La cruda realtà della meritocrazia

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Tutti sogniamo la meritocrazia ma siamo davvero in grado di gestirla?

Un articolo ispirato da un post sul gruppo Facebook di Goodbye Mamma.

Il post sostiene che la ‘meritocrazia‘ è agognata da molti ma non sempre è il toccasana ai nostri problemi.

Pur non essendo d’accordo con parte del post originale, sono d’accordo sul fatto che il concetto di meritocrazia che abbiamo è molto idealistico e la cruda realtà dei fatti non si rivela benevola quanto la vorremmo.

La meritocrazia che ho visto io applicata all’estero (Inghilterra e Australia) non è perfetta (a volte gli incapaci fanno strada) ma brutalmente efficace (soprattutto agli Antipodi).

Significa che avere un titolo universitario è importante ma è solo il biglietto di ingresso, non sempre necessario, in un certo mondo del lavoro.

Una volta entrati sta a voi farvi valere. Se sei un ingegnere ma poi non riesci a lavorare come dovuto, il tuo titolo universitario non importa più di tanto e ti ritroverai a cercare lavoro molto presto. Quello che dimostri ogni giorno in azienda è molto più importante di quello che hai fatto prima di arrivare li.

Inoltre non basta essere bravi dal punto di vista ‘tecnico’, bisogna avere altre qualità che spesso fanno fare carriera a chi a scuola non era altrettanto bravo.

Meritocrazia vuol dire che il 110 e lode può aiutarti a trovare un lavoro ma dal primo giorno di lavoro in poi non conta più nulla.

Sei un ingegnere civile e sai progettare molto bene un ponte? Magari la meritocrazia premierà chi è meno brava come ingegnere ma sa gestire meglio le relazioni interpersonali, ha migliori capacità di persuasione, si esprime meglio, è più organizzata….

All’azienda non importa da dove arrivi, importa come produci.

Meritocrazia vuol dire che il collega/concorrente cinese, pachistano o messicano ha le tue stesse possibilità.

Se lui o lei produce meglio e più in fretta di te, hai voglia a richiedere ‘meritocrazia‘!

La meritocrazia premia chi se lo merita davvero.

Tutti pensiamo di meritarcelo.

Purtroppo non tutti siamo bravi come pensiamo di essere e la ‘meritocrazia‘ del mondo del lavoro ce lo fa capire molto in fretta. E fa male quando ti viene fatto capire che non sei bravo quanto pensavi di essere.

Meritocrazia vuol dire che, andando all’estero,  scegli di metterti in competizione con miliardi di persone piuttosto che milioni come faresti in Italia (che il mercato del lavoro all’estero offra comunque più oppurtunità e sia più dinamico rispetto a quello italiano è un argomento per un altro articolo).

Meritocrazia vuol dire che il tuo capo/capa sarà più giovane e intelligente di te. A me è successo spessissimo. Siete in grado di prendere ordini da chi ‘anagraficamente’ “merita” di meno?

Meritocrazia vuol dire che il titolo universitario ‘inutile’ (non richiesto dal mercato del lavoro) non vi garantisce il lavoro anzi.

La brutalità del mondo del lavoro (chiamata anche meritocrazia) si esprime anche cosi: solo perché avete studiato un qualcosa all’università non significa che vi ‘meritate‘ un posto di lavoro.

Meritocrazia vuol dire che chi ha scelto il giusto percorso di studi/apprendistato troverà lavoro mentre voi (forse) no. Qui in Australia devo ancora conoscere l’idraulico, il carpentiere o il saldatore senza lavoro….

Certo che se sei brava e ti impegni allora la meritocrazia è un paradiso!

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commenti


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  • wif

    Mi dispiace distruggerti il tuo nuovo mito nordeuropeo ma non è così. (Esperienza personale pluriennale in Svezia).

  • Cassio90

    :-(

  • luca

    Non riesco a seguire il tuo ragionamento sulla meritocrazia che secondo me e’ la base di ogni progresso, basa pensare allo sport e a chi viene assunto per giocare: solo i piu’ bravi e i piu’ forti mentre i vecchi vanno in pensione e i giovani o scarsi in panchina. Lo stesso principio dovrebbe essere applicato al mondo del lavoro ed io lavorando in inghilterra lo vedo applicato ogni dannato giorno, non c’e’ giorno in cui qualche dato, fatto, situazione non me lo ricordi. Per questo motivo sono d’accordo con te dicendo che il lavoro te lo meriti ogni giorno per la qualita del lavoro che riesci a produrre, i titoli servono solo a farti arrivare al colloquio e a volte nemmeno a quello


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