La mia vita in Arabia Saudita

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Diana vive con il marito in Arabia Saudita e condivide la sua esperienza sul suo blog Camel Crossing.

Cosa vi ha portato in Arabia Saudita?

Siamo arrivati qui nell’unico modo possibile: già con un lavoro. In questo paese non esiste il visto turistico, quindi non c’è altro modo di entrare nel paese se non con l’invito da parte di uno sponsor, che poi è la compagnia che ti ha assunto. Gli stranieri in questo paese sono 6,4 milioni su un totale di 24 milioni, ma la maggior parte di essi è di provenienza asiatica, prevalentemente Bangladesh e India ma anche Filippine. Gli occidentali invece sono una minoranza.

Dove vivete e in che tipo di sistemazione?

Viviamo in un bel compound, che è come un piccolo paese. Abbiamo a disposizione molti servizi e attività: piscine, palestre, pista da bowling, caffè e ristoranti, supermercato e qualche piccolo negozio. Gli stranieri occidentali qui, vivono pressocchè esclusivamente in compound, per motivi di sicurezza. Si tratta di oasi occidentali all’interno delle quali la vita trascorre più o meno secondo le nostre abitudini, mentre al di fuori la vita è completamente diversa. Questo riguarda soprattutto le occasioni di svago e le opportunità per le donne.

A cosa dovete rinunciare dello stile di vita occidentale?

Fuori dal compound praticamente non esistono luoghi di incontro, non ci sono cinema, nè palestre, nè bar come li intendiamo noi: i ristoranti e i caffè sono prevalentemente riservati agli uomini e per accogliere anche le donne necessitano di una sezione separata riservata alle famiglie. Tutti i luoghi aperti al pubblico hanno delle regole per separare gli uomini singoli dalle donne e dalle famiglie. Noi donne non possiamo guidare e, fuori dal compound, siamo obbligate ad indossare l’abaya (il lungo e ampio abito nero che copre dal collo in giù). Superiore invece allo stile di vita occidentale, è lo shopping nei mega centri commerciali.

Arabia Saudita - Immagine di HarryCane su Wikimedia Commons

Ci descrivi l’impatto iniziale con l’Arabia Saudita?

Pur conoscendo già bene il Medio Oriente ho trovato l’Arabia Saudita molto diversa dagli altri paesi del Golfo Persico. Il fatto che non sia possibile ai turisti entrare nel paese (escluso il turismo religioso per il pellegrinaggio a Mecca, comunque regolato) fa si che il paese sia scarsamente contaminato da culture diverse, soprattutto in alcune zone del paese. Quello che più si nota al primo impatto però, è la separazione tra uomini e donne, oltre che al ruolo stesso della donna. La quasi totalità di esse gira completamente coperta compreso il volto, con una maschera che lascia scoperti solo gli occhi. Da qualche tempo sono autorizzate a lavorare e si inizia a vederne impiegate in alcuni negozi di biancheria intima o alla cassa di qualche supermercato (solo in casse vietate agli uomini singoli però).

Come vengono trattati gli Occidentali?

La mia esperienza personale è di assoluta cordialità. Nella zona dove viviamo ci sono molti europei e americani, quindi i locali sono piuttosto abituati alla nostra presenza, mentre in altre zone all’interno del paese le reazioni sono diverse, ma sempre di accoglienza cordiale. Nelle zone con scarsa o nulla presenza di occidentali la cosa che desta più curiosità è la presenza di una donna non coperta in volto, ma l’accoglienza degli arabi è sempre calorosa, l’ospitalità è un fatto importante nella loro cultura. Ovunque siamo stati, siamo stati invitati a bere il thè con i datteri e spesso siamo stati invitati a pranzo da persone incontrate casualmente.

Quali sono i lati positivi del vivere in Arabia Saudita?

Innanzitutto l’esperienza personale che si può fare nel vivere in un paese con regole uniche al mondo, oltre che la possibilità di visitarlo, impossibile per normali turisti. Non secondarie però sono le condizioni economiche offerte dalle compagnie, che sono sempre soddisfacenti: viene incentivata la permanenza di personale qualificato al quale offrono benefici cercando di compensare quello che in questo paese non c’è.

E quelli negativi?

Qui c’è un problema di sicurezza per quanto riguarda gli occidentali, che non viene percepito nella vita quotidiana, ma che non va dimenticato ed è oggetto di monitoraggio costante da parte delle compagnie.

Cosa ti ha sorpreso dell’Arabia Saudita?

All’inizio quasi tutto, ora è quasi tutto normale! Proprio per questo ho iniziato a scrivere un blog www.camelcrossingksa.blogspot.com per raccontare a chi mi conosce e si chiede come vivo qui e a chi è interessato a questo paese, un pò della vita quaggiù e di ciò che, appunto, mi sorprende.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando all’Arabia Saudita come destinazione?

Si tratta di un Paese così diverso da quello a cui siamo abituati che non è per tutti, ma ci si può vivere molto bene. Considerando che è un paese dove la famiglia è una cosa fondamentale (e generalmente sono numerossime) ed ogni servizio è incentrato attorno ad essa, la condizione migliore per vivere qui, probabilmente, è proprio quella di essere qui con la propria famiglia.

In ogni caso va considerato come un trasferimento temporaneo, anche se può durare molti anni, visto che si può stare qui solo con un permesso di lavoro e quindi non un posto nel quale vivere la vecchiaia.

Grazie Diana e buon proseguimento in Arabia Saudita!

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