Berlino: amore a prima, seconda e terza vista

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Non è la prima volta che lascio la mia testimonianza su italiansinfuga, ho dato un mio piccolo contributo parlando della mia esperienza nel Regno Unito non molto tempo fa.

Una esperienza che ho deciso di portare a termine.

Ho “abbandonato” Leeds, e mi sono trasferita a Berlino.

E no, non è stata una mossa ponderata, è stata una vera e propria fuga-dalla-città.

Come ho già detto, si stava bene nel Regno Unito (a Leeds, non a Glasgow), non mi mancava niente. Forse un po’ di sole. Sicuramente mi mancava la sensazione di essere innamorata delle cose che facevo e di stare facendo le cose che amavo. E mi mancava, senz’altro mi mancava, vivere in una città che mi facesse sentire viva.

Prima volta a Berlino: marzo 2012.
Seconda volta a Berlino: aprile 2012.
Terza volta a Berlino: luglio 2012.

Viaggetti brevi, lunghi week end più che altro. Amore a prima, seconda e terza vista.

Berlino è viva. Berlino è versatile. Berlino è sexy.

Mi sono prodigata subito a cercare un lavoro, già dopo la prima vacanza, ci ho provato pur sapendo (così dicono) che è difficile lavorare a Berlino senza conoscere il tedesco.

Alla fine, qualcosa è saltato fuori e non ci ho pensato sù molto: le dimissioni alla mano e la valigia già pronta, ho detto addio a cinque anni della mia vita nel Regno Unito, un Paese che mi ha dato tanto, che mi ha fatto sentire sempre al sicuro, in termini di possibilità lavorative.

Nel corso dei cinque anni e mezzo trascorsi tra Glasgow e Leeds mi si sono aperte sempre nuove strade, sono partita dal “basso” per poi trovarmi a fare un bel lavoro in una ottima azienda.

Ma non bastava. Non a me.

Perchè non erano le strade che avevo sempre voluto percorrere. Non erano i miei sogni, quelli che vedevo realizzarsi. Ma solo i sogni di una ragazza, una emigrante, che si è trovata abbastanza per caso in un Paese straniero, che ha avuto le sue difficoltà e che si è “accontentata” di non averle più, quelle difficoltà.

Ora che sono una donna e non più una ragazza ho deciso di provare a realizzarli, quei sogni. Anche forte del fatto che una esperienza di tanti anni all’estero mi ha forgiata, sicuramente resa più spavalda nell’affrontarne un’altra, ho scelto, stavolta, dove andare.

Berlino, appunto.

Quando mi hanno chiamata per dirmi che mi avevano presa per lavorare come web writer in una start up berlinese, non mi sembrava vero. Invece era vero.

Berlino capitale delle start up mi ha permesso di raggiungerla, di viverla, lavorando per una di esse.

Era una realtà a me sconosciuta fino a non molto tempo fa, quella delle start up.

Qui invece è pane quotidiano.

Quello di Berlino è uno sviluppo recente, uno sviluppo al quale stanno contribuendo anche le stesse start up, che scelgono Berlino come sede principale.

E gli investitori che credono in queste start up stanno rendendo Berlino sempre meno povera e sempre più sexy, Berlin ist arm, aber sexy come la descrisse il sindaco Klaus Wowereit.

Lo capisci, questo, anche dalla internazionalità di Berlino.

Non sono qui da molto ma ho già capito che non sarà facile imparare il tedesco (cosa che voglio fare perchè una cultura la vivi davvero solo se ne impari la lingua), eppure posso tranquillamente comunicare con l’inglese. Tutti, a Berlino, parlano inglese.

In più, io lavoro, scrivo, in italiano.

Tutto in un ambiente giovane e motivato, che sta aiutando la start up per la quale lavoro a crescere progressivamente. C’è molto entusiasmo qui. E credo che questo entusiasmo sia dovuto al fatto che chi lavora per una start up si rende conto di essere parte di un progetto innovativo, nuovo.

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A Berlino molte cose sono possibili. Come rendersi conto che questa città enorme ed in continuo sviluppo non è affatto cara: mangiare fuori, così come affittare un appartamento, è sorprendentemente accessibile.

Molto tedesca nella sua organizzazione, i mezzi di trasporto pubblico funzionano perfettamente, la sua vitalità è accesa 24 su 24.

Musei, discoteche, bar dove i freelance si incontrano per lavorare alle loro idee (si dice che è lì che prendano vita le start up), larghe strade dove chi va in bicicletta la fa da padrone, carnevali che illuminano le stesse strade di luci e colori, Berlino è molto diversa da quello a cui ero abituata. È soprattutto sorprendente.

Mi entusiasma camminare per le strade di questa città. Il passato lo respiro ovunque, lo vedo e lo sento, lo percepisco che qualcosa, a Berlino, è successo. Che questa città è frutto di una rinascita. Del Muro rimane qualche resto, ma soprattutto una striscia di pietre che percorre la città, laddove il Muro è passato. Ci cammino sù qualche volta, salto da una parte all’altra giocando al “ora sono ad est, ora sono ad ovest” e qualcosa dentro si muove, si interroga, perchè Berlino è viva e in quel momento di frivolezza mi ricorda, sussurrando nel vento, il suo passato. Allora non mi resta che mettere sù “Heroes” di David Bowie, continuare a camminare ed ad innamorarmi di lei per la quarta, quinta, sesta, centesima volta.

Roberta Martucci Schiavi, web writer per twago

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