Noi giovani possiamo e dobbiamo cercare di realizzare i nostri sogni da un’altra parte!

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Dopo una parentesi di un anno in Italia, Francesca Carbognani ha deciso di sviluppare la propria carriera nel settore delle risorse umane in Inghilterra.

Come hai trovato il lavoro nelle risorse umane in Inghilterra?

Sono stata fortunata; in Italia dopo un anno di stage in una nota multinazionale tedesca non solo non sono stata assunta, ma nel mentre non avevo nemmeno trovato altre opportunità.

Quando ho saputo di questa possibilità attraverso persone che conoscevano la società per cui lavoro ora, ho mandato il curriculum, con molta insicurezza, visto che all’epoca vivevo ancora in Italia, in provincia di Reggio Emilia.

Invece, grazie al fatto che sono madrelingua italiana e parlo altre 3 lingue straniere (per me punto di favore su tanti inglesi che non  conoscono nessuna lingua straniera), alla mia disponibilità  immediata e alla urgenza con cui stavano cercando qualcuno per il mio ruolo, sono stata contattata dopo 2 settimane per un primo screening telefonico.

Questa parte è sempre molto difficile, in quanto manca totalmente la possiblità di vedere il body language dell’altra persona (a volte anche solo un sorriso aiuta a rilassarsi!).

A questo sono seguiti 3 colloqui nel Regno Unito, uno con un HR manager e due con le mie due attuali line manager.

Di cosa ti occupi?

Sono HR Projects Coordinator e mi occupo della gestione di tutti i training interni della società.

Il mio lavoro consiste nel creare e sviluppare attività e corsi per lo sviluppo personale e professionale dei dipendenti.

E’ un lavoro che amo molto perchè permette di conoscere i desideri e le esigenze di chi lavora al tuo fianco, senza entrare in tutti quegli aspetti piu delicati della gestione del personale, come le assunzioni, i contratti, le buste paga.

Inoltre, appaga moltissimo seguire l’andamento del business da un punto di vista piu attento alla psicologia, al benessere e alla crescita delle
persone.

Di quali competenze bisogna essere in possesso per lavorare nelle risorse umane in Inghilterra?

Penso dipenda dall’età.

Essendo ancora neolaureata quando ho mandato il cv, nel Regno Unito nessuno mi ha contestato la mancanza di anni di esperienza che in Italia chiedono oramai anche ai diplomati.

Qui è contato molto di più il dimostrare di avere la giusta attitudine e “cultural fit” per il lavoro proposto – cosa che i miei line manager hanno capito in seguito a colloqui molto intensi, in cui, per esempio, mi hanno fatto ragionare su situazioni problematiche successe di recente e proporre soluzioni adeguate.

Poi, sicuramente ha contato l’avere un voto di laurea alto e la conoscenza perfetta della lingua inglese aiuta quando ci si presenta su un mercato di lavoro estero.

Qui in Inghilterra è molto comune continuare a studiare durante il lavoro, attraverso corsi e master pagati dall’azienda.

In Italia questo è molto raro, qui invece sembra essere una prassi diffusa.

La mia azienda sta pagando per alcuni professionalizzanti per me, per farmi crescere a livello professionale e per, naturalmente, invogliarmi a rimanere con loro.

Quali sono le differenze tra Inghilterra ed Italia per quello che riguarda il rapporto tra azienda e lavoratore?

Vi è un abisso fra come le risorse umane lavorano in Italia e come operano nel Regno Unito.

Prendiamo l’esempio del mio stage nella multinazionale: nessuno dalle risorse umane ha mai seguito da vicino il mio percorso lavorativo come stagista e cercato di capire quelle che potessero essere le mie effettive potenzialità.

In questa multinazionale, ma temo anche in altre quando si tratta di gestire neo laureati a 500 euro al mese,  non esiste nessuna politica HR per gli stagisti, cosa che invece in molti altri stati è banalissima.

Inoltre, a fine stage non ho ricevuto nessuna comunicazione scritta riguardante la fine dell’esperienza, nessuna telefonata, nessun contatto.

Semplicemente, da sola ho capito che non mi sarei dovuta ripresentare una volta giunto il mio ultimo giorno.

Questo sottolinea non solo la grande mancanza di etica e di professionalità che vige nel nostro Paese, ma soprattutto il fatto che  purtroppo da noi nessuno abbia capito la vera essenza del lavoro nella gestione del personale, che non riguarda solamente la gestione burocratica delle persone (contributi, mobilità ecc.) ma il parlare con i dipendenti e il raccogliere le loro impressioni per sviluppare un’azienda migliore, soprattutto in un momento difficile come questo.

Certe cose poi, dovrebbero fare parte dell’indole naturale di chi sceglie di lavorare in questo campo, quindi mi viene da pensare che questa sia proprio una politica imposta dai piani alti di queste aziende.

Qui nel Regno Unito esiste un approccio molto diverso: la politica del “lead by example” fa si che tutti cerchino di lavorare nel massimo della professionalità e del team work.

Il team delle risorse umane in cui lavoro è molto complesso, ognuno è specializzato in un aspetto e insieme, come team, si copre ogni possibile funzione HR (assunzioni, training, well-being) all’interno della azienda.

Com’è la vita al di fuori di Londra?

Vivo a Oxford da un anno, mentre anni fa ho vissuto a Bath come studentessa Erasmus.

Tanti giovani italiani scelgono Londra come meta, ma io consiglio loro di scegliere città piu piccole, più a misura d’uomo, dove è possible andare a piedi in centro e riconoscere le persone per strada.

Come consiglio, mi sento di dire a tutti di vivere con persone inglesi e di migliorare la lingua il più possibile.

Parlare un inglese corretto e fluente è la carta vincente per trovare un bel lavoro.

Il vantaggio del vivere in Inghilterra è che, non essendo lontanissima dall’Italia, è piu facile andare a casa anche solo per un weekend lungo o chiedere agli amici e alla famiglia di venirti a trovare!

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

A chi studia, raccomando di fare l’Erasmus e essere fluenti in almeno una lingua straniera.

A chi sta pensando in generale di trasferirsi all’estero, vorrei dire che all’inizio non è facile, ma con il tempo questa scelta paga.

Ora ho un lavoro a tempo indeterminato e la possibilità di avere una bella carriera.

Solamente un anno fa in Italia usavo il mio 110 e lode per mandare fax e per sentirmi dire dai vari centri per l’impiego che non avevo almeno 5 anni di esperienza in nessuna mansione.

La mia vita è cambiata radicalmente e questo paga ogni difficoltà.

Purtroppo questo è un periodo molto duro per l’Italia ed è difficile capire quando finirà; il mio consiglio è di non invecchiare depressi,  disoccupati o a che fare un lavoro che non piace.

Tutti meritano di avere una vita dignitosa, con un lavoro sicuro – se al momento questo in Italia sembra quasi un’utopia, noi giovani possiamo e dobbiamo cercare di realizzare i nostri sogni da un’altra parte!

Grazie Francesca e buon proseguimento!

Regno Unito su Italiansinfuga

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commenti


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  • TheTuscan

    Appartengo a coloro che hanno cercato lavoro in Inghilterra e non sono riusciti a trovarlo.
    Eppure quoto in pieno ciò che viene detto nel post: cercatevi lavoro da un’altra parte. Se non sarà in Inghilterra sarà in un altro Paese. Per me è stata la Svizzera.
    Il mondo è grande, e la situazione italiana è praticamente unica nella sua negatività. Sarete sorpresi da quante chances in più avrete all’estero, sia come laureati che non laureati. O ancora meglio, se avete intenzione di intraprendere un’attività vostra, grazie alla minore burocrazia e spesso alla minore tassazione. Non che tasse e burocrazia non esistano altrove, anzi ci sono eccome e sono dovunque una rottura. Ma chi non ha mai provato con l’estero o non conosce persone che l’hanno fatto, non si rende conto di quanto la situazione italiana sia all’estremo in questi campi.

  • Alessandro

    Brava Francesca, condivido tutto. Dalla necessita’ di parlare un ottimo Inglese all’opportunità’ di vivere in città’ più piccole. Poi se dovessi dire tutto dovrei scrivere un grosso libro, avendo vissuto in Gran Bretagna per quasi 15 anni.
    E’ necessario comprendere che gli Inglesi e la loro cultura sono molto diversi da noi.
    Bisogna prima sforzarsi di capirli, poi di accettarli, e alla fine se tutto va bene ti sentirai uno di loro.

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1138604210 Matteo Borbonese

    Bell’articolo grazie. Io al contrario di te nn sono riuscito a trovare lavoro in Inghilterra (e sono un laureato). Quello che mi dissero più volte fu che avrei dovuto avere un recapito laggiù…

  • ioparto

    Quoto in pieno tutto quello che hai scritto. Da due settimane lavoro in Inghilterra come traduttrice, dopo anni di sfruttamento in Italia. Lasciare il mio Paese non è stato facile e ci sono giorni in cui mi si riempiono gli occhi di lacrime pensando che vedrò mia nipote molto meno di prima, ma non sarà mai frustrata!!

    Grazie per la tua testimonianza.

  • ioparto

    Sarò*

  • http://twitter.com/RobertoLuche Roberto Luche

    Articolo che ho apprezzato per la correttezza dell’impostazione data da Francesca, condivido perfettamente tutto quello che ha riportato, Mi sono trasferito in Scozia ad Edimburgo da un mese, ma da quando sono arrivato, anche se non avevo necessità di conforto in tal senso, ho respirato subito un’aria diversa da quella italiana. Una positività che mi ha permesso di riaprire le porte della speranza all’età di 44 anni dopo aver tentato in tutti i modi di resistere alla dilagante incapacità dei nostri connazionali in Italia. Non nascondo che forse ho commesso degli errori nella mia vita, ma l’errore più grosso è stato senza dubbio quello di non essermi trasferito definitivamente dopo il mio rientro dalla Spagna, considerato che già avevo avuto conferma del gradimento ottenuto all’estero. Oggi sono felice di essere tornato all’estero ove penso rimarrò definitivamente primo per studiare la lingua inglese al fine di confrontarmi al meglio con i miei colleghi inglesi nel campo legale essendo già avvocato in Italia e Abogado in Spagna, ma ora si impone per me un altro traguardo che è quello diventare Solicitor in Scozia e frequentare un Master LLM in Commercial Law. Non ho dubbi che il successo negatomi nel mio Paese verrà riconosciuta in questa città bellissima che è Edimburgo. Grazie Francesca per la serietà e l’incoraggiamento fornito che non è mai troppo di questi tempi vista la gravissima situazione in cui è stata portata la nostra nazione.

  • Simone

    Ottimo articolo. Anche io ho provato a cercare lavoro in Inghilterra trasferendomi direttamente a Londra e cercando lavoro. Purtroppo non ci sono riuscito e dopo un anno di cameriere sono tornato in Italia. Ora con il mio 110 e Lode e più di un anno di esperienza di lavoro in Italia (precedente all’anno a Londra) si trovano solo contratti di apprendistato attorno ai 1000 euro al mese.

  • vale

    a mille euro al mese????? hahaha dai questa è una battuta! io laureato, sono a stage a 400 euro al mese!!!! e il primo mese manco me lo hanno pagato!!!

  • Alex

    Brava, bell’articolo e complimenti :-)

    Hai toccato un punto che ritengo molto importante, anche io sono del parere che e’ meglio evitare citta’ troppo grandi come Londra, meglio un posto piu’ piccolo, che in genere tende anche ad essere piu’ vivibile, in tutti i sensi e piu’ reale.

    Per chi si trasferisce o si e’ trasferito da relativamente poco in Inghilterra (es: 3 anni)….controllate bene che il vostro Tax Code sia corretto e che le detrazioni in busta paga siano giuste!

    Il dipartimento delle risorse umane, dove lavoro, mi ha assicurato che non avrei dovuto preoccuparmi di nulla per quanto concerne la busta paga e che il codice e’ assegnato in automatico e rivisto in seguito a controlli interni ed esterni….

    Vai a fidarti!! Dopo circa 5 anni ho ricevuto una lettera dall’ufficio delle tasse (HMRC) che mi informava che, in seguito a dei controlli era venuto fuori che in un determinato anno avevo pagato circa £600 in piu’ di tasse……da li’ ho controllato bene e mi sono documentato a dovere notando che mi avevano fatto sempre pagare di piu’ e che stavo versando, ogni mese, piu’ tasse di quelle che dovevo…morale…ho ricevuto un rimborso di quasi £6000, non noccioline! E se quel controllo non ci fosse mai stato?

    E’ molto importante controllare bene, ogni anno, se si e’ in dubbio basta chiamare con dati alla mano, i calcoli sono semplici da capire ed e’ importante pagare il giusto, ne’ di piu’, ne’ di meno….
    Ciao!


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