Se non vi viene voglia di imparare l’inglese leggendo questo…

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Volete emigrare e avete dubbi su quanto riuscirete a guadagnare?

Uno dei fattori più importanti se non il più importante, non mi stancherò mai di dirlo, è la conoscenza della lingua straniera.

Se parlate un inglese ‘scolastico’ (e ammettiamolo, sappiamo benissimo cosa vuol dire…) (o lingua della nazione di destinazione) rischierete molto di più di non trovare lavoro e, se lo trovate, di guadagnare di meno rispetto agli autoctoni.

Come facciamo a saperlo?

Grazie a statistiche fornite dall’Office of National Statistics britannico, l’equivalente dell’Istat italiano.

Usando dati rilevati durante il censimento 2011 è stata definita la competenza da parte di residenti di Inghilterra e Galles all’interno del mercato del lavoro.

Innanzitutto su 45,5 milioni di residenti, 41,8 milioni avevano l’inglese come lingua madre.

2,9 milioni hanno invece risposto di essere ‘competenti’ cioè di parlare inglese ‘bene’ o ‘molto bene’.

785.000 persone hanno invece detto di non parlare l’inglese bene o per niente.

Di tutti questi 36,3 milioni facevano parte della fascia di età tra i 16 ed i 64 anni quindi potenziali appartenenti alla forza lavoro.

32,9 milioni con inglese lingua madre; 2,7 milioni che lo parlavano bene o molto bene e 654.000 che invece non lo parlavano bene o affatto.

25,7 milioni di residenti lavoravano.

La percentuale di occupati sale a seconda della conoscenza dell’inglese.

Può sembrare un dato ovvio (e lo è) ma abbiamo cifre alla mano per dimostrare quanto la mancata conoscenza della lingua del posto impatti le probabilità di trovare lavoro.

Il 71,9% dei madrelingua lavorava (il 75,5% degli uomini ed il 68,3% delle donne).

Il 65,4% di chi parlava ‘molto bene’ o ‘bene’ l’inglese lavorava (il 72,3% degli uomini e il 58,3% delle donne)

Il 48,3% di chi non parlava bene inglese lavorava (il 68% degli uomini e il 34,3% delle donne).

Per quelli che lavoravano, le professioni più comuni per chi non aveva l’inglese come lingua madre erano quelle definite come ‘elementari’ cioè quelle per le quali sono richiesti minimi livelli di addestramento e non richiedono ulteriori periodi di studio rispetto alla scuola dell’obbligo.

Il 19,2% di chi parlava ‘molto bene’ o ‘bene’ l’inglese lavorava in una tipologia di professione elementare mentre questa percentuale saliva al 38,2% per chi non parlava bene l’inglese.

Dal censimento risulta anche che il tasso di disoccupazione sale con una minore conoscenza della lingua.

I madre lingua avevano un tasso di disoccupazione pari al 7,2%; chi parlava bene l’inglese pari al 9,5% mentre chi non lo parlava bene pari al 12,3%.

e adesso tutti a leggere la pagina ‘Risorse per imparare le lingue straniere‘!!!

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commenti


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  • EdVedder

    Un saluto gigantesco al mitico Aldo (con la mia più profonda ammirazione per il libro da lei pubblicato, che ho amato tantissimo), e un ringraziamento sentito per tutto ciò che fai per noi futuri “emigranti” da anni, ormai… articolo interessantissimo (come sempre!), però avrei una domanda, se mi permette. Frequento l’ università di lingue per una naturale dedizione e un sentimento particolare verso l’ inglese e lo spagnolo, ma il livello di lingua impartito a livello pratico è PRESSOCHE’ NULLO (a differenza delle facoltà di mediazione linguistica, a quanto ne so…).
    Quindi stavo pensando di lasciare la facoltà per puntare i famosi attestati riconosciuti a livello internazionale (C1, C2, BULATS, IELTS, TOEFL, DELE ecc.) in modo da avere reali comeptenze di ascolto, parlato, comprensione in queste due determinate lingue.
    Vorrei un consiglio appunto dal signor Mencaraglia, secondo lei sarebbe una buona scelta, soprattutto da un punto di vista prettamente occupazionale? Cioè, in poche parole, un ragazzo di vent’ anni che conosce bene due lingue straniere, in paesi come Spagna, Usa, Canada, Australia o UK riuscirebbe a trovare lavoro anche come lavapiatti per dire?! Chiedo scusa per il papirone ma a causa dell’ insofferenza mia come di migliaia di studenti, senza contare lo stato delle cose in senso generico qui in Italia (istruzione in primis), l’ emigrazione mi sembrerebbe la via d’ uscita più naturale ed adatta. Un abbraccio grande a tutti gli emigranti italiani e non! :D

  • Pier Silverio

    Non sono Aldo ma ti do un mio parere lo stesso :D
    Secondo me, le lingue sono un mezzo e non un fine, e come tali (come ricorda sempre Aldo) sono imprescindibili: senza mezzi, non si raggiungono i fini. Ciò detto, studiare lingue all’università sarebbe sensato solo e soltanto se la quantità di lingue imparate risultasse rilevante (almeno 3 delle più parlate, ma 3 sono già poche) e il livello qualitativo fosse elevato (mai meno di un C1, e raggiunto anche in fretta), questo aprirebbe la strada alle carriere di traduzione, interprete, mediazioni intersocietarie estere, e qualcos’altro. Tra l’altro gli italiani partono comunque svantaggiati dato che la lingua madre non è una delle big.
    Altra questione è ‘dove’ vuoi andare: USA e Canada, avendo come conoscenze solo 2+1 lingua, direi che sono iraggiungibili (a meno di eventuali aperture straordinarie del Canada ai giovanissimi e privi di titoli, cosa che dubito), più accessibili i Paesi dal nostro lato dell’oceano, ma avendo solo le lingue puoi veramete fare solo il lavapiatti (o cameriere, forse), arrotondando con eventuali lezioni di lingue.
    L’avventura si può anche fare, ad es. da qualche parte parte in Inghilterra, ma secondo me, come strategia a lungo termine, devi seriamente pensare di “mettere sù” qualche competenza più specifica. Se c’è qualcosa che in questo mondo non conosce frontiere, è la manodopera specializzata. E non certo chi conosce le lingue.
    Tutto IMHO.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Ciao e grazie!

    innanzitutto io non studierei 2 lingue con l’obiettivo di andare a fare il lavapiatti.

    Se, purtroppo, il mondo accademico non insegna le lingue, bisogna impararle da soli. Per fortuna ci sono tanti strumenti disponibili a chi vuole fare veramente sul serio.

    I vari attestati che citi non dovrebbero essere un obiettivo bensi solo uno strumento per dimostrare la conoscenza della lingua quando richiesti. Ad esempio per visti lavorativi oppure per iscriversi all’universita’.

    Da soli non fanno la differenza. Un datore di lavoro in Australia non ti assumera’ solo perche’ hai un certo punteggio IELTS. Appena apri bocca sapra’ valutare la tua conoscenza dell’inglese e ti assumera’ (oppure no) in base a quella valutazione.

    Non me ne intendo del percorso universitario che stai facendo quindi non sono in grado di suggerire un percorso alternativo. Avere una laurea e’ meglio del non averla. Avere una laurea richiesta dal mondo del lavoro e’ meglio di averne una non richiesta.

    Ci sono molte interviste a traduttori qui su Italiansinfuga, spero possano essere d’aiuto.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    qualcos’altro che mi e’ venuto in mente.

    In che contesto vuoi usare le lingue? Sapere le lingue ma senza avere altre competenze all’interno delle quali sfruttarle limita le prospettive.

  • EdVedder

    Gentilissimo come sempre, la ringrazio molto per le risposte chiare ed esplicative.
    Sì, in realtà il mondo accademico insegna le lingue (anzi, alcune facoltà come le famose SSLMIT di Forlì e Trieste sono fiori all’ occhiello dell’ eccellenza linguistica europea) però bisogna scegliere con attenzione la facoltà. Dunque, premetto che il mio sogno sarebbe quello di diventare interprete/traduttore, quindi purtroppo riconosco che è stata una scelta sbagliata la mia. Già che ci sono, vorrei cogliere quest’ opportunità per far presente a tutti coloro che volessero iscriversi a lingue e letterature straniere di NON farlo se avete come obiettivo quello dell’ apprendimento linguistico pratico. Si studia molta, moltissima letteratura, (così come la storia dei paesi, le loro culture, il teatro e le arti) e pochissima lingua “viva”!
    Quindi, in sintesi, pensateci bene e non fate lo stesso errore mio! Purtroppo a quanto pare non sono l’ unico a pentirsi di aver scelto lingue :D

  • EdVedder

    Grazie mille per la tua risposta, gentilissimo.
    Ci tengo a precisare una cosa che potrebbe essere utile a tutti i lettori: In effetti non è possibile studiare all’ uni almeno tre lingue ad un ottimo livello di competenza, in quanto qui in Italia almeno possiamo studiare due lingue raggiungendo quindi una competenza C1 (ad esempio all’ Orientale di Napoli oppure alla Ca Foscari, tra le migliori) o C2 (Forlì e Trieste).
    Farne di più a livello personale senza laurea credo sarebbe un suicidio economico/ professionale, in quanto la maggior parte degli interpreti/traduttori esce proprio da queste facoltà in cui le lingue attivate sono proprio le più conosciute ed utilizzate (ossia, le classiche europee più russo, cinese, giapponese e arabo). Chiedo scusa per la precisazione e scusate gli innumerevoli papiri! :)

  • Pier Silverio

    Di nulla, e grazie anche a te per la conversazione (seppur breve).

  • Alfonso Giuseppi

    ..di sicuro aiuta anche chi non è qualificato in nessun campo-

  • wif

    Se vuoi specializzarti fai il MA all’estero e poi prenditi una specializzazione in qualcosa di diverso. In passato le lingue potevano essere una qualifica di per sé e portare pure alla carriera diplomatica, oggi sono solo un mezzo. Ciao!


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