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Come diventare blogger di successo in Italia

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Barbara Damiano è riuscita a concretizzare il suo sogno di trasformare Mammafelice.it, il suo blog, in un lavoro.

Vivendo in Italia.

Oggi Mammafelice è uno dei blog con maggiore traffico del panorama italiano.

Cosa facevi prima di diventare blogger?

La mia storia professionale si snoda su due città: Torino, che è stata la mia città di nascita, e Bologna, nella quale mi sono trasferita per seguire Nestore, colui che poi sarebbe diventato mio marito.

A Torino lavoravo come Consulente di Marketing in una piccola azienda in cui avevo iniziato come telemarketer.

Ho iniziato a lavorare come operatrice telefonica commerciale, e poi ho seguito i Clienti più importanti (istituti bancari, settore automotive, aziende petrolifere…) e partecipato a Fiere ed Eventi del settore.

Nonostante il lavoro dinamico e giovane, e il contratto a tempo indeterminato, però, non mi sentivo più soddisfatta di quella vita: pochi soldi, valigie sempre pronte, ambiente produttivo italiano prettamente maschile… tutti fattori che mi hanno fatto propendere per la scelta radicale.

Ho dato le dimissioni, ho cambiato città e ricominciato daccapo.

Appena arrivata a Bologna insieme al mio fidanzato, analista programmatore anche lui dimissionario dal tempo indeterminato, ognuno di noi ha proseguito la sua strada professionale: Nestore ha trovato subito lavoro come analista programmatore in una multinazionale ferroviaria; io sono approdata al Centro di Servizi Informatici dell’Ateneo di Bologna, in cui mi occupavo di Formazione, Eventi, Portale Internet.

Lavoro Online su Italiansinfuga

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Cosa ti ha spronato a creare Mammafelice?

Nestore e io ci siamo conosciuti attraverso un blog, molti anni fa: eravamo ancora della vecchia generazione degli splinderiani.

Era il 2003 quando ci siamo conosciuti su Splinder, avendo già aperto il nostro blog da tempo. Questa era una passione straordinaria che ci aveva uniti, e ha segnato le tappe della nostra esistenza insieme.

La maternità ha fatto il resto: desideravamo avere un bambino e Dafne è arrivata quasi subito.

Allora, io ho scelto di non fare più la precaria all’Università, con contratti a tempo determinato rinnovati di volta in volta, e ho scelto di stare a casa a fare la mamma, complice anche una gravidanza piuttosto difficile che mi costringeva a stare a letto tutto il tempo.

E così, con tanto tempo a disposizione, una connessione veloce, un PC e una passione pregressa per il mondo dei blog, ho aperto Mammafelice, supportata da Nestore, che mi ha gestito tutto il lato tecnico e sistemistico del blog.

Quanto lavoro hai dovuto fare prima che diventasse un lavoro ‘vero’?

Io sapevo che Mammafelice sarebbe diventato un lavoro.

Anche se i tempi non erano maturi (parliamo di quasi 5 anni fa, quando ancora i blog professionali erano una nicchia per pochi), io percepivo un nuovo fermento attorno ai blog, anche grazie a ciò che già si muoveva negli Stati Uniti, tra le blogger.

Ho dunque pensato di importare questo modello di blogging statunitense anche in Italia, adattandolo alla mia personalità e all’audience italiana.

Ho lavorato due anni a incasso praticamente zero, all’inizio. Arrotondavo scrivendo articoli retribuiti per altri portali, oppure facendo sviluppo di piccoli siti web per privati e aziende, come sviluppatrice di primo livello.

Ho iniziato a lavorare con ritenuta d’acconto, e il secondo anno ho deciso di investire la liquidazione nell’apertura della P IVA (Regime dei Minimi) e di approcciare il mondo della Rete in modo professionale.

Da quel momento, la svolta: la P IVA mi ha dato la possibilità di ampliare il raggio delle collaborazioni, di far crescere i contatti, di presentarmi in modo meno artigianale verso i clienti, di acquisire i primi sponsor con maggiore serietà.

Ho messo a frutto le mie competenze passate: come telemarketer, creavo contatti commerciali; come Consulente di Marketing li acquisivo; come blogger producevo contenuti.

Il lavoro ha dunque riguardato la creazione dei contenuti, seguendo un preciso piano editoriale che avevo studiato e messo a punto; e la parte commerciale, di acquisizione degli sponsor e stipula dei contratti.

Un lavoro enorme, non per hobbysti: per due anni, con la bimba a casa da accudire, ho lavorato principalmente di notte e durante i sonnellini di mia figlia, arrivando anche a lavorare più di 60 ore alla settimana, senza contare il lavoro di Nestore, che, tornato dal suo lavoro, fino a notte fonda si occupava del lato tecnico del sito.

Ci descrivi un giorno ‘tipico’ da blogger?

La mia giornata da blogger ha un ‘prima’ e un ‘dopo’.

Finché ero a casa a fare la mamma, il tempo ruotava intorno a Dafne, e quindi la mia giornata di blogger era ‘rubata’ principalmente al sonno.

Al mattino presto mi alzavo, mettevo su una lavatrice, e iniziavo a scrivere.

Quando la bimba si svegliava, mi occupavo di lei, giocavo con lei, se possibile scrivevo un’email o facevo una telefonata con lei addosso, dentro al marsupio, e poi ricominciavo a lavorare al pomeriggio e alla sera, quando lei riposava.

Avevamo attrezzato in corridoio un mini ufficio da casa, con sue postazioni, una buona connessione professionale, le attrezzature giuste. Così potevo stare alzata fino a tardi per lavorare, senza svegliare nessuno.

La vera svolta è stata l’asilo.

Quando Dafne è stata ammessa all’asilo, ho potuto condurre delle giornale normali: sveglia alle 7, lavoro ininterrotto fino alle 16.30, e poi di nuovo a fare la mamma fino a sera, tornando davanti al PC dopo le 21.

Infine, quando Nestore si è licenziato (di nuovo! come vedi, non siamo fanatici del posto fisso…) per aiutarmi a tempo pieno, abbiamo affittato un ufficio vicino a casa, abbiamo aperto un’azienda ed assunto la nostra prima collaboratrice e aperto anche una Scuola di Blog (ReteLab).

Adesso insegniamo agli altri a replicare la nostra esperienza, fornendo anche contenuti free sul blogging professionale.

Come si guadagna con un blog?

Intanto si guadagna in modo indiretto producendo ogni giorno contenuti di qualità, scritti per le persone e non per i motori di ricerca.

Quindi all’inizio tutti gli sforzi devono essere tesi a scrivere, scrivere e scrivere, senza pensare ad altro che a fare un buon lavoro.

In un secondo momento, si può iniziare la Ricerca Sponsor: statistiche alla mano, io creavo un DB di possibili contatti, mandavo un’email di presentazione, facevo delle proposte commerciali a basso rischio per i clienti, firmavo i primi contratti.

Ci sono comunque vari modi di guadagnare con un blog:

  • direttamente con gli sponsor (per esempio tramite campagne display, a CPM, oppure con sezioni brandizzate);
  • scrivendo per altri portali;
  • pubblicando ebook;
  • anche con le newsletter commerciali;
  • il PPL e infine
  • l’ecommerce.

A ciascuno il suo.

Questo è un campo sufficientemente incerto da garantire a ciascuno un suo spazio, se ne ha le possibilità e capacità.

Ciò che molti non sanno, è che un blog prima di tutto ha dei costi, e poi eventualmente (forse) dei guadagni.

Non si può fare il blogger di professione su una piattaforma free: bisogna acquisire un dominio e un hosting proprietari.

E poi investire in un analista programmatore, aggiornare il sito, avere un server sempre più performante (e dai costi sempre più alti), avere una P VA e un commercialista.

Insomma, nessuna news: come in tutte le operazioni commerciali, il blog permette di guadagnare solo a fronte di investimenti iniziali.

Quali sono le qualità personali per avere successo come blogger?

Le qualità personali sono differenti per ciascuno: ognuno di noi ha qualcosa da dire, qualcosa in cui crede, una passione da raccontare.

Ad un blogger in ogni caso, secondo il mio parere, non possono mancare:

  • la tenacia, che serve per affrontare i momenti più difficili;
  • lo spirito imprenditoriale, che permette di fare piani di lavoro a lungo termine;
  • l’ottimismo, perché quello del blogger è un mestiere difficile;
  • l’amore verso le persone.

Come dico sempre, infatti, l’amore per il genere umano è il requisito basilare per essere blogger professionisti: scriviamo per le persone, e non per i motori di ricerca, e a loro dobbiamo il nostro rispetto, la nostra devozione e il nostro tempo.

Infine, non da meno, sono fondamentali requisiti professionali come: saper scrivere correntemente in italiano, avere conoscenze tecniche, avere abilità commerciali e di marketing, amministrative, ecc…

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso?

La stanchezza, l’incertezza, le normative.

Tutto è difficile, in questo mestiere. Anche se adesso che è stato fatto, ci sono esempi da seguire per fare prima e meglio, comunque una dose di incertezza e di fatica sono inevitabili, e bisogna metterle in conto.

Soprattutto a livello professionale: armatevi di un buon commercialista e di un buon hoster!

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di fare la blogger in Italia?

In Italia tutto è complicato.

E’ difficile destreggiarsi tra le normative, difficile aprire la P IVA, difficile essere seguiti da un commercialista che sia davvero ferrato in materia di internet, impossibile trovare un hoster affidabile H24.

La maggior parte dei buoni servizi (hosting, registrar, CRM, applicativi, piattaforme, ecc…) sono tutti esteri: il nostro data center si trova a Chicago, e i principali servizi che utilizziamo nella gestione aziendale sono statunitensi.

Anche se in Italia è tutto complicato, dovete comunque lavorare in regola: apritevi P IVA armandovi di santa pazienza, fate le cose sempre alla luce del sole, fatturate tutto, compilate gli Intrastat se lavorate nella UE, e cercate di trovare un commercialista ferrato in materia, preciso e puntuale, che invece di trovare escamotage per aggirare la Legge, vi aiuti a lavorare bene seguendo un giusto percorso. Vi sarà di notevole aiuto per poter lavorare con l’ottimismo e la serenità mentale che sono necessari per realizzare ogni giorno articoli nuovi.

Questo lavoro ha anche vantaggi, però.

II tempo. Avrete il tempo di vivere la vostra vita, di fare un figlio, di godervi la famiglia, di pensare a voi stessi e lavorare senza capi, né padroni.

Vivrete una vita incerta: questo mestiere richiede la giusta dose di temerarietà, perché non è un lavoro a tempo indeterminato. Ma se non avete paura di rimanere anche due mesi senza un soldo, e di rinunciare alle vacanze, in cambio del tempo per vivere la vostra vita, allora sarà un bel mestiere.

Certo, se poi avete l’appoggio delle famiglie è fantastico, ma noi non avevamo nessuno, né mamma e papà che potessero pagarci l’affitto, né risparmi in cui sguazzare. Ma non tornerei mai indietro: questa è la vita che volevo!

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo percorso?

Di mettersi innanzi tutto in regola, e di affidarsi a dei professionisti: commercialista, programmatore, hoster…

L’idea migliore che avete resterà solo un’idea, se non la mettete in pratica nel giusto modo.

Occorre dunque pensare a un piano editoriale, scrivere ciò che ci appassiona, scrivendolo però nel modo giusto, dedicare tanto tempo al proprio lavoro, e non perdere mai l’ottimismo e la fiducia.

Non dovete essere i migliori nel vostro campo (se poi lo siete, ancora meglio!): dovete essere semplicemente quelli che lavorano di più.

Io non sono la migliore nel mio campo: ho semplicemente dedicato 5 anni interi della mia vita a fare blog giorno e notte, possedendo la giusta dose di imprenditorialità, visione del futuro e capacità tecnica che erano necessarie per svolgere il mio mestiere.

E soprattutto, ho scritto: ho scritto con il cuore, mi sono appassionata, ho amato le persone, ho intessuto rapporti profondi con chi mi leggeva, ho risposto a email e commenti, ho messo la mia vita a disposizione degli altri.

Essere blogger non è diverso da essere un emigrante: dovete cambiare mondo, lasciare le certezze acquisite, inventarvi una vita. Siamo anche noi Italiansinfuga, in fondo, sia io che Nestore: in fuga da una realtà lavorativa che non funzionava, non progrediva, non era soddisfacente.

Non ci siamo mossi da casa ‘fisicamente’, ma abbiamo viaggiato con le idee, con una connessione veloce e con le parole.

Grazie Barbara e buon proseguimento con Mammafelice!

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  • Anonimo

    Visto che hai insistito tanto sul fatto di trovare un buon commercialista, qualche dritta sul commercialista/studio che usi tu o come appunto trovarne uno preparato sarebbe stato d’aiuto. Sperando in una risposta, ti ringrazio comunque per aver condiviso la tua esperienza. Ciao!

  • http://www.facebook.com/people/Barbara-Damiano/100000964855577 Barbara Damiano

    Ciao Ludovico, grazie mille. Io mi appoggio ad uno studio commercialista della mia città, e sono felice di condividerne il nome con chiunque me lo chieda: si tratta dello studio Bragaglia, Bologna, via Indipendenza. :)

    In generale, secondo il mio parere personale, il modo per trovare un buon commercialista è: non lesinare sul prezzo; chiedere se ha blogger o liberi professionisti tra i clienti; fare domande sul regime dei Minimi.
    Ho sperimentato che se un Commercialista ad esempio non sa che con i Minimi non c’è l’inps fissa da pagare (con i nuovi minimi paghi un 5% di imposte e SOLO sul fatturato), allora significa che non è il commercialista giusto per un blogger :)

    Altre domande per valutare la sua presenza in Rete: se (e come) fatturare Adsense, se bisogna fare l’Intrastat per Adsense, se serve la P IVA per esporre pubblicità (la risposta è sì a tutte le domande ehhee).

    Non sono una commercialista, ma sono a vostra disposizione per eventuali consigli normativi o reperimento di informazioni.

  • Anonimo

    Ciao! grazie per questa intervista illuminante. Finalmente consigli utili…..in italiano!… su come lavorare online. Leggere cose interessanti sempre in inglese è (per me) estremamente faticoso soprattutto quando posso dedicarmi a questo tipo di studio solo nelle ore notturne! Ho visitato retelab e sembra moooolto interessante!

  • http://www.facebook.com/people/Barbara-Damiano/100000964855577 Barbara Damiano

    Siltes, ti ringrazio molto! Noi in effetti abbiamo puntato all’Italia perché i contenuti sono spesso in inglese, ma a noi piaceva avere un contatto maggiore con la nostra lingua e con le persone che vivono, mangiano e sognano in italiano :)

  • Sara

    ciao, sei davvero di ispirazione!! io sto per pubblicare il mio primo libro e il vuoto che seguirà la presentazione mi terrorizza!!! la tua esperienza mi ha colpita, non credevo fosse così difficile l’esperienza del blogger, in ogni caso vorrei provare, perciò mi sentirai di nuovo in retelab, soprattutto perchè la metà dei termini usati nell’articolo neanche li conosco (…) e non so da dove iniziare…
    comunque grazie, credo che chiedere aiuto sia il primo passo per una grande (spero) avventura

  • http://twitter.com/tensioattivo tensioattivo

    mah. o stai nel regime dei minimi (30 mila euro di fatturato) oppure entri in un girone infernale e non ne esci vivo. i commercialisti consigliano continuamente di “chiudere” a figure di “self-employed” come questi in italia, visto che col regime normale la tassazione arriva anche al 65% e fuori dai minimi ci sono gli studi di settore. c’è poco da scegliere il buon commercialista. tutti dicono la stessa cosa.

  • http://www.smetteredilavorare.it/ Cambiare Vita

    Ottimo articolo, sicuramente pieno di nozioni per chi intende fare un blog e soprautto per chi crede che bloggare significhi scrivere qualche articoloetto e fare soldi con poco sforzo… in verità lo sforzo è tanto, ma se si hanno le conoscenze giuste si possono fare discrete somme di denaro.

    Non sono d’accordo sul fatto che non bisogna scrivere per i motori di ricerca, il SEO è essenziale e basta guardare come sono scritti gli articoli di mamma felice e come sono posizionati e formattati gli AdSense per capire che un occhio al SEO ce lo buttano e come. In ogni caso, scrivere per i motori non è certo una pratica disonorevole, la bravura di una blogger sta ne scrivere contenuti utili per gli utenti, che allo stesso tempo siano di qualità e SEO Friendly.

    Non sono d’accordo nemmeno sul fatto che per quadagnare serve investire inizialmente. Si possono fare cifre già soddisfacenti (300 o 400 euro al mese) anche spendendo solo 10 euro di dominio all’anno e associandolo a piattaforme gratuite come blogger. E’ naturale che poi quando il traffico aumenta serve una piattaforma dedicata, ma non ha senso investire fin dall’inizio, quando non si sa nemmeno se il nostro blog avrà successo, o se siamo effettivamente capaci o interessati a questo tipo di “lavoro”.

    grazie per l’ottimo articolo!

  • Fabio

    Ciao, grazie per questa interessante intervista. Ho un blog ma non per lavoro….per hobby. Ho pensato spesso di farne un lavoro e questo articolo mi aiuterà.

  • http://lacinzietta.com/ La Cinzietta

    Che bell’articolo, in bocca al lupo Barbara! Vado subito a dare un’occhiata al tuo sito :)


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