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Tra meno di una settimana comincerò la mia nuova vita universitaria in Costa Azzurra

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Stefania D’Ignoti condivide il percorso che l’ha portata ad essere accettata da un’università in Francia.

Sono nata a Catania, una città che mi è sempre andata stretta: la mediocrità delle persone che si limitano a sopravvivere, non a vivere, non ha mai fatto per me.

Così, fin da piccola sapevo che il mio obiettivo sarebbe stato quello di frequentare una rinomata università, proporzionata alle mie ambizioni, rigorosamente all’estero, perchè già dalle elementari sapevo che, purtroppo, la Sicilia, e men che meno l’Italia, mi avrebbero avuta nel loro futuro.

Ho studiato sodo tutti gli anni a scuola, cercando di arrivare alla meta senza intoppi, ma senza in realtà concretizzare davvero il mio obiettivo: volevo andare all’estero, sì, ma dove esattamente?

Il mio sogno rimaneva così piuttosto vago… fino all’estate del mio quarto anno di liceo.

Già durante l’anno avevo maturato l’idea di andare a studiare in Inghilterra, così per Settembre avevo già compilato e spedito i moduli UCAS e a Gennaio avevo già affrontato i colloqui a Cambridge e ricevuto offerte da SOAS, City University e King’s College London.

Proprio quest’ultima università offriva uno scambio curriculare per il mio corso di laurea con la ”prestigiosa” Sciences Po di Parigi, che però non avevo mai sentito nominare.

Decisa a scoprire di più, notai che si trattava davvero di un’ottima università, già frequentata per di più dai miei idoli, come François Hollande e Ingrid Betancourt.

Così ho spedito la domanda a fine Gennaio, poco fiduciosa per l’alta competizione.

Gli studenti stranieri come me, passano la cosiddetta ”procedura internazionale”, leggermente più semplice del ”concours” per gli studenti francesi, che consiste nell’invio di un dossier che viene valutato da una commissione.

Se lo trovano interessante, i commissari ti invitano ad un colloquio di ammissione che si svolge in diverse capitali del mondo.

Circa due settimane dopo, infatti, sono stata convocata per un colloquio a Roma nel mese di Marzo.

Sciences Po Paris è suddivisa in vari campus situati in altre città francesi, come delle ”succursali”; a seconda della tua regione d’interesse, dovrai passare due anni in un ”campus en région” e il terzo obbligatoriamente all’estero.

Io, da sempre affascinata dall’idea di diventare una reporter in Medio Oriente, avevo fatto domanda per il Campus di Menton, (Medio Oriente/Mediterraneo) in Costa Azzurra.

Il colloquio consiste nella presentazione orale di un testo, che viene consegnato 30 min prima l’inizio del test d’ammissione, che non deve sforare i 10 minuti.

Ovviamente non si tratta di un riassunto, ma di dimostrare la propria capacità di rielaborazione e aggiunta di conoscenza personale, dando un’impostazione logica ed organizzata al discorso.

Il grosso del colloquio, però, sono le domande della commissione (formata da 3 membri) che spaziano da domande di ordine generale, a politica, a economia, a quesiti di tipo personale (attività extra, progetti per il futuro…).

La mia esperienza non è stata delle più piacevoli: applicando ”la méthode française” i miei interlocutori hanno cercato tutto il tempo di smontare le mie teorie, ridendomi apertamente in faccia per qualsiasi cosa dicessi.

A pezzi, l’opzione Sciences Po l’avevo già eliminata dalla mia lista…e invece una settimana dopo, aprendo la casella di posta elettronica, sotto la voce ”messaggi non letti” compare l’email che mi avrebbe cambiato la vita.

Già, perchè nonostante la Francia fosse stata fino a quel momento la mia riserva, adesso la situazione si era ribaltata.

Il costo decisamente meno elevato e l’alto prestigio di questa scuola d’élite fondata da Napoleone, mi hanno fatta propendere per i lidi d’oltralpe.

E non mi pento affatto di questa scelta ”inusuale”.

Con soli 3 italiani ammessi quest’anno al mio corso, mi considero soddisfatta del mio percorso e delle mie decisioni.

E tra meno di una settimana comincerò la mia nuova vita in Costa Azzurra insieme ad altri ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti a Singapore, e non vedo l’ora!

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commenti


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  • ciao

    sinceramente però non si è capito cosa studierai…

  • Riccardo

    ci sono passaggi poco chiari, pare che tu voglia iscriverti a una università inglese che fa uno scambio con una francese e per questo motivo fai una selezione con scienze po di parigi….

  • Nicola

    Si tratta di scienze politiche. In bocca al lupo per l’esperienza. Non fare pero’ come Mussolini che si e’ fermato a Mentone quando ha invaso la Francia. Ti accorgerai che Mentone non soltanto è piccola ma è anche molto italiana (è la prima citta’ dopo ventimiglia). Punta diritto a Parigi, Londra e USA…

  • EvaLuna

    Leggi bene,c’è scritto che aveva fatto domanda in Inghilterra ma di aver preferito la Francia…

  • Riccardo

    “leggi bene” : e tu cerca di scrivere meglio.

  • mad.shell

    si è capito benissimo cosa intendeva. -.-

  • Riccardo

    ok

  • Marco

    Leggendo questo articolo soprattutto le prime righe mi vedo costretto a spezzare una lancia in favore dell’università e in generale dell’istruzione in Italia. Mi ha dato un pò fastidio leggere la frase “il mio obiettivo sarebbe stato quello di frequentare una rinomata università, proporzionata alle mie ambizioni, rigorosamente all’estero,”sembra quasi che tutte le università italiane facciano schifo , non siano rinomate e soprattutto che per avere un’istruzione d’alto livello bisogna per forza andare all’estero. Senza dilungarmi troppo, vorrei dire che , ho ricevuto un’ottima istruzione sia alle scuole superiori, per l’esattezza all’Itis, dove ho quasi sempre trovato dei professori veramente bravi e competenti nel loro lavoro, che mi hanno dato delle ottime basi, soprattutto in matematica per l’università. Lo stesso discorso vale per l’università, dove ho frequentato il corso di ingegneria meccanica a Padova. Devo ringraziare i professori che mi hanno fatto crescere parecchio il mio bagaglio “tecnico culturale”, in particolar modo il professore che mi sta seguendo nella tesi e che nonostante i 1000 ostacoli dovuti alla burocrazia italiana,mi ha fino ad ora aiutato e supportato (giusto per dirne una ha anticipato di tasca sua 120 euro per l’acquisto di strumentazione tecnica che mi serviva con urgenza). Perciò per favore, smettiamola di generalizzare e dire che l’istruzione italiana fa schifo e all’estero è sempre tutto bello,perchè io , che ho sempre studiato in Italia, con tutti i suoi pro e contro,non mi sento assolutamente un laureato di serie B.

  • Davide

    Allora, provenendo dalla provincia di Catania mi sento quantomeno offeso dalle tue prime righe. Purtroppo non tutti possono permettersi di pensare alle ambizioni come fai tu, ma alcuni devono sopravvivere (che fidati in alcuni casi, forse non il tuo, è molto più importante che vivere), anche perchè di ambizioni non si mangia purtroppo. Io che di ambizioni ne ho tante rispetto chi invece ha dovuto abbandonarle per altri motivi e che non ha avuto la possibilità di seguire le sue idee perchè magari qualcun’altro dietro le spalle lavorava per lui. Per quanto riguarda l’università: anche io voglio andare all’estero, anche a me alcune cose dell’università italiana non piacciono, ma sputare nel piatto dove si mangia è disgustoso (in termini metaforici oltre che letterali). Io ho la possibilità di andare all’estero perchè la mia università mi ha formato in modo tale da essere non solo competitivo, ma uno dei migliori (non sto parlando di me, ma in generale dei ricercatori italiani). La tanto criticata università italiana sforna giovani che vengono richiesti in tutto il mondo per la loro competenza. Io capisco che ultimamente viene minata da continui tagli e riforme stupide ed è per questo che spero vivamente che le belle menti che andranno all’estero (e che non la pensano come te) ritorneranno e avranno la possibilità e la voglia di cambiare le cose che non vanno, prima fra tutte: l’idea che l’Italia fa schifo a priori.


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