Miami non è Miami Beach

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Tiziana Milo si è recentemente trasferita a Miami con un visto studentesco e scrive su ‘Ero Lucy Van Pelt‘.

Mi chiamo Tiziana Milo, ho appena compiuto 40 anni ed esattamente da tre mesi, oggi, risiedo negli Stati Uniti.

Vivo a Miami con il mio compagno, anche lui italiano, trasferitosi qui due anni prima di me.

In Italia lavoravo come psicologa scolastica e psicoterapeuta; nel momento in cui le mie già grigie prospettive lavorative si sono fatte nere, al termine della scorsa estate, il mio compagno ed io abbiamo deciso di accelerare i tempi che invece ci eravamo prefissi e tentare la carta dello studio.

Sono entrata in USA con un visto studentesco F1.

I titoli di studio europei qui sono carta straccia, e se anche avessi voluto tradurre la mia laurea in psicologia, un master professionalizzante mi sarebbe costato decisamente troppo (circa 70mila dollari l’anno).

Così ho deciso di ricominciare da zero, e mi sono iscritta al College. Attualmente studio l’inglese, perché non avevo conseguito un TOEFL, ma dal prossimo anno mi piacerebbe studiare tourism management. Non costa poco, ma sicuramente costa molto meno di un Master.

La scelta è caduta su Miami perché parte della famiglia del mio compagno vive qui da moltissimi anni, ma non siamo a Miami Beach, dove invece si trova la comunità italiana.

E soprattutto Miami non è Miami Beach, come invece comunemente si pensa.

Downtown Miami - Foto di UpstateNYer su WikiCommons

Downtown Miami - Foto di UpstateNYer su WikiCommons

Sono due città diverse, come dico sempre è come Roma rispetto a Fregene, anche per la distanza.

Ero stata qui in vacanza tre volte negli scorsi anni, quindi sapevo più o meno che cosa avrei trovato.

Questa città, clima meraviglioso a parte, è efficiente e funzionale più o meno come il resto degli Stati Uniti, ma qui non si è in America.

La città è abitata prevalentemente da latini, gli esuli cubani sono la stragrande maggioranza e non sempre un caucasico viene visto di buon occhio, soprattutto quando si cerca di stringere nuove amicizie: le comunità latine sono molto chiuse.

Stati Uniti su Italiansinfuga

Stati Uniti su Italiansinfuga

Ma la forza di questa città, e di tutta l’America in generale, è proprio la multiculturalità.

Nel mio corso di studi la maggioranza degli studenti è cubana e venezuelana ma ci sono anche colombiani, messicani, brasiliani, giapponesi, afroamericani, arabi.

Le differenze di ciascuno servono ad arricchirsi, a conoscere meglio il mondo e ad allargare i propri orizzonti, e il fatto di essere studenti, quasi tutti adulti in cerca di una nuova opportunità, ci accomuna oltre ogni cosa.

Ovviamente, oltre all’inglese, sto cercando di imparare anche lo spagnolo.

La preparazione a questo trasferimento è durata all’incirca un anno.

Quello che più ho cercato in rete e nei forum sono state le varie possibilità di Visto, ma il nostro caso era troppo particolare perché potessimo sperare di risparmiare i soldi del mio corso: lui permanent resident, io con un divorzio ancora da ottenere grazie alle leggi e alla burocrazia italiana.

Io con un lavoro assolutamente non spendibile oltreoceano e non richiamabile da nessun datore di lavoro, e laureata da troppo tempo per poter tentare una borsa di studio del programma Fulbright.

Così abbiamo fatto i conti della serva e in due mesi ho ottenuto il mio visto studentesco.

In Italia ho lasciato la mia famiglia e i miei amici, ma per fortuna le tecnologie azzerano le distanze, così come era stato col mio compagno nei due anni in cui siamo stati separati.

Per il momento vivere qui è avvincente e sto iniziando a conoscere meglio questo grande Paese, anche grazie ad altre blogger come me che vivono in questo continente e che ho conosciuto anche grazie a Italiansinfuga.

Grazie Tiziana e buon proseguimento!

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