Lavorare a Londra nei digital media

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Matteo Bassan si è trasferito da Padova a Londra anche grazie alla sua passione per il rugby e lo sport in generale.

Dopo alcuni stage e il conseguimento della laurea, Matteo ha deciso di tentare la strada dell’Inghilterra anche spronato dai genitori, in particolare il padre un appassionato di cultura britannica.

Un aiuto per il salto è stato fornito da un amico inglese, conosciuto a Padova grazie al rugby, che ha ospitato Matteo durante il primo paio di mesi in Inghilterra.

L’aiuto maggiore da parte di Paul è stato quello di insegnare a Matteo “all’inglese”. Pungolare, fornire consigli, mostrare la strada ma lasciare che si arrangiasse: “Matteo, cavatela da solo e imparerai molto meglio”.

Il primo passo di Matteo all’interno della ricerca lavoro a Londra è stato quello di creare il proprio curriculum secondo i criteri anglosassoni e scrivere una buona lettera di presentazione.

I primi colloqui sono arrivati dopo 10-12 giorni a Londra, nel periodo di settembre 2010.

Anche se la domanda lavoro non va in porto, il lato positivo dell’esperienza di Matteo a Londra è stato che comunque i selezionatori rispondono, anche se a volte in modo negativo, poi è relativamente facile fare un colloquio conoscitivo.

Tutto ciò con un inglese, secondo l’autovalutazione di Matteo, non eccelso. Il problema principale è che spesso Matteo, soprattutto agli inizi, voleva dire molte più cose di quante riuscisse effettivamente ad esprimere. Adesso che lavora con un ufficio popolato quasi esclusivamente da non italiani la situazione linguistica è migliorata di molto.

Grazie alla creazione di una cerchia di amici inglesi ed internazionali, la conversazione oggi viene fatta per forza in inglese.

Grazie al background sportivo il primo lavoro che Matteo ha trovato è stato presso una azienda di digital media nell’ambito sportivo. Matteo si occupava di coprire eventi sportivi sia come commentatore sia come sports editor. Ad esempio, nel 2011 ha coperto tutta la coppa del mondo di rugby che si è tenuta in Nuova Zelanda.

Essendo l’unico ragazzo italiano con conoscenze di rugby, le opportunità non sono mancate all’interno dell’azienda.

Lo choc culturale maggiore sul mondo del lavoro inglese si è rivelato collegato principalmente al fatto che l’ambiente è molto più alla mano, rilassato.

Il fatto che non ci sia il “lei” che ci si rivolga anche alle persone più importanti con il “tu” aiuta moltissimo.

Anche il CEO conosceva Matteo per nome ed era contentissimo di condividere una chiacchierata davanti ad una tazza di tè.

Matteo dice che per un italiano questo agli inizi risulta essere abbastanza differente dall’esperienza maturata in Italia.

Il consiglio principale per rompere il ghiaccio in situazioni del genere è quello di parlare di sport.

Dopo un po’ di tempo Giorgia, la ragazza di Matteo, lo ha raggiunto in Inghilterra e ha trovato lavoro in brevissimo tempo. Essendo un tecnico all’interno del settore dell’interior design i suoi orari di lavoro risultavano essere più tradizionali a differenza di quelli di Matteo che doveva seguire eventi sportivi internazionali negli orari più disparati.

Questo ha convinto Matteo a cercare un altro lavoro che potesse consentirgli di fare una vita più “normale”.

Ha quindi iniziato una ricerca intensiva all’interno del settore ‘digital’ in quanto la crisi lo ha toccato poco, è un settore in espansione e Matteo aveva già maturato un’esperienza pertinente di 18 mesi.

L’azienda per la quale lavora adesso l’ha trovata grazie a un ‘tweet’ dell’azienda, dopodiché è andato a esplorare il sito Web e ha trovato un annuncio di lavoro al quale ha risposto.

Essendo l’azienda relativamente piccola, una cinquantina di persone, il contatto del manager delle risorse umane era presente sulla pagina relativa all’annuncio di lavoro.

Dopo pochi giorni è stato contattato dall’azienda e questo è un qualcosa abbastanza comune in Inghilterra. Matteo dice che è più raro essere contattato dopo una settimana o più.

Il primo colloquio di lavoro è stato di natura molto tecnica perché Matteo proveniva da un’azienda concorrente e quindi le domande erano molto “curiose”, inerenti all’attività dell’azienda di origine e a “numeri” (volumi, visitatori unici dei siti, formati utilizzati per la delivery dei video).

Quando i colloqui di Matteo sono stati per aziende in campi diversi, le domande in genere sono state più del tipo “perché hai scelto la nostra azienda?”; “come mai vuoi cambiare lavoro?” e simili.

In generale comunque l’esperienza del colloquio di lavoro in Inghilterra è abbastanza diversa da quella che si può fare in Italia.

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Il consiglio principale relativo al colloquio di lavoro in Inghilterra da parte di Matteo è quello di ascoltare e chiedere, chiedere, chiedere.

Se non capite qualcosa chiedete se vi possono ripetere la domanda e magari formularla in un modo leggermente diverso.

È meglio dimostrare di voler capire esattamente quello che vi viene chiesto, in modo da fornire la miglior risposta possibile, piuttosto che rispondere anche non avendo capito la domanda e dare così una risposta di qualità inferiore.

Dopo alcuni colloqui di lavoro ed una presentazione, Matteo è finalmente riuscito ad ottenere la posizione di Channel Manager & Business Development per Stream UK.

Ed infine Matteo condivide la sua visione di Londra: il cibo, la ricerca casa, i trasporti.

L’ultimo consiglio da parte Matteo per chi vuole puntare verso Londra è quello di porgere particolare attenzione al proprio profilo Linkedin.


 

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