Lavoro: cosa succederà nel 2014

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Dan Schawbel ha pubblicato su Forbes le 9 tendenze per l’ambiente del lavoro durante il 2014.

A dir la verità, l’articolo originale include 10 tendenze ma una di queste (Obamacare) è talmente unica agli Stati Uniti che ho pensato di ometterla.

Traduco liberamente l’articolo per voi.

Il 2014 sarà un anno di assestamento. L’idea di “lavoro” cambierà in concomitanza con il pensionamento dei ‘boomers’ e con il maggior numero di persone che lavoreranno da casa.

Le procedure di assunzione inizieranno a cambiare perché molti selezionatori si affideranno sempre di più a Internet e la parola “reputazione” diventerà sempre più importante sia per i lavoratori che per le aziende.

Ecco le tendenze che penso influenzeranno il mondo del lavoro l’anno prossimo.

1. Il freelancing diventerà normale

Un terzo della forza lavoro americana è costituita da freelance (diciassette milioni di persone), persone che lavorano a contratto e consulenti.

Tra sei anni il loro numero sarà superiore al numero di impiegati a tempo pieno.

Le aziende risparmiano soldi attraverso l’utilizzo dei servizi di freelance perché non devono pagare loro benefits e vogliono assumere esperti che possono completare progetti molto specializzati.

Questo significa che molti professionisti lavoreranno da casa invece di lavorare in un ufficio tradizionale e questo aiuta le aziende a risparmiare ulteriori risorse.

2. Il divario di paga tra uomini e donne inizierà a chiudersi

Attualmente negli Stati Uniti non c’è molta differenza di paga tra i sessi per la generazione più giovane di lavoratori.

Il divario continuerà a diminuire perché il numero di lavoratori giovani continuerà a salire.

Grazie alla crescente istruzione delle donne e all’abbandono della forza lavoro da parte di uomini, il divario si chiuderà sempre di più.

Questo è anche dovuto al maggior senso di uguaglianza presente nelle generazioni più giovani.

3. L’economia rallenta lo sviluppo della carriera

L’economia ha impattato la forza lavoro molto duramente e non ci sono segnali chiari all’orizzonte di un cambiamento di tendenza.

Le previsioni sono di un tasso di disoccupazione statunitense costante, intorno all’8%, durante il 2014 mentre il tasso di disoccupazione per i giovani statunitensi dovrebbe essere intorno al 15,9%.

Indagini di mercato hanno evidenziato che i lavoratori sotto i trent’anni sono quelli che con più probabilità sono tornati a vivere con i loro genitori a casa di difficoltà finanziarie.

I lavoratori inoltre raggiungono un salario medio di 42.000 dollari all’anno all’età di 30 anni mentre nel 1980 ci riuscivano a 26 anni.

Attualmente milioni di giovani tornano a casa dai genitori quando si laureano.

Molti neo laureati stanno finalmente ottenendo internships ma questo rallenta la loro capacità di ottenere un lavoro a tempo pieno.

Lauree e internships non assicurano più un successivo posto di lavoro e l’economia ha rallentato lo sviluppo della propria carriera per molti dipendenti.

4. I Boomers vanno in pensione e questo cambia la demografia dell’ambiente di lavoro

Vedremo tantissimi boomers andare in pensione all’inizio del prossimo anno e questo causerà grandi cambiamenti della demografia dell’ambiente di lavoro.

Il 18% dei boomers statunitensi andrà in pensione entro i prossimi cinque anni.

Uno dei più grandi problemi per le aziende sarà quello di pianificare la successione all’interno dell’azienda stessa.

Dovranno addestrare i lavoratori appartenenti alla generazione X e alla generazione Y altrimenti rischiano di andare incontro a grandi problemi.

Questo offrirà nuove opportunità alle nuove generazioni che si dimostrano fedeli ad un’azienda.

5. I datori di lavoro creeranno nuove metodologie per filtrare i candidati

Con il passare del tempo sta diventando sempre più difficile ottenere un lavoro perché ci sono molti più aspiranti lavoratori per un numero inferiore di posizioni aperte.

In passato ho definito questo problema il “buco nero dei curriculum”.

Le aziende, in particolare quelle più grandi, stanno trovando nuovi modi per selezionare i candidati.

Uno di questi è eliminare tutti quelli che non sono in possesso di una laurea.

Il secondo modo è quello di usare i social networks per scremare i candidati.

Jobvite.com rivela che il 94% dei datori di lavoro usa i social networks per la selezione del personale e prevedo che quel numero sarà pari al 100% il prossimo anno.

Anche aziende piccole e di medie dimensioni danno un’occhiata alla vostra presenza on-line prima di offrirvi un colloquio di lavoro per controllare se vi inserireste all’interno della cultura aziendale e per vedere se ci sia niente di negativo che compare quando il vostro nome viene trovato su Internet.

6. Più aziende offriranno programmi di benessere

La salute ed il benessere sul luogo del lavoro diventerà un argomento di cui si parlerà molto il prossimo anno.

Le aziende saranno in grado di usare ricompense finanziarie e penalizzazioni per incoraggiare comportamenti più salutari.

Attualmente dipendenti che fumano costano alle aziende una media di 5.800 dollari all’anno ciascuno mentre impiegati depressi costano alle aziende statunitensi 23 miliardi di dollari all’anno in perdita di produttività.

Le aziende sanno che possono risparmiare molti soldi, essere più produttive ed efficaci con una forza lavoro più in salute.

7. La ricerca lavoro diventa costante

Vari sondaggi rivelano che i lavoratori sono alla continua ricerca di nuovi lavori ed opportunità.

Le persone non sono più soddisfatte con il lavoro che fanno quindi continuano a cercarne un altro anche subito dopo averne trovato uno.

La maggioranza dei lavoratori conduce una ricerca lavoro mentre sono impiegati per un’altra ditta.

Il Bureau of Labor Statistics rivela che i lavoratori avranno in media 11 lavori diversi tra i 18 e i 34 anni. Con l’andare del tempo questa mobilità aumenterà grazie a Internet.

8. Il ritorno sull’investimento dell’università verrà analizzato molto più attentamente

L’anno prossimo le università dovranno giustificare molto di più il costo degli studi. Quest’ultimo sta aumentando sempre di più e sta diventando sempre più difficile per gli studenti ripagare i prestiti e andare a vivere per conto proprio. Di conseguenza le università si trovano costrette a giustificare il valore delle lauree offerte.

9. La reputazione diventa sempre più importante sia per i lavoratori che per le aziende

La parola “reputazione” sarà discussa ampiamente perché le persone saranno assunte e promosse anche in base ad essa e vorranno lavorare solo per un’azienda che gode di una positiva reputazione.

Le aziende vogliono assumere un candidato in possesso di una reputazione costruita su risultati. Il lavoratore dal canto suo sta iniziando a giudicare le varie aziende in base alla reputazione quando sta decidendo dove andare a lavorare. Un recente sondaggio da parte di CareerBuilder rivela che il 75% circa degli aspiranti lavoratori accetterebbe un salario inferiore in cambio dell’opportunità di lavorare per un buon marchio e una buona azienda.

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

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Comments

  1. novecentosedici says

    Lo dico da laureato, il punto 5 è agghiacciante… la moda della laurea (perchè di moda si tratta) è assurda, vogliono laureati ovunque, per qualisasi posizione aziendale, più per prestigio che per reale posizione coperta. Purtroppo questo nuovo modello aziendale è stato sposato sia negli USA, in Europa che in Asia (Cina in primis). Demenziale e controproducente sulla lunga distanza, per uno che farà carriera ce ne saranno novantanove rimasti al palo ma con costi altissimi gravati sulla famiglia di origine per pagare l’intero corso di laurea. In tutto questo le aziende metteranno come soglia minima d’ingresso ai posti di lavoro la laurea ma, giocoforza il rapporto domanda/offerta, gli stipendi saranno bassi, molto bassi tranne posizioni particolari ricoperte da ricercatori o dottorati vari. Assurdo, questo modello di sviluppo non è assolutamente sostenibile.

  2. fase says

    sul punto 1) lavoro freelance mi è ritornato alla mente un articolo pubblicato qui riguardante i criteri di selezione di importanti cacciatori di teste/selezionatori (se non ricordo male americani) … ecco tra le varie cose si diceva che i periodi di lavoro freelance indicati nel CV non veniva considerati positivamente in quanto veniva visti come periodo di “non lavoro effettivo” … come una sorta di tappabuchi tra un periodo di assunzione e l’altro …
    qui invece si dice che il freelancing diventarà “normale” e coinvolgerà sempre più persone, dando per scontato che sia a tutti gli effetti una modalità di lavoro !
    dunque dove sta la verità ? me lo sono chiesta perché io lavoro come freelance da 7 anni e preparando il mio CV in inglese mi sono chiesta come presentare sulla carta questa forma di forma di lavoro autonomo …

  3. mario.busigner says

    Comunque io non ho nessun odio, polemica per le aziende Italiane e il loro sistema, perche’ con la crisi che c’e’ al momento , ogni volta che vado ad un colloquio di lavoro e conosco una nuova azienda, la osservo come un documentario di Piero Angela, sulla soppravvivenza di una specie,

    e volte mi fa anche tenerezza.

  4. mario.busigner says

    Infatti, quello che dice Daniele e’ che oggi in un ufficio marketing di una azienda ITALIANA, ci sono sempre parenti e amici stretti. E’ vero quello che viene riportato sull’uso dei social network. Io , li uso al contrario, per verificare la reputazione di una azienda, capire le sue risorse finanziarie,e, in particolare,
    se ho che fare con una persona che lavora nel marketing, perche’ al momento sono i piu’ INSOLVENTI.

  5. says

    Ciao Daniele

    in base alla mia esperienza non contano quanto contano in Italia ma esistono comunque….

    Tutto il mondo e’ paese, alcune nazioni sono piu paese di altre..

  6. Daniele, Napoli says

    grazie, Aldo.
    Anche se ormai ho superato gli …anta e non credo di avere più speranze di trasferirmi all’estero, continuo a seguirti con interesse; tramite feed.
    Riguardo a codesto articolo, mi piacerebbe sapere quanto contano le parentele / amicizie all’estero.
    Qui in Italia, soprattutto nel Meridione, contano molto. Ogni tanto mi è capitato di commentare un articolo scrivendo che politici e sindacalisti dovrebbero diffondere la cultura di creare una piccola o media impresa anziché aiutare chi va da loro per “consiglio”. Ma non so se le cose stiano cambiando, anche perché leggo il rapporto 2012 di Transparency International in cui dicono che il nostro Bel Paese rimane fra le nazioni più corrotte.

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