E se non fosse necessario lasciare l’Italia?

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Articolo di Luca Girardini.

“Cerco lavoro in fabbrica, ma le fabbriche delocalizzano!”;

“Cerco lavoro in azienda ma c’è la crisi e non trovo niente!!!”;

“Cerco lavoro all’estero ma non è facile perché comunque emigrare non è per niente semplice!!!”….

Dove diavolo trovo qualcuno che mi dia lavoro?

E che soprattutto mi dia quella stabilità per mettermi tranquillo?

Questi sono i temi caldi di quasi tutti i blog o siti dedicati a chi vuole emigrare, o che vuol trovare lavoro.

Spesso le due cose sono collegate: uno cerca lavoro, non lo trova, lo cerca all’estero.

Ed io ci sono passato per tutto ciò.

Andai all’estero a lavorare, ci rimasi molti anni, poi tornai e decisi che semplicemente…..volevo gestirmi il mio tempo ed il mio lavoro.

Come?

Sto scrivendo questo post è per analizzare, dal mio personale punto di vista, come ci si può atteggiare di fronte al mondo del lavoro, che nuove possibilità ci sono al giorno d’oggi, ma soprattutto voglio un po’ fare un ragionamento sul senso profondo di tutto ciò: lavoro, tempo, prospettive, felicità.

La mia esperienza è questa: dopo alcuni anni di lavoro come architetto all’estero decisi di lasciare tutto e di provare a rendere proficua la mia passione e diventare fotografo di architettura (potete leggere il post di riferimento per saperne un po’ di piú).

Decisi di tornare in Italia e di dedicare del tempo allo sviluppo di una professione che ha bisogno di molti anni per entrare a regime e darmi le soddisfazioni monetarie di cui normalmente si ha bisogno.

In realtà stavo inseguendo un’altra cosa parallelamente: la gestione del mio tempo, e la coscienza che la cosa più importante che abbiamo sono quelle 24 ore giornaliere, che spesso impieghiamo in modo sbagliato.

La strada era quella e iniziai a percorrerla: crescere poco a poco nella professione di fotografo e nel frattempo mantenermi con qualcos’altro.

Bravo direte voi, ecco che per sopravvivere hai bisogno di un lavoro in un’azienda, in fabbrica o al bar, e qualcuno che mensilmente ti dia uno stipendio in modo da obbligarti a stare lì anche il mese dopo.

In effetti il mio progetto di indipendenza non era completo se non potevo mantenermi, e in effetti da subito i problemi economici si fecero sentire.

Finché un giorno un amico, tra una birra e un vino mi disse: “perché non ti iscrivi a odesk?” ….. ed io “…che…?”.

Ed eccoci al punto.

Perché limitarsi a cercare lavoro a dipendenze di un solo capo, quando puoi averne tanti di capi e gestirteli come meglio ti pare, con tutta la flessibilità che vuoi?

Perché obbligarsi ad utilizzare ogni giorno le ore migliori del giorno in un ufficio che magari non ti esalta?

E la domanda spontanea è: e chi riesce a trovarli vari capi e quindi diventare freelance?

Vi voglio parlare di un sistema che si sta sviluppando sempre più negli ultimi anni, e che rappresenta veramente una certa rivoluzione:.

L’e-work (non so se si chiami così, ma può andare): internet, usare internet per lavorare a distanza, con delle piattaforme apposite di offro/cerco lavoro e gestione degli incarichi.

La maggior parte dei lavori al giorno d’oggi sono di servizi, ed analizzandoli bene si fanno da seduti di fronte al computer.

Allora perché non lo posso fare comodamente da casa?

Dopo quel consiglio del mio amico mi incuriosii e mi iscrissi ad www.odesk.com.

In soldoni questo sito, come altri, non è altro che una grande bacheca di annunci di offerte di lavoro a cui ti puoi iscrivere e se vieni contrattato puoi lavorare via internet.

Si abbattono così tutte le barriere geografiche, e con una connessione internet puoi muoverti e lavorare ovunque vuoi.

Vorrei a tal proposito collegarmi all’articolo ed alla guida di italiansinfuga “Guida per vivere e lavorare ovunque voi scegliate”.

Prendo come riferimento questa guida perché può aiutare a capire la linea di pensiero di quello che sto scrivendo, e di quello che sento.

Odesk è una piattaforma di lavoro su internet che funziona così:

Appena entri in Odesk puoi visualizzare un numero molto grande di offerte di lavoro in tutti i settori (come detto fattibili attraverso internet).

Una persona che ha un’azienda e ha bisogno di dare del lavoro a qualcuno mette il proprio annuncio (in inglese) e le persone che rispondono a quella ricerca di lavoro possono iscriversi.

L’Employer (datore di lavoro) fornisce i suoi termini di tempo, di soldi che vuole spendere, descrive le sue necessità e il profilo della persona che cerca. Se tu rispondi a quelle caratteristiche ti puoi iscrivere all’offerta di lavoro.

Successivamente potrai essere selezionato, fare un colloquio online, ed avere il lavoro.

La prima cosa che ti viene chiesta quando entri in odesk è quella di crearti un profilo, e questa vi posso assicurare che è tra le cose più importanti.

Il profilo deve rappresentare esattamente quello che sai fare: devi mettere esempi di lavori realizzati per conto tuo o per altri, descrivere brevemente chi sei e cosa fai, inserire le tue competenze informatiche, di formazione, precedenti lavori, lingua etc.

Insomma deve essere il miglior CV che tu abbia mai redatto.

Odesk fornisce dei video-tutorial molto buoni per aiutarti a compilare un buon profilo.

Tra le cose che possono far paura è la conoscenza dell’inglese.

Spesso ci si intimorisce e si pensa di non saperlo abbastanza.

Odesk ti chiede in questo di essere molto sincero e non mentire sulla tua competenza linguistica: ci sono lavori che comunque possono essere tranquillamente fatti anche senza una buona conoscenza dell’inglese, dipende ovviamente dal tuo profilo.

In questa fase a mio parere la cosa più importante è l’elenco dei lavori svolti precedentemente: deve risaltare, farsi notare, essere conciso e di impatto, in modo da venire notato in mezzo a molti altri.

Nel tuo profilo potrai mettere una tua tariffa oraria. Questa sarà indicativa, in quanto ogni lavoro a cui ti iscrivi si può inserire una tariffa che ritieni appropriata.

Prima di iniziare a cercare dei lavori su odesk è consigliabile effettuare dei test in cui si verificherà la tua competenza specifica su alcuni software. Inoltre ti si chiederà di passare un test obbligatorio in cui si dimostri che si è capito il funzionamento di odesk.

Dopo tutta questa fase preparatoria si può iniziare con la ricerca dei lavori.

Nella sezione “Find work” inserisci la tua parola chiave (nel mio caso ad esempio photographer, o architect o il nome di programmi che uso) e ti appare una lista di offerte lavoro abbastanza lunga.

C’è tutta una serie di filtri e ordini di visualizzazione applicabili per affinare la ricerca. La cosa importante è che offerte sono lì, ora basta solo coglierle.

In questo momento si introduce una fase molto importante della ricerca lavoro: la lettera di presentazione.

Come ogni lettera di presentazione deve essere concisa, sintetica, diretta, cordiale, che faccia vedere quello che sai fare e soprattutto che faccia capire al potenziale Employer che TU sei la persona che fa per loro.

Odesk fornisce dei tutorial anche per le lettere di presentazione. Hai inoltre la possibilità di allegare un file in cui fai vedere che hai delle capacità specifiche per quel tipo di lavoro, magari selezionando o aggiungendo cose dal tuo profilo.

In questa fase si inizia finalmente a parlare di soldi. Nella tua application dovrai inserire quella che è la tua richiesta di compenso. Ci sono due modi di essere pagati: con una tariffa oraria o a prezzo fisso per lavoro. La cosa interessante riguarda la tariffa oraria. Su queste cose tornerò dopo.

L’Employer inizia quindi a fare i colloqui e la sua selezione. Dapprima per email e poi in genere ci si scambia il contatto Skype. A me sono capitati datori di lavoro che volevano solo parlare per skype, altri solo per mail, ed altri che mi chiamavano addirittura al telefono. A volte ti verrà richiesto di fare un test, anche non pagato, in cui si verificheranno le tue reali competenze.

Se tutto va bene e trovate un compromesso economico verrai contrattato, ed inizierai a lavorare.

Ma come funziona il lavorare a distanza?

Quando lavori al computer, di solito lo fai su uno o vari software.

Odesk ha sviluppato un programma di “Hour-tracking” che ti conta le ore di lavoro che hai effettuato.

Gli si da lo start all’inizio e lui ogni 10 minuti (più o meno, a random) fa uno screen-shot del tuo schermo. Questa immagine sarà visualizzabile sia da te (e cancellabile se vuoi) che dal tuo employer, lui così potrà controllare il tuo lavoro e che non gli stai rubando i soldi.

Inoltre il programma verifica che ci sia attività sul computer, tipo click del mouse o battiti in tastiera. Ogni mezz’ora ti viene poi richiesto su cosa stai lavorando in quel momento.

Ci sono due cose interessanti in questo: l’orario di lavoro è più o meno un orario effettivo, perché è consigliabile che quando non lavori stacchi il programma.

La seconda cosa interessante è che se si sceglie di lavorare a tariffa oraria il pagamento è assicurato, in quanto al programma è direttamente legata la carta di credito del datore di lavoro.

Di solito i pagamenti tardano 10 giorni per arrivare e sono settimanali, e comunque gestibili dal sito.

Questo è a grosso modo il modo di lavorare su odesk. A parte i dettagli e le varianti, l’e-work si può intendere come bacheca di offerte di lavoro su scala internazionale. Le varie compagnie guadagnano una percentuale che l’employer aggiunge alla paga che rilascia al contractor.

In sé è un’idea semplice e quindi geniale: estendere i possibili interlocutori di lavoro a tutto il mondo. Io ne conosco altre due che più o meno hanno caratteristiche simili: www.elance.com e www.freelancer.com .

Ma ora veniamo a un po’ di pro e di contro.

Come lato negativo, basandomi sulla mia esperienza, c’è da dire un paio di cose.

La cosa più grossa è che aumentando la base di concorrenza ti trovi a competere con diverse aree geografiche del mondo, e spesso con persone che possono permettersi di lavorare a prezzi bassissimi.

Spesso si trovano employers che si rivolgono a questo mondo di e-work solo per risparmiare. Non è raro trovare offerte provenienti dagli USA o dall’Australia che offrono stipendi da 1$ a 5$ l’ora, il che per un europeo è un po’ basso.

Tutto è relativo, ma per limitare un po’ questi annunci speculativi ultimamente odesk ha inserito la possibilità di far indicare dall’employer se l’offerta di lavoro ha come scopo il solo risparmio o se la ricerca di persone qualificate.

Un altro lato negativo può essere la non certezza di continuità nel lavoro.

Spesso i lavori durano poco tempo, e comunque è difficile trovare un employer che ti dia lavoro stabilmente come se fossi un dipendente.

È vero che molti di loro offrono possibilità di collaborazioni a lungo termine, ma sono sempre collaborazioni variabili in base alla quantità di lavoro che ha il tuo employer. Non firmi un contratto, e quindi non è garantito lo stipendio finale.

Secondo me il punto caldo della questione è: cosa si vuole dal lavoro e cosa si vuole dalla vita.

A parere mio o ci si mette in gioco stimolandosi e si continua a cercare qualcosa di nuovo e migliore (per esempio tanti employers sempre meglio in odesk, che tutti assieme ti garantiscano comunque uno stipendio medio accettabile) o si accetta una routine che il più delle volte comporta una mancanza di stimoli.

Qualche anno fa ho fatto una scelta che era quella di perdere le certezze di un posto fisso per mettermi in gioco e cercare di vivere della mia passione…le certezze le ho perse subito, ma ne ho guadagnato enormemente in vitalità e stimoli…difficilmente tornerei indietro, ora.

Il tutto sta lì: se si sceglie di affrontare una vita da freelance queste piattaforme di e-work sono perfette perché ti mettono di fronte a una quantità enorme di offerte di lavoro.

Per quanto riguarda la concorrenza con prezzi al ribasso di molte persone asiatiche, africane e non solo, il mio consiglio è quello di non scendere al gioco dell’iscriversi ad un annuncio in modo generico, ma di selezionare accuratamente gli annunci ed iscriversi solo in quelli in cui le vostre capacità fanno la differenza: se riuscite a trasmettere questo messaggio con la lettera di presentazione ed il vostro profilo, e se poi siete abbastanza professionali il prezzo può rimanere alto, e personalmente vedo che è più alto di quello che prendevo una volta come lavoratore stipendiato (ora lavoro meno ore, è vero, ma comunque il prezzo unitario è maggiore).

Altra cosa che io valuto molto è il fatto che lavorando con un sistema di feedback, nel momento che lavori male, un sistema così competitivo e flessibile come la rete non ti permette di sgarrare e bastano alcuni feedback negativi per poi compromettersi i lavori futuri.

Nel mio caso odesk è un mezzo.

Quando decisi di dedicarmi alla fotografia d’architettura (a proposito: www.lucagirardini.com) avevo bisogno di un sostentamento flessibile e che mi garantisse di coprire, se non tutte le spese, una parte di esse, finché con la fotografia non riuscirò a vivere adeguatamente.

Odesk si è da subito manifestato perfetto: spesso le mie giornate sono interamente dedicate alle fotografie e solo nel tardo pomeriggio/sera mi metto a lavorare su progetti di odesk che sono un po’ meccanici.

È vero lavorare la sera non è sano, ma è la vita del libero professionista, allo stesso modo spesso parto un mercoledì per un “weekend”, o posso comodamente dormire fino a tardi la mattina. È un nuovo modo di concepire le tue giornate, con meno certezza ma molti più stimoli (mi ripeto sorry).

A volte mi piace pensare, per sognare un po’, che si possa pensare che delle piattaforme di questo tipo, essendo svincolate dalla presenza fisica in un luogo, possano essere un volano per ripopolare delle zone povere, in cui il costo della vita è ancora basso. Con una connessione internet e con un lavoro anche part time in e-work si riuscirebbe benissimo a vivere. È solo un input, che ancora non ho seguito…magari vi do un bel suggerimento a voi, no?

Per concludere, le piattaforme di e-work sono un mezzo che ti permette di confrontarti con un orizzonte enorme di offerte di lavoro. Il resto ce lo devi un po’ mettere tu. Io vi consiglio di provarlo. Se poi volete ricevere qualche informazione in più su questo mondo contattatemi, ma soprattutto …. seguitemi sulla mia facebook page.

Luca

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commenti





  • mario busigner

    Anche io sono su oDesk e mi trovo bene, meglio di elance. Il feedback negativo non e’ il solo problema, anche quando non viene lasciato feedback non e’ una bella cosa perche’ sembra che tu non sia stato bravo.
    Comunque su oDesk il feedback viene pubblicato solo se entrambi cliente e contractor lo scambiano. Poi se sai che un lavoro e’ andato male, hai la possibilita’ di eliminarlo dalla storia e d i lasciare un giudizio ad oDesk sulla condotta del cliente ( cosa che Elance non fa, ma da sempre ragione al cliente ). Comunque lavori di archittettura, planimetrie, semplici render, Cad ce ne sono parecchi nel tuo caso e’ facile avere lavoro continuo.
    Per le tariffe sono basse, ma tutti partono cosi’, poi specificano che se si trovano bene, allora il prezzo sale.

  • Pascal Door

    grazie per la segnalazione di odesk

  • http://www.facebook.com/Telesociologo Enzo Corsetti

    Sembra interessante, soprattutto la parte che consente di rendicontare le effettive ore di lavoro… perché nella mia carriera d’impiegato home-based ho sperimentato più volte la svalutazione del lavoro auto-gestibile rispetto a quello d’ufficio, che i datori controllano tramite orari e giorni precisi. Certo, tutto questo contribuisce a perpetrare un modello obsoleto d’impiego, quello che valorizza le ore anziché il raggiungimento di obiettivi, d’altronde mi pare di capire che lo stesso resiste persino nei contesti e lavori più evoluti, come gli avvocati negli USA che valorizzano più le ore fatturate degli obiettivi raggiunti (beninteso lo suppongo dai telefilm, non ne ho esperienza diretta, potrei sbagliarmi).

  • mario.busigner

    io su freelancer, nel mio settore ( design and multimedia ) vedo dei prezzi giusti, e anche medio alti al momento.

  • Luca Girardini

    Ciao Enzo. Capisco la tua critica riguardo il modo di concepire il lavoro basato su numero di ore.

    C’è
    da dire che non tutti i lavori sono basati sul numero di ore
    realizzate: molti di loro sono a “Fixed Price”, cioè ad obiettivo. Odesk
    predilige il conteggio delle ore perché per loro è piú facile
    monitorarle e quindi si garantiscono il loro introito.

    Comunque entrambe le opzioni sono disponibili.

  • Luca Girardini

    per quanto riguarda la questione fiscale, tema delicato.
    Io ho partita IVA. Ricevo i soldi tramite bonifico, che quindi sono rintracciabili, da lí non si può più parlare di lavoro nero. Io periodicamente emetto fattura verso chi mi paga.

  • Luca Girardini

    Esatto Mario. Sono d’accordo. Si tratta comunque del mondo del lavoro e dove c’è tanta competizione è inevitabile che il prezzo si abbassi. E poi ultimamente qui nel sud d’Europa non è che i prezzi per un lavoro da architetto o di foto-ritocco siano pagati stra.bene. Io cmq per alcuni incarichi ho già una hourly-rate più che accettabile.

  • wif

    Dici bene Luca. Benvenuti nel mondo del lavoro meritocratico!

  • Daniele

    Allora vi spiego alcune cose di cui ho bisogno di molto aiuto…. Io vorrei partire per trovare lavoro in germania.. ho sentito dire tramite alcuni amici che chi va in Germania per trovare lavoro, loro mettono in affitto una casa e uno stipendio mensile offrendoti anche max 3 tipi di lavori che tu ovviamente dovrai pur accettare……. per chi c’è stato è vero tutto questo?? se si come funziona??? a chi bisogna rivolgersi?? fatemi sapere perfavore

  • Controller

    Complimenti per la scelta di intraprendere una propria passione, anche parallela ad una attivita’ lavorativa principale.

    In generale, non trovo che l’approccio di odesk favorisca la liberta’ del freelance e della gestione del proprio tempo, anzi ci sono le caratteristiche per un massiccio controllo remoto del lavoratore, che non ha niente a che vedere con fare un lavoro fatto bene, anche meccanico e pratico.

    Solo in Italia ho visto supervisori controllare cosi’ rigidamente i dipendenti In molte altre parti d’Europa questo controllo non c’e’. Non c’e’ neanche il concetto di timbrare il cartellino e tutto e’ molto piu’ flessibile.

    Qui sembra invece che si voglia esportare il controllo totale.

    Se il lavoro e’ da portare a termine, e’ il risultato quello che conta. Consentire ad un programma di scattare snapshots ogni 10 minuti e di chiedere cosa si sta facendo ogni mezzora e’ semplicemente l’anticamera di un lavoro da schiavi e probabilmente sottopagato.

    Questa generazione si sta abituando a lavorare come schiavi. Si accetta di essere controllati, si lavora piu’ ore di quanto necessario e si bada alle metodologie (sulle quali tutti sono bravi..) piuttosto che al risultato e al pensiero critico, che e’ l’arma piu’ forte contro ogni crisi e recessione ed e’ la vera trasgressione ad una societa’ che controlla.

    Si lavora per fare le cose fatte bene, per essere coscienti delle proprie conoscenze e consegnare un lavoro finito corretto.
    Un supervisore che chiede cosa fai ogni mezzora non e’ un buon supervisore, anche se e’ un software che svolge questo compito.

    E un altro concetto importante e’ la fiducia. Spesso si sente che la fiducia si deve conquistare da zero in su. Non e’ vero.
    Un team in cui nessuno ha fiducia del proprio collega non funziona. Il lavoro si basa sulla fiducia. Le persone si gratificano in base alla fiducia.
    Se si verificano situazioni in cui la fiducia viene tradita e’ solo li’ che e’ il caso di intervenire e alzare il livello di guardia, ma non a priori, non perche’ non si conosce il prossimo.

    E quando il lavoro e’ fatto bene, deve essere pagato bene!
    Cosi se uno e’ un bravo fotografo, deve essere pagato! Perche’ non tutti sono bravi fotografi! E non c’e’ bisogno di regalare il proprio lavoro mettendo le proprie foto su Flickr o Picasa che poi viene sistematicamente regalato ad aziende estere che usano quelle stesse foto per vendere immagini stampate o collezioni o marketing e farne profitti. Stesso per la musica e la cultura in generale.

    I lavori meccanici sono destinati ad essere sostituiti dalle macchine. E per fortuna! E allora I-m-p-a-r-i-a-m-o a p-e-n-s-a-r-e !

  • Luca Girardini

    Mamma mia quanta roba. Domani con calma vedo di risponderti punto per punto.

    Grazie per ora.

  • mario.busigner

    le ore lavorate si possono inserire anche manualmente.
    Basta che non superino quelle autorizzate. Se si superano le ore, e’ il cliente che prima deve alzare il limite settimanale.

  • Luca Girardini

    esatto, non l’avevo scritto.

  • Errebi

    Tra tasse e adempimenti per regolarizzare gli incassi internazionali, specialmente se fuori area UE, fine della convenienza :-(

  • sara

    La partita IVA io non ce l’ho e per quello che costa non mi conviene farla. Ma è curioso come i lavori di customer care, traduzione, stiano proliferando. Compagnie che assumono in outsurcing personale per 4-6 mesi…per otto ore al giorno…contratto? Contributi?

  • sara

    Per la cronaca, ci sono lavori di traduzione pagati 3 dollari l’ora al lordo di commissione….

  • sara

    Scusate se insistio ma mi sembra importante.
    Sarebbe da mettere in chiaro come gli ingaggi che si trovano in ODESK
    sono
    regolamentati dalpunto di vista contibutivo. Se lavoro in Italia
    sottoscrivo un contratto secondo le leggi italiane. Stessa cosa se vado
    all’estero. Mi trovo i contributi versati ai fini pensionistici etc…Ma
    nel caso dell’e-work? Se è vero che il telelavoro è molto conosciuto
    all’estero e che ditte, per fare un esempio, di Glasgow, impiegano
    eworkers a Londra che lavorino da casa ma all’interno dello stesso paese, come funziona a livello
    contributivo in questi casi in cui gli e-workers vengono reperiti in
    tutto il mondo? Molti chiedono
    personal assistanst, customer care assistants che lavorino da casa, da altri paesi. Ma
    che tipo di contratto viene stipulato? Il datore di lavoro paga i
    contributi o risulta come lavoro nero? Bisogna avere la partita IVA?…Perché sai lavorare per uno
    due
    anni, magari full time da casa senza contributi, scoprendo che nessun
    tipo di contributo ti viene pagato e che non figuri come lavorante? Non
    parlo dei lavori occasionali che durano qualche giorno, ma di quelli più a lungo termine, tipo
    l’azienda che ne so danese che fa gestire il customer care italiano
    dall’Italia, utilizzando Italiani che lavorano da casa.

  • Luca Girardini

    Ciao, capisco quello che dici.

    Per quello che capisco io per lavorare su una di queste piattaforme è necessaria la partita IVA, e quindi ogni X fai una fattura. Se poi la ditta decide di contrattarti dall’estero stando te in Italia, non so come sarebbe in quel caso la regolamentazione fiscale. Io avendo PI non mi sono mai posto il problema. Se vuoi puoi vedere sui tutorial o nei centri assistenza delle pagine web.

  • e.

    anche io lavoro su odesk per la questione contributi, con partita iva si emette normale fattura al cliente, mentre se non si ha partita iva si fa ricevuta per ritenuta d’acconto, che nel caso di clienti esteri viene conservata e presentata al momento della dichiarazione dei redditi. molto semplice e pulito. per quanto riguarda la concorrenza, avete mai provato a guardare i profili di chi si offre per 3 dollari all’ora? si tratta semplicemente di trovare i clienti disposti a pagare il giusto. io non mi faccio pagare meno di 16$ all’ora e quando faccio preventivi per “prezzo fisso” stimo qualcosa di simile. per lavori che richiedono competenze specifiche, ad esempio SEO, chiedo anche di più. e ho trovato dei lavoretti su odesk a queste condizioni.


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