Fuga temporanea a Londra

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Ottimista e molto determinata, Alessandra Murgia – diplomata in lingue straniere, laureata in Scienze Politiche e specializzata in Events Management – è partita dalla Sardegna alla conquista di Londra, dove ormai vive da circa un anno e mezzo.

In questa intervista ci racconta la sua esperienza, precisando che la sua è in realtà una “fuga” temporanea: il suo obiettivo ultimo, infatti, è quello di ritornare in Italia – nonostante tutto.

Intervista di Andrea Muzzarelli (@amuzzarelli)

Ciao Alessandra, ci racconteresti le esperienze lavorative che hai fatto a Londra fino a oggi?

Come la gran parte degli italiani (e, in generale, dei giovani in cerca di lavoro che arrivano nella capitale inglese) ho cominciato nel classico ristorante.

Nel mio caso si trattava di un’impresa inglese, Carluccio’s.

Parallelamente, ho iniziato una ricerca specifica nel settore degli eventi con l’obiettivo di rientrare nel mio ambito di competenza nel più breve tempo possibile.

Fortuna ha voluto che Wimbledon fosse alle porte (parliamo dell’estate 2011) e che sia stata selezionata per un bellissimo e premiatissimo progetto promozionale della Lavazza.

In un secondo momento, sono ritornata da Carluccio’s in una veste diversa: ho infatti collaborato con l’Ufficio Eventi in qualità di Events Catering Support, occupandomi della promozione e della realizzazione di piccoli eventi rivolti a tutta la famiglia.

Terminata anche quell’esperienza, mi è infine arrivata la proposta di un’importante società del settore della sicurezza – fornitore ufficiale per i Giochi Olimpici e Paraolimpici di Londra 2012 – per la quale ho lavorato come Events Coordinator fino allo scorso settembre.

Quali sono le ragioni che ti hanno portata dall’Italia alla capitale inglese?

Le ragioni sono tante, professionali e non.

La mia collaborazione presso un’azienda di Cagliari in qualità di borsista “Master and Back” (programma formativo per giovani laureati proposto dalla Regione Sardegna, ndr) stava volgendo a termine, e ben presto avrei dovuto affrontare la realtà lavorativa.

La crisi in Sardegna è feroce da tempo e il futuro che mi si stava prospettando non era dei più rosei.

Accettare una proposta non rispondente alle mie aspettative di crescita professionale, e magari passare il tempo a lamentarmene, non era nei miei piani.

Era arrivato il momento di prendere in mano la situazione.

Anche se mi dispiaceva lasciare la Sardegna, ho deciso di partire per Londra e di investire su me stessa, sul perfezionamento delle mie competenze e su un potenziale avanzamento di carriera altrimenti inimmaginabile.

Allo stesso tempo, però, dati gli ottimi rapporti che mi legano all’azienda cagliaritana presso la quale ero borsista, mi sono proposta come collaboratrice freelance – e la cosa sembra funzionare perfettamente.

Quali sono le difficoltà principali che hai dovuto affrontare nei primi tempi subito dopo il trasferimento?

Il mio trasferimento a Londra non è stato tecnicamente complicato per due motivi fondamentali.

Primo: il mio livello di inglese mi permetteva di capire e farmi capire fin dal primo momento.

Secondo: ho pianificato lo “sbarco” con la stessa cura con cui gli americani pianificarono l’invasione della Normandia!

Credo d’averlo fatto per pura deformazione professionale… In questo modo, però, prima ancora di comprare un biglietto di sola andata, ho consultato alcuni amici che vivevano a Londra da qualche anno e ho ottenuto tutte le informazioni che mi erano necessarie per farmi un’idea sufficientemente chiara di ciò che mi aspettava.

Sono arrivata in città con un budget che mi permetteva di coprire tutte le spese (almeno per i primi tre mesi) e poi sono andata a vivere da un mio caro amico in un quartiere a ovest della zona 3, risparmiandomi così non pochi problemi visto che non ho dovuto cercare casa.

Nell’arco di due settimane ho comprato il primo abbonamento mensile per i mezzi, trovato un lavoro, aperto un conto in banca (di quelli gratis e a spese zero) e ottenuto il National Insurance Number (una sorta di codice fiscale necessario per lavorare, ndr).

Superate le difficoltà burocratiche iniziali, i veri problemi sono cominciati quando poi mi sono dovuta scontrare con la città.

Londra è un insieme di moltissime cose, nel bene e nel male.

Oltre alla comunicazione nel quotidiano, che mi ha creato qualche problema – lo slang londinese (“cockney”), i diversi accenti – bisogna considerare il ritmo frenetico della vita e, soprattutto, il tipo di socialità.

Tutte cose distanti anni luce dall’idea che ci si può fare della capitale inglese durante la classica lezione impomatata al liceo.

Anche se poi, col tempo, ci si abitua un po’.

Qualche consiglio sulla ricerca del lavoro?

Per lavori manuali e al minimo sindacale (il classico lavoro da lavapiatti o cameriere, per capirci), il curriculum è poco più che una formalità.

Si deve consegnare quando ci si presenta, abbandonando il formato europeo per quello inglese, ma di fatto lo leggono in pochi.

Quella che veramente conta è la classica prima “buona impressione”, ovvero il modo in cui ci si presenta e ci si esprime in inglese.

Entusiasmo, perseveranza, capacità di adattamento e tanta (ma tanta) buona volontà sono un must.

Per un lavoro come il mio, invece, un buon curriculum in stile inglese spesso non basta.

I profili richiesti sono molto specifici, le aziende decisamente esigenti e la concorrenza piuttosto agguerrita.

Un’ottima tattica è quella di appoggiarsi a qualche agenzia di ricerca e selezione focalizzata sul settore di proprio interesse.

E consiglierei anche di tenere sempre aggiornato il profilo personale su LinkedIn e sugli altri network professionali sui quali si è presenti.

Errori da non commettere sono, sicuramente, quello di presentarsi a un colloquio senza essersi preparati sull’azienda e sulle domande più “canoniche” e, soprattutto, senza aver pensato a delle domande da fare circa il ruolo che si andrebbe a ricoprire.

Per quanto riguarda i siti internet, di interessanti ce ne sono parecchi, ma tra tutti segnalerei www.eventjobsearch.co.uk.

Cosa ti piace di più e cosa di meno di Londra.

Londra è una città che offre un’incredibile quantità di opportunità (spesso gratuite), per ogni livello e settore.

Ecco perché adoro fare la turista, andare per mercatini, prendere un autobus o una metro per scoprire luoghi in cui non sono mai stata.

A ogni angolo è diversa e uguale a se stessa, ed è una scoperta continua.

La Londra che mi piace di più in assoluto è quella del periodo natalizio: tra luci, negozi, decorazioni e feste, qui il Natale comincia a fine ottobre.

Tra le cose che mi piacciono meno, invece, non posso non citare il clima (che è proprio pessimo), la sanità (vi risparmio i commenti), e quello stile “finto polite” di tanti inglesi e non.

La crisi economica si sente, ovviamente, anche in Gran Bretagna. Pensi che il tipo di lavoro che svolgi offra qualche opportunità in più rispetto alla media?

Nonostante la crisi e la concorrenza, un lavoro non qualificato e senza particolari pretese economiche è ovviamente sempre più semplice da trovare rispetto ad un lavoro di più alto profilo.

Anche se di questi tempi, persino qui a Londra non bisogna essere troppo “picky”, esigenti.

Nel caso specifico dell’Events Management, ci troviamo di fronte a un settore con un notevole volume d’affari e un grandissimo numero di aziende appartenenti ai più disparati settori che ne costituiscono il vero motore.

In teoria le opportunità non dovrebbero mancare, ma la crisi sta purtroppo trasformando la mia figura professionale.

Oggi, infatti, avere diversi anni di esperienza alle spalle non basta più per accaparrarsi un buon lavoro con un buono stipendio.

Le aziende ricercano professionisti che abbiano anche un profilo commerciale di alto livello.

Insomma, non aspirano a un organizzatore di eventi e basta, ma piuttosto a qualcuno che possa, tra i diversi compiti, occuparsi di budget a tanti zeri, gestire un numero elevato di persone, curare le vendite e sviluppare un portfolio di clienti internazionali.

Ecco perché non posso dire che oggi questo tipo di lavoro offra maggiori opportunità rispetto alla media.

Che cosa hai imparato finora da questa esperienza? Tornando indietro, rifaresti la stessa scelta o punteresti su un altro paese o un’altra città?

L’esperienza londinese deriva da una scelta ben precisa, che ha risposto perfettamente alle mie aspettative e che rifarei assolutamente.

Superata la fase iniziale, infatti, la mia “Londra 2.0” è piena di soddisfazioni personali e professionali: un fantastico fidanzato sardo, nuovi amici ed esperienze professionali legate a due tra i più grandi eventi sportivi mondiali.

Per quanto riguarda invece il bilancio delle cose imparate e/o rafforzate, da un lungo elenco – che vi risparmio – ne estrapolerei tre: la capacità di adattamento a situazioni velocissime, sempre nuove e diverse; la pazienza (ne serve tantissima, ve lo assicuro, e io devo ancora diventare brava) e l’abilità di nuotare in un mare pieno di squali.

Allo stesso tempo, se devo essere sincera, considero Londra una semplice tappa del mio percorso. Non credo che ci resterò ancora per molti anni… Ma questo dipende anche dal fatto che comincio ad aver voglia di sperimentare un’altra destinazione, magari al caldo, prima di rientrare a casa in Sardegna.

Progetti per l’immediato futuro?

In questo momento, sono in cerca di un lavoro permanente presso qualche società o agenzia che mi dia la responsabilità di un evento dall’inizio alla fine.

Nel contempo, alcuni progetti in Sardegna mi tengono occupata.

Il rientro nell’isola, invece, è l’obiettivo ultimo.

Vorrei tornare a casa con un bagaglio di contatti, esperienze personali e professionali importanti da mettere a frutto in modo strategico. So che tornare sarà “economicamente” complicato, dato che il futuro dell’Italia nel suo complesso è veramente incerto, ma io rimango fiduciosa e convinta del fatto che, se pianificato per bene, proprio dove non c’è nulla ci sono tantissime cose da fare e creare.

Grazie mille, Alessandra, e in bocca al lupo per il tuo futuro!

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commenti


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  • viktor

    veramente interessante

  • stefania

    alessandra, hai qualche dritta per chi, come me, ha deciso di venire a Londra in questo periodo e ha difficoltà a trovare anche un semplice lavoro come da Carluccio’s? Se potessi essere più specifica riguardo al “modo di presentarsi” mi sarebbe molto utile perché sono qui da un mese e ancora questo lavoretto che si trova facilmente non è uscito… indubbiamente un anno fa la situazione era diversa, ma proprio per questo parlo di dritte specifiche per fronteggiare questo mercato di squali! Ti ringrazio in anticipo!

  • http://www.facebook.com/alessandro.bentivedo Alessandro Bentivedo

    Complimenti Ale e in bocca a lupo per tutto!

  • Alessandra Murgia

    Grazie Ale! :) Anche a te!

  • Alessandra Murgia

    Grazie Viktor! :)


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