Le montagne russe dell’emigrazione

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Il Dipartimento di Immigrazione e Cittadinanza del governo neozelandese mette a disposizione un documento per capire gli alti e bassi che incontrerete dal punto di vista emotivo quando emigrate.

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Pur essendo prodotto con la Nuova Zelanda in mente, questo documento secondo me è validissimo per tutte le destinazioni al mondo.

Innanzitutto viene sottolineata l’importanza del periodo antecedente l’emigrazione. Questo è un periodo di solito di carattere molto positivo in quanto l’aspirante emigrante pianifica il trasferimento con speranze molto rosee sul proprio futuro all’estero.
È importante però avere aspettative realistiche per prepararsi sia agli altri che agli inevitabili bassi che indubbiamente si incontreranno.

Una volta arrivati a destinazione la prima fase viene definita come ‘Fun’, divertimento, e dura alcuni mesi. Si tratta del periodo associato alle emozioni spesso positive relative alla nuova vita in una nuova nazione. Si tende a vedere il positivo della maggior parte delle cose, tralasciando gli aspetti negativi.

Dopo alcuni mesi però ci si abitua alla vita all’estero e quindi le emozioni associate alle cose positive diminuiscono. Esperienze negative, piccole o grandi, danno vita ad insoddisfazione e sentimenti negativi nei confronti della vita nella nazione adottiva (‘Fright’).

A questo punto è possibile prendere in considerazione il ritorno a casa (‘Flight’). Se vi rendete conto che la vostra nuova vita non è effettivamente bella come vi immaginavate, il pensiero di casa diventa molto seducente e quindi il ritorno diventa una prospettiva molto più reale di alcuni mesi fa.

È qui che decidete o di tornare a casa oppure di ‘combattere’ (‘Fight’) i sentimenti negativi e massimizzare le opportunità che vi si presentano nella nazione di adozione.

Dopo un paio di anni dovreste essere in grado di considerarvi “ambientati” avendo fatto l’abitudine alla vostra nuova vita. Per ognuno di noi il periodo necessario ad arrivare a questo stadio dell’emigrazione può variare da mesi a molti anni.

È importante anche tenere conto che se emigrate con famiglia, questo processo può variare molto per i diversi membri della famiglia stessa. È possibile che i figli si ambientino prima e meglio della mamma o viceversa.

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Comments

  1. wif says

    Io, invece, ho subito visto i difetti del Paese ospitante. Un grandissimo ostacolo lo vedevo nella lingua. Dal momento in cui si mette piede fuori dall’Italia si diventa immigrati e si scende di livello nella scala sociale. Sapevo del Welfare ma non pensavo di poterne usufruire e non ero venuta con quell’idea. La prima cosa che ho fatto è stato seguire corsi di lingua e etnologia per capire il popolo presso il quale avevo deciso di vivere parte della mia vita. Poteva essere qualche mese come diversi anni, ancora non lo sapevo. Il mio mood è stato positivo i primi 15 giorni perché ero in vacanza, poi mi sono messa di lena a lavorare e non ci ho più pensato. Mi sono arrabbiata spesso da subito perché trovavo alcune leggi e comportamenti assurdi. Io credo che una buona idea sia quella di partire senze troppe aspettative e idee preconcette, del tipo “vado in Svezia perché guadagno bene e c’é il megawelfare” oppure “vado in USA perché là c’è la vera meritocrazia e si fa carriera” ecc. Questi sono spesso miti che ci costruiamo noi e non esistono. Anche all’estero hanno povertà, problemi, delinquenza e crisi – esattamente come in Italia e gli Stati welfare stanno in fase calante.

  2. says

    scusate ma c’era bisogno di un grafico o della nuova zelanda per capire questa cosa?Secondo me no anzi io penso che questo grafico si possa applicare a tutte le nuove esperienze al di là dell immigrazione.Puo essere per esempio applicato ad una nuova relazione o ad un nuovo lavoro o una nuova università tutto quando eè “nuovo” è più bello e all inizio guardi solo i lati positivi e poi che vengono dubbi e perplessità…..cmq grazie aldo sempre dei tuoi link

  3. says

    È un grafico semplice semplice che non fa altro che riassumere il fatto che emigrare porta delle difficoltà, e che il paradiso in Terra non esiste. Vado comunque contro corrente e mi ritengo fortunato: appena arrivato in un posto, non soffro di alcuna sindrome di Stendhal o illusioni simili. Cerco di valutare bene quello che ho di fronte, in modo disincantato. Non solo per com’è il posto, ma anche e soprattutto per com’è la gente, e come si vive. Allo stesso modo, però, fermatevi, e chiedetevi se la “nostalgia” d’Italia non sia anch’essa un’illusione. È un punto importante.

  4. luca says

    bisogna vedere se fit è abitudine alla nuova vita nel senso di rassegnazione e non voglia di trovare di meglio o reale soddisfazione

  5. francesco says

    per me invece non e` stato per niente cosi`!
    sara` perche` sono andato in un paese non occidentale (giappone) o perche` quando sono arrivato pur non parlando una sola parola di giapponese dopo tre settimane gia` lavoravo, ma i momenti fun-fright-flight-fight si sono sempre alternati in base alle giornate.
    forse alla fin fine il fattore lavoro credo la faccia da padrone…

  6. riccardo pan says

    cito: “documento validissimo per tutte le destinazioni al mondo” … aggiungerei “non in recessione economica” nel qual caso la percezione della realtà e dei valori cambia. grafico comunque interessante.

  7. says

    Grafico che ha davvero un riscontro reale, anche se non mi é mai passato per la mente di rientrare in Italia. Sarebbe una sconfitta rientrare in Italia e patire la “fame”, visto che nella zona di origine (Bari) non c’é praticamente nulla per un ingegnere informatico, se non un lavoro sottopagato ai limiti della povertá.

  8. says

    Io invece la crisi di rottura l’ho avuta dopo 3 anni. Poi credo che dipenda anche dall’età in cui si parte e come dici tu giustamente, se si hanno affetti o meno. Io sono partita a 26 anni ed avevo un ragazzo per cui tutto era fun and exciting per me per più a lungo credo di chi parte a 35 anni o 40 anni, magari da solo.

  9. says

    Verissimo Aldo!! Penso che l’unico momento di buio e di crisi l’ho avuto dopo un anno, come dice il grafico… E poi ho stretto i denti, ho combattuto… E dovrei essere nella parte ‘fit’ adesso 🙂

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