Enologo in fuga

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Salvatore Leone lavora come enologo ed ha maturato esperienze lavorative in diversi Paesi e continenti.

Quale è stato il percorso grazie al quale sei diventato enologo in Italia?

All’età di 13 anni ho cominciato a frequentare l’Istituto Tecnico Agrario di Marsala specializzato in Viticoltura ed Enologia.

Non per ispirazione ma per esclusione, e soprattutto per il mio interesse rivolto alle materie scientifiche relazionate con la natura.

Ho avuto la fortuna di essere stato l’allievo di professori che sono risultati essere Maestri di vita e che hanno influenzato le mie scelte successive.

Ho proseguito i miei studi in Enologia all’Università Cattolica di Piacenza dove ho avuto l’opportunità di ricevere due borse di studio: quella del Programma Socrates-Erasmus prima, e quella del Programma Overseas dopo.

Queste due esperienze, durate nell’insieme circa 24 mesi, hanno rappresentato i punti di non ritorno che condizionarono e condizionano la mia vita.


Quali esperienze accademiche hai maturato all’estero?

Con le suddette borse di studio ho continuato a studiare Enologia all’”Universidad Da La Rioja”, a Logroño, in Spagna, ed all’”Universidad Católica de Chile”, a Santiago del Cile.

In Spagna sono stato sorpreso dall’informale ed amichevole ambiente universitario; mi riferisco soprattutto alle relazioni alunno-professore e dal generale miglior livello insegnamento.

Purtroppo il livello accademico in cui mi sono trovato in Italia mi ha deluso dai primi mesi ed è stata questa una delle ragioni che mi ha spinto a lasciare il mio Paese.

In Cile, invece, mi sono trovato, similmente all’Italia, in un ambiente fortemente gerarchizzato, relativamente tradizionalista, poco flessibile e poco pratico.

In sintesi, l’esperienza della scuola superiore è stata quella che mi ha insegnato a pensare, a cercare di non essere schiavo del mio sapere, a non prendere tutto per buono, a verificare, e non aver paura di sbagliare, ad ascoltare ed imparare dagli altri per poi formare la mia propria opinione, a credere in un fare intuitivo che non sia inconsapevole…

Quale è stata la tua prima esperienza lavorativa in Italia?

La mia prima esperienza lavorativa è stata nella cantina dell’Istituto Agrario.

Stupenda occasione per mettere in pratica tutto ciò che si studiava.

Pochi allievi a “gestire un processo produttivo” dove convergono scienza, arte, intuizione ed esperienza in un secondo momento.

Ci siamo anche classificati in 3ª posizione nel “Concorso Enologico Nazionale Bacco e Minerva”, una piccola soddisfazione che ha la funzione di motivare e migliorare.

Dal 2010 ti sei messo in proprio, cosa fai attraverso Enologie?

Enologie.it offre servizi di consulenza enologica a chi produce od a chi vuol produrre vino a diversi livelli.

Si tratta di coordinare, usare, scegliere, trovare e migliorare le risorse disponibili per superare le aspettative dei clienti.

Come? Generando emozioni in chi ne beve il frutto…

Enologie è solo agli inizi, ma gli obiettivi sono chiari.

Lavori anche in Nuova Zelanda, ci descrivi il mondo della produzione vinicola rispetto a quello italiano?

Le esperienze che ho vissuto in Nuova Zelanda sono senza dubbio tra le migliori che abbia avuto.

In questo Paese esistono soltanto due parole: Professionalità e Competenza. Si lavora al alti livelli, si accetta la critica ed il cambio.

Chiunque ha l’opportunità di crescere per quello che è, non importa chi sei, come ti vesti o che lingua parli; importa soltanto quello che sai fare e quello che vuoi imparare.

Non pagheranno meno per essere l’ultimo arrivato, ti offriranno di più per quello che gli darai. D’altro canto, la selezione e le regole possono essere “dure”.

Gli italiani, sono troppo spesso in controtendenza rispetto a tutto quello che ho menzionato; per questa ragione molte aziende rimangono “vecchie” e perdono capitali umani…

Adesso lavoro anche in Argentina; situazione simile a quella italiana ma “senza” il vincolo della tradizione, maggiore flessibilità, spazio d’azione e voglia di stare lì a competere con i migliori: sarà un bella sfida!

Come si trovano opportunità lavorative nel settore vinicolo all’estero?

Lo strumento che ho usato è stato Internet; ti passo un lista di siti che a me sono stati molto utili:

Che consigli daresti a chi volesse intraprendere una carriera di carattere internazionale nel settore vinicolo?

Studiare, viaggiare, imparare lingue straniere, e cominciare imparando dai “migliori”.

Professionalità, credibilità e reputazione sono elementi fondamentali in questo piccolo mondo.

Passaporto in mano e via!

Se si vuole si può tornare sempre indietro ma non il contrario.

Parlare lingue straniere è uno dei punti critici per molti italiani.

Ho studiato l’inglese a scuola per 5 anni e poi mi sono reso conto che quello che si può imparare in 5 mesi all’estero non si impara in 10 anni di studio 4 ore a settimana…

Risparmiate per viaggiare ed imparare divertendovi, creando contatti e formando nuovi punti di vista…

Ho imparato quasi tre lingue senza studiare in 5 anni, non ho pagato nessun professore, solo biglietti aerei e films in lingua originale.

Buon divertimento!

Grazie Salvatore e buon proseguimento in giro per il mondo!

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commenti





  • Virginia

    Ottimo articolo, anch’io sono laureata in Enologia e vorrei poter fare esperienze all’estero che considero essere fondamentali.

  • Stefano Baltieri

    Buongiorno, sono laureato in enologia ed ho intenzione di andare a lavorare all’estero…qualche consiglio su dove andare ?

  • Salvatore Leone

    Ciao Stefano!

    Paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda li raccomando molto! É facile trovar lavoro, la burocrazia é semplice, (puoi fare tutto via internet), alloggio ed auto costano poco e si possono avere buoni guadagni. Ovviamente sono ottime opportunità di crescita professionale.

    Per trovare lavoro ti suggerisco di usare i links che ho lasciato sull’articolo.

    Saluti ed in bocca al lupo!!

    Salvatore

  • Salvatore Leone

    Grazie Virginia!

    Ognuno di noi è il risultato delle proprie esperienze…

    Buona fortuna!

    Salvatore


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