Svezia o Nuova Zelanda: ha vinto la seconda e vi spiegamo perché

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Francesca Benelli e Aldo Barbagallo si sono trasferiti alcuni anni fa in Nuova Zelanda con la famiglia.

Aldo è un ingegnere civile specializzato in idraulica. Ha lavorato per una ventina di anni in Algeria dopo di che ha preferito lasciarla a causa dei problemi di instabilità civile. Purtroppo le opportunità lavorative in Italia non si sono rivelate altrettanto rosee quanto fossero le speranze e ha quindi pensato di cercare una destinazione estera dove trovare lavoro.

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Nel 2001, dopo una dettagliata fase di ricerca e analisi delle possibilità offerte da varie destinazioni, Aldo ha “annunciato” alla famiglia che le possibilità erano due: Svezia o Nuova Zelanda.

La famiglia non era molto propensa alla Svezia soprattutto per la questione clima.

Altre alternative nella tipologia di lavoro di Aldo sono nazioni come ad esempio l’Algeria, appunto, oppure l’Iraq. Rispetto a queste a Francesca la Nuova Zelanda pareva un paradiso.

La Nuova Zelanda offriva inoltre discrete possibilità per gli ‘skilled migrants‘, gli immigrati con competenze specifiche e appetibili da parte del mercato del lavoro neozelandese.

Nel 2004 quindi la famiglia ha fatto un viaggio di perlustrazione in Nuova Zelanda per capire se effettivamente fosse una destinazione che potesse offrire migliori opportunità.

Nel 2007 Aldo è quindi arrivato a Christchurch dove ha trovato lavoro nel giro di una quindicina di giorni.

Quello che Aldo ha riscontrato nel mondo del lavoro neozelandese è che i colleghi e le aziende assistono molto per quello che riguarda l’ambientamento fornendo consigli sulla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre se il lavoratore non ha il training necessario, l’azienda provvederà a pagare i corsi necessari (ad esempio per il first aid se richiesto).

La famiglia non si è trasferita insieme da subito. Aldo si è trasferito per primo a “sondare” il terreno dopo di che mi è arrivata Francesca con la figlia minore mentre la figlia maggiore ha scelto di rimanere in Italia.

Dopo il trasferimento a Christchurch, Aldo ha poi trovato lavoro a Wellington dove la famiglia si è trasferita prima del terremoto che ha colpito la più grossa città dell’isola del sud.

A Wellington il clima è l’aspetto meno piacevole. C’è spesso un fortissimo vento al quale è difficile abituarsi. In Nuova Zelanda in generale il clima è molto piovoso e temperato ma molto diverso dal clima di Pesaro, città originaria di Francesca e Aldo, e dal Mediterraneo in generale.

Per quello che riguarda l’integrazione, Francesca ritiene che si possono migliorare le probabilità di ambientamento cercando di capire veramente quanto si è disposti a diventare più simili ai nuovi connazionali di quanto lo si fosse appena arrivati.

Descrive il neozelandese come “immensamente onesto” e la media degli italiani che conosce in Nuova Zelanda come “molto felice”.

C’è anche chi, d’altro canto, non si trova bene e dopo alcuni anni decide di tornare in Europa.

La figlia di Francesca e Aldo è arrivata in Nuova Zelanda a cinque anni. Oggi descrive la Nuova Zelanda come “il mio paese”. Il processo di ambientamento è stato abbastanza rapido grazie al supporto fornito dal sistema scolastico disegnato al supporto e all’integrazione degli studenti provenienti da nazioni dove non si parla l’inglese.

L’ambiente scolastico è molto più rilassato e ha invogliato la bambina a andare a scuola.

Francesca descrive la Nuova Zelanda come un paradiso terrestre per i bambini perché sono in grado di fare la vita di bambini senza paranoie.

Aiuta moltissimo che la Nuova Zelanda offra spazi enormi che aiutano a condurre una vita più rilassata.

Francesca consiglia a chi ha figli piccoli o pensa di averli di “far loro un regalo” e andare in Nuova Zelanda.

Per quello che riguarda la lontananza della Nuova Zelanda dal resto del mondo, Aldo fornisce l’esempio della sua esperienza in Algeria. Per tornare in Italia doveva viaggiare per un giorno e mezzo. Quattro ore erano con scorta armata quindi le ventiquattro ore di volo dalla Nuova Zelanda sono relativamente più facili!

I neozelandesi che vanno in Australia lo fanno principalmente perché i salari sono più alti e perché l’economia neozelandese, essendo più piccola, soffre di più di alti e bassi. Di conseguenza la mobilità della forza lavoro è più pronunciata per andare dove c’è più lavoro.

Secondo Aldo l’importante è “pianificare”. Partire all’arrembaggio è rischioso perché puoi trovare una realtà più difficile di quello che pensavi. Su Internet ci sono migliaia di risorse e basta avere il tempo e la voglia di fare ricerca. Francesca invece ha una visione più filosofica del trasferimento.

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Aldo sottolinea che attualmente la Nuova Zelanda ha bisogno di persone per far crescere il mercato del lavoro. Per i prossimi anni, fino alla fine della costruzione di Christchurch, quindi dovrebbero esserci opportunità per stranieri che vogliono vivere in Nuova Zelanda. L’economia della Nuova Zelanda questo momento sta andando molto bene soprattutto grazie alle forti esportazioni di latte e carne. Aldo ritiene che, vista la sempre maggiore popolazione a livello mondiale, questi due settori dovrebbero continuare a trainare in modo positivo l’economia neozelandese.

Per quello che riguarda l’informatica, Aldo ritiene che ci sarà un forte sviluppo perché nel 2007/08 molte aziende statunitensi hanno fatto outsourcing soprattutto nell’isola del sud. Questo trasferimento di conoscenza e di competenze sta iniziando a dare i suoi frutti e dovrebbe continuare a farlo negli anni prossimi.

Wellington, Nuova Zelanda Foto: David Levinson su Flickr

Wellington, Nuova Zelanda Foto: David Levinson su Flickr

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