Cercasi volontari per il sud-est asiatico

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Angelo Nese ci racconta di come si sia trasferito in Malesia e ci parla di un progetto di volontariato nel sud-est asiatico alla ricerca di volontari.

Per dieci anni ho vissuto a Torino, mi sono laureato in letterature comparate e ho lavorato nel settore editoriale per circa sei anni (come avevo sempre sognato), occupandomi dell’editing di testi universitari, di saggi e libri scolastici.

Ho iniziato con uno stage e proseguito con diverse collaborazioni occasionali e a progetto, un paio delle quali della durata di tre anni.

A partire dal 2010 alcuni contratti non sono stati più rinnovati e le collaborazioni si sono diradate, ho anche aperto la partita IVA con il nuovo regime introdotto dal governo Monti.

Utile forse per chi lavora in campi più tecnici o scientifici ma poco produttiva per chi percepisce un compenso compreso tra 70 centesimi e 6 euro a pagina, specie quando non esistono forme di contratto tali da permettere alle aziende di assumere (o obbligarle a farlo).

In un anno sono riuscito a ottenere una collaborazione continuativa che mi ha permesso di mantenermi anche se le entrate non erano tali da non intaccare i miei risparmi.

Inoltre, lavorare da casa può avere dei vantaggi ma se cerchi lavoro, desideri confrontarti, necessiti di formazione e non guadagni abbastanza è anche frustrante.

Ho quindi maturato l’idea di trasferirmi, per un periodo, in un altro continente. Esclusi sei mesi in Inghilterra con il progetto Socrates Erasmus, non ero mai uscito dall’Europa e avevo viaggiato solo come turista ma mi ritrovavo in una situazione tale (nessun legame sentimentale, alcuni amici già emigrati, nessuna prospettiva lavorativa) da considerare l’idea seriamente.

Tramite il sito www.idealist.org che publicizza diverse opportunità di lavoro e volontariato con organizzazioni non profit ho trovato SOLS 24/7, un’associazione che ha la sede principale a Kuala Lumpur, Malesia, e si occupa di educare ragazzi tra i 15 e 25 anni, fornendo loro i mezzi per trovare un lavoro adeguato.

Pur non avendo un interesse particolare a lavorare in ambito sociale o nell’insegnamento, il mio scopo principale era quello di trovare un centro possibilmente vicino a una grande città, avere vitto e alloggio pagati e poter lavorare in inglese in un ambito che avesse prospettive di carriera.

Qui lavoro con il media team e mi occupo principalmente di promozione nel Web e di comunicazione.

Il lavoro non è retribuito ma il mio internship mi permette di seguire le campagne promozionali dei progetti in corso e di lavorare con persone provenienti da UK, Canada, USA, Francia, Germania e Olanda… (al momento sono l’unico italiano e la cosa per ora non mi dispiace).

Per sei mesi vivrò qui, poi deciderò se rimanere, spostarmi in uno dei centri SOLS presenti in Cambogia, Laos e Timor oppure viaggiare per un po’.

Qui le condizioni sono stimolanti anche se non sempre facili, il dormitorio è in condivisione con diversi ragazzi, l’igiene non è sempre ad alti livelli e a volte il lavoro può essere ripetitivo, senza contare che per un italiano (almeno per me) non è immediato adattarsi al cibo piccante o al riso tutti i giorni.

Kuala Lumpur è una metropoli eccitante e piena di stimoli ma costruita principalmente per le automobili e non sempre facile da percorrere con i mezzi pubblici (per chi è interessato a conoscere qualcosa di più su KL e la vita in Malaysia dal mio punto di vista può seguire il mio blog www.theuntidygazette.com).

Tuttavia, credo che il nocciolo della questione non sia solo trovare condizioni di vita ideali ma cercare di capire e sperimentare una realtà differente che forse, tolto il cibo, può offrire qualcosa di più a chi ha voglia di guardarsi intorno, specie per chi proviene da un paese che al momento non offre molte possibilità. Essendo abituato a uno stile di vita abbastanza comodo (Torino inoltre è, tra le grandi città d’Italia, una delle più economiche) e avendo già passato i 30 anni, partire non è stato facile ma rimanere bloccato socialmente e lavorativamente smettendo di imparare e confrontarmi mi ha dato la spinta necessaria a scombinare le carte.

A questo proposito ne approfitto per pubblicizzare Project 100, un’iniziativa di SOLS che mira a portare nel Sud-Est Asiatico almeno 100 volontari disposti a insegnare per un anno inglese, matematica di base e informatica a ragazzi provenienti da Laos, Cambogia, Thailandia, East-Timor e Malesia.

SOLS provvede alle spese di vitto e alloggio nei centri dei paesi sopra elencati, di trasporto, nel caso venga richiesto di cambiare centro, di visto e di training.

Dopo tre mesi è previsto un rimborso spese compreso tra 100 e 300 USD e la possibilità non solo di insegnare ma di diventare coordinatore di uno dei centri. Il requisito di base è un buon inglese e la capacità ad adattarsi. Sottolineo che le condizioni potrebbero essere dure, specie per i centri più piccoli situati in zone rurali, e che l’impegno è di un anno.

Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito alla pagina http://www.sols247.org/project100/, in particolare a leggere le FAQs e se interessati a compilare il modulo online e a spedire il vostro CV e una letterea motivazionale ad apply@sols247.org.

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commenti





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    Bellissimo articolo e grande esperienza! Bravo Angelo!
    Una torinese nomadica :)


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