Ecco come ho trovato lavoro in Vietnam

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Luca Mohammadi è riuscito a trasferirsi in Vietnam trovando lavoro presso la filiale vietnamita di una azienda italiana.

Ecco come ha fatto.

Ci descrivi il tuo passato lavorativo in Italia?

Dopo essermi laureato in Informatica presso l’università di Verona nel 2007, con due Erasmus in Inghilterra e in Spagna nel corso degli studi, ho iniziato una carriera in consulenza (KPMG).

Mi sono dapprima occupato di implementazione di progetti IT per poi focalizzarmi in aspetti legati al miglioramento delle performance organizzative.

Dopo quasi 4 anni in KPMG, come spesso accade, ho ricevuto un’offerta di lavoro da una delle società clienti ed ho cambiato così lavoro, diventando responsabile Organizzazione e Qualità in un’azienda tessile Italiana.

Tuttavia, dopo alcuni mesi, ho realizzato che non fosse una scelta più adeguata alle mie esigenze di crescita e al mio desiderio di internazionalizzazione ed ho pertanto iniziato a valutare possibilità lavorative all’estero.


Perché hai poi pensato all’Asia come destinazione lavorativa?

L’idea era quella di andare a lavorare fuori dall’Europa per poter vivere un’esperienza diversa.

Ho pertanto iniziato la ricerca di aree con buona vivibilità.

L’Asia, che avevo già avuto modo di conoscere in alcuni viaggi di piacere, è stata la metà più naturale per quanto riguarda i ritmi di vita, la sicurezza personale ed il rapporto con le persone.

Altro elemento è sicuramente la crescita economica, che in Asia è presente in diversi paesi, nonostante più o meno leggeri venti di crisi.

Come mai il Vietnam in particolare?

Dal punto di vista economico, Il Vietnam è uno dei paesi cosiddetti “Next Eleven“, ovvero uno degli undici paesi identificati nel 2011 come ad alto potenziale di crescita.

Ho pertanto interpretato la possibilità di entrare in un paese ad alto potenziale come un’opportunità di vendere bene la propria esperienza e le proprie capacità (che solitamente nel paese mancano) in un’ambiente con molte sfide e molti stimoli.

Dal punto di vista sociale, ho pensato che il Vietnam fosse un paese accogliente e senza movimenti religiosi particolarmente radicali, i quali talvolta possono interferire con la libertà delle persone, movimenti che invece possiamo trovare in altri Paesi Asiatici (Malesia, Indonesia, Pakistan, etc)

Come ti sei messo alla ricerca di aziende italiane che operano in Asia?

La mia ricerca di lavoro in Asia ha avuto due fasi principali.

Inizialmente mi sono messo alla ricerca di posizioni con gli strumenti tradizionali: risposta ad annunci di lavoro, invio cv spontanei, registrazioni in database di head hunters etc.

I risultati sono stati a dir poco deludenti, praticamente nessuna risposta positiva.

Tuttavia, convinto che le aziende avessero bisogno di persone volonterose di trasferirsi per lunghi periodi a lavorare distanti dalla propria nazione, ho provato a cambiare strategia.

Ho iniziato una ricerca di specifiche aziende Italiane presenti in Asia.

Ho sfruttato principalmente i siti delle camere di commercio Italiane nei vari paesi.

Per ogni azienda trovata, ho condotto un’analisi in termini di effettivo presidio del territorio e investimenti in corso. Ottenuta una lista di aziende target, ho quindi cercato i nomi dei direttori generali o responsabili HR della filiale asiatica ed ho iniziato a contattarli direttamente (via email o linkedin).

Quale è stato il responso da parte delle aziende?

A valle di questi contatti diretti, con grande sorpresa, ho avuto risposte quasi da tutte le persone alle quali ho scritto. Risposte non sempre positive ma in ogni caso cortesi ringraziando dell’interesse e spiegandomi i motivi di un’eventuale indisponibilità di posizioni in linea con il mio profilo.

A seguito dei contatti positivi ho avuto modo di avere alcuni colloqui telefonici o via skype, fino alla ricezione di alcune proposte e poi decidere di accettare in particolare l’offerta di lavoro in Piaggio Asia.

Quali sono gli stereotipi da smontare sul Vietnam?

Penso che per molti Vietnam significhi guerra.

Le tracce del conflitto sono sicuramente presenti (soprattutto nelle vittime dell’agente Orange) ma le relazioni del paese si a livello istituzionale che sociale sono del tutto aperte e serene con l’occidente.

Vietnam significa anche stato a regime comunista. Questo è del tutto vero nella forma di organizzazione politica. Tuttavia, le politiche economiche e sociali sono ora fortemente orientate al capitalismo (seppur “controllato”) e le libertà individuali sono mantenute abbastanza ampie da consentire lo svolgimento di una vita normale.

Quali sono stati gli aspetti più difficili dell’ambientamento?

Per quanto mi riguarda, la differenza dello stile di vita.

Come ragazzo occidentale sono abituato a cenare la sera tardi, ad uscire a bere qualcosa con gli amici dopo cena e qualche volta “tirare fino a tardi”.

Tutto questo si rende molto difficile, soprattutto ad Hanoi, una città molto tradizionale.

Le persone iniziano a cenare alle 6 di sera, alle 9 è già difficile trovare qualcosa di aperto e i bar, salvo rare eccezioni, chiudono a mezzanotte. In generale, non c’è l’usanza di andare a letto la notte tardi, nemmeno tra i giovani.

Viceversa, è molto comune vedere le strade popolate alle 5 di mattina di persone che fanno jogging, stretching o giocano a badminton.

Che consigli daresti a chi sogna l’Asia come destinazione?

Suggerirei sicuramente di fare un viaggio se non si è mai stati per assicurarsi che l’ambiente sia quello effettivamente desiderato. Io ho avuto modo di visitare alcuni paesi prima di fare questa scelta. Questo permette di essere sicuri che i ritmi. gli stili di vita, la cultura e il clima siano in linea con i propri desideri. Dopodiché, posso solamente consigliare vivamente di fare questa esperienza, anche solo per alcuni mesi, perché ne vale veramente la pena.

Grazie Luca e buon proseguimento in Vietnam!

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commenti





  • Northern Lights UK

    Congratulazioni e auguri per il futuro!! :)

  • Emidio

    Confermo il consiglio di Luca, dopo 5 mesi qui e aver lavorato con i vietnamiti ad Hanoi mi viene ansia al solo pensiero di tornare in Italia e allo stress lavorativo al quale siamo assuefatti.

  • zoodany

    da emigrato in australia mi chiedo sempre con quale visto è andato là. sarebbe interessante sapere come funziona


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