Diego e Jle in diretta da Vancouver

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Diego Marchi e Jle Zago vivono a Vancouver da dove condividono la loro esperienza attraverso il blog Diario da Vancouver.

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Diego e Jle sono originari di Udine. Lei ha fatto un sacco di lavori prima di approdare al colorificio dei suoi mentre lui è uno studente di informatica che ha completato la triennale ed è in attesa di completare la specialistica.

La scelta di andare verso il Canada è stata dettata dalla ricerca che ha rivelato che sembra essere una nazione con buone prospettive future.

Vancouver è stata scelta come meta principalmente per il clima, non rigido come il resto del Canada, “non fa troppo freddo d’inverno nè troppo caldo d’estate.”

L’approdo è stato possibile grazie al visto vacanza lavoro messo a disposizione ogni anno dal Canada. Il numero di questi visti concessi ad Italiani ogni anno varia. L’anno scorso erano 600, quest’anno sono stati mille.

Il visto vacanza lavoro permette di vivere in Canada lavorando per un periodo massimo di sei mesi.

Dopo due mesi Jle ha trovato lavoro in ristorante italiano dopo aver migliorato il suo inglese.

Diego invece è stato, secondo lui, “molto fortunato” avendo trovato lavoro per una start-up che si occupa di sviluppare siti web nonostante non avesse grande esperienza lavorativa in Italia nel settore.

Avendo solo sei mesi a disposizione, Diego ha chiarito subito che aveva intenzione di rimanere in Canada e quindi a lungo termine avrebbe dovuto sponsorizzarlo per un altro tipo di visto.

Il datore di lavoro ha detto di sì anche se non conoscevano la procedura richiesta e quindi non si rendevano conto della laboriosità della procedura stessa.

Il visto adesso consente a Diego di vivere e lavorare in Canada per due anni che lo lega al datore di lavoro che lo ha sponsorizzato.

Jle giova del visto di Diego come coppia di fatto (“common law”) però può lavorare per chiunque.

Essendo stata titolare di un colorificio in Italia (con i genitori) ha fatto domanda ad una grande azienda di vernici in Canada che conosceva già di fama.

A Vancouver ci sono molte opportunità di lavoro ma anche tanta concorrenza. Avendo fatto la trafila della procedura di lavoro in Canada, Jle dice che è molto importante creare il proprio network di connessioni, di conoscenze in quanto esso aiuterà a far si che il proprio curriculum venga preso in considerazione.

Non avendone, Jle ha seguito la procedura tipica di una grande azienda canadese. Compilazione modulo online; prima scrematura telefonica (45 minuti di domande standard e molto specifiche); colloquio con una persona eccetera.

Il colloquio telefonico è stato possibile grazie ad un anno di vita in Canada perché altrimenti il livello inglese non sarebbe stato sufficiente all’inizio per superarlo.

L’ambiente di lavoro nel colorificio si rivela poi molto positivo “è davvero un piacere andare a lavorare”.

Diego invece lavora da casa. Essendo una start-up con 3 persone a Vancouver ed un altro paio a Londra, il lavoro viene svolto a casa. Basta che il lavoro venga consegnato secondo le tempistiche stabilite. Adesso tutta la comunicazione avviene tramite Skype.

Le difficoltà dell’espatrio sono soprattutto emotive e legate alla nostalgia, ancora oggi.

Diego e Jle hanno conosciuto alcuni Italiani che dopo i sei mesi del visto working holiday non vedevano l’ora di tornare in Italia.

Fare amicizia in Canada è più complesso rispetto all’Italia. La prima sensazione che si ha dei Canadesi è che siano estremamente gentili e disponibili. Quando invece vuoi approfondire di più l’amicizia sono restii.

Ad esempio, Diego gioca a calcio e per fare amicizia con i compagni di squadra ci è voluto più tempo.

I Canadesi sono molto impegnati dal punto di vista del calendario che è spesso pieno: lavoro, palestra e quant’altro.

Il sentirsi al telefono per andare a prendere il caffè non esiste.

Vancouver è una città dove Diego e Jle si sentono molto più sicuri che a Udine alle sette di sera in stazione grazie alla presenza di polizia.

E’ pulita, non si rischia di essere investiti in macchina e si merita il podio come una delle città più vivibili al mondo.

Nota dolente: viene chiamata anche dagli autoctoni la ‘no fun’ city! Un po’ tranquilla rispetto agli standard italiani.

Per quello che riguarda i consigli per chi sta pensando di partire verso Vancouver:

  • arrivare con un approccio umile
  • prepararsi il curriculum in inglese con cover letter
  • lavorare di continuo allo sviluppo della propria rete di conoscenze
  • dare un’occhiata agli annunci di lavoro per capire come sta andando il mercato del lavoro
  • migliorare l’inglese per distinguersi rispetto alla concorrenza

Seguite Diego e Jle su Diario da Vancouver!

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