A 49 anni emigro con la famiglia in Norvegia

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Foto: Kilian Schönberger su Behance

Foto: Kilian Schönberger su Behance

Alessandro Nicolai è un carrozziere originario di Lanciano che a 49 anni si è trasferito in Norvegia con la famiglia.

Come siete finiti in Norvegia?

Mia moglie aveva un’amica norvegese, siamo venuti a trovarla e ci è piaciuta.

Erano già anni che andavo in giro per l’Europa per trovare un posto dove trasferirci al di fuori dell’Italia.

In Italia cosa facevate?

Io lavoravo in Fiat e mia moglie in un’agenzia viaggi.

I mie 4 figli (3 femmine) stavano crescendo, parlavano tra di loro riguardo le poche prospettive lavorative e iniziavano a pensare di andare all’estero dove altri amici si erano già trasferiti.

Abbiamo innanzitutto preso in considerazione l’Australia ma la barriera del visto si è rivelata troppo alta e abbiamo lasciato perdere.

Poi siamo andati a Liverpool, in Inghilterra, ma pioveva sempre e a mia moglie non piaceva.

Allora abbiamo valutato la Norvegia. Siamo venuti a vedere, ci è piaciuto e abbiamo fatto questo passo.

Adesso sono 2 anni che siamo qua.

Quindi la vostra amica era una norvegese?

Sì, una norvegese sposata con un Italiano per cui parlava molto bene italiano e ci ha sempre invitato a venire a trovarli.

Dove in Norvegia?

Viviamo nel sud della Norvegia, a Arendal, una città di circa 40.000 abitanti, per la Norvegia è abbastanza grande.

Come si trovano i figli?

Bene. Il più piccolo è quello che ha fatto meno fatica.

La media ha avuto dei problemi legati alla poca conoscenza della lingua.

La più grande è venuta a scuola di norvegese con me e mia moglie e dopo cinque mesi ha iniziato a ingranare e a lavorare. Adesso è quasi un anno che lavora da McDonalds.

Come ti sei trovato a studiare il norvegese?

E’ molto difficile perché non li riesco a capire quando loro parlano soprattutto gli anziani e quando parlano con un dialetto più stretto.

Facciamo fatica sia io che mia moglie.

Continuiamo ad impegnarci, a studiare e i norvegesi ti aiutano molto ma è anche l’età.

Avete trovato lavoro?

Sì. Di lavoro ce n’e’ tanto ma i Norvegesi insistono molto sulla conoscenza della lingua.

I datori di lavoro norvegesi se sai la lingua ti prendono altrimenti no.

Noi lavoriamo con i datori di lavoro stranieri. Ci sono molti arabi, molti africani che sono qui da 10, 20 anni ed hanno la loro attività.

Io lavoro in una concessionaria e non pretendono più di tanto che io capisca il norvegese.

Siete lì da 2 anni, ormai vi siete sistemati!

Sì. Ci siamo creati il nostro giro di amicizie, sia norvegesi che stranieri. Ci siamo inseriti. Noi quando comunichiamo con i Norvegesi facciamo un po’ fatica mentre i nostri figli vanno alla grande.

Avete intenzione di tornare in Italia un giorno oppure no?

No. In Italia no. Noi adulti no. I figli ogni tanto ci pensano ma poi quando vedono la realtà dei loro cugini, dei loro amici… stanno lasciando anche loro l’idea di tornare.

Agli amici rimasti in Italia tu cosa dici della Norvegia?

Prima mi dicevano che ci vuole coraggio a partire a questa età. Penso che per fare questo passo devi avere il sostegno della famiglia che ti accompagna altrimenti non ce la fai perché ai primi problemi che trovi inizi a mettere dei paletti.

Noi ci siamo sempre aiutati fra di noi. Il piccolino ogni tanto ci aiuta con la lingua e adesso stiamo bene.

Qua si sta bene. E’ un Paese dove ti lasciano vivere. La gente si fa i fatti suoi.

Qua lo Stato ti aiuta. I miei figli fino a 19 ricevono cure dentistiche gratuite. Chi vuole studiare corsi universitari richiesti dal mercato del lavoro riceve un sostegno economico da parte dello Stato che si ripaga poi con comodo quando si inizia a lavorare.

Le tasse non sono alte come l’Italia.

Dove vivo io in affitto non pago l’acqua calda, la wi-fi, l’immondizia, l’acqua potabile.

La benzina se vai a fare il pieno di lunedì mattina, dalle 7 alle 11, la paghi pochissimo.

Ci sono dei lati negativi della Norvegia?

La lingua. Vogliono la lingua. Non è più come 40 anni fa che si poteva arrivare e vivere senza conoscere il Norvegese.

Il mangiare, scarsissimo, anche nei supermercati.

Che differenze ci sono tra fare il carrozziere in Italia ed in Norvegia?

In Italia ti sfruttano di più. Pretendono, pretendono. Qui in Norvegia all’inizio mi hanno detto che lavoravo troppo veloce. Alle 5 si finisce e vai a casa. Se devi lavorare un minuto di più ti pagano lo straordinario. Il sabato ti pagano il doppio. Ti pagano quello che ti spetta perché qua la legge aiuta il popolo, non aiuta il datore di lavoro.

Twitta! “In Norvegia, se devi lavorare un minuto di più ti pagano lo straordinario.” – Alessandro Nicolai http://ctt.ec/5oh1i+ @italiansinfuga

Grazie Alessandro e buon proseguimento a tutta la famiglia!

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commenti


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  • entrepreneur

    Lo Stato Italiano aiuta il datore di lavoro ? Il Problema e’ che un lavoratore specializzato di 49 anni con 4 figli assumerlo costa come un centro commerciale in fatto di contributi e tasse.

  • Ringhio

    Alessandro, un coraggio da leone. Complimenti davvero, prendere famiglia, e mica piccola, a 50 anni e trasferirsi vicino al polo nord (un pezzo della Norvegia fa parte del circolo polare artico) è un esempio di grande lucidità e visione d’insieme.

    “Home is where we are together”

  • Veritas

    Un coraggio da leone. Vero. Inoltre, interessante notare come la Norvegia – ma vale per altri paesi del Nord europa – abbia un sistema reale in grado di aiutare le famiglie, i corsi di studio e l’Università. Ci sono stato varie volte per lavoro ed ho sempre fatto molte domande ai miei importatori. In sintesi: le tasse sono alte ma più basse che in ITA, il costo della vita (ad eccezione di Oslo, molto cara) è di poco inferiore ad una città media italiana del nord. In sintesi: i conti in ITA non tornano perchè ai vertici del “Bel Paese” non interessa nulla dei propri cittadini. Anzi, hanno solo difeso alcune categorie professionali a sfavore di altre. In Italia, poi, i proprietari delle aziendine vanno avanti grazie al nero che ha fatto negli anni, sottopagando i lavoratori ma avendo una pletora di schiavi, o YES men che ivi si riproducono come insetti.

  • Daniele Luigi Campioli

    Non mi è piaciuto quando dice “Ti pagano quello che ti spetta perché qua la legge aiuta il popolo, non aiuta il datore di lavoro.” Come dire che in Italia lo stato aiuta gli imprenditori… Non ha una visione molto obiettiva. In Italia lo stato non aiuta nessuno, e men che meno gli imprenditori (Fiat non fa parte degli imprenditori, ma della cricca di governo; prova é che ora, non essendo più chiamata a dividere la torta, se ne va). A parte questo complimenti. Ha fatto bene bene ad andarsene.


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