Partire dicendo “come va va perché tanto peggio che in Italia non può andare” è sbagliato.

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Roberta ha appena iniziato il blog ‘Se anche il ragioner Ugo espatria…‘, dedicato a chi vuole andare a vivere in Germania. Le lascio la parola.

Ciao Aldo. Mi chiamo Roberta e dal mese di Giugno del 2013 vivo con mio marito e mia figlia in Germania.

Esattamente in un paesino della Sauerland (Nord-Reno Westfalia).

Siamo ad un centinaio di km da Köln (Colonia).

Abbiamo deciso di lasciare l’Italia per il motivo che accomuna molti italiani, cioè la voglia di svegliarsi la mattina con ancora dei sogni da poter realizzare.

In più quando hai un figlio (la nostra bambina ha dieci anni) vuoi che cresca in un posto che possa offrire possibilità e non solo amarezze e delusioni.

In Italia mio marito Marco ha sempre lavorato nel settore della ristorazione.

Ha anche seguito un corso di qualificazione per sommelier mettendo passione e grande impegno.

Purtroppo, come sappiamo tutti, quello della ristorazione è un settore che difficilmente ti ripaga. Senza potere sfruttare l’esperienza accumulata negli anni era costretto sempre a lavorare con turni al limite del possibile (anche 15 ore al giorno) con degli stipendi irrisori, spesso in nero e alla pari di ragazzini che facevano quel lavoro senza esperienza e per arrotondare la paghetta dei genitori. Nessuna prospettiva futura ne’ possibilità di crescita.

Una situazione mortificante e frustrante per un padre di famiglia di 35 anni.

Ovviamente questo implica anche il fatto che non avesse mai tempo per stare in casa con noi, era un marito fantasma e schiavo di un lavoro poco degno di questo nome.

Io invece ho sempre avuto la “fortuna” di lavorare con contratti a tempo indeterminato.

In Sicilia (la mia terra) ho lavorato in un negozio di abbigliamento presso una famosa azienda di moda e a Pistoia (dove abitavamo prima di trasferirci qui) lavoravo per un’azienda di Milano come addetta alle vendite in un negozio di gioielli.

Il fatto di avere un contratto decente ed uno stipendio fisso non significava però che mi sentissi realizzata.

A lavoro, proprio perché assunta, i titolari ti trattano come se fossi una loro proprietà sapendo che se vai via tu c’è una fila di persone pronte a prendere il tuo posto anche per più ore e meno soldi.

Si è creato in Italia questo circolo vizioso nel quale, secondo tanti, devi ringraziare per il lavoro che hai anche se ti trattano male.

E’ un modo di pensare che non mi appartiene e sicuramente non mi apparterrà mai.

Come si può crescere senza un minimo di ambizione?

Abbiamo scelto la Germania come destinazione perché mio marito, anche se è cresciuto in Italia, è nato qui ed ha il padre tedesco (si sono ritrovati nel 2010 dopo 33 anni senza alcun contatto).

Una volta presa (non a cuor leggero) la decisione di espatriare abbiamo subito iniziato a cercare tutte le informazioni necessarie ad affrontare preparati il grande salto.

Volevamo anche studiare il tedesco prima di partire perché, dalle diverse ricerche effettuate, la lingua risultava essere l’ostacolo principale per gli italiani (e non solo italiani) in Germania.

Nella nostra zona erano presenti un paio di scuole qualificate ma il costo era decisamente ben oltre la nostra portata.

Abbiamo alla fine optato per dei corsi privati tenuti da una signora che conoscevamo, 30 euro l’ora in due almeno un paio di volte la settimana.

Dopo circa quattro mesi di lezioni e di nottate passate ad organizzare il tutto è finalmente arrivato il giorno della partenza.

La prima scoperta è stata quella di capire immediatamente che quei quattro mesi di corso, un paio di volte la settimana per un’ora a lezione per volta, non erano serviti quasi a niente.

Il nostro livello di tedesco era bassissimo.

Capire e farsi capire era praticamente un’impresa titanica.

La seconda sorpresa “fantastica” è stata quella di scoprire che i nostri certificati italiani, necessari per avviare le pratiche di residenza, non andavano bene perché per loro erano incomprensibili.

Quindi il Comune di riferimento ci ha indirizzati presso un traduttore giurato che con cinquanta euro a foglio ha risolto tutto. In riferimento a questo vorrei consigliare a chi ha intenzione di espatriare di farsi stampare in Italia tutti i vari certificati (certificato i nascita, di matrimonio, di famiglia…….) in formato europeo. Costano pochi centesimi e sono multilingua. Eviterete così di spendere soldi dopo.

Anche abituarsi al modo di vivere che hanno i tedeschi non è stato semplice. Hanno una cultura totalmente diversa dalla nostra e bisogna imparare a conoscerla e assimilarla. E’ l’unico modo per integrarsi, bisogna allargare (tanto) gli orizzonti che eravamo abituati a vedere.

Mentre da un lato il fatto di essere ospiti del padre di Marco ci ha agevolati, dall’altro ci ha messi subito di fronte ad uno scontro culturale non indifferente.

Ci vuole tempo, pazienza e determinazione per non andare via gridando dopo i primi due giorni.

Dopo un paio di mesi qui Marco ha trovato lavoro in un ristorante italiano perché, e voglio sottolineare questo concetto, se non parli il tedesco in Germania, tranne rari casi, non lavori.

Ovviamente lavorare in Germania in locali italiani è come lavorare in ristoranti in Italia, stesse condizioni, a volte anche peggiori.

Io invece ho fatto richiesta per partecipare ad un corso di integrazione per stranieri della durata di otto mesi presso la VHS (Volkshochschule, una delle scuole più diffuse qui in Germania) e il 17 febbraio ho iniziato.

Quattro giorni la settimana per quattro ore al giorno. Grazie al contratto di lavoro di mio marito sono riuscita a fare questo corso senza sborsare un centesimo.

Il mio obiettivo è quello di parlare e scrivere decentemente per potermi inserire nel mondo del lavoro tedesco. Se avessimo percepito prima quanto invalidante sia venire qui senza parlare tedesco avremmo di certo trovato il modo di studiare molto di più in Italia.

Sarebbero stati soldi investiti bene.

Voglio sfatare anche il mito dell’utilizzo dell’inglese in sostituzione del tedesco. Non è vero.

A parte qualche caso, e sempre in grandi aziende, l’inglese non viene usato. Forse la percentuale aumenta di poco nelle grandi città. A maggior ragione quando si tratta di sbrigare faccende quotidiane presso uffici vari, se non parli tedesco non vieni considerato.

Inizialmente la burocrazia è tanta, montagne di fogli da compilare rigorosamente in tedesco.

Questo è stato per noi un gradino in meno perché ci siamo fatti compilare tutto dal padre di Marco. Abbiamo anche avuto il vantaggio grandissimo di non dover cercare casa. Non so come avremmo fatto senza di lui.

Proprio perché ho piena consapevolezza del fatto che da soli non ce l’avremmo fatta ho aperto il mio blog  “Se anche il ragionier Ugo espatria“.

Vorrei dare consigli a chi, come me, espatria senza laurea ne’ specializzazione e, il più delle volte, senza parlare tedesco.

Cercherò di farlo con leggerezza ed un po’ di ironia che non guasta mai.

Le infinite possibilità che leggete su internet esistono ma non sono accessibili a tutti.

Partire dicendo “come va va perché tanto peggio che in Italia non può andare” è sbagliato.

Le difficoltà che avete in Italia potrebbero moltiplicarsi in “terra straniera”.

Ho notato che molti italiani sono ben predisposti ad ascoltare su YouTube video di chi dice che in Germania costa tutto poco, le strade non hanno buche, il lavoro non manca e le case si trovano facilmente.

Una raccolta di luoghi comuni incredibili che non sempre e non in qualunque caso trovano riscontro.

Invece non vogliono ascoltare chi cerca di spiegare loro che la situazione non è proprio così.

Forse hanno paura di scoprire una realtà non fatata ma penso che partire preparati sia il modo migliore per non dover tornare indietro con la coda tra le gambe.

Detto questo al momento siamo felici della scelta fatta perché, nonostante la strada sia ancora in salita, sappiamo di potercela fare.

Avere qui un punto di riferimento ci ha dato la forza per andare avanti senza ripensamenti.

Che dire dell’Italia? Da un lato ci manca e dall’altro ci fa rabbia.

Rabbia perché la nostra scelta è stata forzata dalla situazione insostenibile in cui si trova il nostro Bel Paese.

Anche essere italiani qui non è sempre divertente.

Quando mi chiedono di dove sono ho sempre due opzioni.

Una è dire Italia e la risposta è sempre Berlusconi Bunga Bunga.

Due, posso dire Sicilia e la risposta è sempre Mafia.

E possiamo stare anni a dire che sono ottusi ed ignoranti.

In fondo a loro è semplicemente arrivato ciò che noi abbiamo esportato, oltre ovviamente la pizza e la pasta!

La famiglia che lasci in Italia è la cosa che ti mancherà di più, sapere che se succede qualcosa tu sei a tantissimi chilometri di distanza ti fa stare male.

Ma è il prezzo che deve pagare chi decide di espatriare per regalarsi e regalare ai propri figli un futuro degno di questo nome.

Le cose in Italia cambieranno il giorno in cui ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

Per ora vedo solo persone che puntano il dito su tutti tranne che su se’ stessi.

Ma se tutti puntano il dito sugli altri, mi chiedo, di chi sarà mai la colpa?

E allora preferiamo continuare ad amare la nostra terra da lontano, tenendo il cuore in Italia ma i piedi su un terreno decisamente più solido.

Se anche il ragioner Ugo espatria.

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commenti





  • Maria B.

    Bellissimo e toccante! Ti capisco perfettamente…Anche se difficile, l’unico modo di integrarsi e’ quello di parlare il tedesco da subito. Ci sono multinazionali in cui si parla inglese e (come la mia) ti permettono di lavorare in Germania senza sapere il tedesco, ma a lungo andare non aiuta l’integrazione e diventa mille volte piu difficile la vita qui, allora meglio darsi da fare subito. In bocca al lupo!

  • wif

    Beh, vivendo coi tedeschi gli orizzonti bisogna limitarli, mica allargarli!
    Buona fortuna

  • Luca

    Complimenti per la scelta di vita. Anche io, mia moglie e la mia piccola di 6 anni, abbiamo lasciato l`Italia per dare un futuro piu` solido e roseo a nostra figlia. Adattarsi ai nuovi stili di vita e` dura. Vivo all`estero da quasi un anno e vi assicuro che delle volte mi viene voglia di ritornare nel “bel” Paese ,ma poi mi faccio la classica domanda, e che faro` in Italia? Ho 40 anni e in Italia sono “vecchio” per ottenere un posto di lavoro, ammesso che ci sia. Che tristezza. Nel mio cuore, spero un domani di poter trascorrere la mia vecchiaia nella mia amata Italia…
    Un abbraccio a tutti quelli che vivono lontani dal proprio Paese.

  • Northern Lights UK

    Ne rimando indietro tanti a te e famiglia! :)

  • Fabrizio

    Anche io sono emigrato con la mia compagna ma in Inghilterra, precisamente newcastle. parlare poco la lingua è dura dura dura. Dopo quasi un anno le cose vanno benissimo, siamo felici e abbiamo tanti progetti. Al contrario di voi a noi l’Italia non manca affatto, anzi ci fa veramente schifo. L’unica cosa che manca è la famiglia. Saluti

  • Northern Lights UK

    Idem pure qui, dalla west coast (noi viviamo all’opposto di newcastle). Auguri!

  • Admin

    Aldo questa mattina sono stato felicissimo di ascoltarti in radio.. Anche se è un bel po che non ti seguivo sul blog non mi sarei mai aspettato di ritrovarti proprio li :)


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