Ma davvero c’è la crisi in Italia?

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Un lettore mi riferisce della sua esperienza di ricerca italiani che volessero andare a lavorare a Londra.

A fine luglio mi hanno chiesto di trovare un bravo italiano programmatore che mi affiancasse.

Contratto per 2-3 mesi, circa 3000 sterline al mese nette, progetto per un grosso cliente, inglese solo a livello letto e scritto, occasione d’oro insomma!

Conta poi che qui la cosa difficile è partire, molti si fermano a fare i camerieri in un bar, poi 3000 sterline sono 2-3 volte uno stipendio italiano.

Risultato:

  • Un mio amico non poteva in questo periodo, lo capisco
  • Un altro aveva un contratto da precario a 35 anni a sistemare foglietti Excel, gli sarebbe piaciuto molto ma ha deciso di non terminare il suo contratto che scadeva ad ottobre!!!!
  • Ho chiesto a una persona che conosceva diversi programmatori, nessuna risposta
  • Ho chiesto a una persona che lavorava in un centro di collocamento, nessuna risposta
  • Ho chiesto ad alcuni ex colleghi in Italia di spargere la voce, nessuna risposta

Capisco che è agosto e c’è il concetto filosofico di vacanza, capisco che nel cambiare qualcosa si lascia, ma la precarietà questo punto si va proprio a cercarsela…

In pratica per quelli che ho sentito tanto interesse, entusiasmo, sì sarebbe bello, ma alla fine nulla cambia.

Ora per questo posto ci siamo messi a cercare personse che vivono a Londra, per questo posto ora stiamo scegliendo fra un inglese e un indiano.

Un po’ di amarezza rimane certo.

In pratica faccio fatica a trovare programmatori, anche se ci sono tantissimi talentuosi, ma la cultura talvolta è così strana in Italia.

Penso che prima di lamentarsi che le cose non cambino bisognerebbe chiedersi se le colpe siano sempre degli altri oppure se c’è un filo di responsabilità propria e se ci sia almeno la propensione affinchè le cose cambino.

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