Londra è tutto tranne che rose e fiori

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Federica Bellesso vive a Londra da tre anni, condivide la sua storia su ‘Una stanza tutta per sé‘ e oggi con i lettori di Italiansinfuga.

Il giorno in cui si prende la decisione di partire non è mai un giorno facile, almeno, per me non lo è stato.

La presa di coscienza di una situazione che si è protratta per troppo tempo e che non può più andare avanti è un momento critico: l’indecisione sul futuro, la percezione che la propria vita stia andando in una direzione diversa da quella che ci si era immaginati, o che non stia andando proprio da nessuna parte, sono solo alcuni dei motivi che trasformano un’idea in realtà.

Se si ha il coraggio di intraprendere questa scelta, ovviamente.

Per me è stato il desiderio di riscoprirmi, di capire se da qualche altra parte nel mondo sarei stata in grado di trovare me stessa, di trovare un motivo valido che mi desse la forza e lo stimolo di alzarmi tutti i giorni e di costruire qualcosa di bello, di nuovo, di unico e di mio.

Il salto dal sonnacchioso paese di provincia alla caotica metropoli è stata una delle prove di coraggio più difficili di tutta la mia vita, ancor più dell’esame di maturità, dell’esame della patente, dell’esibirsi davanti ad un pubblico.

Tre anni fa ho intrapreso questo percorso, arrivando a Londra senza avere la minima idea di che cosa mi sarebbe capitato, e per una maniaca dell’organizzazione e della pianificazione come me potete ben capire che non è stato per niente semplice.

Eppure, se non l’avessi fatto non mi sarei mai decisa a riprendere l’università (che concluderò a maggio 2013) e di avere la possibilità di diventare la secchiona dai voti alti che mia madre ha sempre desiderato che io fossi.

Dopo due mesi iniziali di lavoro da Caffé Nero il destino mi ha voluto portare da Pret à Manger, da brava immigrata ho legato con altri ragazzi e ragazze nella mia stessa situazione, ed oggi posso dire felicemente di avere amici che provengono da tutti e cinque i continenti.

Ed è proprio grazie a queste meravigliose persone che ho deciso di ricominciare l’università, darmi un’altra occasione ed arricchirmi.

Sono stati tre anni intensi, ricchi di crescita e di confronti, di pugni stretti, litigate e sorrisi.

I lavori che ho avuto, specialmente, mi sono stati di aiuto nel percorso di crescita, doversi svegliare alle 04.30 del mattino per andare a preparare sandwich per parecchi mesi mi ha insegnato cosa vuol dire sacrificarsi, ho imparato a rapportarmi con il cliente in una lingua che non è la mia, ho approfondito il lavoro di squadra, la collaborazione e la comunicazione.

Le mie esperienze con i diversi coinquilini mi hanno insegnato la convivenza, a sfruttare al meglio la mia pazienza, a non litigare per le piccole cose ma a discutere in maniera costruttiva.

Posso dire con certezza che sono cresciuta di più e più in fretta in tre anni a Londra di quanto sarei potuta crescere in cinque in Italia, nella mia città, e non tanto per la città di Londra in sé, quanto per il modo in cui il mio cambiamento di vita ha influenzato la mia visione del futuro, la mia percezione del presente, le mie priorità, e a chiunque si affacci a questa esperienza non posso fare a meno di dire che sperimentare la propria tenacia attraverso un salto di questo tipo è l’esperienza più ricca e valida che si possa vivere.

Ci sono parecchi ragazzi che mi scrivono, per sapere di più della mia esperienza, per avere supporto, forse a volte sperando che io dica loro che andrà tutto bene e che sarà tutto rose e fiori.

La realtà è ben diversa, Londra non è una città facile, specialmente se si parte da casa senza una motivazione forte, che ci tenga a galla, che ci faccia andare avanti nonostante tutto, Londra è tutto tranne che rose e fiori.

La mia esperienza è una fra mille, non esiste un percorso comune fra gli emigranti, per il semplice fatto che siamo delle persone diverse, che arrivano da estrazioni diverse, con bagagli di esperienze diverse alle spalle, ma la condivisione è uno dei modi migliori per darci supporto e confrontarci.

Londra è una delle tante destinazioni che moltissimi italiani scelgono ogni anno, per me è diventata casa e si è trasformata nel mio porto sicuro, che continua ogni giorno a stupirmi e arricchirmi, è diventata il mio angolo di mondo preferito.

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commenti





  • Paolo

    Cari ragazzi, leggo con grande interesse il post e le risposte pubblicate su questo forum. Vi racconto la mia esperienza, premettendo che sono in cerca di consigli. Ho 32 anni, lavoro come fonico da 6, e ho deciso di trasferirmi a Londra, come avevo preventivato da diversi anni, per dare un deciso strappo alla vita che ho finora condotto nella piccola Italia, paese diventato ormai invivibile, se non altro per la totale mancanza di prospettive per i giovani…diciamo che in Italia non c’è interesse e spazio per i giovani, siamo fermi agli anni ’90 e stiamo saltando un’intera generazione. In questi anni ho avuto un discreto successo a livello professionale, tutti gli obiettivi che mi sono posto li ho raggiunti, anche superati, non sono diventato ricco naturalmente, ma sono soddisfatto. Sono partito per Londra a dicembre, e ora vi scrivo dall’Italia, ho deciso di prendermi una pausa di riflessione prima di tornare. Avevo bisogno di una pausa, la City mi ha distrutto. Chiamatemi Choosy, ma io mi ero fatto il mio piano… Ho studiato inglese per due anni prima di partire, dopo 2 mesi di UK la gente mi chiedeva da quanti anni vivevo lì, ho lavorato durissimo per arrivare e avere quanta più esperienza e portfolio possibili. Ma, al momento, non è servito a nulla…non voglio essere razzista, ma realista. Quanti italiani tamarri arrivano senza sapere una parola di inglese, senza un progetto, ma solo perchè hanno fallito in Italia ora vanno a Londra pensando che magari, forse lì non falliranno, e nonostante tutto pensano solo a drogarsi e a scopare e dopo anni ancora non sanno un cazzo della lingua e fanno ancora i camerieri o servono i caffè nei chioschi? Io lo sapevo, ho viaggiato molto nella mia vita, e non volevo essere come loro, ho studiato e fatto sacrifici, e come è finita? Ho cercato lavoro per 3 mesi (il mio lavoro) e non ho fatto nemmeno un colloquio, sono finito a vivere per una serie di sfortunate coincidenze con 4 italiani, tutti della specie di cui ho parlato sopra. Ho cercato dal primo momento di inserirmi nella società inglese, e ce l’ho fatta, ho frequentato tanti inglesi, una cosa che sembra assurda a Londra, siamo diventati amici ecc., ma sembra che una volta arrivato qui hai un marchio, sei italiano per cui devi andare a lavorare in un ristorante o in un albergo. Io mi reputo un bravo professionista nel mio campo, ho deciso di cambiare per fare un salto in avanti e nonostante tutti gli sbattimenti e la preparazione, il mio destino sarà comunque uguale a quello di un 30enne italiano che ha visto troppa “Italia 1″ di notte e che a stento sa parlare italiano. Sono scappato e tornato all’ovile, perchè invece di fare un passo in avanti ne ho fatti diversi indietro. Voglio andare avanti con il mio progetto, ma il modo per raggiungere il mio obiettivo dovrà, a questo punto, essere completamente diverso. Potrebbe essere, forse, che dovrei cambiare città, Londra sembra un pò fottuta negli ultimi anni, e a giudicare dalle notizie che arrivano dalla zona Euro sembra destinata a peggiorare. Oppure rassegnazione, si parte dal basso come gli altri e, forse, a 34 anni potrò tornare a vivere del mio lavoro e tornare a considerarmi un professionista? Probabilmente, è anche vero che a 32 anni non hai più la tenacia e l’energia di un 20enne, e che passare dal vivere da soli per 5 anni con bollette e affitti pagati ogni mese con il proprio lavoro, al dover convivere con dei “maledetti ragazzini” di 30 anni rimbambiti dai discorsi di Berlusconi che alle 5 del mattino sono ancora in cucina a urlare bestemmie perchè la troietta di turno non si è fatta scopare, è davvero antipatico. Senza considerare la puzza di erba che impera mattina, pomeriggio e sera. Ora, non per fare il borghesotto, ma io le canne me le fumavo a 18 anni. Voi che ne pensate? Sono choosy, razzista e dovrei farmi un bel bagno di umiltà, oppure qualcuno mi da ragione e ha qualche consiglio da darmi?

    Thank you!!!

  • http://brividocosmico.wordpress.com/ Verenen Joe Martinelli

    non è troppo tardi!


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