SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Fare l’assistente di italiano in Galles

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Gloria Okorocha condivide la sua esperienza di assistente insegnante di italiano in Galles.

Cosa hai studiato in Italia?

Ho studiato lingue e letterature straniere, triennale a Padova e specialistica a Bologna. E al momento sono iscritta ad un dottorato in Letterature moderne, comparate e postcoloniali sempre presso l’Università di Bologna.

Che esperienze lavorative sei riuscita a maturare in Italia?

Qui in Italia ho sempre fatto qualcosa, o qualcosina: mentre studiavo ho fatto il servizio civile nel centro linguistico dell’università di Padova, ho dato ripetizioni e insegnato italiano agli stranieri.

Ho anche fatto la cameriera in un pub e la postina d’estate!

Poi, una volta terminati gli studi, ho intrapreso l’immancabile stage: è stato in uno studio di comunicazione di Bologna perché c’era in progetto l’organizzazione di un congresso internazionale e serviva qualcuno in grado di mantenere i contatti con i partecipanti in inglese.

Una bella esperienza, ma che si è conclusa in pochi mesi.

Poi ho ri-iniziato le ricerche, ed ho ricominciato a fare di tutto e di più: l’hostess, la maschera, la guida in un museo.

Ho anche cercato di cambiare totalmente rotta e per alcuni mesi ho lavorato in un’azienda come commerciale estero.


Come sei venuta a conoscenza dell’opportunità di insegnare italiano come assistente presso la Barry Comprehensive School?

Come spesso succede, è stato grazie alla spifferata di un’amica!

Mi ha detto che era uscito un bando del MIUR nella sua regione, ma che non avrebbe potuto farlo perché non in possesso di tutti i requisiti. Così ci ho provato io.

Quale è stata la procedura di selezione?

Tutto si basa sui titoli in possesso: in un primo momento è sufficiente fare una sorta di autocertificazione degli esami inerenti (italiano, linguistica, filologia, lingua e letteratura del paese di interesse, etc) sostenuti con relativi crediti e voto, poi viene richiesta la comprova dei documenti.

Si ha a disposizione un massimo di tre preferenze per le località del paese scelto.

Una volta uscita la graduatoria i vincitori devono confermare l’accettazione del posto, e vengono successivamente contattati – dal British Council, nel mio caso – per riferire la destinazione esatta.

Non sempre si viene accontentati, anche perché in paesi come il Regno Unito i posti a disposizione l’anno scorso erano 18. Nel mio caso, le mie scelte erano tutte completamente diverse dal Galles, ma è lì che sono stata mandata!

Ci descrivi la vita di insegnante in Galles?

Innanzitutto è bene ricordare che il bando è per un lavoro di assistente di lingua straniera (italiana) e non di insegnante vero e proprio.

Le ore settimanali previste dal contratto sono 12 (poche!!!) ma lo stipendio corrisposto mi ha permesso di vivere senza troppi patemi d’animo.

Certo, il Galles dev’essere una delle aree più economiche del paese e quindi con un po’ di accortezza si riesce anche a investire dei soldi in viaggi e uscite con amici, sempre senza esagerare (ahimè).

Per quanto riguarda la vita a scuola posso dire di essere stata abbastanza fortunata: gli insegnanti mi hanno accolto bene e ho avuto un’unica insegnante come tutor di riferimento.

Il mio compito era quello di insegnare l’italiano portando fuori dalla classe gruppi di circa 5 ragazzi alla volta, concentrandomi soprattutto sulla conversazione.

A casa, e a scuola, preparavo le lezioni in base agli argomenti che l’insegnante mi chiedeva di trattare, oltre a preparare del materiale didattico che l’insegnante usava e userà per esami o prove di natura varia.

Purtroppo la vita dell’insegnante britannico non è altrettanto rilassata: non si ferma un attimo, è sempre indaffarato.

Spesso la mia tutor non aveva il tempo di spiegarmi dettagliatamente in che modo trattare gli argomenti, e soprattutto all’inizio mi sarei aspettata di poter assistere a qualche lezione prima di portar fuori i ragazzi, imparando così qualcosa in più sulla didattica.

Ad ogni modo, niente di traumatico!

Questo ritmo stressato ha però condizionato i rapporti sociali, più umani con la mia tutor: non c’è stata occasione di conoscersi più a fondo, al di fuori dal contesto e dai problemi scolastici.

Quali sono le differenze tra la scuola gallese e quella italiana?

Le differenze sono davvero molte, anche se alcune di queste forse dipendono dalla differenza generazionale tra me e gli studenti, nonché dal fatto che la scuola in cui ho insegnato fosse maschile!

La più grande differenza è stato il posto dello studente rispetto all’insegnante: al contrario di quanto succede(va) in Italia, lo studente è al centro del sistema-scuola, e quel che più mi ha stupito è che sa di esserlo.

Questa consapevolezza rende molti studenti troppo poco rispettosi/timorosi degli insegnanti, e gli insegnanti stessi arrivano a trattarli spesso con troppa accondiscendenza.

Per fare un esempio: fino a pochi anni fa agli insegnanti britannici era assolutamente proibito toccare i propri studenti, per nessun motivo.

Nemmeno in caso di risse.

Adesso quest’ultima è l’unica situazione in cui gli è concesso avere un contatto.

Leggendo qualche articolo ho scoperto che tra gli insegnanti è nato una sorta di malessere per questa situazione, in quanto ci sono molti casi in cui gli studenti denunciano di essere stati maltrattati e “toccati” nonostante ciò non sia vero. E la loro parola sembra valere di più.

Che consigli daresti a chi vuole andare ad insegnare italiano all’estero?

Molto dipende dal paese di destinazione, ma consiglierei di trovarsi qualcosa di extra per riempirsi le giornate, e di cercare magari di entrare in una qualche associazione locale.

Io avevo il dottorato, ma se tornassi indietro forse cercherei di impegnarmi in qualcosa che ti porti a contatto con la gente e ti aiuti a combattere il vuoto di certi lunghi giorni.

In fin dei conti mi trovavo nel paese delle pecore! e fino a prima di trasferirmi a Cardiff, negli ultimi due mesi, ho forse visto più cani che persone, quando non mi trovavo a scuola …

Grazie Gloria ed in bocca al lupo!

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