Se siete in dubbio se restare o partire, partite – Un Aggiornamento

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Articolo di Luca Semprini.

È la seconda volta che scrivo per Italians in Fuga.

Seguo il sito da anni e in parte è uno dei fattori, tramite le storie che vi vengono pubblicate, che mi ha convinto a partire quasi tre anni fa.

Perchè fa paura lasciare casa propria senza nessuna certezza, lasciarsi alle spalle tutto quello che ami per inseguire un futuro incerto, con poche vaghe informazioni e una valigia dove provi a infilarci tutto il necessario, quel poco di casa da portarti dietro, può fare paura.

Io ho lasciato casa, la Romagna, con la mia ex ragazza e una sua amica il 29 settembre 2011.

Avevamo qualcosa pianificato. C’era una settimana a Sydney per poter richiedere il Tax File Number e la Medicare Card e un volo diretto a Byron Bay, Mullumbimby per esattezza, dove abbiamo ottenuto il secondo Working Holiday lavorando come WWOOFers, willing workers, ovvero lavoro in cambio di vitto e alloggio.

Era estate, e il week end andavamo a Byron Bay. I posti erano meravigliosi e la nostra esperienza lo è stato altrettanto, a parte la nostra proprietaria che si è comportata in modo ingiusto piú di una volta, ma nonostante alti e bassi sono stati tre mesi indimenticabili.

Dopo l’esperienza a Byron Bay e ottenute le carte per il secondo visto ci siamo spostati a Sydney per un breve periodo per poi dirigerci a Melbourne per qualche giorno dove, utilizzando il libro del WWOOF che avevamo acquistato in internet ci siamo diretti a Hoddles Creek per lavorare come volontari a casa di una famiglia.

Qualche giorno passato li dentro e la proprietaria si è offerta di cercarci lavoro. Il giorno dopo lavoravamo in un capannone di mele, e dato che i campi erano tutti attorno, c’era chi faceva raccolta e chi stava dentro a spostare casse o a organizzare le mele in tante scatole che poi venivano mandate a Coles. Abbiamo fatto quel lavoro per 2 mesi esatti, con una media di 10/11 ore al giorno esclusa la domenica. Cosí facendo siamo riusciti a risparmiare circa 8mila dollari.

Finita l’esperienza di Melbourne ci siamo divisi, la ragazza che viaggiava con noi è andata in un’altra direzione mentre io e la mia ex ragazza abbiamo iniziato a viaggiare.

C’è stata Adelaide, in cui ci siamo fermati due mesi (3 ore da adelaide per esattezza, a Kingston on Murray) per lavorare in campagna. Il contratto più lungo che abbiamo ottenuto é stato in un campo di mandorle ma abbiamo raccolto zucche, pannocchie e tanto altro.

Dopo l’esperienza nel Sud Australia abbiamo iniziato a viaggiare: siamo stati a Perth, Albany dove abbiamo fatto WWOOFing per 5 giorni per poter andare alla Tree Top Walk, ad Alice Springs, Uluru, Cairns, Sydney per poi tornare a casa. Nove mesi di viaggio.

In Italia ci siamo divisi. Dopo quattro mesi un mio amico mi ha proposto di tornare in Australia, cosi a Novembre 2012 siamo tornati. Sempre Sydney.

Li abbiamo incontrato due amici di lunga data, un’amico d’infanzia e la sua fidanzata. Sebbene il ragazzo con cui sono partito abbia deciso di tornare a casa dopo due settimane, io sono rimasto.

Dopo qualche settimana anche la coppia di amici è tornata a casa.

Ho fatto alcuni lavori qua e la, fra cucine e fabbriche. Una volta ho pure provato a rispondere ad un annuncio per Pizza Chef, mi sono presentato e dopo qualche minuto l’head chef mi ha detto per due volte “Get out from the fucking restaurant.”

Quel primo periodo iniziale lo associo a brutti ricordi. Ero da solo, senza nessuna sicurezza, nessun lavoro stabile e i soldi calavano.

Ascoltando alcuni consigli mi sono spostato a Perth. Il primo periodo è stato duro. Ci vuole sempre un po per ambientarsi al cambiamento, piccolo o grande che sia.

Ho trovato un altro annuncio su gumtree per Pizza Chef ed ho risposto subito. Era il Cottesloe Beach Hotel, a Perth. Quando mi sono presentato ero terrorizzato. Non avevo esperienza e il posto era enorme, con tre ristoranti, parecchi bar e costruito su due piani, proprio di fronte alla spiaggia di Cottesloe. Ed era fine dicembre. A capo della sezione c’era un ragazzo di Cattolica. Federico. Fred lo chiamavano al ristorante, era più facile da pronunciare.

In Australia ho voluto cosi tanto bene a due persone oltre a lui. Non è solo il fatto che mi ha salvato da un destino incerto, ma anche perchè è una di quelle persone che ti tira fuori il buon umore.

La sua offerta era semplice. Io gli insegnavo l’inglese e lui mi insegnava a fare la pizza. Abbiamo lavorato insieme per quattro mesi e ho imparato tutto quello che potevo. Sono rimasto sei mesi li.

Finito il contratto ho cercato in un altro ristorante, vicinissimo all’Arena di Perth. Per tre mesi lavoravo li e nel frattempo mi dedicavo alla fotografia. Fotografavo modelle ed ero in contatto con alcune agenzie di Perth. Undici mesi ho passato in quella città.

Ho conosciuto tante persone magnifiche e due di loro me le porto dietro da più di un anno.

Una coppia di amici con cui vivevo a Perth e con cui sono venuto ad Auckland, in Nuova Zelanda.

Siamo arrivati qui a novembre 2013. Ho trovato lavoro in un ristorante sul molo e dopo cinque mesi gestisco la sezione della pizzeria, insegno a due persone sotto di me e nel tempo libero mi dedico alla fotografia.

Mi ero talmente appassionato a Humans of New York che ho aperto un sito mio dove intervisto sconosciuti e pubblico le loro storie.

Ho sempre pensato che il modo migliore di conoscere una città è attraverso la gente che vi vive, cosí ho deciso di mettere tutto me stesso in questa cosa e continuerò a portarlo avanti per ogni posto dove andrò.

Il progetto si chiama Humans of Planet Earth. C’è una pagina facebook che, grazie alle interviste, è piena di informazioni utili per chiunque, viaggiatori e non.

Tra tre settimane ci spostiamo nell’isola sud della Nuova Zelanda, a Queenstown, per circa tre mesi in cui nel tempo libero andremo a sciare e a visitare le meraviglie che ospita, i fiordi, le montagne e le città limitrofe. Poi ad agosto si torna a casa, ma non per restare. Per fare un piccola vacanza. E a ottobre torniamo a Perth. Per studiare, e con un po’ di impegno, per restare.

Se mi guardo indietro sorrido, pensando che due anni fa non sapevo cucinare e ora mi hanno messo a gestire una sezione della cucina, che il mio inglese è migliorato tantissimo e sono cresciuto in tante altre direzioni e faccio qualcosa che amo. Non credo che avrei potuto cambiare tanto rimanendo a casa.

Il viaggio ti pone in condizione di dover dare il cento per cento per ogni scelta che fai. Una ragazza che ho intervistato ieri mi ha detto “In viaggio la sopravvivenza non è un opzione.”

Ho conosciuto tante persone che non vogliono lasciare casa per paura di un salto nel buio, non sapendo quello a cui vanno incontro e molte altre che restano in Italia, pur lamentandosi tutto il tempo su come vorrebbero andarsene, ma…

Siamo in grado di imparare qualsiasi cosa, che sia l’inglese o un lavoro che mai si penserebbe di riuscire a fare, o tornare a studiare dopo anni che si è finita la scuola. Prima si parte per un viaggio, anche se rappresenta solo un’esperienza a breve termine, prima si accetta di volere migliorare, crescere, imparare ce ci sono migliaia di realtà la fuori oltre a quelle che il proprio paese insegna.

A più di due anni di distanza dall’ultima volta che ho scritto per Italians in Fuga, il mio consiglio è sempre lo stesso.

Se siete in dubbio fra restare o partire, partite.

Se ve ne pentirete farete sempre in tempo a pentirvene guardandovi indietro, ma non partendo potreste rimanere col rimorso di essere rimasti, e chissà quante possibilità che ora nemmeno vi immaginate siano possibili per voi vi precludereste.

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commenti


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  • Paolo

    Perche’ ti ha detto “Get out from the fucking restaurant.” ?

  • roby

    che visto hai usato???


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