SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Se nessuno ti dà la possibilità di iniziare è difficile accumulare esperienza

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Maria Annunziata Santoro stava per tornare in Italia dopo aver concluso gli studi in Inghilterra quando le si è presentata la possibilità di rimanere e lavorare.

Come hai trovato la prima opportunità lavorativa presso Textappeal?

Tramite la mia università qui, la University of Wesminster.

Esattamente un anno fa, avevo finito gli esami e stavo ancora scrivendo la tesi, quando l’università mi ha mandato (a me come ad altri studenti) l’annuncio di un’agenzia che cercava un proofreader italiano per sei mesi.

Ovviamente ho subito inviato il curriculum e fatto il colloquio e, qualche settimana dopo, quando ormai non ci speravo più e avevo già un biglietto di sola andata per l’Italia, l’agenzia mi ha contattata per chiedermi se fossi ancora interessata a lavorare con loro. Ovviamente ho accettato di corsa e strappato il biglietto!

Dopo aver iniziato come Proofreader, adesso lavori come Project Manager. In cosa consiste il tuo lavoro?

Beh, se vogliamo usare una metafora, il project manager è una sorta di “ponte” tra il cliente e i traduttori.

Dopo aver ricevuto il progetto occorre scegliere i traduttori, negoziare le tariffe, definire i tempi, calcolare tutto fin nei minimi dettagli, per assicurarsi che il prodotto finale sia quello che il cliente si aspetta, ma soprattutto il migliore possibile.

Bisogna quindi trovare il giusto compromesso tra le necessità del cliente e quelle dei traduttori e non sempre è un compito facile… ma questo è un lavoro che, sebbene richieda tanta pazienza, tante energie e tanta flessibilità, dà anche moltissime soddisfazioni.


Ci descrivi l’ambiente di lavoro di una società di traduzioni a Londra?

Il settore in cui lavoro è la cosiddetta “transcreation”, o traduzione creativa, che si discosta leggermente dal concetto classico di traduzione, perché è molto vicina al marketing.

In questo campo, forse più che in altri settori della traduzione, c’è un’attenzione ai dettagli e alla qualità incredibile e soprattutto determinati fattori, come le differenze culturali, assumono un peso specifico notevole.

Ad esempio, se bisogna adattare anche una sola frase per una campagna pubblicitaria in 10 o 20 lingue, destinata quindi a culture totalmente diverse tra loro, gli elementi di cui si deve tener conto sono tanti e spesso trascendono la mera sfera linguistica.

Per quanto riguarda l’ambiente, a volte i ritmi sono frenetici, bisogna prendere decisioni senza troppe esitazioni, ma c’è grande attenzione per le persone, considerate come risorse, e l’opportunità di migliorarsi costantemente.

E poi, lavorando in un ambiente multi-culturale, ci si ritrova a contatto con abitudini, modi di vivere e di pensare completamente diversi, per cui non si finisce mai di imparare e di crescere anche a livello personale.

Non hai esperienze lavorative in Italia. Perché?

Bella domanda, a cui ancora non so trovare una risposta.

La verità è che terminati gli studi ho iniziato a mandare curriculum davvero ovunque, specialmente nel mio settore, la traduzione, mentre nel frattempo mi mantenevo lavorando saltuariamente come traduttrice freelance e facendo lavori, come la cameriera o la barista, che non avevano nulla a che fare con la mia formazione.

Ma ogni volta nulla, nessuna risposta, oppure la più classica: “Ci dispiace, ma cerchiamo qualcuno con x anni di esperienza”.

Ma se nessuno ti dà la possibilità di iniziare è difficile accumulare esperienza… e si entra in un circolo vizioso che finisce per essere molto frustrante.

A mio parere l’università italiana non fornisce una preparazione adeguata al mondo del lavoro e soprattutto non ha alcuna connessione con esso.

Alla fine di 5 anni di studi e di sacrifici ti ritrovi con un’enormità di conoscenze teoriche, ma davvero poco pratiche, e senza la benché minima idea di come funzioni il mondo del lavoro.

Per questo ho deciso di lasciare tutto e venire in Inghilterra a fare un master.

Quali consigli pratici daresti agli aspiranti traduttori che vogliono andare all’estero?

Il mio consiglio è di provarci, sempre e comunque, di non temere “il grande salto”.

Di cercare instancabilmente, di farsi vedere ed “entrare nel giro”.

Ci sono moltissimi siti specializzati (uno su tutti Proz), che propongono quotidianamente offerte di lavoro per traduttori, interpreti o comunque figure nel campo delle lingue.

In questo senso secondo me anche Linkedin è uno strumento molto efficace.

Non vorrei sembrare disfattista, ma purtroppo al momento l’Italia non credo offra molto, soprattutto nel mio settore.

Ovviamente la crisi si sente anche qui, non è facile, però credo siano diversi l’approccio e la mentalità: si è disposti a investire sulle persone e sul loro talento, a prescindere dall’esperienza, e di aspettare che crescano e maturino gradualmente.

A chi ha ancora voglia di studiare consiglierei di fare un anno di studi qui, specializzandosi in un settore particolare: la preparazione è agli stessi livelli di quella delle università italiane, ma il vantaggio consiste nel filo diretto che c’è con il mondo del lavoro.

Quindi che dire? Partite!

Grazie Maria Annunziata e buona permanenza a Londra!

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  • http://profile.yahoo.com/PNOHTWEG56C2GYU4AH2TOKK54A AndreaR

    Il problema italiano è proprio questo… Nessuno permette ai giovani di iniziare (a parte qualche raccomandato pescato casualmente qua e là) però poi gli si dice che “non hanno esperienza”. Stipendio e pensione, ormai, sono un miraggio…


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