Lavorare come professore di italiano in Francia
Corrado Felici lavora come professore di Italiano in Francia.
Dopo aver fatto l’Erasmus in Francia all’interno di una triennale in lingue ha deciso di puntare all’insegnamento dell’Italiano oltralpe.
Cosa ti ha fatto capire durante l’Erasmus che rimanere in Francia sarebbe stata la scelta giusta?
Molte piccole e grandi cose mi hanno fatto capire che restare in Francia sarebbe stata la scelta giusta per me.
Innanzitutto ho avuto diritto a una residenza universitaria e a degli aiuti economici per pagare l’affitto, il che mi ha aiutato molto per vivere autonomamente e studiare in tranquillità.
Venendo da Roma, dove le residenze sono scarsissime (e non un diritto di tutti) e gli affitti sono alle stelle, la differenza è saltata agli occhi.
Poi, vedere delle persone sulla sedia a rotelle in autobus e sul tram, che potevano circolare liberamente in città senza barriere architettoniche, mi ha fatto capire che c’è un livello di civiltà decisamente superiore.
Inoltre, parlando di lavoro con la gente e con i professori, ho scoperto che ci sono concorsi meritocratici, assegni di disoccupazione, che c’è una qualità della vita migliore rispetto all’Italia, e quindi mi sono deciso a tentare di rimanere, data anche la mia passione per la lingua e la letteratura francese.
Ci descrivi più in dettaglio il concorso del ministero italiano dell’istruzione? Esiste ancora? Che requisiti bisogna avere?
Quel concorso è riservato agli studenti universitari italiani di lingue straniere (non so se è aperto anche ad altre facoltà) che vogliono lavorare come assistenti linguistici all’estero.
In pratica, se si viene scelti, si lavora 12 ore a settimana in una scuola media o superiore per fare della conversazione in italiano con gli alunni, il tutto per circa 800 euro al mese, per una durata di 7 mesi.
Esiste ancora, ma i posti sono sempre di meno, bisogna informarsi nelle facoltà per trovare la documentazione per partecipare al concorso.
I requisiti cambiano di anno in anno, riguardano i punti di credito, gli esami di lingua, se si è in regola con gli studi etc…
Nel bando di concorso sono descritti tutti i criteri di ammissione.
Personalmente fare l’assistente mi ha aiutato tantissimo, mi ha fatto capire che l’insegnamento avrebbe potuto essere la mia strada e mi ha permesso di mantenermi gli studi, è stata una bella esperienza.
Una volta vinto il concorso ti sei trasferito subito in Francia?
Certo, una volta vinto il concorso ho iniziato a fare l’assistente nelle scuole medie e superiori, lavorando nelle qualità descritte nella risposta precedente. E allo stesso tempo, mi preparavo per il concorso da insegnante. Visto che il lavoro da assistente durava solo 7 mesi, mi sono mantenuto facendo altri lavoretti, fino a quando sono diventato professore.
Consigli su come superare i colloqui per diventare professore in Francia?
Per diventare professore il concorso base da passare qui in Francia si chiama CAPES.
È un concorso statale, ma è aperto anche agli abitanti dei paesi dell’UE (per gli italiani che volessero provarci!).
Per iscriversi bisogna avere una formazione universitaria di almeno 5 anni, ma non sempre le lauree quinquennali italiane sono riconosciute completamente; se qualcuno dovesse essere interessanto a partecipare a questo concorso, consiglio di informarsi bene sull’equivalenza dei titoli di studio.
La cosa migliore sicuramente sarebbe di prendere una laurea in Francia, o al massimo fare la triennale in Italia e i due anni successivi in Francia, visto che quei due anni sono specifici per la preparazione al concorso e all’insegnamento.
Per questo CAPES ci sono delle prove scritte e orali, in italiano e in francese: prove di traduzione, di letteratura (su un programma definito che bisognerà cercare sul sito del ministero francese www.education.gouv.fr) e di pedagogia.
In generale, da quello che mi è sembrato, la conoscenza della lingua francese è più importante rispetto a quella della lingua italiana ai fini del concorso.
Consiglio a tutti di studiare per bene la fonetica, l’ortografia… Insomma, bisogna avere un’ottima padronanza del francese.
Ci può motivare il fatto che una volta vinto il concorso non c’è precariato, bisogna affrontare un anno di tirocinio (pagato con lo stesso stipendio di un professore di ruolo) e poi si inizia a lavorare immediatamente, a tempo pieno e indeterminato.
Ci descrivi l’attività di insegnante in una scuola francese?
È simile a quella di un professore italiano, ci sono 18 ore di insegnamento in classe (salvo ore straordinarie), lavoro a casa di preparazione delle lezioni e di correzione dei compiti, riunioni varie, consigli di classe etc… Cambiano ovviamente i programmi e i metodi di insegnamento, ma per il resto il lavoro del professore qui non è molto diverso da quello di un professore italiano.
Grazie Corrado e buon proseguimento in Francia!

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