Washington, Boston e New York: 3 città statunitensi in 3 anni

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Michela e marito si sono trasferiti negli Stati Uniti tre anni fa per lavoro.

Potete seguire le vicende di Michela, adesso a New York, leggendo il suo blog Donnaconfuso.

Chi siete e cosa facevate in Italia?

Siamo due opposti incapaci di resistere alla legge di attrazione, direi: lui un serio ingegnere siciliano, io una “filosofa” lombarda un po’ folle. Io con le radici bien piantate a terra come chi cresce con le montagne alle spalle, lui sempre pronto a lanciarsi in nuove avventure, come gli ha insegnato il mare che aveva davanti agli occhi. Prima di partire io lavoravo nella ditta di famiglia e lui un’azienda di software per l’editoria.

Quali sono stati i motivi del trasferimento a Washington nel 2009?

L’azienda per cui lavora mio marito e per la quale faceva già continue trasferte all’estero ha aperto una filiale negli U.S.A. e gli ha proposto il trasferimento. Volevamo viaggiare e volevamo stare insieme, non senza qualche difficoltà e pieni di ansia (io) abbiamo fatto i bagagli, ci siamo sposati e siamo partiti. Tutto nel giro di tre mesi 🙂

Cape Cod

Cape Cod

Ci descrive l’esperienza di vita nella capitale statunitense?

Con il senno di poi mi sento di dire che D.C. è stata la città ideale come prima meta negli Stati Uniti.

Ricorda un po’ la provincia italiana che conosco: grandi spazi verdi, poco traffico, nessun grattacielo.

Una città tranquilla e safe come dicono qui.

I tumulti della lotta al razzismo, quando la capitale fu messa letteralmente a ferro e fuoco, sono un lontano ricordo, almeno nella zona centrale.

Purtroppo in periferia c’è molta povertà e io non sono così sicura che si sia arrivati ad una vera integrazione razziale.

Indimenticabile dell’anno vissuto qui, rimarrà lo stormageddon, la più grande nevicata degli ultimi 20 anni!

Era tutto fermo e quasi surreale: i supermercati completamente vuoti, le strade deserte, non ho mai visto tanto bianco in vita mia. Meraviglioso, anche se ci hanno cancellato il volo per tornare a casa per Natale.

Boston

Boston

Dopodiché, lo spostamento a Boston, quali sono le differenze principali tra le due città e quale preferisci?

Boston è una città universitaria, molto più viva e vissuta di Washington.

Viene definita la culla della cultura americana e in effetti offre molta più varietà da questo punto di vista, in termini di teatri, circoli culturali ed eventi (senza nulla togliere ai blasonatissimi musei completamente gratuiti della capitale).

Anche architettonicamente regala un panorama più sfaccettato: skyscraper nel distretto finanziario, palazzi antichi in centro e una vivacissima comunità di italiani a north end.

Quello che più mi ha affascinato nell’anno vissuto a Boston sono le gite fuori porta che ci ha consentito di fare: Cape Cod è un posto incantevole e il Maine è insuperabile paesaggi di una delicatezza indescrivibile e come non citare le succulenti e economicissime aragoste?

Se devo scegliere la mia preferita, però, direi Washington che ho trovato una madre accogliente e silenziosa, mentre Boston mi ha ricordato una severa e algida insegnante, di quelle con gli occhialini e la bacchetta in mano. Sarà stato il freddo (abbiamo raggiunto i -19 gradi celsius), ma io non mi sono mai sentita parte della più anziana città d’America.

Adesso vi siete appena spostati a New York, cosa vi ha portato lì?

Mio marito è un project manager e mi verrebbe da dire che ogni progetto è una città 🙂

Concluso un lavoro, ne riparte un altro, sfortunatamente sempre sulla east coast per ora, ma continuo a sperare che prima o poi sarà il turno della California.

NYC

NYC

Prime impressioni della vita di tutti i giorni a New York?

Quando ho saputo che la nostra meta successiva sarebbe stata NYC mi è venuto un colpo.

Ero terrorizzata dal caos, dal rumore, dallo smog e da quella moltitudine di persone che popola le strade a tutte le ore del giorno e della notte.

Fortunatamente però abbiamo trovato casa a Williamsburg che è un quartiere giovane e carino che si trova a nord di Brooklyn ad appena una fermata di metro da Manhattan.

Questa soluzione è davvero ottimale perchè ci consente di andare a lavorare o divertirci nella city con grande facilità ma anche di rimanere in una dimensione più paesana quando non abbiamo voglia di affrontare la confusione.

Forse qualcuno si stupirà dell’aggettivo che ho usato, eppure dopo quasi 3 anni negli Stati Uniti, sono dovuta arrivare a NYC per avere la sensazione di vivere in un paesino!

Abbiamo il panificio, l’alimentari e la ferramenta sotto casa, ci sono pochissime auto e la strada si può attraversare senza aspettare il semaforo verde ma, incredibilmente, basta salire all’ultimo piano del palazzo per vedere la skyline (forse) più famosa al mondo.

Viviamo qui solo da 3 mesi, ma posso dire che per ora New York ha confermato tutti i luoghi comuni che ci sono su di lei!

E’ veramente la città che non dorme mai, dove puoi trovare qualsiasi cosa desideri, a partire dal cibo, nell’esatto momento in cui la desideri, è multiculturale, colorata e contraddittoria: l’estrema povertà e la ricchezza sfacciata vivono gomito a gomito, ignorandosi, ahimè.

Williamsburg

Williamsburg

Che riassunto puoi fare dopo alcuni anni di vita negli Stati Uniti?

Questi tre anni sono stati i più ricchi ed emozionanti della nostra vita, anche se molto faticosi (tre traslochi così ravvicinati, non li auguro nemmeno al mio peggior nemico).

Gli Stati Uniti sono un paese molto diverso non solo dall’Italia, ma soprattutto dall’idea che me n’ero fatta prima di viverci.

Non è tutto perfetto, funzionante e all’avanguardia come magari si può immaginare.

La burocrazia esiste anche qui ed è snervante e severissima, i rapporti con le persone sono “strani”, io ho stretto amicizia quasi esclusivamente con altri stranieri trasferitisi qui, perchè la maggior parte degli americani sorride ed è sempre gentile, ma trasformare la cortesia in un rapporto di amicizia è molto difficile.

Ho notato una certa repulsione ad approfondire.

Anche la mia idea che gli U.S.A. fossero l’apoteosi della libertà di espressione è cambiata, ho trovato maggior conformismo di quanto mi sarei aspettata e poi sono immensi. No, dico davvero, io non me ne ero mai resa conto solo guardando la cartina, ma le gite della domenica si esauriscono molto velocemente, perché bisogna almeno raddoppiare il tempo di percorrenza per vedere “qualcosa”.

Ore e ore di strada e alberi, alberi e strada senza una casa, una fabbrica, una chiesa.

Tantissimo spazio vuoto e una spiccata abitudine a percorrerlo, che diventa contagiosa, noi stessi ora diciamo: “ah SOLO due ore? Vicino!”

Vale davvero la pena di mettersi in strada e girare, guardare, visitare, perchè questa terra gigantesca è piena di paesaggi tutti differenti, ma ugualmente affascinanti.

Ciò che mi ha insegnato vivere qui è la propensione alla gioia.

La felicità è considerata a tutti gli effetti un traguardo da raggiungere e l’ottimismo un ottimo mezzo per farlo.

Una mia insegnante una volta mi ha detto: “Voi stranieri parlate sempre di questo american dream? Ma a che cosa alludete? Perchè per noi, il più grande sogno è avere una famiglia numerosa, un cane, due auto e la casa di proprietà”

L’ho trovata una lezione preziosissima, più dei past tense che ancora non ho imparato!

Consiglieresti gli Stati Uniti come meta di trasferimento per gli italiani? Perché?

Non so se sono nella posizione di poter consigliare, ma sicuramente scoraggerei il “mollo tutto”!

Noi ci siamo spostati con le spalle ben coperte. Il costo della vita è molto alto a partire dall’istruzione fino ad arrivare alla sanità.

I servizi sono buoni, ma non tutti gli ospedali sono come quelli della serie televisiva E.R., anzi!

Io sono stata in strutture quasi decadenti che mi hanno fatto rimpiangere le A.s.l.

Mi viene in mente che forse è meglio specificare che quanto ho detto vale per le città in cui ho vissuto, perchè, data l’immensità di cui sopra, non credo esistano leggi universali, tanto è vero che loro stessi si governano con leggi statali 🙂

Non esiste un sostegno o un supporto statale e lo spettro di diventare un cattivo pagatore è una spada di Damocle che pende sulla testa di ciascuno.

Perchè se ti iscrivono nel registro nero, la vita diventa impossibile, soprattutto in un paese che si basa sul credito (o debito dipende dal punto di vista in cui lo si guarda).

Se sbagli sei fuori, non è un modo di dire, funziona realmente così.

Bisogna però ammettere che se si ha una propria rete di salvataggio e tanta voglia di fare qui si può vivere bene e soprattutto nessuno chiude la porta in faccia a una buona idea o a una mente geniale e questo rimane un ottimo punto a favore degli States.

So di dire una cosa banale, ma questo è veramente il paese in cui puoi mettere a frutto ogni tuo talento, dove vige la meritocrazia e non il corrotto sistema delle raccomandazioni.

Se si hanno degli obiettivi chiari e il coraggio di mettersi in gioco, qui si può vivere con la quasi certezza di realizzarsi e la soddisfazione che ne consegue. Noi siamo felici tanto che abbiamo fatto domanda per la green card, nella speranza che ce la concedano, se decidete di venire, fatemi un fischio che ci beviamo un caffè in compagnia, caffè americano, s’intende 🙂

Grazie Michela e buon proseguimento negli Stati Uniti! Leggete Donnaconfuso!

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