografia, ma mi sono dedicato anche all’astronomia ed a bricolage ingegneristici fatti in casa (da oggetti strani, allo sviluppo software o di un sito web). E molte altre cose ancora.
    Sono anche diventato pilota di parapendio e di aliante, magari un po’ scarso ma non mi impedisce di divertirmi e di realizzare in parte il mio sogno di volare pur certo senza essere un Top Gun.

    In tutto quello che ho fatto, non sono mai stato tra i migliori; ma i migliori che ho conosciuto spesso non si sognavano minimamente di dedicarsi nella loro vita a tutte le attività che ho fatto io, in genere erano tutti MONO-MANIACI.
    Ed ovviamente, il mio picco di attività l’ho avuto quando ero single; questo non è naturalmente un rimorso, perché il tempo dedicato alla persona che amo valeva la pena di essere trascorso.

    Sicuramente sono destinato al fallimento come dice il nostro amico: in tutto quello che faccio, suddividendo le energie non mi focalizzo su una sola cosa, ma francamente preferisco vivere in questo modo. Sono scelte e non esiste una verità assoluta.

    Detto questo concludo dicendo che le persone che ho più apprezzato nella vita sono proprio quelle poliedriche.
    Credo che chiunque possa avere un grande successo in un solo campo, con una grandissima determinazione e dedizione assoluta; ma esistono pochissime persone, grandi geni, capaci di differenziare ed essere grandi in tutto quello che fanno.

  • wif

    1) non sono un uomo, 2) vivo in Scandinavia, 3) faccio quello che mi piace, 4) non ho mai studiato per soldi, 4) non conosci il mondo che ti circonda, 5) probabilmente se uno di quelli che crede di essere emerso grazie agli studi, 6) modera i termini, per favore. Buona fortuna nel mondo di quelli che ce l’hanno fatta

  • wif

    mi scuso per la numerazione sbagliata, andavo di fretta.

  • wif

    Beh, dipende dal’età che hai.. Pure io fino ai 35 amavo il dinamismo ecc. Con l’età si cambia idea, anche perché non hai più le energie di quando ne avevi 30. Premesso che ho passato gli ultimi anni ad aggiornarmi, saltare da un contratto all’altro (qua si chiamano progetti di ricerca) dopo un po’ è stancante e vorresti anche dedicare un po’ di tempo alla famiglia (se ce l’hai) o comunque agli affetti.

  • wif

    ciao, è vero come noi ‘più vecchi’ siamo anche meno ottimisti. ;-)

  • wif

    Scusa, ma non condivido la tua teoria. Idealmente dovrebbe essere come dici tu ma non è così. Innanzitutto, il problema è che assieme all’incremento delle possibilità di studiare non sono stati aumentati i posti di lavoro. Infine, il fattore ‘raccomandazione’ esiste in tutto il mondo, non solo in Italia. La realtà è che gli studi sono diventati un mercato. Di fronte ai dei candidati tutti preparati allo stesso livello (dato che tutti possiamo studiare), emerge sempre chi è già nel giro di conoscenze. Parlo per esperienza personale in Italia e all’estero (ove risiedo).
    L’idea americana del farcela perché più bravi è un mito del mondo moderno e continua a mietere vittime. Purtroppo, la realtà, è assai diversa.

  • Castaway

    Concordo. Una cosa che vorrei aggiungere, al di là del discorso raccomandazioni, è che conta molto la famiglia di provenienza. Se questa è già dentro un settore, può fare da guida ai suoi figli per un corretto inserimento lavorativo. Inoltre una famiglia con buone disponibilità economiche può investire sui figli e renderli vincenti nella competizione per un posto di lavoro

  • darkcg

    Tu devi essere una di quelle che è andata a fare la pizza all’estero e crede di poter dispensare verità a tutti semplicemente perchè si trova a qualche miglio dall’italia.
    Mi sembri anche poco in grado di ragionare, per aver “studiato”. Non ci sono stati aumenti di posti di lavoro? Ma che cavolo dici. Esistono posti di lavoro esclusivi per determinate categorie di studio. Non è che fai il medico con la laurea in giurisprudenza o il matematico con il diploma di pizzaiolo. Io faccio un lavoro che non avrei potuto fare senza studiare. Un avvocato non lo fai senza studiare, un medico non lo fai senza studiare. L’aver potuto studiare mi ha permesso di svolgere un lavoro che altrimenti non avrei potuto fare. Semplicemente. Il giro di conoscenze non ha niente a che vedere con la possibilità di studiare. Ci sono campi in cui il raccomandato di turno serve a poco. Inoltre per ogni n raccomandati da mantenere servono x persone competenti che portano avanti la baracca (leggasi produrre fatturato anche per i raccomandati improduttivi). Sarà anche un fenomeno dilagante e appartenente al genere umano, resta il fatto che non ha nulla a che vedere con la possibilità di studiare.

    Infine, il farcela perchè bravi è un mito? Suvvia, se la vita è stata cattiva con te non significa che debba essere cosi per tutti. Uno “bravo” può essere imprenditore di sè stesso. E non serve nemmeno una laurea.

  • darkcg

    Questo ha a che vedere con lo sviluppo delle possibilità, non con le “raccomandazioni”. E’ chiaro che chi proviene da una famiglia colta o con comunque la possibilità economica di far seguire i figli durante gli studi, sicuramente otterrà risultati migliori di uno che fa tutto da solo, semplicemente con le proprie forze. Ma questo che significa? Esistono anche scienziati illustri che sono / erano figli di contadini, se è per questo.
    Avete un modo di pensare cosi ristretto che fate proprio pensare che il tema dell’articolo sia vero: non potete emergere perchè siete chiusi nei vostri pensieri mediocri. Non ce la posso fare perchè … (seguono 1000 scuse). Pensate a volte che se non ce la farete è semplicemente perchè siete dei mediocri. Punto. Non è che si deve sempre appioppare la colpa a un motivo esterno fuori dal vostro controllo.

  • darkcg

    Sono emerso perchè ho studiato, si. Come lo so? Semplicemente faccio un lavoro che non potevo fare senza studiare. Ti basta? O hai una sfera di cristallo per suggerire diversamente?

    Ma tu guarda che gente ignorante.

  • wif

    Ecco perché sei così aggressivo, sei un parvenue. Ora si spiega tutto…

  • darkcg

    Non sono aggressivo. Semplicemente non sopporto gente che dice stronzate paventandole per verità assolute. E tu di stronzate ne hai dette a pacchi.

  • Castaway

    Se rileggi il mio intervento, non hai colto il punto. Sei sicuro che i mediocri sono gli altri?

  • wif

    povero troll frustrato…

  • darkcg

    Ascolta, non tutti quelli che hanno un’opinione diversa dalla tua sono troll. Non tutti quelli che non acconsentono alla prima stronzata sono frustrati. Per quanto mi riguarda non hai un’opinione che ti permette di dispensare consigli a nessuno.

  • Alessio D’angelo

    in realtà no, Maria Teresa di Calcutta solo nel ’46 dopo 17 anni dal’aver preso i voti decise di seguire a pieno la sua vocazione e servire in tutto e per tutto i poveri abbandonando anche l’insegnamento, Ghandi quando inizio le sue battaglie civili era già avvocato da un pezzo e faceva altro.

  • Alessio D’angelo

    non vorrei essere frainteso ma non si può spiegare qualcosa di molto complesso come l’evolversi della storia di ogni uomo semplicemente dando come possibile soluzione l’accanimento e la determinazione per un obiettivo, perché anche le passioni son mutevoli.. se Steve Jobs fosse stato determinato a finire l’università come desideravano i genitori forse non avrebbe scoperto le sue passioni e non avremmo conosciuto S. Jobs.. Trovo la persona presuntuosa anche nel modo di ragionare, credo che bisogna accettare che siamo limitati e che il tempo, i viaggi, gli studi possono mostrarci passioni che ci son ancora nascoste e obiettivi che ancora non conosciamo.


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