L’intervista più esauriente sul Canada

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Simone Callegaro condivide la sua esperienza del Canada. Da leggere tutta!

Ciao Aldo e a tutti quelli che mi leggono.

Volevo ringraziarti per la possibilità che mi dai di descrivere la mia esperienza.

Cosa facevi di bello in Italia?

In Italia ho frequentato le superiori fino al secondo anno poi mi sono messo a lavorare.

Ho iniziato come macellaio e per una decina di anni ho continuato il mestiere.

Siccome ancora adesso non so che cosa voglio fare da grande ho poi cambiato del tutto settore e ho iniziato la mia carriera di meccanico tessile, un lavoro che i piaceva molto, ed in circa 4 anni sono diventato caposquadra.

Ho smesso nel 2011, anno in cui mi sono spostato in Canada con mia moglie.

Perché il salto verso il Canada nel 2011?

Il salto verso il Canada è stato deciso nel 2010.

Ero andato in Romania per una delle mie frequenti trasferte nell’Europa dell’est e nello stabilimento in cui ero stato chiamato lavoravano 2 fratelli entrambi elettricisti.

Solo che quella volta uno di loro mancava e alla mia domanda su dove fosse finito il fratello rispose che era andato in Canada, per sempre.

Erano alcuni anni che coltivavo l’idea del lasciare, purtroppo, il mio paese e da li sono iniziate lunghe discussioni e considerazioni con mia moglie.

I motivi erano gli stessi di migliaia di altri giovani e non che stanno lasciando il Bel Paese da anni: una classe politica totalmente inadeguata alla difficile situazione economica e sociale italiana, il non vedere una direzione verso cui puntare per organizzare il proprio futuro, la perenne mancanza di soldi ogni fine mese, le difficoltà di una coppia che, pur lavorando entrambi con stipendi di tutto rispetto e senza figli, vedeva prosciugare i pochi risparmi per tasse (specialmente legate al nostro appartamento che avevamo comprato nel 2006), costo della vita eccessivo per l’area in cui vivevamo e per i problemi che sorgevano nel voler mantenere uno stile di vita “normale”, come avere un’auto a testa e andare in vacanza 2 settimane l’anno.

Lo sconforto maggiore era il vedere come in Italia si faticasse sempre di più a vivere.

Una popolazione che invecchia sempre di più, titoli di studio di qualsiasi livello che servono sempre a meno, giovani senza lavoro che non vengono aiutati ad inserirsi nel tessuto produttivo del paese perché troppo giovani e con poca esperienza o non abbastanza giovani per essere inquadrati come apprendisti o non disposti a lavorare per troppi pochi soldi.

Mio nonno diceva che quando era giovane gli bastava cercare con lo sguardo una gru di un cantiere edile (lui era architetto) per andare e trovare lavoro, tempi che non si possono nemmeno immaginare al giorno d’oggi e che forse non torneranno più.

Nell’elenco metterei anche, di nuovo, un governo che non sa bene che direzione prendere, che usa ancora concetti troppo vecchi (come quello del ‘costruire‘ sempre, senza sosta, per dare posti di lavoro, anche se si tratta di opere inutili) per creare sviluppo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una domenica d’estate.

Noi vivevamo in un quartiere storico abbastanza esclusivo della nostra città, un borgo stupendo che il comune sfruttava ogni volta che poteva per organizzare eventi e manifestazioni folkloristiche.

Essendo un borgo medioevale vecchio di circa 1000 anni non è difficile capire che non fosse strutturato per accogliere i visitatori con auto al seguito.

Risultato: strade riservate ai residenti perennemente intasate di auto di persone che venivano a vedersi il concerto o l’evento in programma e se ne tornavano a casa la sera.

Quasi ogni domenica di luglio e agosto dovevo chiamare i vigili urbani che almeno venissero a fare le multe a chi non era autorizzato a parcheggiare anche perché ogni volta che non trovavo il mio parcheggio riservato dovevo lasciare l’auto 500 metri più a valle e la salita che porta a casa mia è parecchio ripida!

La famosa domenica in questione, per farla breve, il vigile è arrivato con l’auto di servizio, io lo aspettavo, gli ho spiegato la situazione e che ha fatto?

Incontra altri Expat in Italia e all'estero

Mi ha detto di aspettare, ritorna all’auto, ci sale sopra e scappa.

Se n’è andato.

Ho poi scoperto che la festa in programma quel giorno era organizzata dalla Questura (quindi dalla polizia) ed il buon vigile chiamato a far rispettare la legge ha preferito non rischiare di multare qualche amico del questore per non avere noie e se ne è scappato.

Da quel giorno è iniziata la progettazione della fuga, ma della mia, non del vigile.

Non puoi combattere contro cose del genere.

E noi veniamo dal Grande Nord, quello industrioso, quello che (dicono sbagliando) mantiene il sud pagando anche le loro tasse, quello dove la legge viene rispettata. Nemmeno il Nord è immune da queste porcherie.

Come vi siete mossi per il visto?

Per il visto ci siamo mossi cercando prevalentemente su internet.

Il sito dell’ambasciata canadese a Roma è abbastanza chiaro (anche se scritto in ‘burocratese’) e ci sono tutte le informazioni relative a tutti i tipi di visto che potevamo richiedere.

Noi potevamo fare domanda solo per il visto Working Holiday Visa, quello che permette agli italiani di lavorare in Canada per 6 mesi con un permesso “open”, che permette, cioè di fare qualsiasi tipo di lavoro ovunque sul territorio canadese.

A marzo 2011 abbiamo deciso di fare le valigie ed andare per la prima volta in esplorazione in Canada.

Dato che avevamo letto molto bene il sito dell’ambasciata e alcune storie (come quella che sto scrivendo io ora) su internet sapevamo che una volta esaurito il permesso semestrale avremmo avuto bisogno di uno ‘sponsor’, un datore di lavoro canadese disposto a prendersi la briga di affrontare l’iter con l’immigrazione canadese obbligatorio per chi vuole assumere un nuovo immigrato in Canada.

Appena arrivati a Vancouver (scelta perché pubblicizzata come un mite paradiso nel freddo Canada) abbiamo iniziato subito a cercare qualcuno disposto ad assumerci per poter iniziare il processo di immigrazione. Non nascondo che abbiamo incontrato moltissime persone, in gran parte italiani, ma senza trovare il famoso sponsor.

Siamo tornati in Italia dopo 10 giorni di caccia intensiva con ben poche speranze ma i problemi a casa erano sempre i soliti e la determinazione ha prevalso.

Ho lasciato l’Italia (senza avervi fatto ritorno fin’ora) il 10 settembre 2011.

Quale è stato il primo lavoro in Canada e come lo hai trovato?

Il primo lavoro che ho trovato in Canada è stato presso un’azienda di due fratelli italiani (a Vancouver da più di 20 anni) che vendono e riparano macchine da caffè espresso.

Ho lavorato presso di loro per circa 2 settimane poi ho capito che loro volevano aiutarmi ma il loro Service Manager (in Canada ci sono manager per qualsiasi cosa, chiunque abbia una azienda, anche piccolissima, prima o poi ci mette dentro un manager che lavori al posto suo) era di tutt’altro avviso.

Siccome non sono uno che ama perdere tempo mi sono licenziato immediatamente e ho ricominciato subito la ricerca di un altro impiego.

Ho trovato lavoro dopo 3 settimane in una panetteria italiana a Downtown Vancouver.

Sono passato dal fare il meccanico al fare il panettiere ma non mi sono perso d’animo, ho sempre lavorato usando le mani e se si ha volontà e determinazione si può fare qualunque cosa.

È stata un’esperienza a dir poco demoralizzante, un misto di frustrazione e sconforto dovuto alle condizioni a cui è sottoposto un immigrato come sono io che arriva in Canada senza un ottimo inglese e senza specializzazioni.

Purtroppo è stato l’unico che ho trovato disposto a sponsorizzarmi, ho dovuto stringere i denti e impegnarmi al 100% per riuscire a rimanere.

Quando si viene sponsorizzati da qualcuno (ma, badate bene, io racconto la MIA storia, quello che è successo a me) il servizio immigrazione rilascia un nuovo permesso di lavoro al richiedente, in genere di 2 anni, ma CHIUSO.

Si può lavorare solo ed esclusivamente per il datore di lavoro che ha fatto la richiesta, nessun’altro.

Proprio a causa di questo cavillo molto spesso succede che il datore di lavoro approfitti di questo legame forzato per sottopagare il dipendente immigrato, esattamente come è successo a me e ne ho conosciuto tantissimi altri, quasi sempre la stessa storia.

Comunque nel frattempo è successa una cosa che mi ha aiutato non poco a non perdermi d’animo: la nascita del nostro primo figlio, proprio là, a Vancouver.

Il nostro piccolo bambino canadese (si, lo IUS SOLI tanto bistrattato in Italia è un DIRITTO in Canada) ha dato la forza a me ed a mia moglie di non mollare, la partita in gioco è enorme: il futuro di nostro figlio in cambio di lavoro sottopagato, un prezzo che sono stato ben disposto a pagare.

Ma non mi sono fermato, ho cercato e cercato finchè la mie centinaia di curriculum spedite ovunque hanno portato una piccola compagnia canadese a contattarmi, una macelleria di Calgary, Alberta.

Ho preso l’occasione al volo. Ho dovuto fare richiesta per un altro Work Permit, quindi riaffrontando di nuovo il servizio immigrazione, ed ho avuto fortuna!

Ho ottenuto un secondo permesso, sempre valido per 2 anni, per questa nuova azienda a Calgary (anche se l’ho dovuto attendere 6 mesi).

Questa volta, però, una compagnia canadese con solo personale canadese, io sono l’unico italiano ed il primo che abbia fatto seguire tutta la procedura alla compagnia.

Sono stato davvero fortunato in questo caso: il mio capo mi tratta da pari, mi ha messo a lavorare nel loro negozio più nuovo (2 mesi di vita) come Store Manager e mi pagano quello che devono senza battere ciglio.

Qual’è la tua opinione del Canada dopo quasi 2 anni?

Ora sono quasi 2 anni che vivo in Canada e ho cercato di capire come questo grande Paese sia strutturato, sia socialmente che politicamente.

Mi dispiace dire che, in fondo, il Canada sia soltanto fortunato ma niente di più.

La loro economia è basata quasi totalmente sullo sfruttamento delle enormi risorse naturali che hanno e politicamente parlando non è che sia una nuova ed eccitante frontiera.

Ora il governo è formato da un esecutivo del partito dei Conservatori. È da un anno circa che sono sotto il fuoco incrociato di alcuni giornali per le loro politiche molto poco lungimiranti e, onestamente, molto simili a quelle italiane: privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e stato sociale, “regali” a potenti lobbisti del petrolio e della finanza.

La provincia dell’Alberta è, in particolare, quella che finanzia gran parte dell’intero paese grazie alle incredibili quantità di petrolio che riesce a produrre.

Purtroppo proprio il petrolio stesso è uno dei maggiori imputati della grande corruzione di cui i giornali locali vociferano da mesi.

Non so quanti lo sappiano ma l’estrazione del petrolio dell’Alberta è diversa da quella che tutti immaginano, non ci sono torri di perforazione, non ci sono pompe che risucchiano petrolio dalla profondità della terra.

Il loro petrolio è bitume che viene estratto separandolo dalla terra che impregna. Ci sono molti posti nel nord, anche in mezzo alle foreste, dove puoi vedere queste chiazze oleose sul terreno. Per estrarlo sono obbligati e devastare completamente il territorio. Dove le compagnie scavano non rimane più nulla.

Perché è così che il nord (a partire dalla cittadina di Fort McMurray in su) appare: una landa desolata dove non rimane nemmeno l’erba, niente di niente, come il deserto del Sahara, solo che fa freddo.

Per ogni barile di petrolio ne vegono usati 5 di acqua fresca più solventi vari che aiutano a separare il bitume dalla terra. Questo processo sta facendo diventare parecchio nervosi gli ambientalisti, la popolazione canadese che ci tiene a non distruggere il proprio paese e, a quanto pare, anche gli USA.

Due settimane or sono, il presidente Obama ha parlato chiaramente delle estrazioni di petrolio nell’Alberta. Sembra che anche in USA siano preoccupati ma, secondo me, sono solo ragioni politiche, non credo che dell’ambiente freghi molto a nessuno.

Il Canada, pur essendo raffigurato come un paese civile e serio ha rifiutato di sottoscrivere il protocollo di Kyoto e, grazie al governo conservatore attuale, la riserva ambientale canadese è passata nel giro di pochi mesi dall’avere una sorveglianza su circa 27.000 laghi a soli 97 (questo, ovviamente, è legato al petrolio).

Nell’ultimo anno il premier Harper ha speso circa 300 milioni di dollari pubblici per diffamare i Liberali (cosa che non è piaciuta affatto ad una larghissima parte dei canadesi) tramite spot in TV e internet e da quando sono stati eletti nel 2008 hanno bruciato 13 miliardi di dollari di surplus che il governo liberale poteva vantare creando un deficit che il Canada non vedeva dalla fine degli anni ’80.

Hanno votato contro la legge proposta dai liberali sulla regolamentazione dei servizi finanziari (a sfavore delle banche) e sono riusciti a salvarsi un +0.2% di PIL solo grazie a massicce riduzioni di personale in settori chiave come la Canada Revenue Agency (Agenzia delle Entrate canadese).

Oggi in TV c’era un lungo servizio molto interessante su come il governo Harper abbia praticamente rinunciato alla persecuzione dei reati fiscali legati alla fuga di capitali in paradisi fiscali perché “troppo complicati da gestire viste le riduzioni di personale dell’agenzia” nonostante le assunzioni inutili (secondo i giornali di opposizione) di circa 34.000 nuovi dipendenti pubblici in settori di secondaria importanza.

Solo di evasione fiscale da capitali si valuta in 80 miliardi di dollari di danni all’erario pubblico solamente nel 2013.

Purtroppo il Canada, pur essendo così civile e avanzato, non può fregiarsi di certi piccoli vantaggi che abbiamo avuto in Italia.

Si è detto più volte negli ultimi anni che l’Italia non è fallita in particolar modo grazie ai risparmi che le famiglie medie avevano, risparmi usati per far fronte alla crisi dal 2008 e che hanno generato un PIL inatteso, cosa che ha permesso al governo di vivacchiare e andare avanti seppure sulle spalle dei cittadini virutosi.

In Canada una cosa del genere non sarebbe possibile perché il canadese medio non risparmia un singolo cent per i ‘giorni di pioggia‘.

C’era un articolo interessante qualche mese fa su ‘Metro Vancouver’ in cui si spiegava che meno del 20% dei canadesi ha risparmi in banca.

Ovvio che il 20% che li ha siano persone che guadagnano talmente tanto da non riuscire a spendere tutto ogni mese ma sono troppo pochi.

Ci sono tantissimi professionisti ed operai, specialmente nel nord dell’Alberta, che guadagnano soldi a palate grazie al settore petrolifero e questo è dovuto in parte ai grandi favori che la provincia regala ai petrolieri (come il pagare un’inezia lo sfruttamento del suolo e detassargli i carburanti che usano per i mezzi da cava).

Una così bassa percentuale di risparmiatori sul totale della popolazione indica una cosa molto chiara: il governo non potrà contare su nessun ‘ammortizzatore sociale privato‘ in caso di crisi economica.

È già successo a Calgary a metà anni ’80.

Ho parlato con tanti imprenditori italiani a Calgary e tutti più o meno dicevano la stessa cosa: i suicidi erano roba quotidiana, è successo più volte che qualcuno sparasse in strada uccidendo, alcoolismo alle stelle e tutte le solite cose che succedono quando un territorio è in crisi.

Poi li ha salvati il petrolio del nord ma lo spettro di quei giorni si avvicina sempre più, specialmente da un paio di mesi a questa parte dopo che qualcuno inizia a chiedersi se sia il caso di continuare con la devastazione di centinaia di KM quadrati di territorio.

Dal mio punto di vista l’economia canadese non è solida (perché basata su un mercato a rischio ambientale e politico molto alto) ma solo florida (però è una abbondanza derivata dallo scommettere esclusivamente su un settore così rischioso).

Finchè dura, dura.

Per ora le compagnie nel nord dicono che prevedono una crescita delle loro attività per almeno 2 anni con migliaia di nuovi assunti però è sempre da prendere con le pinze: in nordamerica non è mai stato un problema licenziare migliaia di persone in blocco e senza ragione e in un tipo di attività come l’estrazione petrolifera non si è mai del tutto sicuri di come possa andare.

Se dovessero cambiare governo e qualche legge che impedisse a loro di fare tutti i soldi che fanno non credo ci penserebbero due volte prima di chiudere bottega ed andare altrove o ridurre fortemente l’attività.

Sono tutte mie idee, ovviamente, ed ognuno si crea l’immagine che preferisce di questo paese.

Ho sentito veramente pochissimi italiani emigrati qui parlare di queste cose.

Per chiunque il Canada è un paradiso (e per certi aspetti è vero), tutto funziona (e questo non è vero, anche qui ci sono persone che si vedono recapitare lettere della loro agenzia delle entrate con centinaia di migliaia di dollari di tasse arretrate da pagare per errore, e stranamente succede molto spesso con i nuovi pensionati quindi, forse, il loro sistema non è così efficiente), una persona sola che lavora può mantenersi tutta la famiglia (e questo non è del tutto vero).

Che consigli daresti a chi sta pensando al Canada?

E qui arriviamo ai consigli che darei a chi volesse decidere di trasferirsi qui: siate prudenti e pazienti.

Una cosa davvero fondamentale è che BISOGNA CONOSCERE LA LINGUA.

L’inglese che si impara nelle scuole italiane è quasi inutile, va bene conoscere la struttura della lingua ma riuscire a parlare con chi è madrelingua può essere una sfida, specie all’inizio.

Meglio non pensare di affidarsi a qualcuno o alla propria comunità di connazionali.

Quando si abbandona il proprio paese si abbandona anche quell’ambiente tanto familiare in cui si è cresciuti e abbiamo imparato a muoverci, si è da soli e se si è fortunati si può fare qualche bella amicizia, incontrare persone che possono aiutarti a traslocare ma nulla di più..

Quando si deve affrontare la burocrazia si è da soli a meno che non si scelga di pagare un avvocato e questo non è solo perché ben pochi vogliono aiutarti a compilare scartoffie ma anche perché le regole stanno cambiando e chi ha compilato i documenti per l’immigrazione (qualsiasi sia il programma: Provincial Nominee Program, Canadian Experienced Class, programmi federali e compagnia bella) 1 anno prima si trova di fronte a qualcosa di diverso.

Anche qui la burocrazia è tosta, ho conosciuto una ragazza che si è vista rispedire indietro il malloppo di documenti perché l’impiegato dell’immigrazione non riusciva a capire quali numeri erano i 7 e quali gli 1 che qui in Canada la gente scrive diversamente dagli europei.

Sono piccole differenze che però diventano fondamentali quando si tratta di cose importanti.

Siate informati!

Quando cercate lavoro cercate di capire quali sono i minimi e massimi di paga oraria che vi possono offrire. Un buon sistema può essere consultare il sito web PAYSCALE.CA dove un database dedicato può aiutare a trovare questi numeri.

Piccola cosa: questo è un primo test: se non siete in grado di usare questo sito o di capire il sito dell’ambasciata canadese chiedetevi se siete davvero pronti a fare il Grande Salto, perché quando si è dall’altra parte del mondo tutto è leggermente diverso e bisogna essere in grado di cavarsela da soli.

Piuttosto rimandate ma non saltate su un aereo pensando di riuscire solo perché lo volete, quelle sono favole per i bambini e, a meno che abbiate tanti tanti soldi, di solito nessuno può permettersi di bighellonare in Canada senza combinare qualcosa.

A proposito di soldi ecco che cosa ho speso io solo di burocrazia:

Pratica sulla sponsorizzazione per il mio lavoro qui a Calgary: 1700$ ma usando l’avvocato.

Non ero francamente in grado di fare tutto io anche perché abitavo a Vancouver e il boss qui a Calgary non aveva idea di che cosa fare, ho dovuto chiedere per forza ad un avvocato.

Ad ottobre potrò finalmente spedire tutta la documentazione per ottenere la residenza permanente:

tramite avvocato mi sono stati chiesti 5500$ tutto compreso (ma questo per la Canadian Experienced Class, la Provincial Nominee Program, sempre tramite avvocato, costa 1000$ in più).

Se decido di farmi io i documenti (e credo che lo farò data la scarsità di finanze) costa 550$ a testa (quindi per me e mia moglie 1100$) più 250$ (ad oggi) di visita medica obbligatoria più 450$ a testa per ottenere la carta in caso la procedura vada a buon fine.

Se per qualche motivo spedisco tutto e l’impiegato decide che non sono “eligible”, cioè non accettabile per i loro standard, allora perdo i 1100$ iniziali da pagare all’invio della pratica.

Se la visita medica trova che non sono in salute (e quindi un possibile costo per la sanità locale) mi rispediscono a casa e perdo i 1100$ iniziali più i 250$ di visita. Tutto costa caro quando si è un operaio e quindi, per carità, informatevi più che potete P R I M A di prendere una decisione così importante.

Per chiunque di voi: GOOD LUCK!!

Simone

Grazie Simone e buon proseguimento in Canada!

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