Marco ha scoperto cose in Cina che io neanche immaginavo

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Foto: Marco Bencinvenga su Flickr

Foto: Marco Bencinvenga su Flickr

Marco Bencivenga sta facendo la tesi in Cina e condivide la sua esperienza sul blog ‘Marco va in Cina‘.

Laureando in Architettura, perché andare a fare parte della tesi in Cina?

Il recupero di edifici industriali dismessi mi ha sempre affascinato. In effetti l’interesse è maturato soprattutto perché, studiando a Napoli, varie volte ho avuto modo di affrontare problematiche legate all’area industriale di Bagnoli, un’area dal potenziale enorme.

Per cui, mentre continuavo a lavorare su un’altra tesi già avviata prima dell’estate e poi abbandonata dopo il mio arrivo qui, è arrivata comunicazione dalla Jiangnan University di Wuxi: accolta la mia domanda con la quale avevo partecipato a un bando di ateneo per mobilità internazionale.

Partecipai al bando scegliendo tra le varie mete la Cina perché, essendo un curiosone, avevo voglia di stimoli nuovi (i miei viaggi di studio all’estero durante gli anni universitari sono sempre avvenuti in Europa), sia dal punto di vista accademico che dal punto di vista culturale, e soprattutto perché avevo voglia di affrontare un’esperienza di vita, partendo da solo, in un mondo così lontano dal nostro non solo geograficamente, dove le opportunità di lavoro nel mondo dell’edilizia sono ben diverse dalle nostre.

Di cosa ti occuperai durante la permanenza presso la Jiangnan University?

Mi occupo del recupero funzionale di un ex industria di farina, Maoxin Flour Factory, e della riqualificazione strategica dell’area circostante (il sito, collocato dove una volta vi era la porta occidentale della città di Wuxi, è pieno di storia), proponendo soluzioni in grado di fare sistema tra il patrimonio industriale di Wuxi (uno dei più importanti in Cina), la passeggiata lungo il Canale, le attrazioni di interesse storico del centro antico (all’interno del perimetro delle mura di un tempo, distrutte negli anni ’50), nuovi itinerari turistici.

La Maoxin Factory, costruita dai fratelli Rong (imprenditori cinesi che dagli inizi del ‘900 hanno costruito centinaia di fabbriche in Cina) è stata ristrutturata pochi anni fa, e presenta al suo interno molti macchinari (perlopiù di importazione angloamericana) che raccontano storie di lavoratori cinesi instancabili e di “potenti” decisori delle loro sorti e, in parte, delle sorti della Cina industriale.

Qui a Wuxi (come in tante altre città cinesi) il tema del recupero industriale sta acquisendo sempre più importanza, dal momento che di industrie in Cina ce ne sono tantissime, e il trend, che fino a pochi anni fa vedeva la demolizione in blocco di tali testimonianze storiche senza se e senza ma, sta fortunatamente cambiando.

La professoressa cinese (Architetto) che mi sta seguendo qua in Cina ha viaggiato spesso in Europa, per cui è molto sensibile a concetti quali restauro, recupero, riqualificazione, verso i quali la Cina strizza l’occhio da poco tempo.

Sono affiancato da una studentessa cinese, laureanda in Landscape design, dalla quale sto imparando molto dal punto di vista della progettazione paesaggistica cinese, ben diversa da quella europea.

Considerato il costo della vita in Cina, e i costi che sto affrontando nel campus in cui vivo, la borsa di studio è sufficiente a coprire le mie spese.

Prime impressioni dell’ambiente universitario in Cina?

Dignità e rispetto.

Dal primo giorno che sono entrato in facoltà qui nel campus (School of Design, Jiangnan University) ho notato quanto sia diverso l’approccio dei professori cinesi rispetto ai nostri… (certo non si può generalizzare e le eccezioni esistono ovunque). Nel dipartimento di landscape design, dove studio ogni giorno, si studia benissimo… silenzio, pace, uccellini e tutto verde intorno, gentilezza…qua lo studio e l’insegnamento sono una cosa seria… mai un Professore arriverebbe in ritardo o (come a volte succede da noi in Italia) farebbe assenza.

I mezzi e le finanze che hanno a disposizione sono diversi dalle nostre… fatto sta che quel che hanno lo sfruttano al massimo e quando, ad esempio, ogni mese arriva il corriere per consegnare le riviste di settore (si tratti del dipartimento di interior design piuttosto che di product design) gli studenti scartano il tutto con estrema delicatezza (quasi fossero reliquie) e puoi stare certo che quelle riviste che paga l’università saranno sfogliate più e più volte con molto rispetto, anche al di là dei contenuti…non sto dicendo che tutto ciò non avviene anche da noi…ma l’atteggiamento, la passione e l’umiltà sono differenti…più genuini.

Detto ciò, ci sono molti intrighi tra Università e Governo Cinese, e spesso alcuni professori insegnano grazie a conoscenze o perché fungono da “spia”.

Ma nonostante tutto, c’è più meritocrazia qua che in Italia, sia negli ambienti Universitari che in quelli del lavoro.

Quali sono le cose che hai notato contraddistinguono di più i tuoi coetanei cinesi rispetto a quelli italiani?

La Cina è un Paese ricco di contraddizioni, per cui risponderò generalizzando e in modo sintetico.

Premesso che ci sono molti problemi legati al sistema educativo in Cina (intendo i metodi di insegnamento e i programmi scolastici previsti dalle scuole pubbliche), la maggior parte dei ragazzi cinesi agisce secondo il ragionamento “I have to”, e non “I want to”.

Sono molto ligi al dovere, e talvolta l’essere troppo responsabili e obbedienti li porta a ragionare poco con la propria testa e a cercare la via più breve per risolvere questioni, senza rischiare.

Forse perché la “velocità cinese” è molto più veloce di quella italiana, e spesso ciò è sinonimo di superficialità.

Dopotutto, ci sono molti ragazzi che decidono di rompere col sistema, le abitudini, e espatriano o diventano imprenditori di se stessi qua in Cina.

E questi ultimi hanno sicuramente una marcia in più, perché integrano pragmaticità cinese con ricerca e cura del dettaglio, propri del modo di fare italiano.

Per il resto, ho notato molta solidarietà tra i miei coetanei cinesi, credono nei valori veri e si emozionano per le piccole cose.
C’è molta più genuinità nei rapporti interpersonali, e i concetti legati all’apparire (tipici della società consumistica e globalizzata italiana) sono lontani dal loro modo di affrontare il quotidiano.

Ci descrivi Wuxi, la città dove ti trovi?

Wuxi è la seconda città più grande della provincia dello Jiangsu (più di 5 milioni di abitanti).

Divisa a metà dal lago Taihu, secondo lago più grande della Cina di acqua dolce, Wuxi è conosciuta come la “little Shanghai”.

In effetti, essendo stato anche a Shanghai, posso dire che, per quanto il progresso sia visibile in ogni parte di Wuxi (quartieri residenziali che stanno nascendo dal nulla, grattacieli sempre più alti per rispondere alla crescente domanda di alloggi), la città è ancora tipicamente cinese (sarà per la storia millenaria che fortunatamente ancora si respira).

Wuxi è stato uno dei quattro principali mercati cinesi del riso, la prima città nella quale la famiglia Rong ha investito agli inizi del ‘900 realizzando le prime industrie e importando dall’Inghilterra la tecnologia e la modalità del produrre in serie. Oggi è una metropoli moderna, tra le prime 10 città in Cina per PIL (dati del 2012).

La pianta della città ha una forma approssimativamente circolare che si adatta al corso del canale principale, ramo dello Yangtze river.
Consiglio di visitare i numerosi parchi urbani in centro città, Huishan town, Jichang garden (stupendo giardino cinese, le cui foto, tra le altre, sono nella mia raccolta made in China), Nanchang Street, passeggiare lungo il lago Taihu con più di 90 isole (da non perdere le tre isole poste al centro di esso, chiamate Isole della Tartaruga, poiché la loro sagoma sembra ricordare l’animale considerato sacro dai cinesi, simbolo di lunga vita).

Che consigli daresti a chi sta pensando di fare la tesi in Cina come te?

Assolutamente non pensarci due volte e partire! La Cina vi stupirà.

Certo, non è un posto per coloro che hanno esigenze particolari riguardo cibo, comforts vari…i primi tempi non sono facili, soprattutto per noi italiani legati a certe abitudini. L’importante è porsi in modo paziente e rispettare le tradizioni cinesi, essere open minded…lo scambio culturale e l’integrazione tra i modi di fare europeo e cinese faranno il loro, e non potete immaginare quante cose potrete apprezzare ed imparare da questa cultura!

I cinesi possono sembrare “freddi” a un primo approccio, ma una volta che guadagnate la loro fiducia, vi daranno tutto se stessi.
Se (come me) partite da soli, prima della partenza cominciate a fare un po’ di amicizie cinesi tramite software come QQ e Wechat (qua utilizzatissimi)…trovare ragazzi e ragazze cinesi che parlano inglese, e che vi aiuteranno al vostro arrivo, sarà un gioco da ragazzi!

Grazie Marco e buon proseguimento in Cina!

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commenti





  • gt

    Non ho ben capito da quanto.tempo.é in cina ma, se é per la tesi, non.credo da molto e per molto.

    A parte uno studio “accademico” della faccenda mi.sembra di vedre una generalizzatione evcessiva.

    ma forse fraintendo.
    comunque in bocca al lupo.


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