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La cruda realtà della meritocrazia

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Tutti sogniamo la meritocrazia ma siamo davvero in grado di gestirla?

Un articolo ispirato da un post sul gruppo Facebook di Goodbye Mamma.

Il post sostiene che la ‘meritocrazia‘ è agognata da molti ma non sempre è il toccasana ai nostri problemi.

Pur non essendo d’accordo con parte del post originale, sono d’accordo sul fatto che il concetto di meritocrazia che abbiamo è molto idealistico e la cruda realtà dei fatti non si rivela benevola quanto la vorremmo.

La meritocrazia che ho visto io applicata all’estero (Inghilterra e Australia) non è perfetta (a volte gli incapaci fanno strada) ma brutalmente efficace (soprattutto agli Antipodi).

Significa che avere un titolo universitario è importante ma è solo il biglietto di ingresso, non sempre necessario, in un certo mondo del lavoro.

Una volta entrati sta a voi farvi valere. Se sei un ingegnere ma poi non riesci a lavorare come dovuto, il tuo titolo universitario non importa più di tanto e ti ritroverai a cercare lavoro molto presto. Quello che dimostri ogni giorno in azienda è molto più importante di quello che hai fatto prima di arrivare li.

Inoltre non basta essere bravi dal punto di vista ‘tecnico’, bisogna avere altre qualità che spesso fanno fare carriera a chi a scuola non era altrettanto bravo.

Meritocrazia vuol dire che il 110 e lode può aiutarti a trovare un lavoro ma dal primo giorno di lavoro in poi non conta più nulla.

Sei un ingegnere civile e sai progettare molto bene un ponte? Magari la meritocrazia premierà chi è meno brava come ingegnere ma sa gestire meglio le relazioni interpersonali, ha migliori capacità di persuasione, si esprime meglio, è più organizzata….

All’azienda non importa da dove arrivi, importa come produci.

Meritocrazia vuol dire che il collega/concorrente cinese, pachistano o messicano ha le tue stesse possibilità.

Se lui o lei produce meglio e più in fretta di te, hai voglia a richiedere ‘meritocrazia‘!

La meritocrazia premia chi se lo merita davvero.

Tutti pensiamo di meritarcelo.

Purtroppo non tutti siamo bravi come pensiamo di essere e la ‘meritocrazia‘ del mondo del lavoro ce lo fa capire molto in fretta. E fa male quando ti viene fatto capire che non sei bravo quanto pensavi di essere.

Meritocrazia vuol dire che, andando all’estero,  scegli di metterti in competizione con miliardi di persone piuttosto che milioni come faresti in Italia (che il mercato del lavoro all’estero offra comunque più oppurtunità e sia più dinamico rispetto a quello italiano è un argomento per un altro articolo).

Meritocrazia vuol dire che il tuo capo/capa sarà più giovane e intelligente di te. A me è successo spessissimo. Siete in grado di prendere ordini da chi ‘anagraficamente’ “merita” di meno?

Meritocrazia vuol dire che il titolo universitario ‘inutile’ (non richiesto dal mercato del lavoro) non vi garantisce il lavoro anzi.

La brutalità del mondo del lavoro (chiamata anche meritocrazia) si esprime anche cosi: solo perché avete studiato un qualcosa all’università non significa che vi ‘meritate‘ un posto di lavoro.

Meritocrazia vuol dire che chi ha scelto il giusto percorso di studi/apprendistato troverà lavoro mentre voi (forse) no. Qui in Australia devo ancora conoscere l’idraulico, il carpentiere o il saldatore senza lavoro….

Certo che se sei brava e ti impegni allora la meritocrazia è un paradiso!

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commenti


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VOLI ECONOMICI




  • Roberto

    Il discorso sulla meritocrazia è complesso e articolato.
    Una cosa certa è che in Italia il merito non viene quasi mai riconosciuto,
    in particolar modo nel settore pubblico.

    Anche se la meritocrazia presenta degli aspetti
    che possono scoraggiare il singolo, se vogliamo spesso spietati, brutali,
    il riconoscimento del merito a tutti i livelli (scolastico, accademico, professionale)
    è un indice importante della buona salute economica e sociale di una nazione.

    Le “raccomandazioni” oramai diventate consuetudine in Italia
    denotano uno scarso senso civico.
    Chiudo questo commento ponendovi il seguente quesito:
    se, nel contesto lavorativo, veniste sorpassati da un’altra persona,
    chi vi darebbe più fastidio? Chi si è preso il posto per effettivo merito e competenze,
    o chi ha ottenuto il lavoro non si sa come, ed è incapace, scorretto, e non vale nulla?

  • Serena P.

    Io credo che la meritocrazia sia una cruda realtà per chi non è bravo/a e per chi non si impegna: come è giusto che sia. Pensare che chi è più vecchio “merita” di più è una distorsione del concetto stesso, tipica della gerontocratica Italia.

    Se una persona più giovane di 5 anni di me è più organizzata e più brava, perché non dovrei essere gerarchicamente al di sotto? Magari sarà brava anche a dare ordini, magari nemmeno mi accorgerò che lo sta facendo perché mi coinvolgerà come collaboratore e non come subordinato.
    “La meritocrazie premia chi se lo merita davvero”: mi pare una osservazione tautologica, più ovvia dell’ovvio. Lo dice la parola stessa, cos’altro dovrebbe premiare??

    Sinceramente, questo articolo mi parla più della nostra scarsissima conoscenza di meccanismi meritocratici e del fatto che, anche se emigriamo, sotto sotto parte di noi continua a ragionare come ci hanno educato a fare, all’italiana.

  • From Herts

    Sono assolutamente in favore con tutto l articolo e sostengo che sono in pochi quelli contenti una volta messi davanti alla meritocrazia. Spesso mi sono trovata a fare scelte di assoluta disparita fra due persone del mio staff per il semplice fatto che una si meritava un certo trattamente e l’altra no. il risultato e’ stato avere come risposta ” che in fondo siamo tutti uguali”. In italia siamo abituati ad un concetto di uguaglianza a mio parere profondamente sbagliato. Essere tutti uguali non vuol dire avere tutti lo stesso trattamento, ma vuol dire ” in occasione di paritarie credenziali e paritarie capacita’ entrambi i candidati saranno valutati senza alcuna discriminazione legata a sesso, razza , origine, provenienza o eta’” questa e’ la parita’ a cui dovremmo ambire tutti. Ma se difronte a credenziali diversi e soprattuto a rendimenti diversi io non ho motivo per trattare due persone allo stesso modo, quello che va garantito e’ il trattamento egualitario sulle basi minime di contratto e retribuzione, i bonus o i surplus , o i premi o anche solo giorni di vacanza in periodi che normalmente sono off limits… sono cose che uno si deve guadagnare. Come HR Manager una delle prime cose che dico ai nuovi arrivati e’ ” ricordatevi che nella mia squadra vige la meritocrazia, meritocrazia significa diseguaglianza. In base al vostro comportamento, rendimento e produttivita’ sarete trattati in maniera diversa. Questa e’ meritocrazia!”
    Ma non tutti lo sanno…o sono diposti ad accettarlo

  • Franco

    Ma che bravi. Meritrocazia= siamo tutti uomini, possiamo “produrre” tutti agli stessi livelli. Se qualcuno non lo fa, è perché è meno meritevole. Non perché piuttosto, ha altre qualità. Che visione aziendale della vita… attenzione a vedere l’erba del vicino sempre più verde. Ché magari è finta.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    “Meritrocazia= siamo tutti uomini, possiamo “produrre” tutti agli stessi livelli”
    no, esattamente il contrario. Tu sei piu’ bravo di me a fare qualcosa, e’ giusto che ottieni migliori risultati come conseguenza.

  • gt

    “Sei un ingegnere civile e sai progettare molto bene un ponte? Magari la meritocrazia premierà chi è meno brava come ingegnere ma sa gestire meglio le relazioni interpersonali, ha migliori capacità di persuasione, si esprime meglio, è più organizzata….”

    insomma chi alla fine ha più agganci,

    anche per prendersi la raccomandazione bisogna essere capaci e “lavorare” sulle relazioni, messa così anche quello e merito. C’è chi è capace e chi no, chi ha il giusto percorso di studi e chi no, chi ha fatto il percorso di amicizie giuste e chi no.

    L’articolo dice che (meritocrazia) = (chi “gioca” meglio ottiene di più).

    i tanto bistrattati raccomandati hanno capito le regole del gioco meglio e prima di me, si sono mossi prima e nella giusta direzione, hanno giocato meglio e hanno vinto, alla fine anche loro se lo sono “meritato”.

  • gt

    il punto è quali sono i parametri considerati:
    per comportamento si intende anche portare il caffè al capo o no?
    difendere le proprie idee in base alle proprie competenze è buono o è meglio dire sempre si su qualsiasi argomento?

    meglio uno che fa 100 al giorno e se ne va o uno che fa 60 ma è sempre scodinzolante al suo posto?

  • Wif

    Eccoli qua, tutti a riempirsi la bocca con questa parola senza capire che essere “meno bravi” significa anche non essere aggiornati da qualche anno, essere più lenti. Caratteristiche della persona che non sempre sono indice di scarsa preparazione. In Italia chissà perché tutti credono di essere bravi…
    Dice bene l’articolo – la meritocrazia è spesso più ingiusta (e disumana) che giusta.
    Ne parla chi la sperimenta ogni giorno sulla sua pelle. Ti va bene fino a quando sei giovane ma quando invecchi il sistema meritocratico ti falcia come niente.

  • Riccardo

    Il discorso sulla meritocrazia è molto complesso e spesso si corre il rischio di cadere in facili generalizzazioni. Il modo in cui viene presentata l’idea di meritocrazia all’interno dell’articolo di Aldo si avvicina molto alla legge della giungla, dove il più forte schiaccia il più debole. Una versione feroce del liberismo globalizzato. Inquietante, provocatoria, quasi disumana. E’ comunque interessante smontare un luogo comune capovolgendolo.

  • Wif

    Sì, con la differenza che fuori dell’Italia i raccomandati sono coloro che sanno fare il lavoro (perciò ricevono le raccomandazioni).

  • Wif

    In Italia i parametri sono portare il caffè al capo, all’estero sono svolgere un lavoro al top. Il problema è che non tutti i giorni sei al top come energie ecc. e se fai buca con un progetto sono problemi tuoi. Meritocrazia significa disuguaglianza, essere cioè valutati per quello che si vale realmente. Se a 30 siamo bravi, magari a 40 non lo siamo più perché i tempi cambiano. Per rimanere a galla in un sistema meritocratico bisogna aggiornarsi di continuo. Meritocrazia significa avere un contratto di lavoro, magari sì a lungo termine, ma con possibilità di essere licenziati in ogni momento dall’oggi al domani. Meritocrazia significa non avere i sindacati alle spalle che ti parano il sedere. Spero che il concetto sia chiaro ora.

  • gt

    chiarissimo,

    e sono perfettamente d’accordo con te.
    la mia era un’ amara riflessione sul fatto che se vogliamo considerare il mondo come una sorta di giungla disuguale dove emerge il più forte allora chiunque ci passi avanti ha ragione per definizione qualunque metodo utilizzi.

    La meritocrazia (con il criterio di essere al top) più che vantaggi per il singolo ha vantaggi per la società e solo dopo per il singolo.
    Per fare un esempio, io resterò un gregario perchè non sono capace ma almeno chi è “al comando” magari il suo lavoro lo sa fare sul serio. Meglio remare su una nave che galleggia piuttosto che comandare una nave che affonda.
    O forse ho un idea idealizzata della cosa perchè la vedo solo da lontano.

  • wif

    Nella meritocrazia i gregari vengono falciati. Questo è il problema
    : (

  • wif

    Per gregari s’intendono tutti quelli che non sono al top per varie ragioni: maternità, famiglia, età. Prima poi ci rientriamo tutti in tali categorie, non si scappa. Perciò io sostengo che la meritocrazia sia un sistema che crea disuguaglianze, anche e soprattutto sociali e, di conseguenza pure povertà e criminalità.

  • Herts

    Perchè quella a ci stai pensando tu non è meritocrazia. La meritocrazia vera crea diseguaglianze ed è giusto che le crei in quanto non tutti meritiamo la stessa cosa, la stessa paga,o la stessa posizione. Passare avanti per raccomandiozioni o conoscenze non ha nulla a che fare con la meritocrazia, uno se ha conoscenza non è più breve o più meritevole ma solo più fortunato o scorretto. Anzi la meritocrazie è quel sistema per cui se tu hai conoscenze ma non vali niente o vali meno di uno che le conoscenze non le ha , non vai da nessuna parte. In un sistema meritocratico se non sei al top è solo perchè non te lo meriti non perchè non hai la giuste conoscenze.Meritarselo non vuol dire portare il caffè al capo, ma vuol dire farsi notare per le idee, per la disponiblità per la grinta con cui si lavora. Ma purtroppo nell’italia triste di oggi chi fa gli straordinar,magari non pagato o chi lavora extra hours per un progetto in cui crede, non è uno che ha voglia di mettersi in mostra e di fare vedere
    quanto vale, o uno che sa, che prima di essere premiato deve meritarselo.. no viene definito lecca culo…beh sono pensieri come questo che uccidono la meritocrazia ed è molto triste

  • http://twitter.com/enzocorsetti Enzo Corsetti

    Credo che la meritocrazia sia auspicata anche dai laboriosi-non-eccellenti (chiamiamoli così), perché essendo un meccanismo che consente almeno di venire messi alla prova, ispira la speranza di riuscire a far valere l’unicità di ciò che produciamo, contro la concorrenza che produce cose simili magari anche più velocemente e contestualmente più aggiornate ma che non sono allo stesso livello qualitativo, per così dire…
    Purtroppo però temo che la realtà sia raramente così, e che anche nei paesi più meritocratici valgano in prevalenza criteri quantitativi, come le ore fatturate e la rapidità di produzione anche se producono cose di qualità poco inferiore, o anche equivalente (alla fine nessuno è “uguale” a nessun altro, ma diventa facilmente “equivalente” di fronte all’occorrenza pragmatica) perché ormai un Superman lo trovano facilmente nel bacino globalizzato…
    D’altronde qui esplodono tutte le questioni insite nel sistema produttivo odierno, che basandosi sempre più suelle nuove tecnologie favorisce nettamente i giovani, i veloci, i multitasking, i poliglotti e via dicendo, cosicché vedo ben poche chances per chi è lento o resta indietro (tipo se superati i 40 anni si è ancora indietro con l’inglese mentre molti dei nostri concorrenti sanno già anche lo spagnolo o il tedesco e stanno imparando il cinese… )

  • http://twitter.com/coffeeandsascha Sascha

    Ottimo post e concordo su tutto. Io sono giornalista e copywriter e qui a Londra mi è andata bene ma non ottimo come speravo, comunque meglio che in Italia (non sono italiana ma ho vissuto in Italia). L’esperienza precedente è TUTTO qui: se hai talento e passione ma non hai l’esperienza ESATTAMENTE IDENTICA al posto che stai cercando di ottenere, arriverai forse al colloquio ma non oltre. La meritocrazia premia chi ha più esperienza, più contatti (perchè servono sul lavoro, non per chissàquale raccomandazione) e purtroppo nel mio campo che è quello della scrittura, anche chi è madrelingua. Peró le occasioni sono mille, non due in croce come in Italia, e preferisco competere con i più bravi piuttosto che con i raccommandati.

  • http://twitter.com/SILVIABELDESCU SILVIA BELDESCU

    SONO ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO!!!

  • Vic

    Non riesco a seguire il tuo ragionamento, forse perchè io già mentre studiavo un pò per motivi economici e un pò perchè in Italia chi non appartiene ad una delle categorie in voga rimane sempre tagliato fuori. Per studiare ho dovuto fare i salti mortali, sacrifici sacrifici e sacrifici, rinuncie rinuncie e rinuncie. In questi casi quando tutto è già disincantato ciò che ti fa andare avanti per centrare un obbiettivo, non è certo il lavoro inteso come remunerazione, ma è la motivazione profonda che poggia spesso su dei valori che stanno alla base di una professione. In questo caso si capisce già che ci sono professionisti che hanno motivazioni molto molto più profonde che il semplice guadagno o il semplice posto di lavoro con posizione di prestigio. Le persone con una motivazione del genere non hanno nazionalità, non hanno schemi, e sopratutto spesso a dispetto degli impedimenti dopo la laurea anche se non trovano subito il contentino continuano ad approfondire la loro professione con tanti altri sacrifici, magari raggranellando danari da qualche altra parte, o rinunciando anche all’impossibile per portare avanti una professione che è qualcosa di molto più profondo di ciò che appare. insomma la laurea è un punto di partenza e le competenze si continua a svilupparle anche successivamente..con master stage e aggiornamenti vari. Voglio sottolineare che parlo di competenze non di titoli, perchè a quanto pare bisogna specificare il titolo dovrebbe certificare delle competenze che a volte a quanto pare non ci sono, figuriamoci poi se ci si ferma appena raggiunto un titolo. La parola d’ordine è formazione continua! Un professionista preparato e motivato non ha paura della meritocrazia sopratutto se ha ottenuto le proprie competenze con fatica e continua in modo reiterato ad affinarle giorno dopo giorno.
    …stay hungry stay foolish..

  • http://twitter.com/crymt cristymt

    Dibattito interessante. Personalmente aggiungerei anche che in sistemi a libera impronta capitalista, meritocrazia significa anche contratti soggetti a licenziamento facile, sulla base del solo criterio produttivo. In nome del 100% “meritocrazia” un datore di lavoro se trova qualcuno più preparato e produttivo di voi, vi può anche dare il ben servito senza tenere in conto che avete famigliola a carico, che gli fate pena, ecc.. Perchè non è tenuto. E’ tenuto solo ed unicamente a giustificare numeri e pensare alla produttività dell’azienda perchè anche lui, a sua volta, se non raggiunge i target previsti viene buttato fuori. Vedete un po’ in che sistema potenzialmente spietato, agogniamo tanto finire…

  • Daniela

    Sono d’accordo con molte delle osservazioni fatte, ma ci sono state due parole che non mi sono piaciute e che, credo, non c’entrino niente col discorso: maternità e vecchiaia. Sono entrambe condizioni fisiologiche dell’essere umano ed entrambe le condizioni sono un diritto inviolabile (il primo un diritto ad una scelta, il secondo un diritto/obbligo dovuto alla natura che fa il suo corso). Credo semplicemente che queste due condizioni, maternità e vecchiaia, non debbano necessariamente inficiare la produttività nè tantomeno essere delle discriminanti per valutare le qualità di una persona. La maternità non è un handicap. La vecchiaia non sarà sinonimo di sveltezza, ma certamente può essere sinonimo di esperienza. Se un’azienda è un’azienda corretta, questi due parametri non devono essere considerati, a mio avviso.

  • Cralo

    La questione penso che sia molto seria e interessante, anche se in Italia, la meritocrazia, mi sembra ancora una cosa utopistica. Credo che ci vorranno alcune generazioni prima di poterne parlare concretamente nel nostro Paese. Le esoperienze raccontate fanno riflettere molto ed essa, certamente presenta risvolti che non sono del tutto facili e positivi. Tuttavia a pensarci bene, il mondo del lavoro, anche in Italia, è spietato. Ho sperimentato troppe volte, a mie spese pure, che solo chi ha conoscenze, raccomandazioni, oppure paga, và avanti. I capaci e gli inetti. Non è sufficiente essere bravi e avere i titoli. Certo questi sono vantaggi, Ma da soli troppo spesso non sono sufficienti. Ovviamente più in alto si và e peggio è. E a certi livelli ci si deve destreggiare in ambienti assolutamente grigi e torbidi. In conclusione però penso sia meglio rimanere indietro a causa della nostra incapacità, piuttosto che per le raccomandazioni.

  • uru259

    Questo post cede al gusto del truculento, scritto probabilmente da una persona che ha scoperto a sue spese di non essere poi così brava come credeva di essere sperando in un falso concetto di meritocrazìa. Meritocrazia significa “Dominio del Merito”: ma che vuol dire “merito”? Per me è semplice, lo spiego in due parole seguendo la realtà italiana. Ho 33 anni, una laurea brillantemente conseguita e faccio l’operaio sottopagato. Perchè? Semplice: perchè, in fondo in fondo al cuore, non ho ancora deciso cosa fare da grande, è questa la peggiore verità. Il vero affanno, la fatica vera, sta proprio in questo nello scoprire chi sei veramente: quello che sai fare e quanto vali verrà di conseguenza, ma se tu non sai chi sei ti troverai sempre ad accontentarti delle briciole, ad inseguire la mitica palla del “lavoro ideale” che, è bene dirselo, NON esiste, quale che sia la tua classe di “merito”, in Italia come all’estero. In Italia il problema si aggrava perchè, oltre a dover decidere in fretta cosa farai da grande, ti trovi con porte chiuse dall’infinita sequela dei “figli di…” nel settore pubblico, mentre nel settore privato devi avere due capitali a disposizione: uno per aprire la tua attività e l’altro per pagare le tasse allo stato che è ormai divenuto intimamente ladro quale che sia la coalizione al governo. Il concetto di “merito” in Italia è dunque traducibile in “di chi sei figlio?”, “di quanto potere economico, politico o mafioso disponi?”, perchè in Italia non hai la possibilità di spostarti tra i varii gradi della società se ti ritrovi nato negli strati bassi. La differenza con l’estero è tutta qui: molti paesi europei non solo permettono la mobilità sociale ma la promuovono, perchè è questo l’unico vero fattore della crescita di un popolo, senza parlare degli Stati Uniti i quali ci dimostrano che qualsiasi cittadino ha eguali possibilità di diventarne il Presidente. Obama è infatti uno dei milioni di avvocati che esistono in quel Paese, ha lavorato, ha costruito il suo sogno, ha scritto i suoi compromessi, alla fine è diventato Presidente e tornerà a fare l’avvocato, chiudendo il cerchio. Questa è la verità della “meritocrazia”, questa è al forma più umanamente realizzabile di meritocrazia, mentre io in Italia devo vedere degli esseri incapaci in tutto e per tutto che possono decidere quanto guadagnare seduti dietro ad uno scranno parlamentare che disonorano pur non meritandolo. A questa “dementiocrazia” preferisco di gran lunga la spietatezza della meritocrazia.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Innanzitutto ringrazio per il giudizio che hai dato su di me senza conoscermi.

    Non penso di meritarmelo :-)

    in secondo luogo quando cadi con le favole degli Stati Uniti come esempio di meritocrazia citando Obama….

    Gli Stati Uniti sono simili all’Italia in quanto a mobilita’ intergenerazionale http://www.italiansinfuga.com/2012/01/10/classifica-delle-nazioni-in-base-all-mobilita-intergenerazionale-del-reddito/

    In bocca al lupo

  • Alessandro Vasi

    Scusa Aldonon ho ben chiara l’ultima tua frase “Qui in Australia devo ancora conoscere l’idraulico, il carpentiere o il saldatore senza lavoro….”
    In che senso?
    Comunque un bel Articolo che apre gli occhi a noi ragazzi che vediamo spesso o tutto rosa e fiori o tutto grigio… Con questi articoli impariamo a vedere il mondo con i giusti colori della realtà!

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    che ce ne sono pochi quindi non hanno problemi a trovare lavoro

  • wif

    Caro Aldo, sostengo pienamente il tuo pensiero. Ormai al sogno americano – credono solo gli immigrati… Buona giornata/serata : )

  • Emanuel@

    Da quando seguo italiansinfuga questo è l’articolo al quale mi sento più vicina in assoluto. Concordo pienamente. La meritocrazia desiderata dagli italiani è una meritocrazia applicata tra italiani, quindi..tra persone dalla preparazione universitaria e lavorativa simile alla nostra. Per quanto l’italia sia ormai un paese Europeo…non respira ancora l’ampia competizione che si può trovare in qualunque altro paese europeo o extraeuropeo.
    Ho 24 anni ed ho avuto alcune esperienze all’estero per motivi di lavoro e studio. Personalmente ho riscontrato difficoltà in entrambi gli ambiti. Per questo stesso motivo al mio ritorno in Italia ho deciso di mollare la specialistica e dedicarmi ad una preparazione molto più consistente e professionale a dispetto di molti miei amici ed ex colleghi che ancora credono nella favola del titolo di studio come carta jolly verso un successo immediato all’estero. Sempre per questo motivo ho deciso di posticipare un po il grande passo completando la mia preparazione professionale e accumulando esperienze lavorative importanti.
    é una corsa contro il tempo

  • Roberto

    Questo post è l’apoteosi dello schiavismo del 21esimo secolo. Tante porcherie tutte assieme non le avevo mai lette.

    Il lavoro è alla base dell’economia. L’economia è al servizio dei popoli.
    La tua visione di vita e del lavoro è pura follia. La competitività, la violenza dei processi prduttivi sono l’essenza del consumismo sfrenato. Lo stesso che crea guerre e povertà.

    Mi dispiace dirtelo, ma questa società è malata a causa di malati di mente come te.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Certo che e’ facile dare del malato di mente agli altri in modo anonimo, caro ‘Roberto’

  • screamsaver

    ogni volta che vengo su questo sito mi sembra di respirare ossigeno puro, di fiorire anche d’ inverno…. vabbè coi cambiamenti climatici non è più così eccezzionale, però ritrovarsi a condividere la mentalità del viaggiatore non ha eguali.

  • uru259

    Il 04/02/2013 8.23, Disqus ha scritto:

  • Salvo

    Complimenti ecco un post come si deve, per questo seguo sempre questo sito. Ciao a tutti…..

  • C.

    Ma io non so in che Inghilterra vivete.
    Io ci vivo da 12 anni dopo essermi trasferito perche` ho sposato
    una donna che viveva qui. Ho occupato ed occupo posizioni di
    responsabilita`. Dopo essermi ritirato dalla vita attiva nel mondo
    delle imprese private (dove ho diretto anche un azienda inglese),
    sono stato assunto da un istituto internazionale piuttosto importante
    (uno dei dieci piu` importanti al mondo) che si occupa di ambiente e
    sviluppo economico finanziato da un governo europeo piuttosto evoluto
    (non quello inglese).

    Devo dire che la meritocrazia
    praticamente in Inghilterra non esiste: quello che conta e` non
    quello che sai, o che sai fare, ma il fatto che tu obbedisca piu` o
    meno acriticamente agli ordini, che abbia una buona immagine e chi
    conosci. Come diciamo qui “it is not what you know, but who you
    know”. E` talmente consolidato, che e` un proverbio. Infatti
    l’espressione “old boys network” e` stata creata proprio qui: e`
    quel gruppo di persone che sono di famiglia molto ricca, che sono
    andati alle stesse scuole (generalmente Eaton, poi Oxbridge) e che
    occupano tutte le posizioni di potere (nel governo come nelle
    banche). Si conoscono e si frequentano, vanno negli stessi club. Una
    cosa che in Germania ed Olanda, sarebbe impensabile.

    L’altra faccia della medaglia e` che
    selezionare personale in base alle competenze e` praticamente
    impossible: il giovane inglese medio si immagina che l’unica cosa che
    conti siano le conoscenze che hai e la tua immagine personale (che
    include dichiarare piu` o meno il falso nei Curricula). Le competenze
    e le capacita` sono l’ultima cosa, anche rgazia ad una scuola che e`
    tra le peggiori in assoluto tra I paesi sviluppati. In tutte le
    posizioni che ho ricoperto, mi sono sempre trovato ad assumere
    personale non inglese, perche gli inglesi che venivano ai colloqui
    erano essenzialmente incompetenti. La percentuale di non inglesi era
    certamente superiore al 90%, a meno che non si trattasse di lavori di
    bassa qualita`che potevamo trascurare. Anche ora, il gruppo di
    giovani ricercatori che ora lavora con me e` composto di delle
    seguenti nazionalita`: italiana, spagnola, greca, tailandese,
    indiana. L’unico inglese che ho assunto, si e` rilevato un
    disgraziato che ho prontamente eliminato dal gruppo.

    Tra le altre cose, sono uno dei paesi piu` improduttivi in Europa ed uno dei paesi dove la gente lavora di meno, persino considerando le ore dichiarate (e non anche le ore “in nero”). Le differenze tra uomini e donne sono devastanti,
    licenziare e` facilissimo senza rispetto per l’essere umano e tu
    conti solo come fattore economico. Per esempio una donna pensionata
    su cinque e` sotto la soglia di poverta` (ma nessuno in Italia ne
    parla).

    La cosa che ho trovato piu` scioccante
    e` stata la comunita` italiana: gli italiani vengono, accettano
    situazioni per cui si lamentano costantemente in Italia, e poi
    decantano le bellezze di lavorare qui. Per esempio, salari bassi,
    posti di lavoro temporanei, “management” incompente, episodi di
    bullismo diffusi, pessime condizioni abitative, affitti alle stelle,
    servizi pubblici cari e che non funzionano. cibo di bassa qualita` a
    prezzi inaccettabili, backstabbing, nessun rispetto per la proprieta`
    intelletuale: pero` si dicono contenti. Se uno li costringesse a
    vivere nelle stesse condizioni in Italia, non farebbero che
    lamentarsi. Io trovo questo fenomeno semplicemente meraviglioso: come
    se il senso della realta` si fosse improvvisamente disattivato.
    Fortunatamente pero`, sembra che ultimamente alcuni, soprattutto I
    piu` bravi, si stiano svegliando,e molti si stanno ri trasferendo sul
    continente.

  • C.

    Aggiungo una cosa importante al mio commento precedente: io non sono favorevole alla meritocrazia in assoluto ed in generale. La meritocrazia e` un mito, ed e` un mito disfunzionale.

    Io penso che a tutti debba essere data un opportunita`, e che il sistema debba favorire sia chi fa la sua parte in un altro modo (la madre di famiglia per esempio), sia chi si trova in condizioni temporanee o croniche di incapacita` (per esempio, anziani e disabili, ma anche la donna con una gravidanza difficile o il signore di sessantanni che non ce la fa piu` o il giovane che ha avuto l’incidente).

    Pero` penso anche che chi viene in Inghilterra dovrebbe smettere di raccontare inesattezze a chi non ci vive: perche` questo non e` certamente di aiuto
    agli Italiani che restano in Italia e si rimboccano le maniche.

    Basterebbe dire semplicemente, che si trova bene qui ed in Italia non si trova.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Evviva I commenti anonimi!

  • C.

    Caro Aldo, vediamo un po’ se ri leggendo il mio messaggio capisci perche` non mi posso firmare ….

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    letto e riletto. No.

  • Italo

    Articolo interessante. Ma non sono del tutto d’accordo.
    Vivo in Gran Bretagna, vista da molti come un modello da seguire quando si parla di meritocrazia (almeno in Europa). Le scuole frequentate, il nome dell’universita’
    contano eccome nel momento in cui si cerca lavoro. Forse non ne determinano l’intera carriera, soprattutto quando non sono abbinate alle prestazioni. Ma certamente regalano possibilita’ e vantaggi che non sempre sono facili da colmare nell’arco della vita lavorativa. Mi viene pero’ difficile attribuire un merito a chi, ben
    consigliato e sponsorizzato dalla famiglia, ha deciso di intraprendere un
    determinato percorso professionale.

    Secondo lo Smith Institute, quasi il 40% dei membri dell’attuale Parlamento britannico provengono da scuole private. Meritavano piu’ degli altri? Sicuro. Inutile pero’ negare che hanno (ben) approfittato di opportunita’ regalate da benestanti genitori.

    blog:vivereaglasgow.blogspot.co.uk

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    sul fatto delle universita’ rinomate e’ vero.

    Pero’ anch’io (senza un’universita’ rinomata sul mio curriculum) sono riuscito ad entrare in un reparto di Tesco dove venivano assunti neolaureati di particolari corsi presso specifiche universita’.

    Poi pero’ una volta in ufficio tutto cio’ conta poco o nulla. Quello che ho saputo o non saputo fare ha determinato il proseguio della mia carriera. Lo stesso per i miei colleghi e le mie colleghe che tra l’altro avevano frequentato quelle universita’ in base ai voti raggiunti alle superiori…. non dimentichiamocelo.

    Ricordiamoci inoltre che i laureati delle universita’ piu’ celeberrime sono alcune migliaia (tiro ad indovinare) l’anno su una popolazione di 60 milioni di abitanti (Regno Unito).

    Per la maggior parte della popolazione queste considerazioni non entrano neanche in gioco.

    Vero che il Parlamento britannico non rappresenta la societa’ britannica, ma neanche quello italiano… o si? ;-)

  • http://twitter.com/crymt cristymt

    Concordo con quanto hai scritto. Anch’io vivo in UK ed in generale ho sempre notato un’atteggiamento troppo “idealista” e poco oggettivo da parte degli italiani nei confronti dell’estero e molto disfattista se non da tragedia greca nei confronti dell’Italia. Diciamo pure che ogni volta che si facevano osservazioni/paragoni sull’economia, la societa’ ed il lavoro in UK, io ero molto piu’ d’ opinione simile ad amici tedeschi e francesi, d’ italiani obiettivi ne ho incontrati ben pochi. Non so se sia perche’ la maggior parte degli italiani che vivono all’estero sono fondamentalmente “contestatori” e/o preferiscono foderarsi gli occhi di prosciutto nei cfr del paese estero in cui sono, sempre per fedelta’ alle loro idee/ideali o perche’ non vogliono ammettere che i problemi ci sono dappertutto o cosa.. Mah

  • Marco

    Io penso che la meritocrazia nel lavoro, pur facendo delle vittime, sia sempre positiva ed auspicabile. Saluti

  • wif

    Congrats! Idem in Svezia. Pure io faccio ricerca… uff, ‘na fatica…

  • wif

    Prego, leggere il post di C. e i miei prima di rispondere e trasferirsi in USA o un Paese anglosassone, poi ne riparliamo.

  • barbara

    Un commento OT: “celeberrime” è un superlativo, si dice “più celebri”. :)

  • http://twitter.com/HighlandJones HighlandJones

    Aldo, mi sa che il tuo post non l’ha capito nessuno…. almeno da quello che si legge nei commenti. Certo… sì è più facile stare col backside a sedere su una seggiola e criticare gli altri.. quello che fa l’italiano medio di solito..si lamenta e niente fa…
    Le persone che si avventurano all’estero vedono un altro mondo rispetto all’Italia… ma non perchè sia tutto rose e fiori, per carità, tutto il mondo è paese… ma perchè le ‘ristrettezze’ mentali a cui gli italiani sono abituati sono ormai diventate ‘routine’ e fuori da quella routine si sentono spersi…
    Io non mi sono mai sentita ‘spersa’ ad ottenere un posto di lavoro per merito (cioè perchè il mio datore di lavoro credeva nelle mie capacità dopo il colloquio), invece che andare a un totale di 54 colloqui in un anno e non guadagnare un euro perchè c’era sempre quello che era amico dell’amico…
    *
    Io ho viaggiato parecchio ma in Italia ero ‘morta’ anni fa.. qui sono ancora viva… e ho un futuro e delle speranze, cose che mi erano state tolte anni fa nel mondo del lavoro italiano ;) altro che Italia……..

  • Ansalon

    Le raccomandazioni esistono in tutto il mondo, la cosa che cambia essendo un mercato del lavoro molto dinamico prima o poi il raccomandato incapace viene scoperto e licenziato…

  • Ricky Pan

    …trovo personalmente interessante che in Italia il concetto di meritocrazia nel mondo del calcio seguito venga compreso e condiviso da moltissimi italiani, per poi essere praticamente ignorato nella vita di tutti i giorni, particolarmente in campo lavorativo. Saluti a tutti da Amburgo

  • Sil

    Concordo con l’articolo ma non mi sembra che dica niente di nuovo…meritocrazia vuol dire essere competitivi sul mercato. Bisogna capire cosa chiede il mercato, e costruirsi un profilo che riesca a “sbaragliare” la concorrenza per un determinato posto di lavoro. Ora il mercato è competitivo ovunque, non solo in Italia (dove è vero che si assumono troppi “figli di” ma ci sono anche tante aziende internazionali e in crescita che hanno bisogno di personale competente, non solo di sedie da occupare). E’ come una gara di salto in alto…se l’asticella fosse rappresentata dal titolo di laurea, sarebbero decisamente in troppi a superarla. Quindi per vincere bisogna riuscire a saltare di più. Ho imparato questo paragone nella mia azienda attuale (americana): se tutti fanno il 100% tu devi fare il 110%…è questa la meritocrazia.

  • Sara

    Difatti, in Italia c’é una discriminazione per età pazzesca e si vedono annunci di lavoro discriminanti per età quasi sempre. Il limite è i 40 anni. La prima cosa che ti chiedono ai colloqui è se sei sposato ed hai figli


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