SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Perché le aziende all’estero vogliono assumere i vostri amici

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Alcuni commenti sulll’articolo ‘Ma davvero c’è la crisi in Italia?‘ hanno messo in discussione l’efficacia del cercare tra propri conoscenti impiegati per la propria ditta, suggerendo che l’utilizzo di annunci su internet avrebbe fornito migliori risultati.

Le aziende all’estero (e le Risorse Umane in particolare) sono invece molto propense a chiedere ai propri impiegati se conoscano validi candidati da proporre per soddisfare offerte di lavoro interne all’azienda stessa.

Lo sono così tanto che offrono premi monetari agli impiegati che propongono candidati che vengono poi assunti.

Può sembrare una soluzione “all’italiana” ma vi sono alcune fondamentali differenze.

I motivi che spingono tante aziende (magari non tutte) a preferire una soluzione interna di ricerca personale sono di carattere molto pratico.

Innanzitutto tante aziende pongono una forte attenzione sulla creazione di una “cultura aziendale”. Il modo di gestire i rapporti con clienti, i rapporti con i colleghi, i valori aziendali ecc sono per alcune aziende molto importanti perché queste credono che una forte cultura aziendale fornisca un vantaggio competitivo.

Inserire “un’estraneo” all’interno dell’organizzazione aziendale presenta quindi sempre un rischio. E se la persona ha modi di fare e di pensare totalmente estranei alla cultura aziendale che abbiamo faticato così tanto a costruire?

La selezione attraverso annuncio di lavoro su internet oppure carta stampata presenta maggiori incognite da questo punto di vista. E’ più difficile giudicare l’idoneità del candidato affidandosi solo alla procedura di selezione.

Il candidato invece “presentato” da un attuale impiegato dovrebbe fornire meno incognite. Quest’ultimo infatti conosce la cultura aziendale e sarà in grado di capire se il candidato saprà inserirsi all’interno dell’ambiente lavorativo.

Un altro importante fattore è quello relativo ai costi del processo di selezione.

Usando annunci su internet o carta stampata qualcuno dovrà leggere e filtrare le decine o centinaia di CV ricevuti, molti dei quali sono una perdita di tempo perché spediti senza una grande considerazione sulla propria idoneità.

Qualcuno dovrà contattare i candidati selezionati per il colloquio di lavoro; coordinare i colloqui di lavoro sia internamente che esternamente; intervistare i candidati.

Le Risorse Umane in genere preferiscono non fare questo tipo di lavoro se riescono a farlo fare a qualcun altro. Rimane loro così un maggiore budget da dedicare ad altre cose. Invece di pagare qualcuno perché risponda a CV mandati a caso (una vera perdita di tempo senza valore aggiunto) preferiscono che queste persone si dedichino ad iniziative mirate a costruire le capacità degli attuali impiegati.

Invece di ricevere 200 domande di lavoro da parte di candidati non particolarmente qualificati preferiscono dedicarsi a filtrare la decina di candidati (si spera) più validi perché già “selezionati” dagli attuali impiegati.

Questi ultimi infatti conoscono meglio il tipo di lavoro che il candidato dovrà fare e saranno quindi in grado di contattare persone che dovrebbero essere in grado di inserirsi facilmente all’interno del ruolo. Gli annunci su internet invece, per ovvi limiti degli stessi, non riescono a comunicare appieno i requisiti del lavoro, attirando quindi l’interesse di tanti candidati non idonei.

Inoltre se si sta cercando qualcuno che lavori in ambito simile è probabile che l’impiegato conosca già qualcuno grazie alle conoscenze di ex-colleghi conosciuti presso altre aziende.

L’ultimo fattore riguarda la reputazione dell’impiegato che propone un proprio conoscente. Io, impiegato della ditta e speranzoso di fare carriera all’interno della stessa, non proporrò qualcuno che non sia un professionista valido.

In base alla mia esperienza nel mondo del lavoro anglosassone, questo concetto è l’opposto del concetto del “raccomandato” italiano.

Io voglio che chi propongo mi faccia fare “bella figura” dimostrandosi un professionista valido, competente e gran lavoratore. In questo modo dimostro di sapere aggiungere valore alla ditta non solo con il mio lavoro giornaliero ma anche con l’infusione di nuova linfa che migliorerà la prestazione della ditta.

Il modo migliore di terminare la propria carriera è invece quello di proporre una persona che sia figlio di tal dei tali ma non abbia la minima idea di come lavorare e quindi costa più all’azienda rispetto al contributo che fornisce.

Cosa ne pensate?

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commenti


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  • 1900

    Anche i finanziamenti alla campagna elettorale USA da parte delle varie lobby sono l’opposto della corruzione italiana.
    vero?

  • O from Herts

    Che è lo stesso concetto della raccomandazione all’ Americana. :-)
    Quando io impiegato conosco qualcuno che potrebbe aiutare l’azienda lo propongo ma sono il primo a mettere la mia reputazione in gioco. Raccomandare qualcuno nel mondo anglosassone ( idealmente ovviamente ci sono sempre le eccezioni) significa prendersi in carico la responsabilità di inserire una persona in un sistema lavorativo. La responsabilità è doppia perchè il raccomandante si impegna nei confronti dell’azienda e nei confronti del candidato stesso. Se qualcosa va storto il raccomandante sarà chiamato a rispondere della sua scelta sbagliata.E questo fa si che se il figlio di una sorella è un idiota o il nipote del capo di un cognato è ignorante, molto difficilmente saranno raccomandati perchè i primi a fare brutta figura saranno i loro stessi parenti qunidi la perdità sarebbe doppia: del lavoro da parte del raccomandato e di credibilità da parte del raccomandante. Questo è quello che io definisco sistema di raccomandazione sana! Il che vale moltissimo in mabito lavorativo soprattuto quando le lettere di raccomandazione le scrivono i MD o GM significa che sei una persona che vale e quella lettera te la sei meritata altrimenti non l’avresti avuta!

  • http://www.diegor.it/ Diego Russo

    Concordo pienamente con quanto hai scritto. Infatti, dalla mia “breve” esperienza, sto sperimentando proprio questo: recentemente abbiamo avuto bisogno di una persona nel nostro team ed il mio manager mi ha detto: “if you have any friend, send him here”

  • Silvia Loi

    All’estero il Refer a friend nelle aziende è normale, e anche io per esperienza posso dire che se qualcuno porta un amico solo perchè amico non ci fa per niente una bella figura e soprattutto, contrariamente a quanto avviene in Italia ,se la persona non ha le giuste skills non viene proprio assunto. Ricordo sempre un Team Leader Italiano, che agiva all’italiana e che ha proposto un amica che non aveva il livello richiesto dell’inglese, scartata al primo colloquio senza possibilità d’appello.

    In tempi di crisi però anche in Inghilterra mi segnalano assunzioni nelle aziende, principalmente per conoscenza anche senza il background ricercato, naturalmente in settori dove si può formare il personale su cose non troppo complicate e in tempi accettabili e quindi che non cia sia necessità di skills molto specifiche e di livello avanzato.

  • http://twitter.com/IrenFe Irene Ferravioli

    Anche io ho sperimentato spesso l’importanza della rete di contatti per trovare lavoro. Anche se alla fine il mio lavoro l’ho trovato con una candidatura spontanea, ho fatto dei colloqui per delle posizioni per le quali non erano ancora usciti annunci di lavoro.

    Consiglio a tutti di curare particolarmente la propria rete di contatti.

  • Salvatore

    Raccomandare qualcuno qui in Italia significa nella maggior parte dei casi, piazzare in qualche posto il solito figlio/amico/parente di qualcuno, di solito un buono a nulla, e fregarsene poi delle sorti dell’azienda.
    Sono anni che si va avanti in questo modo.
    Il sistema è consolidato e collaudato ed il fenomeno non accenna a diminuire, anzi con la crisi il “si salvi chi può” è aumentato e la gente farebbe carte false più di prima per sistemarsi.

    Dalla relatà da cui vengo, una fabbrica metalmeccanica del sud, le ultime assunzioni sono state pilotate dal sindacato (d’accordo con l’azienda) ed hanno consentito l’ingresso al mondo del lavoro (previo pagamento somma di denaro a tre zeri) a certi elementi che non vi sto nemmeno a raccontare.
    Intanto a distanza di qualche anno, non abbiamo clienti, solo robetta, siamo in cassa integrazione dal 2009, però l’importante è che sono entrati i raccomandati. Tanto quelli se ne sbattono di lavorare, i sindacati li proteggono (sono i primi che in fabbrica non lavorano! peggio della Casta), e si mettono in cassa volontaria perchè hanno la seconda attività.

    Se le raccomandazioni le dovevamo fare noi impiegati avremmo scelto sicuramente meglio ed adesso non ci sarebbe nessuna crisi.
    Invece niente, sembra che qualcuno lo faccia apposta a circondarsi di imbecilli: forse li riesce a controllare meglio e a farsi meglio i fattacci suoi.


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