SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Londra: nonostante le difficoltà lo rifarei

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Federico Meini si è trasferito da Roma a Londra 7 mesi fa.

In Italia Federico esercitava come ragioniere da 3 anni, da quando conclusi gli studi ma, stanco di una carriera senza molte prospettive, decise che era giunto il momento di fare il salto.

Armato di 4.000 euro e con una settimana di ostello prenotata, Federico ha passato i primi giorni alla ricerca di una camera in casa in condivisione utilizzando Gumtree per trovare gli annunci (l’equivalente di Porta Portese a Roma).

Le prime 8 case erano ‘tuguri’, la nona era fuori dal suo budget mentre la decima andava bene.

Si è quindi trasferito nell’East End dove ha trovato il connubio tra prezzi abbordabili (100 sterline alla settimana circa) e la presenza della metropolitana.

L’unico problema con la sistemazione si rivelò il fatto che il ‘landlord’ stave affittando una casa popolare (che in teoria non si può fare).

Non volendo vivere con il costante rischio di essere cacciato dall’oggi al domani, Federico ha deciso di trovare un’altra sistemazione.

Ha trovato la seconda casa a Leyton, zona 3, vicino a Stratford dove sono state ospitate le Olimpiadi.

Qui è nato un problema di convivenza dovuto allo ‘scontro generazionale’ tra Federico (23 anni) e i co-inquilini (minimo 35 anni) che ha portato Federico a cercare la terza casa nel giro di pochi mesi.

Adesso vive sempre a Leyton in una casa a 4 piani con dieci inquilini.

Dopo aver trovato la prima casa Federico ha iniziato la ricerca lavoro e, “per fortuna”, è entrato in un ristorante fast food di KFC (Kentucky Fried Chicken) vicino alla Torre di Londra. Li il manager lo ha messo quasi subito al lavoro.

Dal provino all’assunzione sono poi passati una ventina di giorni per sbrigare tutte le formalità burocratiche.

Avendo bisogno di un conto corrente bancario per essere pagato, Federico si è recato presso la filiale di Piccadilly Circus della Barclays Bank e con carta d’identità, patente e contratto di affitto ha aperto un conto.

A seguire ha fatto il NIN (National Insurance Number) e ha quindi potuto iniziare a lavorare.

Dopo alcuni mesi ha iniziato a cercare lavoro altrove sempre nel settore della ristorazione ma fino ad ora senza molto successo.

Federico dice che pensa di aver spedito un migliaio di CV senza risposta positiva.

Non ha aiutato il fatto che ha iniziato la ricerca durante il periodo natalizio ed invernale, meno indicato per le assunzioni, ma la mancanza di response positive è comunque difficile da digerire.

Inoltre c’è da prendere in considerazione che adesso a Londra ci sono ‘tuttì: concorrenti spagnoli, greci, rumeni, bulgari ecc che in primo luogo cercano lavoro nel settore dove esiste più flessibilità ed è (relativamente) più facile lavorare con meno conoscenza della lingua inglese.

Nonostante tutto ciò, Federico sostiene che rifarebbe la scelta di andare a Londra e, se potesse tornare indietro, la farebbe prima.

Le possibilità future non sono paragonabili all’Italia.

I consigli che dà agli aspirant emigranti sono:

  • Partite da soli (migliorerete la lingua più velocemente)
  • Abbiate un gruzzolo da parte (alcune migliaia di euro)
  • Imparate l’Inglese PRIMA di partire
  • Abbiate la giustà attitudine mentale per superarei momenti difficili e fare le cose che magari in Italia non fareste.

Potete trovare Federico su:

Twitter @fedemenni

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Youtube

Londra su Italiansinfuga

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commenti


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  • massimopalmieri

    se Federico ha inviato un migliaio di cv senza ricevere risposta può darsi che sia sbagliato il modo in cui scrive il cv. Gli consiglio di andare in un job centre, dove non solo lo aiutano a cercare un altro lavoro, ma gli danno utili consigli su come scrivere il suo cv.

  • Riccardo

    pare che nemmeno a londra tutto sia rosa e fiori. anzi. se dopo aver inviato un migliaio di cv federico non ha ricevuto una risposta positiva evidentemente anche là la situazione è molto difficile. eppure si riferisce che “Le possibilità future non sono paragonabili all’Italia.”. potreste chiarirmi questa affermazione ?

  • http://twitter.com/terespol Simone

    Beh, di sicuro influisce anche il fatto di cercare un lavoro non specializzato. Per un posto da KFC la concorrenza è spaventosamente alta. Lo dice Federico stesso: i lavori di questo tipo non richiedono quasi nulla, e spesso anche il livello di inglese richiesto non è alto (pensa a chi lavora come kitchen porter in una cucina di un ristorante italiano). Questo attrae la forza lavoro che viene qui da tutto il mondo con il solo scopo di lavorare, qualunque lavoro sia.

    A Londra non è facile come lo era 6 anni fa, hai ragione, ma è chiaro che senza un reale vantaggio competitivo rispetto agli altri immigrati, la questione si complica ancora di più :)

  • Riccardo

    il discorso che tu fai, simone, mi pare giusto e molto comprensibile. è appunto per questo che non capisco dove si vedano possibilità future che “non sono paragonabili all’Italia”. tu cosa ne pensi ?

  • Roberto

    Aggiungerei tra i consigli collegati alla comunità italiana, attraverso i social network o altro ancora. Sono una fonte di aiuto.
    Se avete un inglese decente cercate anche in altri ambiti, non solo ristorazione.
    Nel settore ristorazione ci sono una marea di ristoranti italiani e di caffé/bar che accettano/cercano italiani.

  • http://twitter.com/NorthernL40 NorthernLights

    Si riferisce al fatto che in Italia il futuro non c’e’ proprio. Il periodo che sono stata disoccupata prima di partire e’ stato di un anno e mezzo e sono stata fortunata perche’ ho potuto raggranellare qualcosa dalla vendita di alcune cose. L’importante e’ partire con i soldi, poi il futuro…non sara’ mai nero come in Italia. Da disoccupata io avevo cercato anche come badante. Mi fu risposto che non ero ‘sfruttabile’ come romene e polacche e non ho mai trovato lavoro. Perlomeno in UK se sei volenteroso il lavoro non te lo rifiutano sulla base di pregiudizi, qualsiasi lavoro sia. Spero di aver risposto alla tua domanda Riccardo.

  • simone82

    io sinceramente non capisco che salto sia lasciare un’occupazione comunque abbastanza sicura per andare a fare un lavoraccio a poche sterline al mese e a vivere in 50 in una casa..poi riguardo anche alle possibilita’ future ce ne sarebbe molto da dire..mahhh

  • valerio

    sono assolutamente in sintonia con il pensiero di simone82. cambiare si, ma non tanto x fare. e credetemi partite sempre con un progetto, non alla ndo cojo cojo.

  • http://www.facebook.com/federico.meini Federico Meini

    quando il posto può esser buono ma non ti senti contento e felice nel paese nel quale vivi come puoi avere abbastanza soldi senza la felicità? son più felice ora – anche se ogni tanto i soldi fan sempre comodo – che prima. vedi tu :)

  • http://www.facebook.com/federico.meini Federico Meini

    il mio inglese come già ho spiegato non era così alto, come ho spiegato alla fine dell’intervista vorrei fare il bookkepper qui, ma servono fondi per il corso e tempo.. cosa che ora come ora non ho :)

  • http://www.facebook.com/federico.meini Federico Meini

    in 7 mesi ho cambiato 7 versioni di cv, forse dovrei andare veramente in job centre e magari appoggiarmi a qualche agenzia di lavoro (che non si paga ma si trovano lavoro e si prendono una parte del tuo stipendio)

  • Brando82

    classica testimonianza di un ventenne che vuole “solo” farsi un’esperienza all’estero, per poi tornare a casa….

  • Dan90

    Beh, dai, non massacriamolo adesso. :-)

  • lau

    il ragazzo ce la farà, con fatica e sudore ma sono sicura che andrà tutto bene, ma londra non è una oasi dove trovare lavoro è facile, e questo racconto lo spiega bene!

  • il_mazzo

    Io studio in UK e nel frattempo lavoro come cameriere per mantenermi. Quello che dice Federico è molto utile per tutti, rende l’idea di quella che sia la vera vita a Londra, non solo foto di gnocche con in mano caffè di starbucks! Ad ogni caso, credetemi, vivere all’estero per fare quel genere di lavoro e senza nessun progetto a lungo termine è assolutamente privo di senso! Io, grazie al fatto che studio, lavoro spensierato e mi diverto molto. Ho però conosciuto molti italiani che facevano lavori umili da un anno o più e che erano partiti con piani diversi (laureati, cercando di far valere la laurea)… non vi dico che livello di stress e cattiveria avevano in corpo! ogni giorno pensavo dentro me “ma io non voglio mica diventare così”. Insomma che ho valutato in £24000 l’importo annuale minimo che una persona debba percepire affichè sia giustificata la sua permanenza nello UK. Per meno di quei soldi sarete condannati a fare una vita appena dignitosa, arrivando a 30-35 anni ancora condividendo la casa con altri. Questo dovrebbe essere il vs obiettivo finale, all’incirca se siete in gamba dovreste centrarlo in un paio di anni.

  • wif

    Federico, scusa perché in Italia accetti il lavoro nero e a Londra no? Perché a Londra sai che non ti mettono in regola con l’ufficio immigrazione? Allora il lavoro nero è un problema per essere in regola e non morale, vero? Io il lavoro nero non l’ho mai accettato da nessuna parte. In Italia, quando me l’hanno proposto, ho rifiutato e denunciato il potenziale datore di lavoro – subito! Se molti italiani facessero così, non ci sarebbe bisogno di emigrare. Basta lamentarvi dell’Italia, non è sempre colpa degli altri, il Paese lo facciamo noi col nostro comportamento. Se tutti rifiutano il lavoro nero, esso sparirà o, almeno, diminuirà. Auguri

  • wif

    Beh, meno male, almeno non sta attaccato alle gonne di mammà ; )

  • wif

    Chiedi ad Aldo! Perché pagare quegli strozzini? Allora il mio discorso era giusto… Sveglia!

  • wif

    Hai ragione. Purtroppo la realtà sulle ragazze dell’Est non la racconta nessuno. Preferiscono loro anche per questioni sulle quali sarebbe meglio tacere. Tra una barista/cameriera italiana e una di loro preferiscono la seconda perché possono “usarla”. Ci siamo capiti… Parlo di questa realtà perché l’ho vista coi miei occhi. Una schifezza che si combatte con le denunce.

  • simone82

    anche con 24K te ne stai comunque in condivisione..a meno di andare a vivere fuori londra..e comunque anche con quella cifra si ce la fai, ma di sicuro non metti da parte pressoche’ niente..ti do ragione che la quantita’ di italiani con laurea che finiscono a fare camerieri e’ impressionante..e a quel punto mi chiedo se vale veramente la pena, di questi tempi, viverci a londra..

  • simone82

    io per carita’ ammiro il coraggio e l’intraprendenza..pero’ uno a mio parare si dovrebbe spostarsi per migliorare le proprie condizioni di vita..non per peggiorarle, no?cmq in bocca al lupo per tutto!:)

  • il_mazzo

    Giusto, mi sono dimenticato di specificare che non vivo a Londra quindi i 24k sono riferiti per vivere altrove. In effetti a Londra con meno di 30k non fai nulla…

  • simone82

    concordo pienamente.

  • Dan90

    Ma io volevo difendere Federico che stava ricevendo troppi commenti negativi, a parer mio ingiustificati.

    A rileggere il mio commento, è in effetti un po’ ambiguo.

  • Jay Jay

    Concordo con i £24000 di annual gross salary come limite per giustificare la permanenza nei dintorni di Londra (non a Londra). E’ un obiettivo che si può raggiungere anche partendo dal basso, se uno si dà da fare ed è sufficientemente in gamba.

    Però per vivere bene e per fare dei progetti futuri (una casa, una famiglia, ecc.) serve un salario di almeno £35000 (la maggioranza dei tipici salari per lavori d’ufficio non-junior si aggira tra i £24k e £32k).

    La conoscenza fluente dell’inglese scritto e parlato è indispensabile per arrivare a certi livelli di salario. In molti settori viene anche richiesta qualche qualifica. Forse sarà per questo che a Londra c’è un gran numero di studenti-lavoratori.

    Ultimamente ho notato un incremento della competizione tra jobseekers. Il mercato di lavoro pullula di disoccupati educati, qualificati e con esperienza, mentre dall’altro lato i salari tendono a scendere.

    Vi porto il mio esempio personale. L’hotel per cui lavoro sta reclutando per entry-level positions. Abbiamo ricevuto più di 600 domande di lavoro da persone con anni di esperienza alle spalle, con tanta voglia di lavorare, e alla disperata ricerca di un’occupazione. No wonder il ragazzo di cui sopra ha mandato 1000 cv e ricevuto zero risposte…

    Good luck!

  • Jay Tee

    Sì, il modo in cui scrivi il CV può sicuramente aiutare, anche perchè se non attira l’attenzione è probabile che venga cestinato in meno di 10 secondi.

    Basta pensare ad un recruiter che riceve 200 cv per una posizione (questa è la media nella nostra azienda a Londra)… La prima fase di skimming è molto sommaria: colpo d’occhio. Se non vedi qualcosa che ti interessa, il CV va diretto nel bin.

    Tieni sempre presente questa frase: “Due to the high volume of applications we receive, we regret we will not be able to respond personally to applicants who are not short-listed. If you have not heard from us within two weeks of the closing date, please assume you have been unsuccessful on this occasion.”

    Vai ad un job centre, consegna cv di persona, telefona, interagisci, fai networking online e di persona… datti da fare, sii attivo e creati opportunità!

  • Whitechoc

    torno al discorso fatto su riguardo il lavoro nero. Ho 36 anni, esperienze infinite, esperto informatico, parlo l’american english alla pari di un nativo americano (essendoci cresciuto, con gli americani intendo che sono insediati nella mia zona) e sono stato all’estero a lavorare (inghilterra e olanda). adesso sono ancora e nuovamente in questo sud italia tanto amato e odiato allo stesso tempo, avevo l’idea di cambiare le cose, avevo fiducia e speranza di poter resistere. Attualmente ho ancora un lavoro da interinale ma che se non altro mi permette di avere una vita più dignitosa rispetto a quella che potrei avere lavorando per fantomatici e presunti imprenditori che altro non sono che camorristi e mafiosi ch sfruttano il lavoro e la dignità delle persone per arricchirsi alle loro spalle. Pertanto ho deciso di non alimentare più questo sfruttamento paragonabile alla schiavitù che esisteva anni orsono. All’estero non ci sono rimasto in quanto non mi andava di continuare a condividere casa (vivendo già in coppia da convivente con la mia compagna), ma ad oggi, non vedendo risvolti, ho nuovamente in programma di riprovarci e andare nuovamente via dall’Italia, qui non c’è futuro (nè ce ne sarà per i miei figli), a meno che non sia già qualcuno di importante o a meno che abbia già tanti soldi da poterti permettere una casa più o meno normale in un quartiere dove nonostante il degrado e i disservizi ci vogliono gli stessi soldi che pagherei per avere una villa con piscina a Miami!!!! Comunque sia, i viaggi all’estero servono ad aprire gli occhi, servono ad arricchire il proprio bagaglio culturale e più di tutto serve a capire che se si sta bene con se stessi si sta bene in qualsiasi altro paese del mondo, nonostante le difficoltà! Peace!

  • Andrea Marchetti

    Non riesco a capire il motivo per dire “lo rifarei”. Capisco che in Italia non ci siano prospettive e che l’iter per arrivare a qualcosa di concreto sia partire dal basso ed accettare lavori anche inferiori rispetto al proprio profilo e/o potenzialità.
    Inoltre Fedrico parla di opportunità, ma non capisco nel suo caso quali siano.
    E’ andato a Londra, vive in casa con 10 persone, ha trovato un lavoro in un fast food, senza riuscire nemmeno a cambiare per un altro fast food.
    Per fare questo anche in Italia basta vivere in casa ed andare a fare il cameriere o barman. Cosa molto meno e rimani nel tuo paese che alla fine conosci più di uno estero.

  • Angela

    Ma scusate un attimo, ma che motivo c’è di” massacrare” un ragazzo in questo modo? Non sta togliendo il lavoro o i soldi a voi. Sta facendo la sua esperienza, sta migliorando la conoscenza di una lingua straniera (che non è poco visto che in Italia le lingue straniere non le parla quasi nessuno), sta entrando in contatto con migliaia di culture diverse…che cosa ci sarebbe di negativo in questo? Trasferirsi in un altro paese non è facile, però almeno in un altro paese hai la possibilità di iniziare “dal basso” e poi crescere professionalmente, cosa che qui in Italia non puoi fare. Qui se fai il cameriere lo fai per tutta la vita (e anzi, ora come ora non trovi nemmeno questo tipo di lavopro in Italia), in un’altra nazione lo fai per un po’, ma poi puoi fare altro. L’autore di questo post non è in Uk da molto, magari il suo livello di conoscenza della lingua inglese non era poi così alto, per cui magari adesso sta accettando tutta una serie di condizioni per mantenersi e per poi poter aspirare fra qualche tempo a qualcosa di meglio. Personalmente apprezzo più una persona come lui che ha avuto il coraggio di lasciare qualcosa che non amava per cercare di cambiare le cose, piuttosto che uno che rimane qui e rompe i maroni da mattina a sera perché l’Italia fa schifo, il lavoro fa schifo, ecc. ma poi è sempre qui. In bocca al lupo Federico, mi sa che hai fatto bene ad andar via, vista la mentalità che c’è qui!

  • leo

    leo 66
    sono stato a londra 3 mesi recentemente e ci ritrono tra qualche settimana. ho 46 anni ( volati come un fulmine ) . londra e’ una esperienza che consiglio a tutti i giovani che vogliono veramente crescere e conoscere il mondo . quando un soggetto riesce anche a sbarcare il lunario in questa citta’, è pronto per affrontare qualunque sfida della vita !

  • franco

    spesso la percezione di negativita del proprio paese è amplificato dall inquietudine interiore e si finisce con andare in posti credendo siano i migliori del mondo , ma la vita è dura ovunque ormai, tuttavia l esperienza all estero la renderei obbligatoria per tutti.

  • ian

    hai fatto benissimo federico!! se è quello che ti sentivi di fare hai fatto benissimo, non ascoltare quello che dicono i classici italiani…

  • http://twitter.com/dibek71 Yusuf Ibn Bella

    Le possibilita’ future ci sono eccome, certo questo non e’ il momento migliore per venire a Londra ma resta il fatto che l’approccio al mondo del lavoro e’ completamente diverso. Superato lo scoglio della lingua chi ha capacita’ si fa strada e sopratutto non c’e’ la sudditanza psicologica verso l’azienda che spesso ho visto in Italia.
    Buona fortuna Federico e benvenuto a Londra

    Giuseppe Di Bella

  • alek

    Concordo pienamente, è esattamente il mio stesso punto di vista


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