La mia esperienza di sistemazione all’estero

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Una delle domande che ricevo più frequentemente riguarda la tipologia di casa disponibile all’estero.

Partendo dall’Italia è difficile valutare la qualità della sistemazione in nazioni diverse soprattutto senza averle visitate prima.

Con questo articolo voglio condividere la mia esperienza di sistemazione in tre nazioni diverse (Inghilterra, Taiwan, Australia) che ho avuto l’opportunità di sviluppare durante gli ultimi 20 anni.

Premetto che sono cresciuto in Italia in un appartamento di due camere da letto con padre operaio, madre casalinga e fratello. Insomma la sistemazione abbastanza tipica della famiglia italiana.

Il mio primo impatto con la sistemazione all’estero avviene quando andai a studiare a Brighton, in Inghilterra, ed ebbi la possibilità di usufruire di una camera presso una Halls of Residence (l’equivalente di un nostro collegio universitario). Si trattava di una camera molto piccola con un lavandino, un letto e un piccolo armadio. La qualità della camera andava bene ma non era fantastica. Qui ho imparato che in un clima umido e freddo, come tipico dell’Inghilterra, la qualità di costruzione degli edifici è molto importante per avere (o meno) una buona qualità della vita. È stato inoltre il primo impatto con l’abitare in una camera e dormire in un letto dove altri avevano già vissuto e dormito in passato. Per chi di voi, da studente, sta pensando di andare all’estero, è importante ricordare che le prime sistemazioni saranno tutte (o quasi) così o come quelle che seguono.

La seconda casa era in condivisione con compagni di corso italiani sempre a Brighton. Questa era la tipica ‘villa’ a schiera delle città inglesi. Il padrone di casa (landlord) era un quarantenne che alloggiava nella casa stessa in quanto doveva trovare una nuova sistemazione per se stesso. Ne risultò che due di noi dovettero condividere una camera per alcune settimane prima di poter usufruire la camera che il padrone di casa lasciò libera. Per quel che mi riguarda, avevo l’attico! In pratica era stata “creata” una stanza sotto il tetto accessibile grazie ad una scaletta retrattile. Insomma non avevo la porta vera e propria bensì avevo una botola. Per fortuna il semestre che passammo lì fu quello primaverile/estivo e quindi non soffrì troppo il freddo.

Questa fu inoltre la prima esperienza di condivisione di casa con persone che non fossero i miei familiari. Fu un’esperienza (per tutti gli inquilini) con alti e bassi che però mi aiutò moltissimo a socializzare e la ricordo quindi con positività.

Il semestre successivo in Inghilterra lo passai facendo uno stage a Birmingham. Condivisi una casa con tre compagni di università inglesi e posso tranquillamente dire che quella è stata la casa (intesa come edificio) peggiore di tutta l’esperienza all’estero. Ci siamo divertiti tantissimo ma la casa era di una qualità bassa, tipica di quelle offerte agli studenti che non vogliono pagare tanto. Mi resi conto che la qualità della casa influenza il comportamento degli inquilini. Purtroppo ciò significa che il rispetto per la casa viene un po’ a mancare se le condizioni iniziali sono basse come lo sono tipicamente nel caso delle case per studenti in Inghilterra.

Se andate a vivere in una casa studentesca in Inghilterra, preparatevi mentalmente…

L’ultimo semestre accademico in Inghilterra condivisi un appartamento con un compagno di università italiano e una compagna di università inglese. La padrona di casa (landlady) abitava sotto di noi, c’era un limite al baccano che potevamo fare e ci comportammo bene. In questa casa capiì l’importanza della locazione rispetto al posto di lavoro o al posto di studio. Non avendo la macchina, mi comprai la bicicletta per andare fino all’Università risparmiando tempo e denaro per quello che riguarda il trasporto. La casa era inoltre a 20 minuti a piedi dal centro di Brighton e quindi apprezzare moltissimo il fatto di poter camminare dappertutto piuttosto che fare affidamento alla macchina. L’affitto costava un po’ di più rispetto a case che magari erano più lontane dal centro però il tutto si traduceva in costi minori, non avendo la macchina, e risparmio di tempo.

Finiti gli studi universitari, io e un amico affittammo un appartamento di due camere da letto a Archway, zona 2/3 della metropolitana di Londra. L’appartamento era in una casa popolare e andava molto bene per due neo laureati al primo lavoro quindi con risorse finanziarie molto limitate.

Di nuovo, imparai l’importanza della locazione rispetto al posto di lavoro. Io lavoravo vicino a Tower Bridge quindi o prendevo la metropolitana (che costa) oppure me la facevo in bicicletta (che in inverno diventa un po’ scomoda).

Era la prima casa in affitto “da grande” e divenne subito chiara l’importanza di avere flessibilità per quello che riguarda il contratto di affitto. Durante primi mesi/anni di lavoro è probabilissimo che cambierete lavoro presto e in fretta. È ciò che successe al mio coinquilino che si trovò quindi nella posizione di dover andare a vivere in una zona diversa.

Io trovai una stanza in affitto a Crouch End, a cinque minuti a piedi da Archway. Condividevo un appartamento di due camere da letto con Robin, il padrone di casa. Lui era una bravissima persona che però aveva un’avversione per l’aprire le finestre (ci trovavamo al piano terra). Ne risultava che l’appartamento avesse un’atmosfera un po’ “stantia”, un qualcosa che mi ha segnato per il resto della mia vita… 😉

Inoltre Robin lavorava a Londra ma aveva la famiglia che viveva fuori Londra. Quindi usava l’appartamento come base durante la settimana mentre scompariva durante il fine settimana. Questo ovviamente aveva i suoi vantaggi ma aveva anche alcuni svantaggi come la relativa noncuranza verso l’appartamento stesso.

Dopo alcuni mesi trovai poi un lavoro (per la Ferrero UK) che mi richiedeva di viaggiare moltissimo durante la settimana (spesso non tornando a casa per l’intera settimana) e quindi ne approfittai per lasciare Londra e trovare una sistemazione più economica.

La trovai affittando una camera nella casa di una ‘single mum’ a Marlow, bellissima cittadina a metà strada tra Londra e Oxford. La signora viveva in questo cottage (molto bello) da dove esercitava anche la professione di parrucchiera. Suo figlio aveva meno di un anno e quindi capii subito che questa soluzione non sarebbe durata. Vivere chiuso in camera cercando di non disturbare la vita domestica di un’altra famiglia non è ideale.

L’appartamento successivo lo trovai a Watford, più vicino alla sede della Ferrero UK. Era all’interno di una casa di tre/quattro piani completamente trasformata in diversi ‘studios’, la definizione che viene data ad appartamenti più ‘semplici’. Condividevo doccia in comune ma avevo una piccola cucina all’interno del mio appartamento. Il problema più grosso di questa sistemazione è che si trovava (di nuovo) sotto il tetto. Questa volta non c’era alcun isolamento termico e trovai quell’inverno davvero lungo. Non c’era il riscaldamento e quindi usavo un riscaldatore elettrico. L’unico problema è che per usare l’elettricità dovevo inserire monetine nel contatore quindi di notte non riscaldavo. Fatto sta che quell’inverno fu l’unico dove ho dormito in un sacco a pelo! Ho imparato quindi a fare domande riguardo il riscaldamento quando cerco casa durante l’estate 😉

L’appartamento successivo fu a Bushey, vicinissimo a Watford dove io e la mia futura moglie affittammo per alcuni mesi. L’appartamento era bello ma imparammo l’importanza di avere vicini di qualità. Uno dei vicini rispondevano alla porta (quasi) nudo mentre l’altro aveva una marea di gatti ai quali non prestava molta attenzione con tutto quello che ne risulta per quello che riguarda la pulizia.

Avendo poi entrambi cambiato lavoro, ci trasferimmo a Clophill, un paesino piccolissimo vicino a Bedford. Affittavamo un cottage tipico della campagna inglese dove era difficile ricevere ospiti perché proprio non ci si stava in casa (il cottage era troppo piccolo). Il mio futuro cognato poi aveva problemi a visitarci perché dall’alto dei suoi due metri sbatteva la testa continuamente.

Purtroppo la padrona di casa decisi di mettere il cottage in vendita e quindi dopo pochi mesi ci siamo ritrovati cercare di nuovo a casa.

A questo punto decidemmo che era ora di comprare. Dopo anni vissuti in affitto avevamo desiderio di comprare una casa nostra che potessimo arredare e modificare a nostro piacimento. Ciò avrebbe fornito anche una maggiore stabilità: erano anni che entrambi cambiavamo casa al massimo ogni anno.

Trovammo una casa con tre camere da letto a Flitwick, di nuovo vicino a Bedford, a metà strada tra le sedi di lavoro di entrambi. Questo ci consentì di iniziare una vita un po’ più “monotona” ma di pianificare meglio il futuro avendo una base più stabile. Ciò comportò anche un aumento delle spese in quanto dovevamo arredare la casa da quasi zero ma per chi non l’ha mai fatto questa era una bella soddisfazione.

Dopo quasi tre anni in questa casa si presentò l’opportunità di andare a lavorare a Taiwan. Andammo quindi a vivere in un appartamento di due camere da letto in un condominio di 24 piani a Taipei. Questo era pagato dalla ditta ed era un appartamento di un livello che non ci saremmo mai potuti permettere né a Taipei né in Inghilterra. Facemmo quindi molta attenzione a non “abituarci” a quello stile di vita ben consapevoli che era per un periodo limitato di tempo.

Siamo poi arrivati in Australia nel 2002 e agli inizi affittammo una ‘unit‘ in un sobborgo in riva al mare a Melbourne. Due camere da letto, sala, cucina e un piccolo giardino. Questa è una sistemazione tipica per coppie senza figli oppure singles. La cosa che notammo subito rispetto alle sistemazioni inglesi fu la maggiore dimensione delle stanze e della casa più in generale.

Dopo meno di un anno decidemmo di comprare casa anche qui in Australia ed acquistammo la casa dove ci troviamo tutt’ora.

Piano piano l’abbiamo modificata secondo i nostri gusti e dopo tutto questo peregrinare adesso siamo nella stessa casa da quasi nove anni!

Riassumendo, a seconda del vostro stile di vita (dettato tantissimo dall’età) vi troverete a cercare e trovare tipi di sistemazione all’estero diversi. Ci saranno “problemi” ovunque voi andiate ma spero che con questo articolo possiate fare tesoro dei miei errori e della mia esperienza.

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Comments

  1. says

    Grazie Aldo per aver condiviso la tua preziosa esperienza! Io ho avuto un iter simile in Svezia solo che essendo neo laureato sono ancora in balia degli affitti (6 in soli 3 anni!!!) e delle situazioni grottesche (per lo piú illegali) che a Stoccolma sono di casa 🙂

  2. says

    Ciao Valentina

    purtroppo la mia esperienza e’ ormai vecchia di 15 anni quindi i miei commenti non sono più’ pertinenti pero’ al tempo l’esperienza mi e’ piaciuta molto

  3. says

    Interessante articolo come lo capisco bene sulla convivenza con altre persone e sul fatto che la maggior parte delle case a Londra sono scatolette!

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