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Metà degli Italiani pentiti degli studi

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E’ questo il risultato più triste del sondaggio sull’utilità degli studi lanciato recentemente su Italiansinfuga.

In 163 hanno risposto (grazie!): 133 hanno conseguito una laurea, 29 un titolo di scuola superiore ed uno/a la licenza media.

Solo il 42% dei rispondenti ha detto che gli studi sono stati utili per trovare il primo lavoro.

Il 46% ha invece detto che il primo lavoro non richiedeva il titolo di studio conseguito mentre il 12% non ha ancora trovato il primo lavoro.

Alla domanda ‘Rifaresti lo stesso percorso di studi?’ in ben 89 hanno risposto ‘No’ (55% del totale).

Se un prodotto o un servizio da parte di un’azienda ricevesse questo responso da parte del pubblico, non sopravviverebbe a lungo….

Questa insoddisfazione con il proprio percorso di studi è indipendente dall’epoca in cui si è studiato.

Chi ha concluso gli studi più di 15 anni fa ha un livello di insoddisfazione simile a chi ha concluso gli studi da meno di 5 anni.

Ovviamente l’insoddisfazione è legata molto all’aver trovato o meno il lavoro.

Il 65% di chi ha trovato un lavoro legato al percorso di studi dice che ripeterebbe lo stesso percorso.

Solo il 32% di chi invece non ha trovato un lavoro grazie agli studi dice che li ripeterebbe.

Nel contesto di Italiansinfuga, se l’ex-studente non è soddisfatta degli studi fatti, immaginatevi come il datore di lavoro all’estero li valuterà….

Interessantissime le risposte alla domanda ‘Che cosa vorresti dire al Ministro dell’Istruzione attuale e a quelli futuri?’.

La tematica principale riguarda la necessità di collegare di più scuola e università al mondo del lavoro. Questo deve aiutare a formare gli studenti in modo da fornire persone richieste dal mondo del lavoro e più in grado di contribuire da subito.

Viene chiesta meno preparazione teorica e più esperienza pratica attraverso stage ‘veri’ (no fotocopie grazie).

Inoltre viene suggerito uno snellimento del sistema universitario attuale con riduzione dei corsi di laurea ‘inutili’, eliminazione del 3+2 e maggiore selezione a monte della popolazione studentesca.

Ecco i commenti che alcuni lettori hanno lasciato (ho cercato di togliere quelli con gli insulti):

“”"Eliminate i corsi di laurea INUTILI o perlomeno limitatene l’accesso come fate per i corsi quali medicina o logopedia.”"”

“Incrementare i fondi per la ricerca di base e applicata in Italia”

“Sarebbe utile un percorso di studi che insegni realmente qualcosa (come in molte università straniere) piuttosto che l’attuale procedura – memorizzazione slides–>superamento esame – basata sul delirio di onnipotenza di vecchi baroni e sulla masturbazione intellettuale dei loro discepoli (per lo più politicizzati). ”

“Di adeguare la scuola al mercato del lavoro. Di evolvere e dare un’adeguata istruzione non solo teorica ma soprattutto pratica. ”

“serve una seria programmazione sulle figure lavorative richieste dal nostro paese da qui a 5 anni; Bisogna ,inoltre, rivedere i criteri di accesso ai test di medicina stilando una classifica nazionale, altrimenti , alcune facoltà di medicina diventano impossibili da essere frequentate da chi lo meriterebbe .”

“Che devono collegare le universitá italiane con il mondo del lavoro. Il mio primo lavoro è arrivato all’estero.”

“”"Il mio suggerimento è di rendere obbligatorio il tirocinio in azienda durante il periodo universitario affinchè i futuri laureati abbiano sin da subito la possibilità di sperimentare il lavoro in azienda. Questo, oltre a ridurre il gap fra teoria e pratica, talvolta molto faticoso per i neolaureati, serve a indirizzare meglio le scelte future del laureato.
Inoltre suggerirei di dare molto più spazio alle iniziative volte a promuovere le esperienze all’estero degli studenti.”"”

“”"1) Rendere gli anni di studio all’Università meno “”teorici”" e creare collaborazioni con le aziende in modo da aiutare e sollecitare gli studenti ad acquisire professionalità e competenza, imparando anche a gestire dinamiche sociali proprie del mondo del lavoro.
2) Snellire le procedure burocratiche. Non so come stanno le cose oggi ma anche solo la possibilità di richiedere ed ottenere un certificato in tempi utili, depositare un documento, spesso era sottoposto più alla buona volontà dell’impiegato che non al funzionamento del sistema.
3) Rendere disponibili o “”maggiormente”" disponibili tutti gli strumenti di formazione. Non è concepibile che ci siano biblioteche chiuse per mancanza di fondi, come non è accettabile che uno studente per accedere a luoghi di formazione o di acquisizione documenti sia costretto costantemente a pagare (spesso senza facilitazioni di sorta), oppure debba troppo spesso misurarsi con lungaggini ed inefficienze inammissibili.
4) Aumentare il numero degli alloggi messi a disposizione degli studenti fuori sede.
5) All’interno delle Università impedire la creazione ad hoc di dipartimenti di studio a favore di figli, mogli, generi e nuore di docenti. Dipartimenti, in maggior parte, inutili con il solo scopo di prosciugare le già miserevoli risorse economiche destinate all’Istruzione e alla Ricerca. “”"

“”"- fare programmazione sui lavori necessari all’italia nei prossimi 5-10 anni; che senso ha far laureare 45454646647474747 biologi, avvocati saturandone il loro valore sul mercato del lavoro?
- rivedere i test d’ingresso a medicina creando graduatorie na”"”

“Adatta le nostre università al modello europeo e taglia questi baroni.”

“Hahaha, lasciamo perdere va”

“Troppa poca pratica. Troppa poca connesione con il mondo esterno all’accademia. Troppa superficialità nell’insegnamento”

“”"Una semplice ma fondamentale cosa per consentire agli studenti di trovare lavoro una volta conclusi gli studi.
MENO TEORIA, +++++++ PRATICA (Pacchetto Office,SAP, Inglese Commerciale, Tedesco).
Grazie.”"”

“Consiglierei di snellire il sistema educativo, facendo in modo che ogni studente venga indirizzato verso il futuro per cui è portato sin dai primi anni di scuola, o almeno durante l’adolescenza. Fare tirocini o corsi di formazione, anche estivi, per preparare i ragazzi al mondo del lavoro, anche quando e sopratutto quando non ne hanno ancora bisogno, per non doversi sentir dire, a 25 anni, che non hanno esperienza. Poi l’esperienza cos’è in realtà? Nulla, se non si ha l’attitudine e l’educazione al lavoro, cose che sono dovute a propensioni personali, più che a lavori svolti o anni trascorsi nello stesso posto di lavoro. ”

“Di svegliarsi!!!!!”

“Bisogna puntare sul numero chiuso di tutte le facoltà facendo attenzione a premiare chi davvero merita”
“di chiudere tutte quelle facoltà che stentano a far trovare lavoro ai giovani in modo da aumentare il numero dei nei corsi di laurea più gettonati e con più sbocchi lavorativi.”

“Di creare un sistema scolastico che serva a qualcosa, con professori aggiornati e che sappiano di cosa stanno parlando.”

“Un tipo di studi più applicato, ad esempio in stile americano, dove si studiano molte materie a livello pratico e più vicine al mondo del lavoro. ”

“Di fare un pò di pulizia”

“”"Per le lauree triennali : tirocinio di 6 mesi obbligatorio prima della laurea. Tutti I corsi di studio : Lettere vai in classe, legge vai in uno studio, scienze delle comunicazione tirocinio all’ansa ( tirocini veri non fotocopie ) etc etc…
Alla specialistica prima della laurea altri 6 mesi di tirocinio.
Non importa se non pagati, ma devono essere parte integrante del percorso di studio.
Altra cosa eliminiano tutti I corsi di laurea inutile… torniamo alla basi almeno per la triennale.. poi la specialistica ( che si chiama cosi per un motivo ) avra’ piu’ dettagli. Es: il corso di laurea triennale in vita della pulce d’acqua del Madagascar con specializzazione in vita della pulce d’acqua del Madagascar orientale… potrebbe non essere facilmente spendibile nespa’? Magari facciamo una bella triennale di biologia mettiamo come materie a scelta entomologia, e come specialistica entomologia con focus sulle pulci e tesi sulle pulce del Madagascar. Cosi almeno produciamo biologi ben formati e non pulciologhi disoccupati.
Senza contare il fatto che ridurre I corsi di laurea salverebbe un bel poco di soldini che magari udite udite si potrebbero investire in RICERCA o TIROCINI.”"”

“Vorrei che i percorsi di studio siano propedeutici per l’inserimento nel mondo del lavoro”

“Abbiamo bisogno di maggiore qualità / alzare il livello richiesto dagli studenti, anche se saranno meno, saranno di sicuro più preparati.”

“”"Vorrei fare una premessa di dar consigli. Nel mio caso, credo che l’ambiente geografico in cui ho scelto di studiare non mi ha aperto le porte dopo la laurea, essendoci aziende prive di una mentalità manageriale moderna, per nulla agganciata al mondo accademico. Forse un diplomato della scuola industriale avrebbe più possibilità di me di essere chiamato da un azienda del mio posto.
Rifarei lo stesso corso di laurea, perché non devo vergognarmi di essere laureata in qualcosa che mi piaceva, ma con alcune scelte di percorso diverse. Ad es., una piccola esperienza di lavoro all’estero durante i miei studi credo mi avrebbe aperto gli occhi prima su alcuni aspetti della vita da adulta.
La mia esperienza professionale è stato un tirocinio presso una grande azienda, in cui ho dato molto, ma non sarebbe definibile primo lavoro un tirocinio, anche se tecnicamente avevo mansioni e responsabilità molto vicine a chi era impiegato da vent’anni nella stessa azienda.
Non sono riuscita qui in Italia a trovare un contratto di lavoro, mi sono stati offerti solo stage, anche dopo, senza prospettive di potermi mantenere da sola.

Vieterei il ricorso malato degli stage dopo la laurea, al massimo fino a che si sta preparando la tesi di laurea o un esame di abilitazione professionale, per le professioni regolamentate.

Il problema basilare qui in Italia è l’educazione, partendo dalle famiglie. I genitori dovrebbero dare esempi di apertura mentale e dinamismo ai propri figli viaggiando o stimolando il loro raggiungimento dell’autonomia e della responsabilità.
In secondo luogo, viene la scuola e l’istruzione / formazione scolastica ed accademica. Anche qui, non a caso, si riscontrano lacune culturali nel formare i laureati, futuri professionisti del domani. Un eccessivo divario tra università ed aziende e mondo del lavoro in generale non solo danneggia la capacità di un Paese di essere competitivo ma abbassa l’autostima e la fiducia dei giovani a fare meglio, magari provando nuovi percorsi, impensati durante il periodo degli studi.”"”

“Una formazione che rispondesse alle esigenze lavorative.”

“Che o si ci da una mossa, o l’Italia è morta. Non che oggi non lo sia, ma ormai le speranze di tutti stanno morendo, e con esse il Suo futuro.”

“Che è inutile fornire una ottima preparazione universitaria di base finchè la preparazione delle elementari e delle medie non prepara adeguatamente alle superiori e le superiori forniscono preparazioni generiche non adeguate alla vita pratica attuale. Manca del tutto una gestione dell’economia domestica, una preparazione burocratica e fiscale, una cultura ambientale, e un allenamento ai grandi carichi di studio e all’impegno in generale.”

“”"La figura dell’Ingegnere Biomedico dovrebbe essere stata da tempo formalizzata all’interno delle strutture ospedaliere.

Data la crisi della Sanità attuale dovrebbe diventare una laurea più a numero chiuso… sono già due anni in cui si ha un’elevatissima difficoltà a trovare lavoro ma il numero di nuovi iscritti è sempre maggiore… ci saranno neolaureati 2012/2013 che non entreranno mai nel mondo del lavoro data la concorrenza che avranno con i futuri neolaureati post-crisi… Ci vuole una maggiore regolamentazione!”"”

“Se tagliate i fondi alla storia tagliate via guadagni e iccomensurabili turismo e posti di lavoro..la nostra unica risorsa di guadagno.”

“Che si sparassero!”

“Bisognerebbe dare una formazione più pratica ai nostri universitari e non farli ammuffire su montagne di tomi.”

“Urge la necessità di un radicale e sostanziale cambio del sistema scolastico e universitario italiano.”

“Il sistema universitario italiano è da modificare profondamente in quanto dovrebbe essere meno nozionistico e più vicino alle esigenze del mondo del lavoro. Attualmente, l’Università italiana non fornisce quelle competenze pratiche richieste dal mondo del lavoro. Un paese che non investe nell’educazione/istruzione è un paese destinato a fallire. ”

“meno teoria piu’ interfaccia con le aziende, esattamente come all’estero”

“Integrazione con il mondo del lavoro da subito con periodi sul campo che permettono di formare la persona in modo completo. (come fanno in Francia)”

“Serve più concretezza e pratica nei percorsi di studio, tipo modello tedesco.”

“”"Mettere un numero programmato ai corsi di laurea secondo le reali necessità del mercato del lavoro.

Ridurre il numero di corsi di laurea e finanziare maggiormente le università con migliore didattica e ricerca”"”

“Di studiare di più le lingue straniere anche con stages all’estero. Ma non di settimane, di mesi, quale che sia l’ordine di scuola. Poi farei studiare educazione sessuale e all’affettività o qualcosa di simile, farei anche economia domestica. Farei studiare MINIMO tre lingue straniere di cui una compresa tra cinese, russo e arabo. A cosa serve un liceo sportivo o musicale me lo sapete dire? ”

“Trovatevi un lavoro vero e lasciate che a far danni siano almeno i diretti interessati”

“”"Deve esistere un dialogo tra mondo del lavoro e mondo universitario. Durante il percorso universitario/scolastico gli studenti

dovrebbero avere REALI possibilità di lavoro e sperimentazione
all’interno di società/agenzie/studi professionali.”"”

“”"L’attuale sistema scolastico e universitario non aiuta i giovani all’inserimento nel mondo del lavoro. Il percorso di studi è troppo lungo e non mirato ad una corretta integrazione Università/Azienda. Ne consegue che i “”giovani”" italiani si laureano mediamente molto più tardi rispetto al resto d’Europa con tantissime difficoltà ad un corretto inserimento lavorativo, e senza che gli venga effettivamente riconosciuto il merito degli sforzi fatti. Si è così davanti ad un terribile bivio che cambierà irrimediabilmente la loro vita e quella della loro cara Italia: o essi accetteranno condizioni di lavoro indicibili al limite dello sfruttamento, senza alcuna possibilità di crescita professionale e senza la possibilità di progetti a lungo termine, oppure saranno inevitabilmente costretti a dover lasciare il proprio Paese andando incontro ad ulteriori sacrifici da parte dei laureati e delle loro famiglie nella speranza di avere una vita migliore. Ne consegue che chi, ad esempio, a 25 anni sa di avere davanti ancora almeno qualche anno per completare il proprio percorso universitario fra tanti sacrifici e con la prospettiva di dover stare tra le proprie mura domestiche fino ai 40 anni d’età, vede un suo analogo collega europeo o extra-europeo che alla stessa età è già manager d’azienda con ampie prospettive di crescita. Nel frattempo i politici italiani anzichè prendere importanti e decisivi provvedimenti a favore del sistema scolastico/universitario (insieme ovviamente a tutti gli altri provvedimenti economici, sociali, e per la crescita) discutono di come salvare un solo uomo dalla galera, e si ostinano a non ascoltare le urla disperate dei loro cittadini che chiedono più giustizia, equità e benessere. L’Italia è come un rubinetto che perde… ogni italiano che parte è una goccia che cade dall’ultimo bicchiere d’acqua rimasto nelle mani di chi, sotto il sole cocente, ha sempre più sete.

Firmato:
Alessandro Salaris – un Ingegnere Civile con le valigie pronte per il mondo.”"”

“Richiederei la modifica sostanziale dei programmi di studio, tagliando la ridondante teoria e basandomi totalmente o quasi sulle necessità pratiche delle aziende”

“che la scuola non aiuta ad inserirsi nel mondo del lavoro. nelle mie zone anche se sei diplomato ed hai diversi corsi di pc se non hai la spintarella non vai da nessuna parte, non c’è modo di iniziare a lavorare. ”

“Ci vorrebbero più insegnanti fissi e meno insegnanti precari e facilitare il collegamento dalla scuola al mondo del lavoro.”

“Vorrei dire loro, soprattutto riguardo l’università, di avvicinare i vari percorsi di studi ai relativi ambienti professionali. come già avviene nel mondo anglosassone, in modo tale da fornire allo studente la possibilità di entrare in contatto con realtà aziendali prima di quanto avviene ora.”

“”"Introdurre il numero chiuso in tutte le facoltà universitarie e a tutti i livelli (ingresso, terzo anno, specialistica).
Eliminare master e corsi di perfezionamento perché non servono a niente, non danno professionalità e non hanno valore internazionale (soprattutto i perfezionamenti!).
Permettere solo dottorati con borsa di studio.
Eliminare il riscatto degli anni di studio a fini pensionistici a pagamento (in altri Paesi è automatico).
Inserire il sistema dei questionari di evaluazione da far compilare agli studenti alla fine di ogni corso, incluse le critiche al prof.
Punire i prof che non si presentano agli orari di ricevimento e fanno saltare le sessioni d’esame con un sistema a punti, come la patente.”"”

“”"Al Ministro dell’Istruzione vorrei dire di:

Valorizzare l’Universita’ Italiana all’estero perche’ fornisce un’eccellente preparazione.
Non aumentare le tasse universitarie piu’ di come sono ora.
Ridurre le tasse di Master e studi post-laurea per renderli appettibili al mercato di studenti interno ed esterno.
Ricordarsi ogni giorno che la qualita’ di una nazione dipende dalla qualita’ dei suoi cittadini.

“”"
“Cambiate il programma di studi, abolite la gerontocrazia ed figli dei prof che occupano poltrone per grado di parentela e non per capacità, controllare il programma di studio con competenza ed eliminare i corsi farlocchi fatti per far occupare posti di lavori ad inetti! Controllare che il porgramma di studi sia conforme con la realtà del mondo del lavoro! Sbloccate i fondi per i laboratori e fateci mettere le mani in pasta, investite su queste strutture non possiamo studiare negli sgabuzzini o nei sottoscala…credo sia tutto”

“Vorrei dirgli che a 26 anni non si può rinunciare a programmare il futuro solo perchè c’è la crisi e il lavoro scarseggia e così tentare di incatenarci ad un salario da fame. Di fronte a questa apatia dei “potenti” e al loro menefreghismo nei confronti dei problemi dei lavoratori attuali e potenziali non vedo altra via se non quella di espatriare.”

“”"Concreto inserimento nel mondo del lavoro; maggiore preparazione; più opportunità per gli studenti durante gli studi (tirocini pratici con partnership con le università, affiancamento da tutor scelti dalle aziende, meeting periodici per inserimento in azienda, attività veramente pratiche per migliorare le competenze dell’area di studio: purtroppo l’università italiana offre troppa teoria. la pratica è un miraggio).
Soprattutto le informazioni devono circolare, e tutti devono esserne a conoscenza. Un foglio in bacheca non è sufficiente.
Molte opportunità si vengono a sapere per “”passaparola”" o tramite Google, o Facebook. Disinformazione o pigrizia (da entrambe le parti). “”"

“Investite sulla scuola, sui giovani, non tagliate i fondi all’istruzione perchè sono le fondamenta di una società, di un popolo, dell’evoluzione!”

“La formazione che l’universita’ Italiana offre non riesce a rispondere alle esigenze del mercato attuale. I temi presentati ai corsi sono inappropriati al percorso di studi scelto e finiscono col creare confusione nello studente, il quale quando (e se) finisce il ciclo di studi si trova a lavorare in una realta’ completamente inaspettata e si trova a disagio.”

“Aprire il percorso di studi in un’ottica mondiale legata all’internazionalità delle figure uscenti dall’università. Cambiare i percorsi di studi ed i concetti che ne stanno alla base rendendoli di natura tendenzialmente più pratica, legata alla vera realtà dei fatti ed alle vere realtà aziendali piuttosto che ad uno stampo ancora arcaico strutturato in un ottica troppo teorica.”

“avete distrutto l’università, complimenti”

“”"Lauree umanistiche a numero chiuso
Più flessibilità e possibilità di “”switch major”" nei primi anni come avviene negli USA
Abolizione del 3+2
Maggior informazione sui reali sbocchi lavorativi”"”

“”"Il sistema universitario 3+2 va assolutamente rivisto: i 2 anni di specializzazione sono risultati ripetitivi e inutili, sarebbe più utile introdurre un numero di ore di formazione vera sul campo (internship/trainee) per ridurre il gap università-mondo del lavoro.
“”"
“Trovi maggiori finanziamenti per la scuola e l’Università e faccia in modo che vengano impiegati al meglio, evitando gli sprechi.”

“Di abolire i corsi inutili sia dal punto di vista culturale che pratico in modo da evitare che qualcuno si iscriva e sprechi soldi.”

“”"Smettete di svilire e impoverire il nostro sistema educativo: state costruendo generazioni di ignoranti incapaci, ovvio che i giovani non trovano lavoro!
Non sanno fare niente, non sanno niente e sono “”educati”" trasmettendogli l’idea che non c’è bisogno di faticare per ottenere risultati.”"”

“”"Il sistema italiano (come peraltro tanti altri) è completamente disconnesso con il mondo reale.
Le competenze che oggi vengono richieste, soprattutto per quanto riguarda il settore IT, non vengo mai affrontate nel corso degli studi, nè superiori nè universitari.

I nostri corsi di Laurea sono lunghi ed estenuanti, fatti di esami inutili e datati, che di certo formano persone preparate a vivere in un paese arretrato e burocraticamente terrificante come il nostro, ma non sono in grado di formare professionisti che portino quella ventata di aria nuova che ci serve.

Come dice Shai Reshef, fondatore di University of the People: “”Se educhi una persona, puoi cambiare la sua vita; ma se ne educhi molte, puoi cambiare il mondo”".

Guardiamo in piccolo: riformiamo il sistema scolastico italiano per un futuro migliore per tutti.
Ma non riformiamolo per aumentare i posti dei docenti, che poi non tengono neppure le lezioni, e non conoscono neanche uno dei loro studenti.

Stiamo perdendo di vista l’obiettivo dell’educazione, che non è quella di tenere impegnati i ragazzi perchè non ci sono lavori. L’istruzione deve dare i mezzi ai giovani di oggi, che saranno, un giorno, quelli che faranno girare il mondo in cui viviamo.
Lasciamoli inaridire, e tutto morirà di conseguenza.”"”

“Benchè senza risorse, la scuola italiana fa miracoli: i laureati italiani sono molto apprezzati all’estero. Non oso immaginare quale sarebbe la nostra preparazione se la scuola avesse le risorse economiche ben gestite e distribuite….”

“”"Drastica riduzione dei corsi di laurea.
Drastica riduzione del numero di iscrizioni
Obbligo di formare “”sul campo”" le persone, altrimenti chiusura della facoltà
Abolizioni livelli di istruzioni privati e TOTALE revisione dei pubblici
Obbligo di conoscenza almeno della propria lingua d’origine prima dell’immatricolazione.
Divieto assoluto di dotare di cattedre esseri che non parlano la propria lingua (il congiuntivo non è una malattia).
Che il Ministro dell’Istruzione percepisca uno stipendio lordo dimezzato di un po’ di più della metà di quello attuale.
Meglio non continuare……
Siamo in Italia, Ciao Aldo.”"”

“i limiti di età a 40 anni per qualsiasi tipo di bando sono assolutamente ridicoli. In Italia si è giovani fino a quando c’è qualcuno che intende sfruttarti, poi sei troppo vecchio per fare un certo tipo di lavoro o partecipare ad un bando europeo”

“Rendere la scelta scolastica diversa, e creare un modello statunitense, un ragazzino di 14 anni non è ancora capace di capire pienamente cosa vuole fare della propria vita, e la scuola condiziona buona parte del nostro avvenire”

“La facolta’ di ingegneria Italiana offre una preparazione eccellente e in generale sopra la media delle altre universita’ estere. Il problema e’ proprio il fatto di essere troppo preparati, che rappresenta un handicap non indifferente. Innanzitutto per via dell’aspetto anagrafico: se un ingegnere Italiano si laurea mediamente a 26 anni, un ingegnere Inglese si laurea a 22. Inoltre, nei colloqui nel Nord Europa le “team working skills” vengono ritenute ancora piu’ importanti della preparazione accademica. Questo aspetto viene trascurato nelle universita’ italiane: suggerirei meno esami teorici e piu’ progetti di gruppo! Se dovessi scegliere cosa studiare, rifarei la stessa universita’ ma all’estero: sarei stato immesso nel mondo del lavoro con due anni in anticipo.”

“Di cominciare a pensare di basare tutto il percorso di formazione sull’idea della meritocrazia e del sacrificio”

“E’ inutile continuare a riformare università e scuole… Bisognerebbe rendere le scuole più selettive fin dalle superiori”

“”"Allineare i programmi alle necessita’ del mercato del lavoro.
Non ha senso faticare tanto per studiare e acquisire competenze, quando le stesse sono quasi disprezzate nell’ambiente lavorativo.
“”"

“investire nella scuola portando l’inglese ad essere insegnato al livello dell’italiano”

“”"APPROFONDIMENTO DELLA MATERIA STUDIATA CON ORE REALI DI APPRENDISTATO DURANTE LO STUDIO; ESEMPIO:
TECNICO ELETTTRICO IMPIANTI CIVILI ED INDUSTRIALI
- STUDIO TEORICO TECNICO
- 2 LINGUE STRANIERE
- DAL 3° ANNO IN POI ORE MENSILI DI APPRENDISTATO SUL CAMPO
“”"
“tolga il 3+2 e rimetta la laurea quadriennale”

“di introdurre un modello di studi che abbia un taglio piu’ pratico e meno teorico, vedi modello anglosassone o comunque nord europeo, einvestire seriamente sullo studio della lingua inglese ”

“Quando andavo alle superiori mi dissero che il titolo di studio fosse un’apertura, che il mio diploma mi sarebbe servito per trovare un lavoro, non necessariamente legato al titolo di studio. Forse è il caso che la scuola fornisca una visione più generale possibile, che insegni a cavarsela in ogni situazione e che le lauree (e gli studi per conseguirle) siano più legate al lavoro che si dovrà svolgere. Più tirocini!”

“Attuale, che cambiasse lavoro o andasse in pensione a quelli futuri di fare finta di essere interessati a quello che fanno almeno per un anno.”

“L’insegnamento e la ricerca storica sono fondamentali in paese ccome l’italia e l’investimento archeologico deve essere all’ordine del giorno. ”

“Di porre un test di ingresso veramente serio! cosi chi non è dotato lascia perdere e si dedica ad altro nella mia fatispecie sarebbe potuto essere cosi, visto che dopo la laurea mi sono ritrovato a fare un corso professionale…”

“L’università italiana deve essere migliorata e soprattutto si dovrebbero istituire dei corsi di laurea più in linea con le esigenze del mondo del lavoro, favorendo lo studio interdisciplinare.”

“di rendere le Università meritocratiche”

“”"istituire il numero chiuse in tutte le facoltà
riformare o abolire l’ordine degli ingegneri”"”

“Laureato in lettere non equivale a insegnante.”

“Fare corsi di laurea più pratici e specifici”

“”"Di smetterla di tagliare i fondi alle Università, anzi di aumentarli.
L’università italiana ha un livello abbastanza alto (nonostante i vari ranking delle agenzie), la pecca è la scarsità delle ore di laboratorio e la scarsità di risorse per avere la boratori in buono stato e pote fare dei buoni corsi pratici (e si rimanda la problema fondi).
Inoltre di smetterla di far passare il concetto che è “”meglio”" saper fare un mestiere che avere una laurea. Chi sa fare un mestiere sa fare solo quello e se perde lavoro avrà più problemi a reinventarsi e fare altro.
La laurea invece, primo ti permette di accedere ad una gamma di lavori/ruoli che senza non potresti ricoprire, secondo in caso ti permette una maggiore flessibilità mentale e capacità di adattarti e trovare anche altri tipi di lavoro che esulano dai tuoi campi di studi.”"”

“”"che le triennali non servono a niente e che le lingue in particolare non si imparano all’università stata di Milano!”"”

“di dare maggiore importanza alle lingue straniere, di non fare universita a numero chiuso ma dare a tutti pari opportunita di conseguire una laurea. di inserire possibilita’ di praticandato mentre si studia nel settore relativo agli studi intrapresi”

“Di mettere il numero chiuso alle facoltà umanistiche e incentivare le iscrizioni alle facoltà scientifiche (diminuizione delle tasse, ecc) perché sono quelle richieste dal mondo del lavoro attualmente. ”

“Quello che chiedo al Ministro dell’Istruzione è di incentivare e investire più denaro sull’istruzione e sulla Ricerca & Sviluppo (R&D), come stanno facendo tanti Paesi esteri (Sud Korea, Giappone, Australia, Inghilterra, Emirati Arabi, Cina, USA ecc. Non bisognerebbe tagliare continuamente i fondi pubblici destinati all’istruzione perché altrimenti numerosi studenti scappano e scapperanno al’estero. Abbiamo bisogno che lo Stato possa agevolarci nel mondo delle università e del lavoro, 2 campi strettamente legati. Più borse di studio, più viaggi-studio, più voglia di studiare, più insegnanti competenti, aggiornati, ma nuovi metodi di studio: meno teoria, più pratica. Non si puo’ continuare in questo modo! Inoltre, abbiamo bisogno che la scuola e l’università ci spingano a fare più esperienze di vita o lavorative all’estero perché così saremo in grado di apprendere di più, sia per quanto riguarda la disciplina o il campo per cui stiamo studiando, sia per la lingua del Paese di destinazione. Soltanto così potremo riuscire a migliorare il livello d’istruzione degli studenti italiani… è necessario avere dei neo lavoratori competenti, che siano in grado di affrontare il mondo del lavoro, con grande volontà e e un minimo di creatività in un mondo in cui le imprese diventano sempre più competitive. ”

“università collegata al mondo del lavoro , ridurre teoria ed aumentare nettamente l’attività pratica.”

“Che valuti le necessità formative del Paese per indirizzare ed inquadrare ogni persona che consegue un titolo.”

“Bisogna riformare il metodo di donare i fondi per la ricerca agli enti scientifici. Non a pioggia o per “conoscenza” ma per meriti riconosciuti dalla comunità internazionale del singolo ricercatore.”

“”"Il mio primo lavoro non necessitava di avere il mio titolo di studio conseguito. Ma il fatto che lo avessi, mia permesso di entrare.

Questo però è solo un vantaggio apparente.
I titoli di studio italiani sono teorici, per ricercatori sono utili, per la realtà lavorativa no. Bisogna snellire la velocità di conseguimento della laurea. Inutile rallentare gli studenti togliendo appelli durante l’anno.
Università non deve trovare lavoro, ma deve mettere in contatto gli studenti col mondo del lavoro. Questo non vuol dire fare un tirocinio, ma far capire quali sono i casi reali, dove si andrà a lavorare, come ci si comporta con i colleghi di lavoro o con l’azienda, ecc.

In Italia, per organizzare meglio le cose, non serve un genio. Basta solo copiare dai paesi che hanno già trovato una soluzione.”"”

“Che continuino pure a dormire.”

“Organizzare gli studi, sia professionali che universitari, in modo tale da rispondere alle reali esigenze esistenti in ambito lavorativo.”

“rendere l’istruzione uno strumento d’incontro tra cultura e lavoro”

“uscite per strada e guardatevi attorno”

“”"vorrei dirgli di attualizzare le conoscenze scolastiche previste negli attuali programmi ministeriali alle reali competenze richieste nel mercato del lavoro. Non e’ possibile che una volta usciti dagli istituti di formazione ( qualunque essi siano ) qualunque azienda che intenda assumere un giovane lavoratore debba affrontare in primis i costi dell’addestramento del giovane lavoratore.La conseguenza di questo e’ che le aziende , con la scusa della formazione iniziale del lavoratore, addebitano tale costo al lavoratore stesso , pagandolo quindi al netto una miseria.”"”

“un indirizzo più tecnico per gli istituti tecnici con un indirizzo più pratico”

“”"Rivedere completamente il sistema universitario dal punto di vista dei costi, durata, accesso, calendario annuale, numero si esami.
Soprattutto avvicinare università e mondo del lavoro rendendo obbligatorie esperienze lavorative (stage, tirocini, ecc) DURANTE il percorso di studi, o nella parte conclusiva.
Rivedere i programmi e contenuti al fine di insegnare argomenti attuali e più orientati alla pratica e alle necessità del mercato attuale.”"”

“Aule meno affollate portano a più studenti che riescono a laurearsi!”

“L’università italiana è slegata al mondo del lavoro, perciò al momento della scelta è bene valutare cosa fare secondo le loro attitudini.”

“Basta corruzione, più competitività e idee. ”

“Di concentrare più fondi nel sociale.”

“Mi piacerebbe che i corsi fossero più interattivi e non solo a livello teorico.”

“Il mio percorso formativo è stat ricco e stimolante sotto molti aspetti. Rispetto al Regno Unito, dove lavoro e vivo da oltre 2 anni, posso dire che il nostro sistema scolastico ci garantisce una cultura generale che qui neanche si sognano di avere. Questo ci aiuta a orientarci meglio nel mondo nel quale viviamo, a capirlo meglio e ad avere uno spirito critico che qui è totalmente assente. Di contro, la specializzazione su cui è basata l’educazione inglese ti permette di essere competitivo nel mondo del lavoro e di avere sbocchi lavorativi immediati appena finita l’università. Però la povertà culturale che ho notato qui, anche tra gente affermata lavorativamente, l’ignoranza assoluta che circonda la stragrande maggioranze degli inglesi e la loro incapacità elaborare criticamente i compiti e le informazioni che ricevono mi spaventano. Come dire che sono dei perfetti funzionari che sanno perfettamente svolgere il lavoro che gli viene assegnato dalla società, ma al di fuori di quello c’è una povertà culturale allarmante. Inoltre Il Regno Unito è solo apparentemente una società meritocratica: lo è per chi ha i soldi per poterselo permettere perché chi non ha la possibilità di accedere a un’università eccelsa, le possibilità di compete sono molto scarse o nulle (avete mai visto un CEO nero??) Quindi la risposta ai mali della nostra università non è quello di percorrere la via della specializzazione, anche se serve, soprattuto per quanto riguarda la laurea specialistica che invece è una stanca riproposizione di quanto studiato i 3 anni precedenti. Serve una via di mezzo: come già detto rendere la laurea biennale veramente specialistica e funzionale all’accesso del mondo del lavoro. Consideriamo anche che l’università non deve essere interamente un corso di formazione per un posto di lavoro ma deve avere un compito più alto che è quello di formare un cittadino consapevole e critico (cosa molto scomoda per chi ci governa). Qui il Regno Unito è d’esempio: se sei valido e rientri nei parametri richiesti, il datore di lavoro ti prende e investe su di te, facendoti fare dei corsi di formazione. Tornando alla nostra povera Italia direi poi di abolire molti fantasiosi corsi di laurea che sono un guazzabuglio di materie. Le università dovrebbero ricevere fondi in base alla quantità di ricerca che producono (quantificabile sulla base degli studi pubblicati su riviste specializzate riconosciute internazionalmente) e non in base al numero di iscritti. Inoltre per i docenti l’avanzamento di carriera non dovrebbe avvenire automaticamente per anzianità (che favorisce l’instaurarsi dei baroni) ma attraverso, anche qui, la ricerca prodotta. Cosa più importante, uno stanziamento maggiore dei fondi rivolto esclusivamente alla pubblica istruzione.”

“Cosa si può dire a un ministro del paese più corrotto del mondo, dove la scuola è politicizzata?”

“solo in italia i ragazzi scelgono il proprio futuro a 13/14 anni datevi una svegliata e cambiate il sistema”

“”"Di avvicinare di più lo studente al mondo del lavoro, prima della conclusione degli studi.”"”

Che devono incentivare la cultura e i finanziamenti alle opere d’arte italiane, abbiamo un patrimonio storico unico, pari all’80% del patrimonio artistico mondiale, che garantirebbe lavoro a tutti. Che se la smettessero di mangiare i soldi di noi cittadini.”

“dovete organizzare percorsi guidati tramite statistiche precise sull’organizzazione e le possibilità di occupazione di tutte le città italiane ai ragazzi in uscita dalle scuole medie e superiori, in modo che le idee sulle scelte future siano più legate alla realtà. Nelle scuole italiane si incitano gli studenti al sogno…tipo: “hai tutte le porte aperte” quando non è vero.”

“NEI CORSI UNIVERSITARI MENO TEORIA E PIU’ PRATICA”

“Più stage e soprattutto più borse di studio agli universitari.”

“Vorrei dirgli che l’esperienza pratica conta tanto (se non di più) quanto l’istruzione teorica.Se non avessi fatto stage (cercati di mia iniziativa) non avrei trovato neppure questo primo lavoro.”

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  • wif

    Io rifarei il mio percorso di studi.

  • verdura

    Insomma, lo dicono più o meno tutti, CI VUOLE PIÙ PRATICA… perfino ad Ingegneria!

  • wif

    Comunque, secondo me, gli italiani sono dei gran pelandroni, altro che percorsi di studio sbagliati. In Italia è sempre colpa di qualcun altro…
    Mi ricordo che io la pratica, dal secondo anno di università, la facevo eccome.
    Peccato che fossi l’unica, tutti aspettavano di aver terminato gli studi.
    Si aspettavano i tappeti rossi solo perché “erano laureati – i cocchi di mamma.
    Intanto quando avevamo la laurea io avevo anni di esperienza, loro zero.
    Ecco perché non rimpiango i miei studi e credo di aver scelto bene.
    Non è lo studio che fa la differenza, ma la voglia di lavorare.

  • aurora

    Stavo per completare il sondaggio, poi ho lasciato stare perchè mi sembrava troppo facile per facili lamentele. Condivido le opinioni per quanto riguarda lo snellimento del percorso di studi e la burocrazia. Inoltre, anche io vengo da un 3+2 (+1 di tirocinio obbligatorio, altrimenti non puoi accedere all’Esame di Stato per iscriverti all’albo), e condivido la visione secondo la quale i 3 anni non servono a molto, se non a creare nelle famiglie e nei cosiddetti laureati di primo livello delle FALSE ASPETTATIVE lavorative. Ho visto alla Facoltà di medicina della mia città, per le discussioni di mini-lauree che non hanno nemmeno il biennio specialistico, delle cerimonie talmente pompose che facevano impallidire quelle delle Magistrali (o Specialistiche) o delle lauree rimaste a ciclo unico, come CTF, Farmacia, o Medicina e Odontoiatria. Le persone, in generale, secondo me, non hanno capito che la laurea triennale non è una laurea, ma è come il vecchio diploma universitario. Un laureato in scienze infermieristiche non può e non deve, a mio avviso, essere chiamato “dottore”, perchè diventi “dottore” in qualcosa dopo 5 anni di sudore schiumato e gobba sui libri. Ma questo messaggio non è passato, e non è nell’interesse dei datori di lavoro o dello Stato, farlo passare, perchè l’italiano medio, come ha detto bene anche wif, si lamenta si lamenta, ma alla fine raramente si attiva per cambiare la situazione. Io mi sono laureata a febbraio in Psicologia Clinica e della Salute, e adesso sono in fase di tirocinio post-lauream, per diventare Psicologo. NON sono ancora Psicologo, ma dottore in Psicologia. Ho visto tanti miei colleghi che, nonostante fossero anche loro alla fine del percorso universitario, pensavano di essere arrivati. Non è così. Io ci ho messo parecchio tempo a laurearmi alla triennale, perchè nel frattempo ho fatto dei corsi paralleli che mi hanno permesso di lavorare con partita iva. Non verso alla cassa dell’Ordine, non riesco a camparci, con quello che fatturo ogni anno, ma nel frattempo comincio a fare pratica sotto altri aspetti. Quindi, se ci si vuole attivare, secondo me, si può, nonostante le difficoltà che oggettivamente esistono, a livello di mondo del lavoro. E il corso di studi va scelto, a mio parere, secondo ciò che piace e ciò che si vuole fare, perchè se si ama il proprio lavoro, automaticamente si trova il sistema di far fruttare gli anni spesi all’università, per quanto essa sia stata carente. Il sistema lo scardina ciascuno di noi nel suo piccolo.

  • Northern Lights UK

    Bravissima, condivido in pieno :) io sono all’inizio del percorso di studi e sono giá a far pratica. Non ho nemmeno finito di leggere l’articolo, sempre la solita solfa :( l’unica cosa che non vedo menzionata é i moduli che ti fanno studiare in Italia a volte non hanno assolutamente nulla a che fare con la materia principale… Ma questo a partire dalle superiori (scusa ma diritto civico con informatica…che ci incastra? Mah!)

  • Marco Garrone

    ti quoto in pieno… io ho sempre lavorato, mi sto laureando mandando avanti il mio studio professionale e nel frattempo scrivo libri e articoli su quello che sto studiando… certo, l’università non è troppo focalizzata sugli studenti, ma se ci si dà da fare qualcosa di buono lo si fa sempre.

  • Mattia

    I numeri sono talmente bassi e soprattutto non sono casuali perché il blog viene seguito da certe persone più meno tutte simili. Quindi non puoi dire “Metà degli italiani” è un po’ eccessivo puoi dire al massimo che metà delle persone che seguono il blog…

  • vince

    Certo la scelta stava tra il laurearsi in 5 anni o laurearsi in 10 ma con esperienza da data entry. Direi che dipende molto dal tipo di studio, perché lavori inerenti a ciò che si studia non sempre li si trova senza la laurea in mano

  • Alpha

    Architetto più che pentito.
    Troppa concorrenza, troppe tasse, lavoro solo a partita IVA senza le garanzie del dipendente…

    Emigrata all’estero, faccio tutt’altro, guadagno meglio e mi diverto molto di più.
    I laureati sono troppi, non conoscono le lingue straniere e neppure l’italiano! La qualità delle università italiane fa a dir poco schifo!

    Insomma… Uno scempio.


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