Sarà anche un’isoletta di 300.000 persone però..

World Nomads Assicurazione Viaggi

Un articolo pubblicato da Bloomberg rivela come l’aver scelto di far fallire le banche nel 2008 sta permettendo all’Islanda di puntare ad un tasso di disoccupazione del 2%.

Leggi anche: 6 sorprendenti e piacevoli motivi per vivere in Islanda e 3 motivi per non viverci

Durante la crisi del 2008 l’Islanda scelse di far fallire le banche perché erano troppo grandi per essere salvate.

Ricordiamo che l’Islanda è un’isola nel bel mezzo dell’oceano Atlantico con una popolazione di circa trecentomila persone.

Mentre la zona euro sta cercando di gestire una disoccupazione da record, soprattutto nelle nazioni mediterranee, attualmente solo il 4% della forza lavoro islandese è disoccupato.

Il primo ministro Sigmundur D. Gunnlaugsson dice che anche questo livello di disoccupazione è troppo alto “vorremmo che la disoccupazione scendesse dal 4% fino al 2%. Questo può sembrare strano alla maggior parte delle nazioni occidentali ma gli islandesi non sono abituati ad essere disoccupati.”

Nell’ottobre 2008 l’Islanda fece notizia in seguito alla crisi economica di un settore bancario costruito sui debiti ma crollato nello spazio di poche settimane quando i mercati entrarono in crisi.

I cittadini si rifiutarono di sostenere le banche e queste fallirono facendo perdere ottantacinque miliardi di dollari ai creditori.

Il primo ministro Gunnlaugsson risponde ai creditori “questo non è debito pubblico e mai lo sarà. Il mio obiettivo è quello di ricostruire lo Stato sociale islandese.”

Questo approccio è stato positivamente giudicato dal Fondo Monetario Internazionale e da tanti economisti.

Ovviamente i creditori sono meno contenti…

Il budget governativo per il 2014 prevede una spesa pari al 43% dedicata al ministero per l’assistenza sociale, un livello immutato da quando è iniziata la crisi. Secondo Stefan Olafsson, professore di sociologia all’Università dell’Islanda, l’obiettivo primario posto sull’assistenza sociale è stato chiave per reinstaurare la crescita economica.

L’economia viene prevista in espansione, ad un tasso del 2,7% nel 2014. Questo è un valore superiore rispetto alla media per la zona dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (2,3%).

Tutto ciò non è stato senza difficoltà. L’inflazione ha raggiunto un picco del 19% durante gennaio 2009. Questo ha impattato l’Islanda più di altre nazioni perché la maggior parte dei mutui sono collegati all’indice dei prezzi al consumo. Di conseguenza le famiglie vedono salire il proprio debito di pari passo all’inflazione. Quest’ultima è scesa al 4,2% a dicembre.

Olafsson rivela “anche se stiamo spendendo più sull’assistenza sociale rispetto al passato, dobbiamo ricordarci che il potere di acquisto è sceso rispetto al 2008. Oltre ad aumentare la spesa relativa alla sanità e all’istruzione, il governo dovrebbe piazzare maggiore enfasi sull’incremento del potere di acquisto da parte dei cittadini. Questo è il problema principale.”

La maggior parte dell’inflazione islandese è conseguenza del cambio di valuta. La corona islandese si è apprezzata del 10% rispetto all’euro durante gli ultimi dodici mesi. Ciò nonostante il tasso di scambio attuale di 157 corone per ogni euro è superiore rispetto alla media registrata durante il 2007 di 88 corone per ogni euro.

Le promesse del primo ministro relative all’assistenza sociale contraddicono la posizione di altri governi nordici che stanno attualmente riducendo le risorse dedicate a questi programmi.

Cosa ne pensate?

Risparmia quando trasferisci soldi all'estero

come risparmiare con il cambio valuta