Lavorare in 4 nazioni europee

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Ciudad de las Artes y las Ciencias - Foto: Neomede su Flickr

Ciudad de las Artes y las Ciencias – Foto: Neomede su Flickr

 

Felice Allievi condivide la sua esperienza di lavoro in 4 nazioni europee.

Dopo una prima esperienza lavorativa in Italia, nel 2005 sei andato a lavorare a Londra. Come mai?

Durante la stesura della mia tesi di laurea, mi sono occupato della progettazione di strutture complesse in ambito non-lineare e mi sono confrontato con testi e pubblicazioni realizzate principalmente del mondo anglosassone.

È stato quindi per me fin dal principio chiaro che desideravo esplorare il mondo anglosassone per allargare i miei orizzonti e porre delle solide basi professionali.

Anche se appena laureato ho lavorato per 3 mesi in uno studio romano che mi voleva in pianta stabile nel loro organico, ho deciso di spostarmi a Londra.

Massimo Calda, il titolare di PRAS, cosciente del mio sincero desiderio di crescere professionalmente mi ha “raccomandato” alla Furness Partnership di Londra con cui aveva collaborato nel passato.

Ho lavorato per 2 anni in Furness P. imparando moltissimo non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e sopratutto del punto di vista organizzativo ed umano; decisamente l’esperienza in Furness è stata, per me, la chiave della mia crescita professionale e personale.


Dopo un paio di anni un altro salto, questa volta verso Valencia. Come si è presentata l’opportunità e perché la scelta?

Ho lasciato Londra per Valencia perché la mia famiglia e la mia fidanzata (ora mia moglie) mi volevano in Italia e guardando le offerte di lavoro in Italia avevo notato che spesso veniva richiesta la conoscenza della lingua spagnola.

Quindi per dare un passo deciso verso casa sono andato a fare un corso di spagnolo (full immersion di tre mesi) a Valencia.

Per ridurre i costi e lavorare durante il corso, ho inviato (via web) il mio curriculum ad alcuni studi selezionati, fra cui quello di Santiago Calatrava.

Un po’ di fortuna e tanti anni spesi nello studio di strutture complesse mi hanno dato la straordinaria opportunità di lavorare per uno dei miei “miti” giovanili.

Purtroppo tutto questo ha allontanato nel tempo e nello spazio la decisione iniziale di ritornare in Italia.

In quasi quattro anni ho avuto il privilegio unico di lavorare in alcune delle architetture più prestigiose e complesse realizzate nel mondo: World Trade center transportation hub e Ciudad de Las Artes y las Ciencias su tutte.

Che impatto ha avuto la crisi economica in Spagna sul tuo settore?

È molto complesso rispondere a questa domanda, perché lo studio di Santiago Calatrava di Valencia si è sempre occupato di progetti internazionali di grande importanza, che quindi non seguono le vicissitudini del settore privato spagnolo.

Chiaramente il clima di austerity (in particolare negli USA) a cui sono stati obbligati molti governi europei ed americani ha di fatto comportato la chiusura/rinvio di alcuni progetti a cui lavorava lo studio, e per questa ragione Santiago Calatrava ha deciso di chiudere l’ufficio di Valencia nel 2011 e mantenere solo le sedi di Zurigo e New York.

Adesso ti trovi in Norvegia. Di cosa ti occupi?

La direzione della Santiago Calatrava contestualmente alla chiusura ha proposto allo staff del dipartimento di ingegneria di Valencia di spostarsi nella sede di Zurigo.

Io e Fernando Ibanez (direttore del dipartimento) abbiamo deciso di non accettare l’offerta e invece di accettare la proposta di un ex collega, Gaute Mo, che ritornato nel suo paese natale, la Norvegia, aveva trovato una situazione molto dinamica e interessante.

Abbiamo quindi deciso di investire qualche risparmio per aprire uno studio di ingegneria con doppia sede (Oslo e Valencia) che lavorasse principalmente in progetti infrastrutturali (ponti, viadotti, passerelle, ma anche edificazione) in Norvegia.

È cosi nata Degree of Freedom Engineers che al momento ha uno staff di 14 persone (compresi noi tre soci) e che collabora attivamente con due leader di settore in Norvegia e nel mondo Multiconsult e WSP Group alla realizzazione di complesse opere infrastrutturali. Al momento sono il direttore responsabile della sede di Oslo.

Quattro nazioni diverse. Differenze nell’esercitare la professione di ingegnere?

La professione di ingegnere è molto legata alla società/cultura in cui viene esercitata, ma allo stesso tempo è basata su conoscenze scientifiche e tecnologiche (matematica, fisica, scienza delle costruzioni …) comuni a tutte le nazioni moderne.

Esercitare la professione in nazioni differenti è quindi un ottimo modo per valutare criticamente consuetudini e pratiche professionali spesso date per assodate ma decisamente non “ottimali”.

Personalmente ho potuto constatare due aspetti che considero assolutamente negativi nel mondo professionale italiano: a) valutazioni/scelte dettate dal contingente e non dal lungo periodo (riluttanza ad investire in formazione dei giovani, poca propensione a associare professionisti emergenti, scarsa internazionalizzazione, pochi investimenti in nuove tecnologie); b) tendenza a non specializzarsi ed ad utilizzare risorse qualificate per lavori di basso profilo (approfittando del bassissimo costo orario di un giovane ingegnere italiano oggi).

Che consigli daresti agli ingegneri che vogliono sviluppare la propria carriera in ambito europeo?

Il primo consiglio che mi sento di dare ad un giovane ingegnere italiano è di non accettare lavori inutili, lavori che non permettono di acquisire quel bagaglio di esperienze necessarie alla formazione di un ingegnere.

Un professionista deve pretendere di essere formato da chi lo ha assunto, e questo processo di apprendimento non deve (dovrebbe) mai concludersi.

Le esperienze all’estero allargano enormemente il proprio bagaglio di conoscenze professionali ed aiutano ad imparare nuove lingue (e culture), aumentando esponenzialmente la possibilità di “vendere” il proprio lavoro sul mercato globale.

Infine è fondamentale cercare di coniugare due aspetti della nostra professione, apparentemente antitetici, per poter aspirare a posizioni di prestigio: da un lato specializzarsi (e quindi diventare esperto di un dato settore, sia da un punto di vista teorico che pratico) e dall’altro mantenere una visione globale del nostro lavoro (che implica un lavoro interdisciplinare con architetti, fisici, ingegneri di altri settori) e delle relazioni che implica in un mercato globale sempre più complesso ed inter-connesso.

Grazie Felice e buon proseguimento in Norvegia!

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commenti





  • Enrico Crobu

    Bella interviste, Felice, mi fa piacere leggerti ogni tanto :-) speriamo di rivederci in futuro. Un abbraccio!

  • Francesca

    che bello leggere esperienze positive, bravo Felice!

  • Felice Allievi

    Grazie Enrico!! anche a me farebbe molto piacere riuscire a rivederci nel prossimo futuro, se passi da Oslo fammi sapere!!! Ho visto alcuni video che hai postato su G+ e sono curioso di capire a cosa lavori al momento … magari prima o poi riusciamo a fari una chiaccherata almeno per skype!! un abbraccio e a presto ;)

  • Felice Allievi

    Grazie Francesca!

  • Fran Cesca

    complimenti Felice, in bocca al lupo per il tuo futuro professionale.

  • Cristian Vairo

    Grazie Felice per il tuo report, con cui, inutile dirlo, mi ritrovo d’accordo in pieno. Davvero un ottimo percorso. Complimenti e buona fortuna per il tuo futuro!

  • Marco

    Ciao Felice, volevo chiederti se potevi darmi informazioni riguardo la cittadinanza norvegese.

  • Marco

    Ciao Felice, volevo chiederti se potevi darmi informazioni riguardo la cittadinanza norvegese. Grazie :)


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