Ero stufa di contratti a progetto, di pagamenti ritardati e lavoretti saltuari in nero

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Camilla scrive dalla Norvegia da dove condivide il suo blog, ‘Norvegiani – Su al Nord…. dalle Alpi ai Fiordi‘.

I motivi per cui mi trovo a Bergen, Norvegia, mentre il sole è ancora all’orizzonte alle dieci di sera, sono molteplici. Credo che anche il caso abbia avuto un ruolo notevole.

Appena laureata in Relazioni Internazionali, mi è stato subito chiaro che in Italia sarebbe stato molto difficile (sono una persona positiva, il termine ideale sarebbe impossibile) ottenere un contratto di lavoro, escludendo le collaborazioni semestrali con retribuzione pari al costo dell’abbonamento ai mezzi.

L’opzione più interessante e vicina al mio percorso di studi era rappresentata dal tirocinio MAE-CRUI, ovvero tre mesi presso un’ambasciata italiana nel mondo.

Piccolo dettaglio: non retribuito.

Non prevede nemmeno un rimborso del viaggio o un’agevolazione nella ricerca della casa o i buoni pasto.

Tre mesi interamente a carico del fortunato candidato, al termine dei quali non sono previste assunzioni.

Ero stufa di contratti a progetto, di pagamenti ritardati e lavoretti saltuari in nero.

Volevo un paese che mi desse delle possibilità di crescita, che a ventisei anni cominciasse finalmente a trattarmi da adulta e non da ragazzina senza fretta, con i genitori nel ruolo eterno di finanziatori.

Cercavo un paese che offrisse un buon rapporto salari – costo della vita e un sistema di welfare efficiente.

L’idea di trasferirmi in Norvegia è stata influenzata, devo ammettere, anche dal mio fidanzato. Reduce a sua volta da cinque anni di relazioni internazionali, aveva partecipato al programma Erasmus a Tromso, nell’estremo nord del paese, e se ne era innamorato.

Non conoscevamo nessuno che avesse provato questa strada, per cui abbiamo progettato alla cieca la partenza, dando la priorità all’apprendimento linguistico. La conoscenza del norvegese è molto importante per chiunque cerchi lavoro qui, gli unici che possono contare solo su un buon inglese sono gli ingegneri nel settore petrolifero.

Prima di partire, a fine gennaio, abbiamo prenotato una stanza in ostello e fissato una serie di appuntamenti per visionare alcune case in affitto presenti su finn.no, un sito di annunci utile sia per la ricerca di un tetto che per le offerte di lavoro.

Trovato un appartamento in centro di dimensioni e costo ragionevole, 60 metri quadri per circa 1000 euro al mese, abbiamo frequentato due corsi intensivi di lingua. Escludendo il caso Oslo, è difficile trovare corsi di norvegese non a pagamento.

La stagione turistica, in cui è più facile trovare lavori che non richiedano un’elevata conoscenza linguistica, va da aprile a settembre.

Non è stato difficile trovare una serie di possibili impieghi come camerieri o commessi al porto, purtroppo abbiamo scelto male, o siamo stati sfortunati.

Il ristorante italiano che ci ha assunti ha chiuso per fallimento esattamente il giorno in cui avrebbe dovuto versarci il primo stipendio.

Fortunatamente, avevamo un regolare contratto di lavoro, per cui il NAV (l’ente che si occupa di gestire le pratiche dei lavoratori) ci ha garantito un rimborso di tale salario, nei successivi quattro mesi.

Questo ci ha dato una lezione importante: è sempre meglio partire con un capitale alle spalle che permetta di arginare eventuali imprevisti.

Fortunatamente, un mese dopo, abbiamo trovato entrambi un nuovo impiego.

Ora lavoro presso una catena di bakeri-conditori, ovvero caffè-panetterie.

Il personale è interamente norvegese, così come la clientela.

I turni di lavoro di sei ore, distribuiti su sei giorni a settimana, sono flessibili: solitamente lavoro dalle otto alle due di pomeriggio oppure dalle due alle otto di sera, il che mi permette di avere tempo anche per studiare.

Dopo una prima settimana di “apprendistato” mi hanno dato la possibilità di gestire da sola il negozio durante le mie ore di lavoro: ordino le merci, preparo i dolci, gestisco la cassa.

Le responsabili hanno un’età compresa tra i venticinque e i trentacinque anni e hanno cominciato come commesse, cosicché tutte conoscono bene il meccanismo di vendita e le eventuali problematiche.

Dopo sei mesi, posso dire che mi piace vivere qui.

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La gente è inizialmente riservata, ma molto gentile. La parità sessuale è percepibile in tutti gli aspetti della vita quotidiana, a partire dal congedo di maternità, che qui si divide tra i due genitori.

E’ possibile praticare sport a prezzi accessibili, ci sono moltissime piscine, palestre e, ovviamente, strutture per gli sport invernali.

Il clima rigido è compensato dalla bellezza paesaggistica e dalla sensazione che tutto possa andare bene.

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