Trovare lavoro dall’Italia è possibile. Io ci sono riuscito.

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Alessandro Barel ha spostato la famiglia in Nuova Zelanda e racconta la loro esperienza sul blog SpaghettiNZ.

Alessandro e famiglia vivevano in provincia di Verona mentre per lavoro doveva viaggiare moltissimo ogni giorno e quindi la qualità della vita non era stupenda.

Sistemista informatico, insieme alla moglie, ha deciso di guardare all’estero alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e carriera.

Leggi anche: Come spostiamo la famiglia in Nuova Zelanda

Nel 2011 Alessandro riuscì a trovare lavoro a Barcellona. Purtroppo poi chiusero le assunzioni nel settore sanità e quindi le possibilità di lavoro per la moglie di Alessandro sparirono.

Accortisi di essere “partiti con il piede sbagliato” decisero di ri-programmare il trasferimento a mente fredda tenendo in considerazione il punto di vista delle bambine.

La Nuova Zelanda si presentava quindi una nazione che offriva diversi fattori positivi.

Intanto era meno nota (e inflazionata) dall’Australia presentando maggiori probabilità di ricevere un visto lavorativo.

Poi entrambe le loro professioni (soprattutto quella della moglie, tecnico di radiologia) facevano parte della Top 10 di professioni ricercate dal governo neozelandese ai fini dell’elargizione di un visto lavorativo.

Senza laurea, Alessandro decise di riprendere gli studi universitari iniziati al fine di ottenere più punti per il visto.

Durante Maggio 2013 decise di rispondere ad annuncio di lavoro sul portale seek.co.nz che rispondeva moltissimo al suo profilo.

Dieci giorni dopo fu contattato dal recruiter.

Il primo passo della procedura di selezione fu la compilazione di moduli che indagavano sulla reale intenzione da parte di Alessandro e famiglia di emigrare in Nuova Zelanda.

Per fortuna loro già prima di essere contattati dal recruiter avevano contattato e pagato un migration agent per capire meglio il percorso di ottenimento di un visto lavorativo.

Inoltre Alessandro aveva sostenuto l’esame IELTS per certificare la conoscenza dell’Inglese, necessario per ottenere il visto.

In questo modo sono riusciti a dimostrare la serietà di intenzione di emigrare in Nuova Zelanda.

Dopodiché Alessandro ha fatto un colloquio con il recruiter e poi un colloquio con l’azienda che lo ha assunto. Tutto tramite Skype e dall’Italia.

Poi, dieci giorni aver fatto il colloquio, Alessandro era in possesso del contratto di assunzione.

Insieme al contratto firmato Alessandro ha anche ricevuto la modulistica che doveva consegnare all’agente di immigrazione che lo stava seguendo che dimostrava che l’azienda era autorizzata ed idonea ad assumerlo.

Alessandro è poi partito alla volta della Nuova Zelanda a fine agosto per porre le basi prima che il resto della famiglia lo raggiungesse il Gennaio successivo.

Il primo impatto con Wellington è stato duro. Il vento tipico di Wellington è un aspetto meteorologico molto difficile da gestire.

A parte l’estrema volubilità del tempo la famiglia Barel si sta ambientando senza grossi problemi.

Le bambine vanno a scuola e Alessandro dice che la scuola neozelandese è totalmente differente da quella italiana. Si paga una donazione ‘volontaria’ ma dopo si ricevono servizi in controparte, una situazione diversa rispetto a quella italiana.

Senza parlare (quasi) inglese le bambine si sono inserite senza troppi problemi e sono contente di andare a scuola.

Dal punto di vista del lavoro, Alessandro riferisce che dove lavora lui l’anno scorso hanno assunto 37 persone su uno staff di circa 150 persone.

Senza cercare un altro lavoro, senza mandare curriculum, Alessandro ha ricevuto due offerte di lavoro da Auckland tramite selezionatori che lo hanno contattato su LinkedIn.

Il bilancio dei primi mesi è positivo. La qualità della vita è migliorata raggiungendo uno degli obiettivi che si erano prefissati.

Di aspetti negativi, Alessandro cita le condizioni metereologiche, il costo di alcune categorie di beni di consumo e la qualità di costruzione di alcune case.

Per gli informatici, Alessandro consiglia di fare certificazioni professionali perché vengono prese in considerazioni.

Inoltre preparare tutta la documentazione possibile prima di iniziare la procedura di emigrazione. Soprattutto tradurle in inglese magari chiedendo il formato europeo da parte degli enti che le producono.

Per la Nuova Zelanda, prepararsi alla distanza e alla differenza di fuso orario con l’Italia, aspetto da non sottovalutare.

Wellington - Foto: Alessandro Barel

Wellington – Foto: Alessandro Barel

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