La laurea non fa di voi ‘cervelli in fuga’

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Interessante spunto da un post su Facebook da parte di Mattia Musiello.

Mattia vive in Danimarca dove fornisce informazioni attraverso il suo blog Vivere in Danimarca.

Il commento su Facebook nasce da una certa frustrazione relativa alle richieste da parte di chi si presenta con una laurea convinto che essa spiani la strada verso un lavoro.

Mattia mette in evidenza come la laurea (nel senso generico del termine) ormai non fa più la differenza soprattutto in un contesto europeo.

A volte la laurea non serve per posizioni di lavoro che richiedono diversa esperienza e diversa formazione e per le quali esiste una lacuna di manodopera. Un mestiere è meglio che una laurea.

A volte invece è semplicemente il biglietto d’ingresso per potersi proporre per una posizione il lavoro.

Immagino che questo sia anche dettato dal fatto che magari l’ottenimento della laurea in Italia sia un qualcosa ancora relativamente ‘raro’ e contribuisca a far sentire l’aspirante emigrante un “cervello in fuga”.

Purtroppo in un contesto europeo avere la laurea è “quasi” la norma.

In base a dati Eurostat, la percentuale di persone oltre i venticinque anni con una laurea è la seguente nelle varie nazioni europee (2012):

  • Regno Unito 37,3%
  • Norvegia 36,6%
  • Estonia 36,1%
  • Irlanda 35,3%
  • Lussemburgo 35,2%
  • Finlandia 34,5%
  • Cipro 34,1%
  • Svezia 33,7%
  • Islanda 33,1%
  • Svizzera 32,3%
  • Danimarca 30,5%
  • Belgio 30,4%
  • Paesi Bassi 29,5%
  • Lituania 29,3%
  • Lettonia 27,2%
  • Spagna 26,9%
  • Francia 25,9%
  • Germania 25,6%
  • Slovenia 23,7%
  • Polonia 21,8%
  • Bulgaria 21,5%
  • Grecia 21,2%
  • Ungheria 21%
  • Austria 18%
  • Repubblica ceca 17,3%
  • Slovacchia 17,2%
  • Croazia 16,3%
  • Portogallo 15,4%
  • Malta 14,0%
  • Romania 13,3%
  • Italia 12,9%
  • Turchia 12,7%

Come potete vedere la posizione dell’Italia è tutt’altro che invidiabile.

Questo fa dei laureati italiani delle mosche bianche in Italia ma una persona normalissima all’estero.

Si tratta poi di prendere in considerazione la tipologia di laurea se stiamo parlando di inserimento nel mondo del lavoro.

Alcune sono più richieste, altre meno.

E non dimentichiamoci della posizione delle università italiane nelle varie classifiche delle migliori università al mondo…

Tutto ciò può sembrare crudele verso i laureati italiani ma penso sia importante non illudere nessuno sulla facilità di trovare lavoro all’estero grazie al famoso pezzo di carta.

Voi cosa ne pensate?

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