Atterrare a Vancouver per finire a Toronto

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Siamo Federica e Nicola, partiti da Reggio Emilia a Novembre scorso ed arrivati in Canada con la speranza di trovare un posto dove costruirci un futuro… e forse lo abbiamo trovato.

Siamo rispettivamente architetto ed informatico e già da qualche anno sentivamo la necessità di dare una svolta alla nostra vita sia sul piano professionale che personale.

In ambito lavorativo la stagnante realtà italiana non ci dava alcune possibilità di crescita e sul piano personale eravamo sempre più delusi dal constatare che, negli ultimi tempi, arroganza, prepotenza e ipocrisia avevano sempre la meglio su onestà, rispetto reciproco e senso civico.

Ci sentivamo bloccati in un sistema cristallizzato che ci stava facendo perdere entusiasmo ed un paio di anni fa decidemmo di muovere il primo passo: Federica lasciò lo studio di architettura con cui collaborava da otto anni per aprire il proprio e Nicola lasciò un contratto a tempo indeterminato in una ditta di servizi informatici per un contratto di un anno con una impresa di logistica.

Questo primo salto ci fece sentire liberi da uno stampo che non era il nostro; le esperienze, le sfide e le soddisfazioni che seguirono ci spinsero ancora di più verso un cambiamento radicale: insegure il sogno di scoprire nuove culture e nuove frontiere, fare nuove amicizie e soprattutto non avere il rimpianto di dire “avrei potuto, ma non l’ho fatto…”.

Una sera, parlando di sogni nei cassetti e di classifiche di città vivibili.. eccoci a parlare del Canada, dei suoi spazi aperti, natura incontaminata, qualità della vita, rispetto del lavoro e dei valori umani (cosa che in Italia avevamo quasi dimenticato).

Dalle nostre ricerche questo paese risultava essere molto pacifico, con un alto livello di qualità della vita, con una spiccata multiculturalità, con richiesta di professionalità straniere e, non secondario, era possibile avere un visto vacanza-lavoro fino a 35 anni (invece dei soliti 28-30).

Prima della partenza abbiamo speso diversi mesi in corsi di inglese: arrivare a Vancouver con un’ottima conoscenza della lingua si è rivelato fondamentale, nonostante ciò, è stato complicato cominciare a sentirsi a proprio agio parlando inglese e soprattutto abituarsi agli accenti Canadesi e agli “idioms”; noi abbiamo trovato molto utile frequentare anche alcuni corsi locali.

Internet si è stata la nostra principale risorsa di informazioni per organizzare la partenza. Durante l’evolversi della nostra avventura però ci è capitato spesso di esclamare… “se l’avessimo saputo prima di partire, sarebbe stato più semplice!”.

Per questo motivo abbiamo deciso di iniziare il nostro blog “Atterrare a Vancouver per finire a Toronto” con l’intento di condividere quante più informazioni utili stiamo raccogliendo durante la nostra esperienza in Canada.

Aldo ci ha chiesto quali sono i “pro e i contro del Canada“:

Di aspetti positivi tanti, a partire dal fatto che qui nessuno ci ha mai fatto sentire “stranieri”, in quanto piu o meno tutti lo sono e convivono pacificamente tra di loro.

Abbiamo riscontrato la disponibilità della gente, il cercare di aiutare se è possibile, l’attenzione alle regole.

Un altro grandissimo pro del Canada è il forte senso civico: se qualcosa non va la gente non fa finta di nulla, ma lo fa notare; se perdi qualcosa per strada puoi essere quasi certo di ritrovarla o che qualcuno la raccolga e faccia in modo di fartela riavere.

Alla sera ci troviamo a girare per la città, in zone anche un po’ desolate, e siamo abbastanza tranquilli.. l’unica incognita sono gli animali di cui non conosciamo bene le abitudini e reazioni (procioni, coyote), ma di gente che ci abbia infastidito, per ora, nessun caso.

Una cosa che all’inizio ci sconvolgeva è che non c’erano serrature, porte blindate o sistemi di sicurezza nelle case… tutti vivono serenamente con la porta quasi aperta e raramente ci sono casi di intrusione od aggressione.

In ambito lavorativo, anche qua in Canada non sono tutte “rose e fiori” e nulla ti viene regalato: non è stato facile trovare lavoro nel nostro settore, comprensibilmente, un’azienda ci pensa più di una volta prima di dare fiducia a qualcuno con un WH Visa di soli 6 mesi, una formazione scolastica ed esperienza lavorativa estera.

Però una volta inseriti, viene premiata la voglia di fare, e dimostrando le proprie capacità, si può vedere una crescita sia nel breve che nel lungo termine. Per noi è stato fondamentale fare networking e volontariato, quest’ultimo assolutamente non da sottovalutare in quanto i Canadesi lo tengono molto in considerazione, poichè è un forte segnale di altruismo e appartenenza alla comunità.

Qui mancano tutte le garanzie e controlli alimentari che abbiamo in Italia dove siamo abituati ad una certa qualità dei prodotti. In Canada non è così tutti gli alimenti hanno in qualche modo delle ‘aggiunte’.. nel latte la vitamina A e D sono una costante; il burro quasi sempre contiene gomma di guan o altro per renderlo cremoso o spalmabile, difficile trovarne uno fatto di sola crema; la farina è sempre arricchita (vitamine, thiamine, riboflavin, ferro).. l’unica “pura” che abbiamo trovato era integrale.

La carne proviene sempre da animali allevati con mangimi arricchiti di antibiotici. Spesso ci capita, leggendo le etichette, di rinunciare all’acquisto. Per fortuna si sta diffondendo la vendita di prodotti biologici e “Medication Free”, ma se li fan pagare.

Le compagnie telefoniche in Canada sono decisamente care, sembra l’Italia 10 anni fa o più.. i piani tariffari base hanno un costo sia a chiamare che a ricevere, mentre i contratti con le chiamate illimitate costano 40/50/60 $ al mese e devi avere la carta di credito.

Le restanti le definiremmo difficoltà ad adattarsi e solo vivendole si può decidere se son pro o contro: come la mancanza di quell’atteggiamento amichevole mediterraneo e la difficoltà a fare amicizia con i Canadesi, l’assenza del momento rilassato in cui si smette di essere schiavi dell’orologio, il cenare alle 17.30-18.00.

Giustamente ci sono anche aspetti che non si prendono in considerazione quando si parte, ci sono ben altre cosa a cui pensare, però quando si è abituati al clima italiano e ci si trova a dover affrontare 1-2 mesi consecutivi di pioggia (a Vancouver capita!), di neve (a Toronto) o di ghiaccio (nel Canada centrale), l’umore viene messo a dura prova.

Ormai siamo in Canada da sette mesi, nel mentre ci siamo trasferiti da Vancouver a Toronto per motivi di lavoro e attualmente siamo in attesa del responso positivo per il nostro work permit di 3 anni. Ad oggi, facendo un bilancio, siamo molto soddisfatti della nostra scelta e speriamo di poter rimanere a lungo in questo bellissimo paese.

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