Ripeto, la Germania cresce ed ha bisogno di risorse

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Matteo Dubini é approdato in Germania dopo aver cercato lavoro in Irlanda.

Ecco come ha fatto.

Cosa facevi in Italia?

Dopo una laurea in informatica ed un master in management ad orientamento sistemi informativi aziendali nella più prestigiosa università milanese (cosí dicono!) ho lavorato per circa 3 anni in una nota società di consulenza sempre nel milanese.

Implementavo uno tra i più noti e popolari sistemi informativi aziendali generalmente di grosse dimensioni e multinazionali.

Dividevo la settimana tra la Toscana nelle zone di Pisa ed il Piemonte tra Torino ed Alba, posti stupendi.

Lavoravo come consulente IT dove le trasferte presso i clienti erano la base per poter imparare il più possibile, farsi vedere e riconoscere dal cliente e… per utilizzare le ore di vita privata per i trasferimenti.

Si lavorava molto, ho raggiunto il record personale di 86 lavorate la settimana (tra straordinari e trasferte), ma in media potrei dire intorno alle 60-65.

Gli stipendi italiani li conosciamo tutti.

Sono passato dallo stage retribuito di 6 mesi (pagavo a malapena affitto ed insalate in quel di Milano) ad un contratto di apprendistato 36 mesi a 1170 euro netti mese.

Straordinari e trasferte erano pagate a parte.

Non potevo lamentarmi dello stipendio se lo paragonavo al resto del mercato ed alla mia esperienza pari a zero.

Avevo enormi problemi riguardo il trattamento quando ti paragoni con l’estero evoluto.

Raggiunto il secondo anno di apprendistato, grazie ad una riforma governativa che praticamente non faceva pagare alcuna tassa (se cosí si chiama, forse contributo?) da parte del datore di lavoro nel tramutare un contratto a tempo determinato ad uno indeterminato, la mia azienda mi propose (insieme ad altri 18 consulenti) un contratto a tempo indeterminato, il sogno di tutti gli italiani.

Peccato che il sesto livello metalmeccanico non prevede la retribuzione degli straordinari, ergo avrei guadagnato meno di prima ed avrei lavorato in proporzione di più.

Cambi di livello, cresce l’esperienza, crescono le responsabilità e quindi le aspettative.

In 17 accettarono, in due rifiutammo… dopo una settimana rassegnai le dimissioni.

Nulla si é mosso, nessuna controproposta: partii in viaggio per 6 mesi circa nel sud-est asiatico, cercando di recuperare serenità e cercando di rientrare in contatto con quella parte più vera di noi e del mondo che per molti anni di lavoro a Milano avevo dovuto accantonare unicamente a favore del ‘business’.

E’ stata una delle esperienze che ancora vivono dentro di me, che mi hanno cambiato, in meglio, molto meglio.

 

Perché poi il salto verso l’estero?

Lasciato il lavoro in Italia (scelta più difficile di tutte quelle prese in quel periodo di transizione), non è stato facile svuotare casa, non è stato facile partire per scoprire mondi nuovi ed essere ‘self-committed’ non in una tecnologia o in una presentazione da fare al cliente… self-committed nel viaggiare, dimenticare il lavoro come lo intendiamo noi, lasciarsi andare e vedere che cosa succede… chi incontri sul cammino, cosa ti porta il nuovo cammino… pro-attivamente decidere di non-lavorare per investire in una nuova lingua e sulla propria persona è una scelta consapevole, non una pazzia come le persone ‘mature’ credono e ci dicono che sia.

L’Italia è bella ma vecchia, mi aveva stancato da tempo.

Alcuni amici a quel tempo mi dicevano che ero poco coraggioso e un po’ pazzo, che sarei finito male, che avrei distrutto la mia carriera, che sarei tornato senza aver costruito nulla, anzi che avrei solo perso tempo.

Ripeto, la Germania cresce ed ha bisogno di risorse!” – Matteo Dubini

Io il tempo volevo riguadagnarmelo, altro che perderlo… tempo è denaro, tutti lo dicono, nessuno sa cosa voglia dire.

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A tutti consiglierei di farlo, lasciate quello che comprate e riprendetevi cura di quello che è giá gratis disponibile nel mondo… persone, natura, sorrisi, esperienze.

Adesso quegli amici mi dicono che sono stato fortunato… ma fortunato di che? Non ero mica immaturo e senza testa? Ahahah

Rientrato dall’Asia, ho lavorato per qualche mese  come consulente esterno presso un progetto IT nelle zone di Parma in azienda farmaceutica (sono venuto a conoscenza del progetto grazie a giri di voce tra amici e familiari, che fortuna!).

Poi sono partito alla volta di Dublino.

Città fenomenale da tutti i punti di vista e che offre, a mio avviso, tutto quello che uno chiede dal mondo occidentale… e qui mi fermo.

Ho fatto molti colloqui, nonostante un inglese buono ma non fluente in attraenti aziende del settore.

Ricordo che l’Irlanda sta ancora attraversando un brutto momento finanziario e gli irlandesi stessi scappano in Australia e dicono che non c’è lavoro!

In quattro mesi ho avuto una quindicina di colloqui in colossi nel settore IT, food and beverage e farmaceutico e sono arrivato in fondo solo a due.

A Milano forse ne avrei avuti cinque o sei in quattro mesi.

Quattro mesi a Dublino non sono stati comunque semplici da gestire.

La città è cara per chi ha un lavoro da entry-level, figuriamoci per chi come me non l’aveva.

La pioggia e il non vedere il sole per giornate intere non ti mettono di buon umore.

La massa sterminata di giovani e giovanissimi da tutto il mondo in cerca disperata di lavoro (scordatevi di entrare in contatto facilmente con irlandesi a Dublino, come dicevo, stanno tutti espatriando per via della crisi).

Una lingua che, o è fluente, o ti scordi che ti chiamano per un lavoro vista l’alta concorrenza (a meno che lavori per un call center per il mercato italiano).

Sono tutti fattori che non sono semplici da gestire.

Il mio consiglio è semplice ed è l’unico che ha funzionato: avere delle caratteristiche distintive da mostrare in un eventuale colloquio, da una o più lingue fluenti, o a una skill più tecnica: differenziarsi dalla massa questo è l’obiettivo… può suonare classista, ma in periodo di crisi non si va molto per il sottile… e sicuramente sorridere, con le occhiaie ma sorridere!

Come si è presentata l’occasione in Germania?

Agli sgoccioli del periodo dublinese (ancora non lo sapevo che sarebbero stati gli sgoccioli!), mentre cercavo di accaparrarmi un lordo migliore rispetto a quello che una azienda di Kilkenny mi offriva, applicai tramite Linkedin (che considero un mezzo potentissimo per la ricerca di lavoro) per una posizione come IT Business Analyst a Francoforte per una azienda di consulenza IT inglese.

Dalla job specification intuii subito che si trattava di una banca, che non richiedeva il tedesco e che cercava partenza immediata: applicai subito.

La preparazione fu lenta e noiosa dovuta alla burocrazia, che tanto odio e che impera nelle organizzazioni pubbliche.

Fortunatamente il processo puramente selettivo fu lampo: dopo 3 colloqui nel giro di 12 giorni (telefonico, video, telefonico) firmai il contratto e lasciai Dublino alla volta tedesca con le lacrime agli occhi.

Il business chiamava ancora, come rinunciare?

Sei li da ‘soli’ cinque mesi. Come è stato l’impatto iniziale? 

Si, soli 5 mesi, sembrano un po’ di più, forse per la vita di routine che involontariamente devi vivere avendo un lavoro fisso e degli orari più o meno fissi.

L’impatto è stato abbastanza duro.

La mentalità tedesca i cui figli sono burocrazia-alle-stelle (che in ogni caso funziona!) e la lingua-mentalità decisamente chiusa sono ostacoli duri duri da superare.

Francoforte è lontana anni luce dalla accoglienza calorosa e rumorosa di Dublino.

Fortunatamente la mia azienda mi ha sostenuto in tutto il processo di ‘immigrazione’ nella nuova terra (nuovo indirizzo per la residenza, assicurazione sanitaria, mille carte da fimare tutto rigorosamente in tedesco, …), da solo credo sarei dimagrito parecchio 😉

Dopo il primo mese di assestamento trovai casa (cercare casa qui significa sostenere letteralmente un colloquio di vita più o meno privata con il proprietario!) e, prima coi colleghi, poi con persone che incontri sul percorso, posso dire che sono attualmente stupito di quanto Francoforte sia assolutamente internazionale ed anche abbastanza aperta mentalmente.

Il Meno (fiume che la divide in due) fa tutto il resto, specialmente nei mesi estivi: dopo il lavoro o nel fine settimana, tutti in riva tra birra e musica, non male eh?! 😉

C’è addirittura una forte comunità latina che si fa sentire, e inonda le strade di caipirinhe e mojiti… insomma non ci si annoia 😉

Il lavoro, come il tempo libero, ci ha messo un po’ a decollare e diventare interessante.

I primi 3 mesi sono stati di inserimento nelle logiche lavorative tedesche, bancarie e della pubblica amministrazione.

Tutta un’altra cosa rispetto il settore delle consulenze per l’industria privata italiana: molte meno ore lavorate, molto meno stress, stipendio più del doppio. Scusate se è poco.

Parlando della questione economica: Francoforte è almeno la metà meno cara di Milano, sia del punto di vista degli affitti (dove è circa 2,5 volte meno cara di Milano) sia dal punto di vista del cibo al supermercato o nei chioschetti che trovi tutt’attorno, sia dal punto di vista dei divertimenti: una birra da mezzo litro di noti brand tedeschi o internazionali al chiosco costa dalle 1,20 alle 1,70 euro, nei locali o nei club varia dalle 2,50 dei bar/pub alle 5 euro nei club più prestigiosi con forte selezione all’ingresso (quando dico forte intendo che senza abito, purtroppo!, non entri).

Hai dei siti o delle risorse web che ti hanno aiutato nell’opera di ricerca lavoro e trasferimento?

Per la ricerca in tutto il mondo consiglio assolutamente linkedin.com.

Tenere il profilo aggiornato, periodicamente, permette di far balzare il tuo profilo in cima e renderlo ben visibile ai recruiter.

Prendersi del tempo per curare in ogni minimo dettaglio il proprio profilo è assolutamente obbligatorio per la ricerca di lavoro… fidatevi, i recruiter chiamano, non c’è crisi che tenga.

Monster.com è anche valido per i motivi espressi prima.

Per l’Irlanda ce ne sono molti di siti specializzati, ognuno in un settore di competenza (IT, Finance, …), alcuni qui: http://www.jobsireland.ie/, http://www.irishjobs.ie/, http://www.jobs.ie/ e una agenzia specializzata nel settore IT che mi ha chiamato per più di una posizione è http://www.nextgeneration.ie/ (sono molto competenti).

Per il trasferimento in Irlanda e l’inserimento vi serve una cosa sola: il fatidico e magico PPS number, con lui fate tutto. Fatevi una googlata per capire meglio di che si tratta. La burocrazia in Irlanda non esiste. God save Ireland.

Per la Germania, purtroppo, non vi posso aiutare essendo arrivati qui ‘chiavi-in-mano’. Una bella googlata vi permette di scoprire molte cose. Ripeto, linkedin è stra-usato anche qui.

Che consigli daresti a chi sta pensando alla Germania come meta per l’emigrazione?

La Germania è un paese in estrema salute, soprattutto se paragonato a Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Francia.

Notizie di tutti i giorni (fresche dal sito intranet aziendale) portano crescita di occupazione (in tutti i distretti tedeschi a tratti piu o meno marcati) e soprattutto volontá e necessitá di assumere risorse da fuori.

Semplicemente perché la Germania non possiede determinate skill e ne ha forte bisogno!

Ah, chiaramente un immigrato costa meno che un locale.

Capire la mentalitá tedesca, burocratica e lenta, ma funzionale non è stato semplice.

Noi italiani risolviamo i problemi con tutti i mezzi possibili, ammessi e non ammessi (per non dire legali e non legali).

I tedeschi mettono tutto sotto procedura e processo: il loro motto da schiaffarsi bene in testa è: ‘planning, preparation, process’.

In ogni caso, noi italiani siamo ben voluti… i nostri genitori hanno fatto molto bene qui, soprattutto nella ristorazione.

Francoforte, se la si considera dal punto di vista dei ristoranti e bar, è una colonia italiana… non preoccupatevi fratelli italiani, non si mangia male qui 😉

Consigli: se nel vostro posto di lavoro si parla inglese, siete fortunati e lanciatevi, avrete tempo di studiare il tedesco.

Se venite qui senza un lavoro ma sapendo parlare il tedesco, posso affermare che con un forte spirito di adattamento (il tempo non è quello che si trova in Sicilia, il tedesco non è l’inglese o lo spagnolo, …) prima o poi il lavoro salta fuori: ripeto, la Germania cresce ed ha bisogno di risorse!

Se venite qui senza un lavoro e senza parlare tedesco avete bisogno di almeno un 6 mesi di budget liquido sul vostro conto corrente per mantenervi senza una entrata; studiare il tedesco è d’obbligo, qui (soprattutto in tutto il resto della Germania visto che Francoforte è la città più internazionale forse ancora più di Berlino) non si parla inglese, si parla tedesco… e se posso essere veramente sincero, al tedesco non piace parlare inglese.

Sono capaci di chiederti 5 volte in 30 minuti se stai studiando tedesco: non lo possono mostrare molto per motivi storici, ma sono molto nazionalisti. Chi ha orecchie per intendere…

Ah si, non attraversano con il rosso e quando ti colgono in fallo sono 5€ di multa se dici di non avere la patente. E’ successo ad una mia collega.

Grazie Matteo e buon proseguimento a Francoforte!

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