Pensione privata obbligatoria all’estero

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I cambiamenti demografici in atto in molte nazioni straniere hanno spinto molte di esse ad adottare incentivi ed alcune ad imporre obblighi per quello che riguarda i fondi pensionistici privati dei cittadini.

Se emigrate verso alcune nazioni dovete esserne a conoscenza in quanto fare affidamento alla sola pensione ‘statale’ può essere pericoloso a lungo andare.

Prima iniziate a risparmiare ai fini della vostra pensione personale meglio è per i risultati che essa darà quando vi servirà.

La bolla demografica dei ‘baby boomers’ seguita dal minor numero di appartenenti alle generazioni successive fa si che diverse nazioni si siano ‘accorte’ tempo fa che le generazioni più giovani non sarebbero riuscite a sostenere le più anziane attraverso il sistema pensionistico tradizionale.

Sono nate quindi diverse misure per incentivare i lavoratori a mettere da parte fette della propria paga all’interno di un fondo pensionistico privato.

Spesso i datori di lavoro sono incentivati (o obbligati) a contribuire una percentuale del salario pagato al dipendente e quest’ultimo è incentivato a contribuire di tasca sua extra somme per massimizzare ciò che riceverà quando andrà in pensione.

Questi incentivi in genere si basano su trattamenti fiscali di favore delle somme investite.

Quando andate a lavorare all’estero, è bene che vi informiate bene sugli obblighi dei datori di lavoro nei vostri confronti da questo punto di vista.

Prendendo ad esempio l’Australia, il datore di lavoro è obbligato a pagare il 9% del salario dell’impiegato in un fondo pensionistico che si chiama ‘superannuation‘ (comunemente chiamato ‘super’). Questa percentuale salirà, arrivando al 12% nel 2020.

Il datore di lavoro non è obbligato a contribuire alla ‘super’ per chi guadagna meno di $450 al mese, per persone minorenni o con più di 70 anni.

Accesso al fondo pensionistico è poi regolamentato severamente in modo da garantire che i proventi vengano utilizzati effetivamente come pensione solo una volta raggiunta una certa età.

In Nuova Zelanda esiste il ‘KiwiSaver‘, introdotto nel 2007, il cui obiettivo è quello di incentivare i risparmi verso fini pensionistici.

La maggior parte di coloro che iniziano un nuovo lavoro in Nuova Zelanda vengono automaticamente iscritti al ‘KiwiSaver’. L’impiegato può scegliere di contribuire il 2%, 4% o 8% del proprio salario mentre il datore di lavoro contribuisce alcuni punti percentuali.

Detto ciò, ci si può cancellare dall’iniziativa.

A Hong Kong esiste il Mandatory Provident Fund.

In altre nazioni occidentali magari non esistono fondi pensionistici privati obbligatori ma spesso esistono forti incentivi sia per gli individui che per i datori di lavoro. E’ possibile quindi che parte dell’offerta di lavoro che vi viene fatta contenga una sezione sui contributi aggiuntivi che il datore di lavoro farà verso il vostro fondo pensionistico privato.

Se state pianificando di vivere a lungo, pensateci bene!!

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commenti





  • noè

    Oddio…dipende anche quanto guadagnate. Comunque è sempre un’ottima idea informarsi fin da subito se l’azienda per la quale lavorate offre un fondo pensionistico privato. OVVIO che se vi viene proposto un lavoro a contratto trimestrale o semestrale risulterete piuttosto ridicoli a chiedere una domanda simile.

  • sailing67

    Si ma il problema sara’ quando poi si andra’ in pensione e noi saremo ritornati in Italia…Domandona: come faremo a richiedere le somme che ci spetteranno per aver lavorato all’estero?

  • http://twitter.com/crymt cristymt

    scrivi un’email all’inps, io ho posto la stessa domanda e mi hanno risposto. dipende dal paese straniero in cui hai lavorato, che tipo d’accordi ha con l’Italia, ecc…

  • alix

    avrei bisogno di saperne di più su come funzionano le tasse australiane..c’è un numero che posso contattare per avere informazioni?

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia
  • Steven

    Certo quando ci si prepara per un periodo di lavoro all’estero non sempre si conosce la durata del soggiorno. Nel mio caso ho già versato in Italia 25 anni di contributi e mi piacerebbe sapere come verrebbero conteggiati eventuali 2 o 3 anni lavorati in Australia.
    Forse esiste la possibilita’ di convertire gli anni lavorati in Australia e di farseli riconoscere dall’INPS, oppure per periodi di qualche anno bisogna comportarsi diversamente, se qual fino ha queste info sarei molto grato.

  • sabeski

    Ci sono nazioni , tra cui NZ, da cui quando te ne vai in maniera definitiva puoi richiedere tutte le tasse che hai pagato e i contributi che hai versato. Poi pero’ non puoi piu’ tornarci a vivere

  • Apolide

    Un conto sono le casse pensionistiche statali tipo INPS, ma perchè mai dovrei fare un fondo pendsione privato? sono soldi congelati che non puoi usare, non sono più sicuri che se investiti direttamente da te e sopratutto non sono più sotto il tuo controllo! I soldi di nessuno fanno sempre gola a qualcuno..

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    a volte il governo (australiano ad esempio) incentiva il fondo pensione privato con sgravi fiscali non disponbili sugli investimenti fai da te


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