Angry Birds? Lo programmo io in Finlandia

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Marco Rapino lavora come programmatore per la Rovio, l’azienda che ha creato Angry Birds.

[powerpress]

Angry Birds, per chi non lo conoscesse, è uno dei videogiochi per telefonino più scaricati di sempre. Inizialmente pubblicato per l’Iphone adesso è disponibile su diverse piattaforme ed ha superato la cifra di un miliardo di copie scaricate.

Marco, originario di Lanciano, ha studiato all’università di Perugia e poi è tornato a Lanciano per un anno dove ha lavorato come freelance.

Poi si è trasferito in Finlandia a seguito della ragazza che ci andò per fare un Master in studi baltici.

Grazie a risparmi messi da parte con il lavoro da freelance si disse “andiamo a vedere com’è per un paio di mesi. Se ne esce qualcosa bene altrimenti mi sono fatto una bella vacanza.”

Arrivato a Turku, nel sud-ovest della Finlandia, iniziò a spedire CV e dopo un mese trovò lavoro presso l’Università di Helsinki come programmatore in un centro di ricerca dedito alla ricerca psicologica attraverso i videogiochi.

Tutto ciò con una conoscenza zero del finlandese ed una conoscenza di base dell’inglese.

Dopo tre anni di lavoro presso l’università Marco scoprì il gioco ‘Angry Birds’ e il caso volle che l’azienda che aveva creato il gioco si trovasse a duecento metri dall’università.

Sul proprio sito web la Rovio stava pubblicizzando il fatto che stesse cercando programmatori per cui Marco pensò di spedire loro il proprio CV.

Pur non avendo conoscenze specifiche del settore, “perché non si studia all’università”, Marco riuscì a distinguersi dagli altri candidati.

Come? Costruì, in una settimana e di sera, una piccola demo di un giochino su Iphone che utilizzava i caratteri del gioco Angry Birds.

Durante il colloquio di lavoro chiese a chi stava facendo le domande se fossero interessati a dare un’occhiata al suo progetto. Loro rimasero fulminati dicendo che era stato l’unico a presentare un qualcosa del genere.

Questa è un’ottima testimonianza di come ‘mostrare’ le vostre capacità durante un colloquio di lavoro è più efficace del solo parlarne o sperare che il CV parli per conto vostro.

Questo funziona molto bene in un Paese come la Finlandia dove il business dei video-games “è qualcosa di gigantesco”.

Fatto sta che, dopo alcuni colloqui di lavoro, la Rovio contattò Marco per offrirgli un lavoro.

Si trattava di un rischio perché Marco avrebbe lasciato un lavoro nel pubblico (Università di Helsinki) per un lavoro nel privato per una ditta che al tempo non aveva ancora avuto il successo clamoroso che avrebbe avuto a seguire.

Però Marco si disse “male che va posso sempre tornare indietro”.

Marco diventò l’impiegato numero 12, facendo parte di un’espansione che portato la Rovio ad avere, oggi, oltre 400 impiegati sparsi in diversi uffici in Finlandia, Svezia e Cina.

Il “segreto” per crearsi una carriera nel settore dei videogiochi per gli smartphone è quello di ‘autoistruirsi’. Essendo il settore giovanissimo ed in continua espansione è difficile trovare corsi universitari o simili che insegnino linguaggi di programmazione pertinenti.

Marco suggerisce di creare un ‘progetto pilota’ e utilizzarlo per sviluppare le proprie conoscenze ad esempio renderizzare il gioco, sviluppare il lato della fisica ecc.

Incontrando i problemi molto pratici della progettazione relativa ad un gioco imparerete molto più velocemente.

Il progetto diventa poi un ‘biglietto da visita’ da presentare al datore di lavoro.

Questo è importante soprattutto per programmatori junior ai quali manca l’esperienza lavorativa. La motivazione dimostrata attraverso lo sviluppo di un progetto è molto efficace.

L’ambiente di lavoro in una ditta che crea videogiochi è giovane e “bellissimo” con una altissima presenza di persone provenienti da tutto il mondo.

In Finlandia rispetto all’Italia manca la gerarchia. L’unica presenza di gerarchia è relativa alla ‘legge’, vi è molto rispetto per le leggi e non vengono fatte eccezioni.

I servizi funzionano benissimo ma, per quello che riguarda la socializzazione, la Finlandia è simile alle altre nazioni nord europee nell’approccio all’alcool, un po’ diverso rispetto all’Italia.

Concludendo Marco dice che probabilmente tornerà in Italia perché vivendo in Finlandia ha imparato ad apprezzare meglio gli aspetti sociali della vita in Italia.

Tutto ciò nell’ottica che per lavorare nel suo ambiente non bisogna necessariamente vivere all’estero per lavorare come programmatore per ditte estere.

E non dimenticatevi di scaricare Bad Piggies, il nuovo gioco di Marco (e della Rovio)!

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Comments

  1. Giulia says

    Ma che discorsi sono!!!!! Non mi sembra proprio che Marco abbia detto che “gli fa schifo la Finlandia”!!!!!

  2. says

    CARO MARCO TI FA TANTOI SCHIFO LA FINLANDIA E IL TUO LAVORO IO TI DO TUTTI SOLDI CHE HO DA PARTE CHE SONO PARECCHI PER AVERE IN CAMBIO IL TUO LAVORO E LA TUA FINLANDIA…..CI STAI?????NON SCHERZO,FACCIO SEMPLICEMENTE PARTE DI UNO DI QUELLI CHE APPREZZANO VERAMENTE QUELLO CHE TU HAI E IO INVECE NO PURTROPPO.CLASSICO CASO.FAMMI SAPERE,MI TROVI SU FACEBOOK,IL NOME è: Stefano Di Bernardo e ho la foto con una maglietta bianca a mezzo busto.Ciao.

  3. luigi Sammartino says

    No, no..non solo hai ragione, ma.le cose stanno addirittura peggio, perché molte delle spese che devi affrontare all’estero non ti vengono accettate dal fisco italiano, oppure vengono accettate solo parzialmente. Se il lavoro ti costringe a soggiornare nel territorio dove sta il cliente si devono caricare sul cliente tutte le spese di alloggio, perché tali spese non possono essere messe in detrazione sula denuncia dei redditi italiana. Negli ultimi dieci anni la libera professione é stata letteralmente aggredita dal fisco italiano. Tra aliquote fiscali e spese non detraibili si arriva ormai a oltrepassare il 70% del reddito complessivo.
    Inoltre in Italia non si pagano le imposte solo sul reddito maturato, ma si devono versare acconti basati su una previsione di reddito, e se la previsione la sbagli in difetto si devono pagare delle multe, che anno dopo anno sono sempre piú salate.
    Infine gli accertamenti. Il fisco italiano fa gli accertamenti anche dopo 5 anni, ma la multa la devi pagare su cinque anni, e non a decorrere dal momento dell’accertmento. Di conseguenza 1.000 euro non versati si trasformano facilmente in una multa da 5.000 -6.000 euro perché calcolati su 5 anni di ritardo, ed é per questo che il fisco italiano fa partire glli accertameni con molto ritardo. É un’altra maniera per rapinarti.
    Sconsiglio chiunque dall’idea di aprire una libera professione in Italia, soprattutto se tale libera attivitá ti costringe a spostarti, perché le spese relative a tali spostamenti non possono essere messe in detrazione.

  4. says

    Pare che all’estero sia terra di conquista per i programmatori italiani, chissà forse perché qui è considerata una professione da operaio da nuovo millennio e quindi da pagare poco e valorizzare il meno possibile ( con tutto il rispetto per chi fa l’operaio). Profetiche parole di un mio ex cto, se vuoi guadagnare di più di 1300€ da tecnico devi fare carriera all’estero (ovvio era solo una scusa per eclissare alcune richieste, ma neanche tanto…). Sarebbe da prendere in parola.

  5. says

    Bravo Marco, ma pensaci bene prima di tornare in Italia. Il problema del lavorare dall’Italia per un’azienda estera sono le tasse.

    Producendo sul suolo italiano per piu’ di 183 giorni (questo almeno per Italia-UK, non so esattamente per la Finlandia) si e’ soggetti alla tassazione nostrana. Visto che la pressione fiscale all’estero e’ quasi sempre inferiore questo puo’ facilmente far passare la voglia di tornare. Senza contare che per gestire questa situazione in Italia si ha bisogno di un commercialista, che ovviamente si fa pagare.
    Personalmente preferisco evitare tutto questo e dormire tranquillo mentre HMRC fa tutto per me, onestamente.

    Correggetemi se sbaglio.

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