Se un giorno avrai il rimpianto di non averlo fatto, fallo

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Sara Dapor ha di recente festeggiato un anno in Australia con il visto vacanza lavoro.

Sara Dapor

Sara Dapor

Dopo un anno, cosa ti piace di più e cosa ti piace di meno dell’Australia?

Era il 27 febbraio 2012 quando il mio aereo è atterrato a Melbourne.

Ero felice, entusiasta, convinta, ma allo stesso tempo stanca per il lungo viaggio e intimorita dalla nuova strada che stavo per intraprendere, a 22.000 km da casa.

Mi ha accolta una città buia, silenziosa, sotto la pioggia; poco più tardi una stanza d’ostello senza finestre e delle compagne di stanza che di primo acchito sono sembrate molto fredde… ma è durato poco, in neanche mezz’ora ci stavamo già scambiando esperienze, storie, opinioni.

Sembra così lontano quel giorno e quei momenti che sono un ricordo indelebile nella mia mente.

Non è questa l’immagine che abbiamo dell’Australia e non è questa l’immagine che porto ora nel cuore.

L’Australia è quel continente che non t’immagini così grande finchè non ci arrivi e cominci a girarlo. È quel continente con le strade di terra rossa, chilometri di spiagge splendide, città da scoprire in ogni angolo, un entroterra disabitato.

L’ho trovato un paese giovane, dove si può pianificare il futuro e si possono realizzare i propri progetti.

È un paese che offre possibilità anche a chi arriva qua temporaneamente, come me, con un visto vacanza-lavoro.

Un paese dove c’è ancora il tempo di dire “Grazie”, “Scusa”, “Per favore”.

Da italiana posso dire che mi manca la buona cucina, ma che a Melbourne sono stata fortunatissima a vivere a due passi da un supermercato di prodotti provenienti dal Bel Paese.

Mi manca la concezione che abbiamo noi della famiglia e il valore che diamo all’amicizia. Mi manca anche il nostro senso del gusto, l’attenzione al dettaglio, la pulizia.

Quali esperienze ti sono rimaste particolarmente impresse?

La prima esperienza, sicuramente negativa, ma anche questa è servita per apprezzare ancora di più quelle positive che sono seguite.

Avendo deciso di prolungare il visto, con una mia amica ci siamo messe alla ricerca di una farm.

Abbiamo risposto ad un annuncio poi rivelatosi fasullo su Gumtree e siamo partite alla volta di questo paesino a 3 ore da Melbourne: ad attenderci un Working Hostel che definire sporco è riduttivo.

Lì in realtà non c’era lavoro, abbiamo comunque dovuto pagare una settimana d’ostello, ma dopo 4 giorni abbiamo fatto le valigie verso un’altra farm, l’esperienza per me più bella.

Ricordo ancora la sensazione provata una volta scese dal pullmino.

La proprietaria ci è venuta a prendere al cancello e mentre ci avviavamo verso la nostra roulotte mi guardavo attorno incredula: natura, animali, una pace incredibile.

Ci siamo cambiate e nel giro di 10 minuti stavamo già aiutando con i lavori quotidiani.

In quel posto mi sono ritrovata, ho trovato una famiglia, tanti amici di passaggio e due persone che nonostante una vita per nulla facile hanno realizzato il loro progetto, aiutato amici in difficoltà e giorno dopo giorno affrontano la vita cercando di vedere il bright side.

La cosa che dell’Australia mai dimenticherò e porterò sempre con me è il senso di libertà provato qui: la libertà che ti dà una natura sconfinata, la libertà di essere se stessi, la libertà di viaggiare e non avere radici, la libertà di seguire i propri sogni e le proprie passioni.

Sapendo quello che sai oggi, ri-tenteresti l’avventura australiana?

L’AustraliANNO è stato occasione di riflessioni e di uno sguardo all’indietro.

A volte mi chiedo dove ho trovato il coraggio di intraprendere quest’avventura da sola.

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Ho sempre pensato: “Male che vada, torno indietro.”

Eppure anche nei momenti difficili dentro di noi troviamo risorse che non sapevamo di avere e ci si mette in gioco, ci si prova con tutte le forze a superarli senza fare marcia indietro.

Una situazione espressa molto bene dalle parole di un caro amico: “Anch’io quando avevo vent’anni ho fatto le mie esperienze viaggiando (in Europa ) e so cosa vuol dire essere distanti da casa, talvolta soli nelle difficoltà, però nel contempo ti arricchisci di amicizie (quelle vere..) e di forza d’animo interiore come nessun altra esperienza fatta a casa tua.”

A questo aggiungerei il fatto che la tecnologia accorcia le distanze, che rispetto a chi è arrivato qui in passato noi abbiamo la fortuna di avere amici e famiglia a distanza di una telefonata o di una video-chiamata.

Ritenterei quest’avventura e ripercorrerei ogni passo fatto fin’ora: è stato un viaggio importante anche per conoscermi meglio e per guardare al futuro con uno sguardo diverso e con un po’ più di fiducia (soprattutto chi mi legge dall’Italia sa cosa intendo.)

Quali sono stati i momenti più difficili?

Il momento più difficile è stato per me ad agosto, circa 7 mesi dopo la partenza.

Può rivelarsi un momento critico per chi è lontano da casa, perché casa è ormai lontana, è passato l’entusiasmo iniziale della scoperta e delle prime esperienze, si conosce meglio il posto in cui si sta e ci si interroga sul futuro e su quello che si vorrebbe fare.

Tornare o restare?

Il fatto che fosse inverno, che lavorassi in un posto freddo e anche abbastanza buio, che non riuscissi mai a vedere i miei coinquilini perché avevamo degli orari completamenti diversi poi ha fatto il suo.

Un altro momento difficile è arrivato a dicembre, quando per un mese sono rimasta senza lavoro e non sapevo più cosa inventarmi: è stato frustrante, chi ci è passato sa di cosa parlo e non mi dilungo descrivendone i particolari.

Che consigli daresti a chi sta per partire con un visto vacanza lavoro?

In quest’anno molti mi hanno chiesto consigli su una possibile partenza.

Ripeto sempre le parole che sono state dette a me: “Se un giorno avrai il rimpianto di non averlo fatto, fallo.”

È un’esperienza che consiglierei a chiunque: a chi ha voglia di mettersi in gioco, a chi piace viaggiare, a chi vuole provare esperienze che non farebbe a casa, a chi vuole provare a costruirsi un futuro migliore, a chi vuole prendersi un anno di pausa e anche a chi vuole capire un po’ meglio se stesso.

Andare all’estero (e questo non vale solo per l’Australia) è un arricchimento personale: crollano le certezze che si hanno vivendo il solito tran-tran, si trovano risorse che non si pensava di avere, si incontrano persone che arrivano da ogni angolo di mondo e si condividono storie che a volte sembrano incredibili, si allargano i propri orizzonti e tutto questo per me è più che positivo.

È anche una lezione di umiltà, perché solitamente si riparte da un gradino più in basso (quando non si riparte da zero!)

Consiglio di raccogliere informazioni sul Paese d’arrivo, sulle cose da fare prima e dopo la partenza; consiglio di avere qualche soldo da parte perché un lavoro potrebbe non arrivare subito e la vita qua costa; consiglio di imparare la lingua perché questo è un grande aiuto.

E poi dico di partire e di viverla l’Australia.

L’Australia non è il paese dei balocchi che ci immaginiamo prima di venire qui: non è solo sole, spiaggia, surf.

Non c’è nessuno ad aspettarci all’aereoporto con un’offerta di lavoro e non tutti hanno stipendi da sogno. Per me è comunque un Paese che offre opportunità a chi le sa sfruttare, sotto tanti punti di vista, non solo lavorativi.

Allora, è pronta la valigia?!?

Potete seguire Sara sul suo blog A Testa in giu’

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