Confessioni di un pensionato in fuga

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Beppe Bonazzoli racconta in un libro perché ha lasciato l’Italia e si è trasferito ai tropici.

Fuga per la Vita

Fuga per la Vita

Giovedì 24 maggio esce, in tutte le librerie d’Italia, FUGA PER LA VITA, sottotitolo “andare via e vivere felici” pubblicato da Tropea editore (pag 186, 13 euro, acquistabile anche on line su Amazon).

L’autore, Beppe Bonazzoli, è un giornalista in pensione che ha deciso di andare a vivere la terza stagione della sua vita sotto il sole dei tropici. Prima nella Repubblica Dominicana e ora a Phuket, in Thailandia.

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto a compiere questa scelta e scrivere questo libro?

Nel dicembre di qualche anno ero recluso nella sala rianimazione di un ospedale, vittima di un infarto.

Brutta esperienza, ve l’assicuro.

Come Bruce Chatwin mi sono chiesto: ma che ci faccio io qui?

Con la lucidità e il cinismo del vecchio cronista ho cominciato a guardarmi intorno, a decodificare la realtà dell’Italia di oggi.

Quella che tutti gli italiani vivono.

Quale è stato il risultato di questa indagine?

Un quadro sociale sconfortante.

Laureati che sopravvivono con impieghi precari, pensionati che faticano ad arrivare a fine mese, conti costantemente in rosso, l’economia che non cresce, il costo della vita che ti strangola, burocrazia inestirpabile, la politica ridotta a gossip, sfiducia e pessimismo che dilagano come malessere sociale.

E in questa Italia disastrata sono sempre più numerosi quelli che vorrebbero mollare tutto, andarsene da qualche altra parte del mondo e rifarsi una vita.

Lo sapete che il 62% degli italiani adulti non esiterebbe a mollar tutto per trasferirsi all’estero, che il 60% dei giovani fra 18 e 24 anni è disposto a intraprendere un progetto di vita in qualsiasi altra parte del mondo?

La parola che sentiamo ripetere più spesso è fuga.

Fuggono i giovani, fuggono le famiglie e i single, fuggono i pensionati, fuggono le multinazionali.

E’ come se fuggisse il futuro di un Paese che pare non avere futuro.

Beppe Bonazzoli

Beppe Bonazzoli

In questo contesto come si inserisce la tua storia?

E’ in questo scenario depressing che si compie la metamorfosi di un giornalista fuori dal coro, come io mi definisco.

Perché ho sempre avuto nel dna voglia di viaggiare e gusto dell’avventura.

Dunque, presa consapevolezza dell’amara realtà mi rendo conto che devo salvarmi la vita, così decido di mollare casa, famiglia, affetti, amicizie, le abitudini di sempre, questo che una volta era il Belpaese.

Ma ormai è rimasto una marca di formaggini. Certo non è facile rimettersi in gioco alle soglie della terza età.

Ma oggi non si dice che la terza età comincia a 70 anni? E oggi non sono sempre più numerosi i pensionati – e non solo italiani – che se ne vanno all’estero?

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Dimesso dall’ospedale ho cominciato a pianificare la fuga non sulla spinta della disillusione o della rabbia, ma in modo razionale, con una pignola ricerca della destinazione migliore.

Ma dove scappare e dove ricominciare? Dove la maggioranza sogna di trasferirsi: un’isola tropicale con spiagge bianche e mare cobalto, un luogo dove la gente è povera ma sorride, dove si vive con poco ma una pensione dall’Italia permette ancora di campare alla grande. Ci sono voluti 3 anni per organizzare la mia fuga dall’Italia.

E tu dove hai trovato il tuo paradiso tropicale?

Prima sono stato in Brasile, poi a Santo Domingo e infine ho scoperto l’Oriente, per la precisione Phuket, in Thailandia.

Dove fa sempre caldo, la vita costa poco, gli affitti sono bassi, la gente è cordiale e tollerante perché il buddismo è una gran filosofia di vita, nessuno ti deruba, gli ospedali funzionano, le ragazze sorridono.

Su questa tua esperienza personale hai così deciso di scrivere FUGA PER LA VITA. Che genere di libro si può definire?

Un po’ romanzo, saggio, cronaca personale, indagine giornalistica, un po’ manuale di fuga dalla realtà, soprattutto un racconto in prima persona che si dipana lungo gli step di quel sogno di libertà che molti inseguono – a tutte le età – ma pochissimi riescono a realizzare.

Io un giorno l’ho deciso, l’ho fatto e ci tenevo a raccontarlo in questo libro destinato a tutti, uomini e donne, giovani e anziani, single e accoppiati perché (volendo) si può anche fuggire in due.

Quasi un manuale di istruzioni per scappare dall’Italia, trasferirsi ai tropici e vivere felici.

Oltre al libro hai anche allestito il sito www.fugaperlavita.com. Per quale ragione?

Per promuovere il volume ma anche fornire consigli pratici, indicazioni e suggerimenti a pensionati, giovani, gente di mezza età su come riuscire a cambiare vita e Paese. Scelta tutt’altro che facile.

Per concludere, ci racconti qualcosa di te?

Sono giornalista da 40 anni.

Ho lavorato come inviato in quotidiani e settimanali, ho firmato programmi radiofonici e testi televisivi.

Sposato, una figlia, sono appassionato di letteratura, viaggi e cinema d’autore.

Ho scritto un paio di libri: I Signori della Notte sul fenomeno della discoteca anni ’90 e Il respiro del fiume, viaggio fra globalizzazione e tradizione lungo le rive del Po.

Approdato alla pensione, ho scelto di abbandonare questa Italia da neurodeliri per ricominciare a vivere.

Un esempio? A 64 anni suonati mi sono comprato una moto, con un infarto alle spalle e 2 stent nel cuore ho conseguito il brevetto da subacqueo, 2 volte alla settimana pratico hot yoga e frequento un corso di cucina thai.

Leggete FUGA PER LA VITA, vi divertirà e vi aiuterà a capire quanto è importante la qualità della nostra vita, che è una sola.

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