Siete pronti ad essere licenziati come licenzia Brad Pitt?

World Nomads Assicurazione Viaggi

La settimana scorsa ho visto il film “L’arte di vincere – Moneyball” con Brad Pitt ed un aspetto particolare mi ha colpito molto in relazione all’emigrazione verso l’estero.

Per chi non lo conosca, il film tratta la storia di Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics (squadra di baseball americana), e di come sia riuscito a creare una squadra (più) vincente nonostante un budget molto limitato.

In breve la filosofia con la quale Billy Beane (interpretato da Brad Pitt) ha costruito le sue squadre è stata quella di assumere giocatori che fornissero ‘value for money’, in pratica ripagassero il salario con i risultati piuttosto che grazie alla reputazione.

Meritocrazia allo stato puro.

In questo modo assume spesso giocatori scartati da altre squadre ma che offrono esattamente le caratteristiche per svolgere in modo efficace un ruolo molto particolare all’interno della squadra.

Costruisce squadre dove il costo della prestazione diventa l’unico modo valutare la prestazione della squadra ed il contributo dei singoli.

Seguendo questa filosofia, licenzia quelli che non presentano le giuste caratteristiche per produrre risultati e quelli che una volta assunti deludono le aspettative.

La realtà presentata nel film è che questa situazione lavorativa, dal punto di vista del giocatore, è molto “crudele”.

Nel mondo del baseball un giocatore viene “tagliato” da un momento all’altro. Uno si aspetta di giocare in serata e nel primo pomeriggio viene o licenziato o scambiato con un altro giocatore di un’altra squadra e si ritrova a giocare l’indomani in una città diversa.

Stiamo parlando di uno sport dove i giocatori più famosi guadagnano milioni di dollari l’anno ma ciò non vuol dire che vi sia vita facile per tutti.

Invito tutti a guardare il film, in particolare le scene dove i giocatori vengono licenziati ed il modo in cui viene fatto.

L’approccio è molto “clinico e cinico”, con Brad Pitt che dice al giocatore molto succintamente “ti abbiamo scambiato con tal dei tali e non giochi più per noi. Contatta la segretaria in ufficio e saprà aiutarti con tutte le pratiche burocratiche. Grazie. Buona fortuna.” Per i meno fortunati si tratta invece di “ti abbiamo tagliato, da subito, e deve cercarti un’altra squadra.”

È forse un estremo darwiniano del mondo del lavoro statunitense ma penso che si debba esserne a conoscenza in quanto chi vuole andare a lavorare in nazioni simili deve prepararsi mentalmente a perdere il lavoro da un giorno all’altro senza troppa protezione.

Negli Stati Uniti la flessibilità del mondo del lavoro è un qualcosa che a noi europei può sembrare lontana anni luce.

Personalmente non ho mai lavorato negli Stati Uniti ma devo dire che la flessibilità del mondo del lavoro in Australia si avvicina (un po’) a quella degli Stati Uniti.

Anni fa un amico di famiglia raccontava di come dovette licenziare all’improvviso parecchi dipendenti perché la ditta (una catena di grandi magazzini) non andava bene. Con difficoltà dovette comunicare tutto ciò a quelli che facevano parte della sua squadra e dall’oggi al domani si ritrovavano per strada. In genere in Australia il periodo di preavviso è di circa un mese (a seconda delle professioni), a volte meno, e spesso si viene invitati a lasciare il luogo di lavoro immediatamente.

Ho lavorato anche in Inghilterra dove il mondo del lavoro, sotto questo aspetto, è meno brutale rispetto a quello australiano ma mi sembra di capire comunque molto più flessibile e dinamico rispetto a quello italiano, dove non ho mai lavorato.

Esistono poi moltissimi altri paesi del secondo e terzo mondo dove la tutela del lavoratore è molto più assente, magari del tutto, rispetto ai paesi del primo mondo.

Cercate quindi di capire se, pur volendo andare a vivere in una certa nazione, siete pronti a lavorare all’interno di un sistema diverso da quello al quale siete abituati.

Inoltre se avete beneficiato di una relativa tranquillità lavorativa negli ultimi anni, siete in grado di andare al lavoro ogni giorno come se fosse l’ultimo per quell’azienda?

Sappiamo tutti che il mondo del lavoro in Italia è tutt’altro che ideale e che per alcuni di noi è difficile trovare di peggio all’estero. Ad altri pero’ un ambiente lavorativo simile potrebbe proprio non piacere.

Chi di voi lavora negli Stati Uniti? Potete condividere la vostra esperienza del mondo del lavoro statunitense sotto questo aspetto?


Risparmia quando trasferisci soldi all'estero

come risparmiare con il cambio valuta

Comments

  1. Fabio_1965 says

    Con questi puoi iniziare ma poi sarà la tua curiosità a guidardi:

    Frédéric Bastiat, Gustave de Molinari ‘Contro lo statalismo’ (Proprietà, giustizia, sicurezza e le imposture del potere statale)

    Difendere l’indifendibile (Una salutare demolizione delle nostre più solide certezze morali)

    Difesa della società naturale (Tutti i governi sono pessimi)

    Verso una teologia dell’impresa (‘Lo sterco del demonio’ che feconda il terreno del Signore)

    Contro lo Stato massimo (Più Stato: più servi)

    Difendere l’indifendibile (Una salutare demolizione delle nostre più solide certezze morali)

    di Ayn Rand: Antifona (Il mostro dell’uguaglianza)

    e non dovevo dimenticare di ricordare le altre due case editrici italiane di riferimento del settore, la piccola ma tosta Leonardo Facco Editore e la grande Rubbettino.
    Buona lettura
    Fabio

  2. Fabio_1965 says

    è un piacere confrontarsi con menti curiose.
    Se cerchi testi sull’argomento potrei consigliare il catalogo della casa editrice LiberiLibri che anni traduce i migliori testi sull’argomento nel catalogo ‘Oche del campidoglio’ , autentiche perle.
    Cordiali saluti
    Fabio

  3. Pier Silverio says

    Bell’intervento, sei più informato di me, e ti ringrazio degli spunti (che andrò ad approfondire). Di certo mi hai messo dei dubbi, quindi dovrò studiare di più prima di poter ribattere.

  4. Fabio_1965 says

    la faccenda della mano invisibile è stata meglio approfondita da Ludwig von Mises(Human Action,) e la Scuola Austriaca di economia, da Friedrich Hayek che usava il termine Catallassi, e per ultimo da Murray Newton Rothbard.

    Negli ultimi anni dici di aver visto danni fatti dal mercato? Secondo me prendi una cosa ottima e per deprecarla le attribuisci tutti i difetti del suo opposto che in effetti è terribile e disastroso.
    Lo Stato è unico e ti puoi riferire a lui ed al governo ed al parlamento ed alla casta come un Unica entità che regola, pianifica, combina disastri, punisce, spreca.
    Il mercato invece,se è davvero libero in libera concorrenza, è fatto di singole persone che interagiscono mentre vivono e operano ognuno per fatti propri mettendosi d’accordo volontariamente e direttamente senza interferenze esterne, senza obiettivi o fini comuni, senza una pianificazione complessiva, senza le menate senza senso che senti dire dai politici affamati dei tuoi soldi.
    E’ assolutamente sbagliato dire che ‘il mercato fa..’ perché non esiste una struttura coordinata definibile utilizzando quella parola, mentre esiste chiaramente lo ‘stato’ con le sue leggi, per creare monopoli e privilegi, e forze armate d’ogni tipo per applicarle e multe e prigioni per farsi ubbidire.

    Purtroppo non sei il solo a pensare che il libero mercato in libera concorrenza sia belloe figo purché limitato ed emarginato a faccende secondarie, mentre lo Stato e la Casta sono parassiti e disastrosi ma sono la cosa migliore per faccende delicate e serie! dire che sembra un controsenso è un eufemismo, no?
    E’ pieno di gente che è pronta a rimproverare ignoranza e ‘asimmetrie informative’ a chi investe e rischia soldi propri e quindi lo facon grande attenzione, ma non dice niente sulle identiche asimmetrie di cui soffrono le identiche persone che non sbagliano coi soldi propri, che non paganoper i propri errori, che anzi diventano magicamente infallibili, onnipotenti e quasi santi in terra, solo perché hanno vinto un concorso pubblico: no, in questo caso non esistono asimmetrie che tengano, tutto si regola e tutto è perfetto, l’operato dello Stato è sempre buono e giusto!!
    tanto a pagare l’enorme debito ‘pubblico’ sono gli altri.

    in italia le case per i lavoratori (le ‘case popolari’) sono nate per iniziativa degli imprenditori che perseguivano il proprio interesse (come racconta il presidene dell’aniacap nel suo libro bianco); gli ospedali sono nati privati (col giuramento d’ippocrate che cerca di limitare al massimo la concorrenza); così anche le autostrade, la moneta, gli eserciti…

    La società è civile, progredisce e continuaa svilupparsi nonostantelo Stato, non grazie ad esso.

    Ma non pretendo certo di convincerti: c’è un perché esiste il monopolio della scuola pubblica, del perché lo Stato obbliga a studiare (sia nella pubblica sia nelle scarse private) sui libri approvati dalla sua censura. I lunghi anni dall’asilo, i tre delle medie, cinque superiori e magari all’università, fanno un’eternità durante la quale lementi sono bombardate di pochi ma chiari concetti: non t’insegnano a lavorare né a far fronte ad una perquisizione o ad un posto di blocco, ma di sicuro saprai che devi pagare le tasse e devi fare il delatore di chi non obbedisce, quali sono i tuoi ‘diritti’ (stipendio e casa e ospedale e trasporto garantiti), che i padroni sono cattivi ed i sindacati sono buoni…ed i fiumi vanno in salita.

  5. Pier Silverio says

    Quindi credi nella famosa Invisible Hand di A.Smith? Per quanto possa essere d’accordo che i principi della concorrenza migliorino la salute generale di un sistema, questo è vero solo entro certi limiti, che negli ultimi hanni si sono visti abbastanza bene.
    Mi pare comunque che la tua visione sia piuttosto limitata: dove sarebbero i diritti dei lavoratori senza le storiche lotte sindacali? E dall’altra parte (ti mostro un altro POV, non strettamente mio, ma che pure va considerato): se dici che è “giusto” che un dipendente possa essere licenziato in tronco, anche senza motivi precisi, io potrei dirti che è “giusto” che un dipendente NON possa essere licenziato facilmente, in virtù del rispetto che deve accomunare gli uomini (giusto per dirne una).
    Al di là di principi etici, è la storia stessaa mostrarci che, non potendo esistere un ambiente privo di asimmetrie informative ed esserendo solo ideale la condizione di concorrenza perfetta, il mercato NON è in grado di autoregolarsi in maniera da garantire un certo grado di diritti a tutti i partecipanti al sistema.
    O mi sbaglio?

  6. Fabio_1965 says

    non esiste un’Offerta assoluta, non siamo tutti uguali. Giovani e vecchi, con esperienza o meno, specializzato in un campo o nell’altro, preferenze di orari di lavori (mattina piuttosto di notte, ecc..) ed altro ancora…

    Io sarò sempre in grado di fare un’offerta interessante e conveniente (non parlo, solo, di mero ribasso) ad un datore di lavoro alla ricerca di staff fidato ed efficiente, se io sono in libera concorrenza con altri lavoratori;

    per fare esempi, il giovane sarà più svelto, ma io ho più esperienza e la pressione di una famiglia sulle spalle; lui farà tardi la sera mentre con una persona più grande si spera in maggiore non si svegli sconvolto e sia più attento sul lavoro; d’altro canto il giovane ha appena avuo la formazione più aggiornata mentre io devo pagarmi gli aggiornamenti…

    Ripeto sono solo esempi perché i casi della vita sono i più disparati ma mi serve a spiegarti che proprio per questo è sbagliato ed impossibile applicare un unico ccnl a tutto lo stato in tutto il suo territorio per tutte le età per tutte le situazioni. Conviene solo ai parassiti statali/pubblici/parastatali perché illicenziabili e non hanno clienti a cui rispondere. Se non ti piace il pane di un forno puoi cambiare andando sul marciappiede appresso senza sconvolgere la tua vita, ma se non ti piace il servizio sanitario nazionale devi espatriare, emigrare, abbandonare affetti ed affari…E’ questa una libera scelta?? Si, quanto ‘o la borsa o la vita’ del delinquente pistola alla mano! Non sei libero di scegliere? Ovviamente no, la libertà economica è ben altro, il libero mercato in libera concorrenza è ben altro.

    Anche l’imprenditore dev’essere naturalmente in libera concorrenza con altri imprenditori, quindi nessuno Stato che limiti le licenze, che blocchi fabbriche concorrenti, che impedisca ad altre aziende e compagnia di sfidare le grandi attualmente forti sui mercati e che impiegano centinaia di operai.

    Se un’azienda non regge la sfida, deve chiudere, anche se è grossa! Basta col ‘troppo grande per fallire’ che sta strangolando l’economia e mantiene caste al potere e garantisce privilegi a parassiti e sindacati.

    E per finire, tutto è nel mercato, ogni settore economico dev’essere oggetto di libera imprenditoria, tanto per essere chiari non parlo solo di fabbrichette o sanità, ma anche di moneta (basta col monopolio della BCE e dell’accordo svizzero di cambio fisso fatto senza referendum), di giustizia, di sicurezza, e tutti gli ambiti oggi ritenuti così delicati che ci vengono sottratti per darli a gente notoriamente seria e corretta come … i politici!!

  7. wif says

    e se ad un certo punto non ti considera più nessuno per questioni che non puoi controllare (etá ecc.) – che fai?

  8. wif says

    eh, belli, questa è la realtà. Non solo in Australia ma in tutti i Paesi anglosassoni. I sindacati esistono in Svezia, per es., ma sono inefficaci. gli italiani sono coccolati, mica si rendono conto. il problema é quando ti licenziano che hai più di 40 anni…

  9. Anonimo says

    IO ho bisogno di lavorare sempre, portando a casa la pagnotta ogni giorno. NON per forza alla stessa scrivania o nella stessa azienda.
    Se posso fare liberamente la mia offerta in competizione con gli altri, io troverò sempre il datore di stipendio disposto a mettermi ala prova.

    E non è poi quell che facciamonoi tutti i giorni come clienti? Quale imprenditore può mai essere certo che il cliente di ieri entrerà anche oggi ? Ritengo assolutamente giusto che l’incertezza economica proveniente dal cliente (che ogni mattina col borsellino sceglie chi premiare del lavoro che fa acquistandone bene o servizi) DEVE essere fatta sentire ai dipendenti tutti dell’azienda, a cominciare da quelli che guadagnano meno e che meno potrebbero pensare di dover contribuire.

    Vi invito a sfogliare questi depliant di capitali di stati e grandi città, metropoli che si sentono davvero in competizione globale per attrarre imprese e lavoratori….e ci riescono!!

    Notare i precisi espliciti inequivocabili riferimenti al livello di sindacalizzazione dei lavoratori.

    http://tinyurl.com/cwdx4kp
    •3o minor tasso di sindacalizzazione della nazione: 4,0%
    •La Georgia è il luogo perfetto in cui lavorare
    •non è possibile obbligare la forza lavoro a unirsi a un sindacato
    •La Georgia è uno stato in cui vige la libera recedibilità dei rapportidi lavoro
    •il datore di lavoro può interrompere il rapporto per motivazioni fondate,infondate o in assenza di motivazioni

    http://tinyurl.com/d6sccy2
    Il North Carolina è uno stato che proibisce l’iscrizione obbligatoria ai sindacati e dove il rapporto di lavoro può essere liberamente concluso in qualsiasi momento sia da parte del lavoratore, sia da parte del datore di lavoro.

    sono in USA ma -secondo me- sono principi universali e anche di buon senso.

    Fabio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *