Con una doppia laurea a servire il pane in Australia!

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Claudia Arici condivide gentilmente il proprio bilancio di un anno in Australia con il visto vacanza lavoro.

Potete seguire Claudia sul suo blog ‘Diario dal mondo‘.

Esattamente un anno fa ho lasciato la mia Milano per un viaggio di sola andata per Adelaide, Australia. Dopo un anno di vita a testa in giù, è tempo di bilanci.

Ho deciso di emigrare in Australia per amore, per avere più opportunità di lavoro e una qualità di vita migliore rispetto all’Italia.

Sono arrivata down under con il classico visto vacanza lavoro, e sapevo che mi avrebbe aspettato un anno non facile dal punto di vista lavorativo: la clausola dei 6 mesi (massimi per un singolo datore di lavoro ndr) è sicuramente una spina nel fianco per chi vuole trovare un lavoro che non sia nel mondo dell’hospitality!

Ma come tutte le persone di buone speranze, sono arrivata fiduciosa, fantasticando che avrei trovato un lavoro decente, nonostante la condizione dei 6 mesi.

Dopo tutto, in Italia ho ottenuto una laurea triennale e magistrale a pieni voti, ho viaggiato e vissuto in vari paesi del mondo, parlo fluentemente 3 lingue e ho esperienza lavorativa… sicuramente non sarà così difficile trovare un lavoro in qualche ufficio!

Boom!

Dopo centinaia e centinaia di curriculum inviati e application compilate, ho ottenuto una sola intervista per un lavoro in amministrazione; tutto il resto è stato un “Sorry but your application has been unsuccessful. Thanks for the time you took to complete it”! E anche quell’intervista non è andata a buon fine perché offrivano un contratto di un anno che io non potevo accettare…

Che amarezza!

Tutto quello che mi è rimasto è stato accettare due lavori in bakeries (bar/panetteria/pasticceria), per 6 mesi alla volta.

Devo dire che non è stato difficile trovarli: entrambe le volte ho cercato lavoro altrove per sole 3 settimane, prima di rassegnarmi ad andare a portare il curriculum di persona nei due posti che poi mi hanno assunta (il primo senza che avessi mai avuto un minimo di esperienza).

E così mi sono trovata a dover lavorare per un anno dietro il bancone di bar e panetterie, a servire i clienti, fare caffè, pulire per terra, sistemare le scorte, ecc.

Di certo non quel che si dice un lavoro gratificante!

Purtroppo però non ho trovato di meglio, nonostante abbia continuato a cercare lavori più adatti alla mia istruzione e aspirazioni per il futuro: e, va detto, che la paga in questo genere di lavoro è comunque molto buona (rispetto all’Italia), sebbene non sia raro che il datore di lavoro cerchi di fregarti in qualche modo (come infatti è successo con il mio ultimo lavoro, dove ero assunta come casual, ma pagata come part-time = 25% in meno del dovuto).

Sono stati mesi amari, tediosi e lunghi: durante il mio primo turno nel mio secondo lavoro, mentre spolveravo la merce dalla farina che si deposita, riflettevo sul fatto che davvero non ho studiato per tutta una vita, fatto sacrifici per vivere all’estero e migliorare il mio inglese, per poi alla fine ritrovarmi a spazzare per terra e a servire pane.

Di certo non è quello che avevo in mente quando pensa a una carriera soddisfacente!

Nel frattempo ho continuato la mia ricerca di qualcosa di meglio, soprattutto di un lavoro intellettualmente stimolante, e qualcosa alla fine ho trovato: insegnare italiano e francese in un centro di lingue!

Non sarà il lavoro dei miei sogni, ma piace insegnare.

Ho dato ripetizioni di inglese e francese in Italia per un sacco di anni, e mi è sempre piaciuto prendere in consegna un studente con difficoltà nella lingua e vedere i miglioramenti lezione dopo lezione.

Ma nonostante sia un lavoro che richiede dedizione anche da parte mia, mi dà soddisfazioni e mi diverto. E la cosa più importante è che i miei studenti si divertano imparando.

Per fortuna qui in Australia ci sono tantissime persone appassionate o interessate alla cultura e lingua italiana e questo genere di lavoro può essere un’ottima opzione per chi è qui in Australia e cerca un lavoro che non sia necessariamente nel mondo dell’ospitalità.

Dopo un anno down under il mio bilancio è sicuramente positivo, ma non dal punto di vista lavorativo!

Un consiglio a chi pensa di fare una simile esperienza: siate pronti a qualsiasi tipo di lavoro, e chiudete in un cassetto sogni e aspirazioni, perché non è possibile raggiungerli con un visto vacanza-lavoro.

Accontentatevi di un buon salario (ottimo rispetto all’Italia!) e della possibilità di vivere in uno dei paesi più belli al mondo!

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