Londra ormai è inflazionata

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Marina ci racconta come Londra ed il mercato del lavoro inglese non offrano più le opportunità di una volta.

Hai lavorato in Italia fino alla fine del 2007. Come mai il salto verso l’estero?

Ho risposto tante volte a questa domanda e alla fine cadevo sempre nella stessa risposta: perchè in Italia, ancor peggio in Sicilia, lavoro non ce n’è!

Ma ora dopo anni, forse posso dire che il mio salto verso l’estero è stato forse più accompagnato dalla passione per i viaggi: dico questo perchè credo che sembra quasi diventata una moda quella di dire “non c’è lavoro” ma non tutti hanno il coraggio di andare via dalla propria terra, di staccare quel cordone ombelicale che tiene vicini alla famiglia ma che a volte ti vincola dal fare una scelta magari radicale e difficile ma sicuramente giusta per il tuo avvenire.

Ad ogni modo, parlavo di questa passione basata non sul fare vacanza tutto l’anno ma piuttosto sul “vivere” i posti che visitavo. Scoprire nuove realtà, diverse dalla mia, non da turista bensì da “cittadino” della vita di ogni giorno del posto di turno.

Ho trascorso i miei anni di studio all’Università lavorando part time per la TIM Telecom Italia Mobile, in una realtà ancora più scomoda di quello che poteva essere già di per sè un call centre…il mondo dell’outsourcing.

La TIM delegava ad un’azienda esterne commesse semestrali, annuali che venivano rinnovate solo se noi, lavoratori (LAP, ad apprendistato, indeterminato, CO CO CO) raggiungevamo i target.

Ovviamente nulla veniva restituito in cambio se non il proprio salario. Lavorare in quel tipo di call centre era per me alienante e non riuscivo a credere che avevo studiato e mi ero laureata per rimanere ferma ad un contratto part time che mai e poi mai sarebbe diventato full time o sarebbe diventato qualcosa di più.

Per cui, dopo la mia laurea nel Dicembre 2005, ho deciso di prendere dei mesi di aspettativa dal lavoro per fare la mia prima esperienza all’estero: Londra.

Inizialmente, lavoravo e per specializzarmi nella materia in cui mi ero laureata, frequentavo un corso di Giornalismo presso una scuola.

Il corso ha contribuito senza dubbio a migliorare le mie capacità di scrittura in lingua inglese, ma al tempo stesso mi ha anche aiutato a realizzare quanto il mercato del lavoro del giornalismo fosse saturo e comunque pieno di raccomandazioni e conoscenze (anche in Inghilterra!!!).

Come hai poi trovato impiego presso Walt Disney in Florida? Che tipo di lavoro era?

Un po’ scioccata, un po’ stanca della situazione che avevo scoperto, trovo un annuncio sul sito Eures di Milano, dove ricercavano personale per il parco dei divertimenti in Florida.

Si trattava in un programma chiamato “Italian Culture Representative Programme”.

Avrei lavorato nel parco Epcot, World showcase – padiglione italiano per rappresentare appunto l’Italia.

Così sono volata a Milano, fatto i colloqui con i manager americani della Disney e dopo due settimane circa ho avuto la conferma: sarei partita per gli States!

Non credo che questa esperienza mi sia servita dal punto di vista professionale, anzi penso che questa mi abbia ulteriormente allontanata da quello che erano i miei obiettivi iniziali.

Ma rimane comunque una di quelle esperienze di crescita personale non indifferente. Ho fatto amicizie che oggi rappresentano un po’ la mia famiglia.

Londra su Italiansinfuga

Londra su Italiansinfuga

A fine 2008 sei approdata ad Harrods a Londra. Come hai trovato impiego?

Dopo l’esperienza negli States, decido un po’ “di mettere la testa a posto” e di tornare in Sicilia.

Ma ormai era troppo tardi. Sarei tornata per riniziare la vita di sempre e riuscire a trovare qualcosa di meglio di un call centre. Ma mi illudevo.

Dopo 2 mesi circa, sentivo di nuovo l’esigenza di ripartire.

Penso che quando decidi di partire per andare a vivere da un’altra parte è lì che si spezza qualcosa…è come una droga, ne senti di nuovo il bisogno dopo un po’ che stai senza.

Quindi dopo 2 mesi, comincio di nuovo ad essere irrequieta e mi ributto su internet a cercare situazione alternative a quella italiana.

In fondo è come se sentivo che il mio percorso all’estero non era ancora finito.

Incontra altri Expat in Italia e all'estero

Settembre 2008, due giorni prima che la banca americana fallisse dichiarando crisi mondiale (tempismo perfetto) approdo a Londra.

Sfortunatamente, quello non è un periodo brillante per la capitale britannica perchè cominciano a licenziare personale e a tagliare gli stipendi.

Ecco il motivo della mia applicazione ad Harrods. Lavoro così nei grandi magazzini più famosi del mondo e rimango in stand by per circa un anno e mezzo in attesa di trovare un lavoro che si addicesse alla mia laurea.

Dopo un anno e mezzo hai cambiato lavoro. Come descriveresti il dinamismo del mercato del lavoro inglese in piena crisi economica?

Il mercato del lavoro inglese è peggiorato tantissimo rispetto al periodo prima del 2008.

Purtroppo, c’è tanta competizione, tanta gente “a spasso” per cui diviene davvero difficile riuscire ad avere un colloquio in un’azienda.

Anche le famose risposte alle email di candidatura di cui tanto si potevano vantare qui a Londra, cominciano a scarseggiare.

C’è chi risponde, c’è chi ti ignora e chi dice che ti richiamerà ma sai benissimo che non lo farà mai.

Dopo un anno e mezzo da Harrods comunque, decido di cambiare lavoro e di sfruttare la mia maggiore esperienza lavorativa, quella del Customer Service. Così trovo lavoro in questa azienda che opera nel settore ambientale.

Quali sono i lati negativi del vivere e lavorare a Londra?

Lati negativi potrei dire che ce ne sono tanti.

Farsi prendere dalla routine, ritrovarsi a combattere per avere un posto all’impiedi all’interno di un treno, respirare smog all day long, freddo tutto l’anno, il sole visto con il cannocchiale, la qualità del cibo, gli affitti super expensive, gli inglesi – gente un pò strana – ancora dopo 4 anni non mi ci sono tanto abituata.

A dispetto di quante persone dicono di trovarsi bene a Londra e che Londra sia la migliore città del mondo, personalmente controbatto dicendo che mi trovo qui solo perchè in Italia non c’è possibilità di realizzazione professionale e tutto sta andando a rotoli.

E questo perchè penso che tutti questi “Italians in fuga” avrebbero dovuto avere il diritto di potersi realizzare nella propria terra e questo mi fa rabbia.

Cosa avresti voluto sapere prima di partire?

Che sarei dovuta partire molto tempo prima. Finire la scuola media e terminare i miei studi all’estero!!

Rifaresti le scelte che ti hanno portata all’estero?

Si, esperienze negative o positive che siano mi hanno portato a quella che sono oggi…e va bene cosi! 🙂

Che consigli daresti a chi sogna di partire per l’estero?

Di cambiare meta. Londra ormai è inflazionata e siamo ormai davvero in troppi. In più essere bilingual ormai è normale e scontato, quindi puntate ad una terza lingua!

Grazie Marina e buon proseguimento!

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